NIENTE DI NUOVO DAL FRONTE DI REPUBBLICA
Ho ricopiato pari pari da Repubblica on line del 12 07. I fatti di Genova 2001 sono noti perché raccontati infinite volte da tutti, eppure quella sotto è fin dai primi momenti la versione del giornale degli intellettuali di sinistra. Figuriamoci quella su fatti meno noti!——————————————————————
G8, i “devastatori” rischiano cent’anni”Solo un ricordo, abbiamo cambiato vita”Domani la Cassazione si esprime sul processo di appello nei confronti dei manifestanti considerati responsabili delle violenze di piazza. Se il verdetto sarà confermato si spalancheranno subito le porte del carcere per molti. Che da allora hanno cambiato vita
di MASSIMO CALANDRI
Sono rimasti in dieci, a rispondere della “devastazione ” e del “saccheggio” di Genova durante il G8. Questo resta, della guerriglia urbana di quei giorni di luglio. Per dieci imputati, domani è il giorno della Cassazione, è l’ultimo atto dei maxi-processi del vertice internazionale. Condannati in appello a quasi un secolo di reclusione, i dieci – se la sentenza confermerà il secondo grado – potrebbero finire in galera nei prossimi giorni ma in questa storia non c’è nemmeno un referto medico, solo danni alle cose – si apriranno le porte della prigione. E tranne un paio di loro, un tempo legati a gruppi antagonisti, gli altri non ci sono mai stati, in prigione. Dopo quei giorni del luglio 2001 erano tornati alle loro case, alle loro vite “normali”.
E’ il caso di un ragazzo romano che, del processo di domani, non ha detto nulla a nessuno. “Se mi assolvono, magari i miei capi non se ne accorgono. Ritorno al mio lavoro, alla mia vita normale. Quella di sempre “. O quello di Carlo Arculeo, che a Palermo gestisce un agriturismo in una riserva naturale, e dicono sia pure un bravo musicista. Lui sente che domani andrà a finire male. “Pagheremo per tutti. Ma almeno basta con questo tormento: sono undici anni che vivo con la paura di vedere la mia vita distrutta. Finiamola “. Se la Cassazione conferma l’appello, lo aspettano otto anni di prigione.
Antonino Valguarnera aveva vent’anni. “Ero arrivato a Genova da Palermo. Mai fatto politica o frequentato centri sociali. Ma credevo di poter fare anche io qualcosa per cambiare in meglio questa società”, ricorda. “Il primo giorno del G8, quello della marcia antirazzista, è stato uno dei più belli della mia vita”. Poi quel venerdì degli scontri di piazza, la morte di Carlo Giuliani. E quella Vespa rubata: “All’inizio sembrava un gioco. Seguivamo il corteo, gli scontri. Era come girare a Mondello, e guardare le ragazze. Un’avventura. Poi il fermo, e Bolzaneto”. Quel furto, la contiguità alla guerriglia, gli sono costati otto anni. “Tornato a Palermo sono partito per il militare “. Volontario in Bosnia. “Ero caposquadra, ho ricevuto un encomio e pranzato con l’ex presidente Ciampi”. Nel frattempo era stato identificato da foto e filmati: un black bloc, secondo i pm. ” Alle amministrative si è candidato per il Pd. “La mia fidanzata, architetto, fa il vigile urbano al paese”. Fino ad oggi. Domani, chissà.
In meno di un mese, intanto, la campagna “10×100. Genova non è finita. Dieci, nessuno, trecentomila” ha raccolto in un mese oltre venticinquemila firme (comprese quelle del collettivo Wu Ming, Erri De Luca, Margherita Hack, Elio Germano, Curzio Maltese, Daniele Vicari e Moni Ovadia) che saranno depositate domani in tribunale, chiedendo che venga annullata la sentenza della Corte di Appello genovese che il 9 ottobre 2009 “ha condannato 10 persone a pagare con 100 anni di carcere tutta la mobilitazione della società civile del G8 di Genova, affermando che le persone sono più importanti delle cose”.
Cremona 13 07 2012 www.flaminiocozzaglio.info