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Gen 26 2022

i più eguali-duecentottantadue 26 01 2022

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I PIU’ EGUALI – duecentottantadue

Dalle mie 70 cartelle sui processi Iori, senza editore, ecco muoversi la Corsica!

Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com —“La sentenza d’appello ha risposto in modo puntuale anche alle deduzioni
difensive, dirette a contestare l’assunzione in forma liquida dello Xanax che è stata attribuita alla riscontrata assenza di microframmenti di pasticche del farmaco nel contenuto gastrico delle vittime: le argomentazioni del ricorrente secondo cui l’analisi del contenuto gastrico avrebbe potuto dare un risultato diverso se fosse stata effettuata col microscopio, non contraddicono il dato oggettivo rappresentato dalla mancanza di residui solidi di un’assunzione del farmaco in pastiglie (normale, se non esamini lo stomaco col microscopio, n.d.r.)- col quadro indiziario di un avvelenamento realizzato mediante la somministrazione in gocce dello Xanax” Insisto: se non esamini il contenuto dello stomaco col microscopio non riesci a vedere i frammenti di pastiglie che in pochi minuti si sciolgono nell’acqua; invece la Cassazione dice: se da Genova, a occhio nudo, non vedo la Corsica, è certo la Corsica non esista!

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Gen 26 2022

crempnesità-duecentotrenta 26 01 2022

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CREMONESITA’ – duecentotrenta Polpette consigliate da De Rica in www.cremonasera.it! Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

Le polpette piacciono a tutti, grandi e piccini! Ecco una ricetta gustosa preparata con carne, ceci e salsa di pomodoro De Rica e guarnita con croccante pane carasau, realizzata per noi da Marisa Maffeo.

INGREDIENTI

  • 2 confezioni Provvista Sugo 570 g
  • q.b. Basilico
  • 1 confezione Ceci De Rica
  • 300 g Macinato di bovino
  • q.b. Olio EVO
  • q.b. Pane Carasau
  • q.b. Pangrattato
  • q.b. Pepe
  • q.b. Sale
  • 1 Spicchio d’aglio

PREPARAZIONE

  1. In un pentolino fate soffriggere uno spicchio d’aglio in camicia con olio EVO e basilico, quindi versate la Provvista Sugo De Rica e fare cuocere a fuoco basso per 30 minuti.
  2. Passate i Ceci De Rica con un mixer a immersione e aggiungete rosmarino tagliato sottilmente, olio EVO e sale. 
  3. Unite quindi la crema di ceci ottenuta con il macinato di carne, amalgamando e aggiungendo pangrattato fino a quando non si ottiene la giusta consistenza. Aggiungete pepe e aggiustate di sale se necessario, quindi formate le polpette.
  4. Friggete le polpette e adagiatele su un foglio di carta assorbente.
  5. Infine immergete le polpette nella salsa di pomodoro e lasciate cuocere per 10/15 minuti.
  6. Impiattate e servite con pane carasau.

CREMONESITA’ – duecentotrenta Polpette consigliate da De Rica in www.cremonasera.it! Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

Le polpette piacciono a tutti, grandi e piccini! Ecco una ricetta gustosa preparata con carne, ceci e salsa di pomodoro De Rica e guarnita con croccante pane carasau, realizzata per noi da Marisa Maffeo.

INGREDIENTI

  • 2 confezioni Provvista Sugo 570 g
  • q.b. Basilico
  • 1 confezione Ceci De Rica
  • 300 g Macinato di bovino
  • q.b. Olio EVO
  • q.b. Pane Carasau
  • q.b. Pangrattato
  • q.b. Pepe
  • q.b. Sale
  • 1 Spicchio d’aglio

PREPARAZIONE

  1. In un pentolino fate soffriggere uno spicchio d’aglio in camicia con olio EVO e basilico, quindi versate la Provvista Sugo De Rica e fare cuocere a fuoco basso per 30 minuti.
  2. Passate i Ceci De Rica con un mixer a immersione e aggiungete rosmarino tagliato sottilmente, olio EVO e sale. 
  3. Unite quindi la crema di ceci ottenuta con il macinato di carne, amalgamando e aggiungendo pangrattato fino a quando non si ottiene la giusta consistenza. Aggiungete pepe e aggiustate di sale se necessario, quindi formate le polpette.
  4. Friggete le polpette e adagiatele su un foglio di carta assorbente.
  5. Infine immergete le polpette nella salsa di pomodoro e lasciate cuocere per 10/15 minuti.
  6. Impiattate e servite con pane carasau.

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Gen 26 2022

intervista con se stesso 26 01 2022

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INTERVISTA CON SE STESSO Visto che son colleghi in Sussurrandom, Stefano intervista Emanuele in www.cremonasera.it!

Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Emanuele Mandelli: “Sanremo 2022 lo vedo all’insegna della tradizione e della restaurazione, quindi dico Massimo Ranieri”

Giornalista, scrittore, musicologo, cantautore, musicista, sanremologo d’autore, libero pensatore e, soprattutto, bella (tanto schiva quanto appassionatamente intelligente) persona sempre sul pezzo: queste e tante altre belle cose è Emanuele Mandelli, cremasco di razza connesso col mondo. E con lui, per anticipare qualcosa sul Festival di Sanremo 2022 che verrà, volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere …

Nota a margine: quando uscirà il suo nuovo libro: un (quasi) giallo ambientato nel Granducato, ehm … Repubblica del Tortello? Ah … mannaggia a non saperlo!

L’anno scorso anticipasti quel che poi si rivelò il pezzo, vincitore morale, di Sanremo 2021, vale a dire “Musica Leggerissima” di Colapesce e Dimartino. Chi sarà il loro erede?

Dove si balla” di Dargen D’Amico ha i requisiti giusti per ricevere il testimone, metaforicamente parlando, da “Musica Leggerissima”. A modo suo è un pezzone sulla voglia di riacquistare una leggera e sana normalità.

L’autore cremasco, ispiratissimo, Davide Simonetta a questo giro è in gara, con gli altri colleghi autori, con “Sesso Occasionale” dell’emergente Tananai…

Tra gli artisti all’Ariston, provenienti da “Sanremo Giovani”, Tananai è quello più intrigante.

Altri cantanti che consigli di seguire?

La Rappresentante di Lista, Donatella Rettore e Ditonellapiaga e Rkomi. Tra le altre cose, quest’ultimo nella serata cover duetterà coi Calibro 35 in quello che si preannuncia, vedrete, uno spettacolo nello spettacolo.

Per te chi vincerà il Festival della canzone Italiana 2022?

Al netto dei favoritissimi della vigilia Elisa e Blanco con Mahmood, mah… dopo la rivoluzione, o meglio, l’innovazione portata dai Maneskin sento profumo di tradizione e restaurazione e quindi dico Massimo Ranieri con “Lettera al di là del Mare”

Ti aspettavi il successone planetario, post “Sanremo 2021” ove trionfarono, dei Maneskin?

Bravi, belli, fighi, propositivi il giusto, fortunati, audaci e ben supportati dai loro collaboratori e agenti rappresentano, indubbiamente, pur non avendo inventato nulla di straordinario, il bello del Made in Italy musicale all’estero. Ah … il meritato successo dei Maneskin oltreoceano, arriva dopo anni di vani tentativi di esportare un buon prodotto musicale, italiano, negli Usa. Complimenti a loro!  

INTERVISTA CON SE STESSO Visto che son colleghi in Sussurrandom, Stefano intervista Emanuele in www.cremonasera.it!

Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Emanuele Mandelli: “Sanremo 2022 lo vedo all’insegna della tradizione e della restaurazione, quindi dico Massimo Ranieri”

Giornalista, scrittore, musicologo, cantautore, musicista, sanremologo d’autore, libero pensatore e, soprattutto, bella (tanto schiva quanto appassionatamente intelligente) persona sempre sul pezzo: queste e tante altre belle cose è Emanuele Mandelli, cremasco di razza connesso col mondo. E con lui, per anticipare qualcosa sul Festival di Sanremo 2022 che verrà, volentieri abbiamo scambiato quattro chiacchiere …

Nota a margine: quando uscirà il suo nuovo libro: un (quasi) giallo ambientato nel Granducato, ehm … Repubblica del Tortello? Ah … mannaggia a non saperlo!

L’anno scorso anticipasti quel che poi si rivelò il pezzo, vincitore morale, di Sanremo 2021, vale a dire “Musica Leggerissima” di Colapesce e Dimartino. Chi sarà il loro erede?

Dove si balla” di Dargen D’Amico ha i requisiti giusti per ricevere il testimone, metaforicamente parlando, da “Musica Leggerissima”. A modo suo è un pezzone sulla voglia di riacquistare una leggera e sana normalità.

L’autore cremasco, ispiratissimo, Davide Simonetta a questo giro è in gara, con gli altri colleghi autori, con “Sesso Occasionale” dell’emergente Tananai…

Tra gli artisti all’Ariston, provenienti da “Sanremo Giovani”, Tananai è quello più intrigante.

Altri cantanti che consigli di seguire?

La Rappresentante di Lista, Donatella Rettore e Ditonellapiaga e Rkomi. Tra le altre cose, quest’ultimo nella serata cover duetterà coi Calibro 35 in quello che si preannuncia, vedrete, uno spettacolo nello spettacolo.

Per te chi vincerà il Festival della canzone Italiana 2022?

Al netto dei favoritissimi della vigilia Elisa e Blanco con Mahmood, mah… dopo la rivoluzione, o meglio, l’innovazione portata dai Maneskin sento profumo di tradizione e restaurazione e quindi dico Massimo Ranieri con “Lettera al di là del Mare”

Ti aspettavi il successone planetario, post “Sanremo 2021” ove trionfarono, dei Maneskin?

Bravi, belli, fighi, propositivi il giusto, fortunati, audaci e ben supportati dai loro collaboratori e agenti rappresentano, indubbiamente, pur non avendo inventato nulla di straordinario, il bello del Made in Italy musicale all’estero. Ah … il meritato successo dei Maneskin oltreoceano, arriva dopo anni di vani tentativi di esportare un buon prodotto musicale, italiano, negli Usa. Complimenti a loro!  

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Gen 26 2022

il tempo 26 01 2022

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IL TEMPO Non sempre la beltà cancella; titolo del Dubbio. Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Briatore assolto, il legale: «Giustizia trionfa? No, se il processo dura 12 anni» Si chiude il processo per evasione fiscale a carico di Flavio Briatore. Lui: «È stato un calvario»

«L’assoluzione di Briatore la potrò commentare dicendo che la giustizia trionfa. Ma mi chiedo se è giustizia un processo che dura 12 anni. Un processo che obbliga una persona innocente a convivere con un incubo. No non è giustizia». Così il difensore di Flavio Briatore, l’avvocato Fabio Lattanzi, commenta la sentenza di assoluzione della corte di appello di Genova che ha messo fine al processo a carico di Briatore per evasione fiscale nell’ambito del quale, venne sequestrata anche la sua barca Force Blue.

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Gen 26 2022

cremona capitale 26 01 2022

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CREMONA CAPITALE Nel peggiore dei termini, scrive e dimostra Federico Centenari in www.cremonasera.it Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com —Cremona “capitale” dell’inquinamento: polveri sottili e i casi Tamoil e Vernisol approdano sul tavolo della Regione

Cremona “capitale” dell’inquinamento, con dati sempre allarmanti su polveri sottili, polveri ultrasottili, vicenda Tamoil, caso Vernisol (qui l’articolo), falde acquifere inquinate e molto altro ancora. Perché non procedere spediti con lo studio epidemiologico, arenato da tempo, e avere un quadro preciso della situazione? A chiederselo sono i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Marco Degli Angeli, Massimo De Rosa, Roberto Cenci, Andrea Fiasconaro e Dino Alberti, che sul tema hanno presentato un’interrogazione in Regione che approderà in aula il primo febbraio.

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Gen 26 2022

il primo titolo 26 01 2022

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IL PRIMO TITOLO Le ossa della povera Sabrina furono scambiate per quelle di un cane. Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com —La Provincia: Morte di Sabrina, il Gup: “Solo indizi, verosimile la versione di Pasini” CremonaOggi: Morte Sabrina, il gup: “Indagine viziata da clamoroso errore” .

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Gen 26 2022

cronaca di mario silla 26 01 2022

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CRONACA DI MARIO SILLA, inventordirettore di www.cremonasera.it, come io l’ho ribattezzato: tremenda. Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Verso la giornata della memoria. Quei 1127 ebrei dai lager a Cremona nelle ex caserme. Sui muri e nei cuori i ricordi del transito

Il 27 gennaio è la giornata della memoria. E’ una ricorrenza internazionale celebrata ogni anno, dal 2005 per decisione dell’Onu, in quel giorno per commemorare le vittime dell’Olocausto.  Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Russa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz. A Cremona transitarono alcune centinaia di ebrei in fuga dai campi di sterminio. Vennero ospitati nelle ex caserme. Con Antonio Leoni, giornalista e grande fotografo, andammo alla ricerca dei segni di quella presenza. Riproponiamo su Cremonasera l’articolo che scrissi in quella occasione e le foto di Leoni. (m.s.)

Il 27 gennaio 1945, in un inverno rigidissimo, i russi entrarono ad Auschwitz. Il mondo scoprì così il luogo del male assoluto. I nazisti se ne erano andati. I pochi scheletrici prigionieri rimasti apparirono nei campi come fantasmi ai liberatori: vecchi, malati, con gli arti congelati, pochi bambini, alcuni moribondi. Fino alla primavera inoltrata del ’45 si aprirono le porte di tutti i lager nazisti: si spalanca lo sguardo dei popoli a tutti gli orrori della shoah. Il 3 aprile gli americani scoprirono il massacro scientifico di Ohrdruf. Ma fu solo all’11 aprile dello stesso mese, con l’arrivo degli alleati a Buchenwald dove ancora restavano 19 mila internati, che si conobbe a fondo la ferocia della persecuzione nazista. Sei milioni furono gli ebrei morti nei campi di concentramento e sterminio. Oltre a loro anche detenuti comuni, politici, zingari, testimoni di Geova, omosessuali. Treblinka, Buchenwald, Auschwitz, Birkenau, Dachau, Mauthausen, Sobybor. Nomi tremendi che ricordano l’olocausto.

Erano ricchi e poveri, uomini e donne, sani e malati. C’erano bambini tra noi, molti, e c’erano vecchi alle soglie della morte, ma tutti siamo stati caricati come merce sui vagoni, e la nostra sorte, la sorte di chi varcava i cancelli di Auschwitz, è stata la stessa per tutti. Non era mai successo, neppure nei secolo più oscuri, che si sterminassero esseri umani a milioni, come insetti dannosi: che si mandassero a morte i bambini e i moribondi” (Primo Levi, “In onore degli italiani caduti nei campi di sterminio nazista”).

Circa 53 mila ebrei sopravvissero ai campi di concentramento. E iniziarono a vagare per l’Europa insieme ad una massa eterogenea di profughi costituita da ex prigionieri di guerra, civili in fuga, internati nei campi di concentramento e di lavoro, partigiani dell’est, ex collaboratori volontari del regime nazista. Soltanto il 3 per cento di questa massa era costituito da ebrei sopravvissuti ai lager. Vennero riuniti in campi di raccolta chiamati “di-pi lagern” ma loro si identificavano come “She’erit Hapleitah” riprendendo la formula della Bibbia che indicava i rifugiati ebrei sopravvissuti alla conquista di Israele da parte degli assiri, letteralmente “il rimanente che è stato salvato”.

« Avevamo resistito, dopo tutto: avevamo vinto. Dopo l’anno di lager,di pena e di pazienza; dopo l’ondata di morte seguita dalla liberazione; dopo il gelo e la fame e il disprezzo e la fiera compagnia del greco; dopo i trasferimenti insensati, per cui ci eravamo sentiti dannati a gravitare in eterno attraverso gli spazi russi, come inutili astri spenti; dopo l’ozio e la nostalgia acerba di Staryje Doroghi, eravamo in risalita, dunque, in viaggio all’in su, in cammino verso casa. Il tempo, dopo due anni di paralisi, aveva riacquistato vigore e valore, lavorava nuovamente per noi e questo poneva fine al torpore della lunga estate, alla minaccia dell’inverno prossimo, e ci rendeva impazienti, avidi di giorni e di chilometri » (da “La tregua” di Primo Levi).

Su 53mila ebrei sopravvissuti più di 40mila arrivarono in Italia, la porta d’ingresso verso la Palestina, la Terra Promessa. Duemilaottocento passarono da Cremona, abitarono nelle caserme dismesse tra via Bissolati, strada Canòon, In fuga dall’orrore, ebrei polacchi, ucraini, moldavi e ungheresi arrivarono a Cremona stipati su camion della Croce Rossa furono ospitati nell’ex caserma Sagramoso (antico monastero del Corpus Domini), nella caserma Pagliari (già monastero di San Benedetto) e nella La Marmora dove si trova adesso il parcheggio di via Villa Glori. Erano famiglie, uomini, donne, bambini. Finalmente liberi, lontani da quell’orrore che avevano visto, sentito, vissuto. Lontani dello sterminio e dalle camere a gas. Nelle caserme cremonesi si fermarono quasi tre anni. Settant’anni dopo siamo tornati dove avevano vissuto. Qui il tempo sembra essersi fermato. Grazie alla scoperta di documenti inediti, testimonianze, fotografie siamo in grado, oltre settant’anni dopo, di raccontarvi la loro storia.

Siamo entrati nelle ex caserme diventate la casa degli ebrei dopo i campi di sterminio. Qui, il tempo si è fermato. Ovunque abbandono e degrado. Su alcuni muri rimangono scritte in ebraico: Bet-serfer che significa scuola, Bet-serfer “al shem Ch.N.Bialik” un’altra scuola dedicata al poeta ebreo Bialik, Friseur, barbiere scritto in tedesco, polacco e in yiddish poi la palestra, le cucine.

Senders Motel, Senders Hmda, Senders Rachuma, Fridman Zacharia, Friedman Jenka, Selinger Moses, Selinger Ehaskiel, Kessenkalmn Mose, Kessenkalm Rosa. Questi alcuni nomi di un lungo elenco di 1127 ebrei polacchi residenti a Cremona al campo AMG n.82 di Cremona redatto dall’infermiera volontaria Alice Sartori per conto del Comitato Provinciale della Croce Rossa Italiana, Ufficio Provinciale Prigionieri, Ricerche e Servizi connessi di Cremona. L’elenco è di 13 pagine e porta la data del 12 dicembre 1945.

Proviene dall’Archivio Storico Centrale della Croce Rossa Italiana, Fondo Prigionieri di Guerra. E’ un documento importantissimo e, per ora, l’unico conosciuto con una schedatura dei profughi ebrei che hanno soggiornato a Cremona. La nota che accompagna l’elenco precisa che “l’elenco è soggetto a quotidiane modifiche perché i ricoverati cambiano frequentemente”. La lista divide gli ebrei per camere. Si comincia dalla numero 37 dove abitavano in 53, l’elenco si chiude con la 145 dove vivevano solo due famiglie i Lypszyte e i Medmicki, sei persone in tutto. In realtà si trattava di stanzoni, camerate collocate al piano superiore delle ex caserme. Letti, armadietti in metallo e coperte appese a fili metallici che dividevano gli spazi riservati alle varie famiglie per garantire una assai precaria intimità. Un lungo elenco di cognomi e di nomi di cui non si sa nient’altro se non che provenivano dalla Polonia. Dove sono finiti (Israele, Stati Uniti o Canada?), da che campi provenivano (Auschwitz, Birkenau,Terezin o Goloby?), che cosa facevano prima di essere internati? Tutte domande alle quali dopo tanti anni ancora non si sono date risposte e su cui sta però lavorando da un po’ di tempo un importante istituto culturale americano, l’United States Holocaust Memorial Museum di Washington che sta raccogliendo immagini, documenti, testimonianze sui “Displaced Persons-Return to life”, persone disperse-ritorno alla vita, un ritorno al quale ha contribuito anche Cremona.

L’Italia all’epoca era considerata la porta di Sion, l’ingresso per la libertà, per la Palestina, per la Terra Promessa. Soprattutto per ragioni geografiche e di strategia ma anche per l’atteggiamento delle autorità italiane, meno restrittivo rispetto a quelle inglesi nell’autorizzare gli imbarchi verso la Palestina. Delle 56 navi che tra la fine della guerra e la nascita dello stato d’Israele nel maggio del 1948 portarono gli ebrei clandestinamente in Palestina, ben 34 salparono dalle coste italiane. Era facile arrivare in Italia attraverso i valichi alpini e altrettanto semplice per le navi affittate dall’Haganah (il servizio segreto, attivissimo in questa fase) trovare porti d’imbarco per il Medio Oriente. Erano 17 i campi profughi per gli ebrei distribuiti in tutta Italia soprattutto vicino alle grandi città. Il più grande era quello di Grugliasco, alle porte di Torino, e poi Cremona, Modena, Reggio Emilia, Genova, Cinecittà a Roma, in Puglia nel Salento.

La quasi totalità dei profughi ebrei entrò dal Brennero, dal passo di Resia e dal Tarvisio. Lo fecero con l’aiuto degli uomini della Brigata Ebraica, cinquemila uomini dell’ottava armata britannica provenienti dalla Palestina e dalla sezione italiana del Mossad, l’Aliyà Bet. Tutti i campi profughi italiani erano gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite, l’Unrra con il supporto della Croce Rossa Italiana, mentre l’agenzia ebraica americana Joint (l’American Joint Distribuition Commitee) sosteneva finanziariamente i campi e contribuiva alle necessità dei profughi.

La situazione dei campi non rispecchiava la situazione demografica di una società normale dell’epoca. La maggioranza dei profughi era piuttosto giovane. La popolazione anziana era praticamente assente, il numero degli uomini era più del doppio delle donne, pochissimi i bambini.

Ma qual era il primo impatto con i campi. Lo descrive bene Primo Levi nel suo romanzo storico “Se non ora quando” raccontando l’impatto con palazzo Odescalchi, in via Unione a Milano, più o meno la stessa atmosfera che si respirava nelle ex caserme cremonesi.

In via Unione ritrovarono un’atmosfera che era loro più familiare. L’Ufficio Assistenza pullulava di profughi, polacchi, russi, cèchi, ungheresi: quasi tutti parlavano yiddish; tutti avevano bisogno di tutto, e la confusione era estrema. C’erano uomini, donne e bambini accampati nei corridoi, famiglie che si erano costruiti dei ripari con fogli di compensato o coperte appese. Su e giù per i corridoi, e dietro gli sportelli si affaccendavano donne di tutte le età, trafelate, sudate, infaticabili. Nessuna di loro capiva il yiddish e poche il tedesco; interpreti improvvisati si sgolavano nello sforzo di stabilire ordine e disciplina. L’aria era torrida, con sentori di latrina e cucina. Una freccia, ed un cartello scritto in yiddish, indicavano lo sportello a cui dovevano far capo i nuovi venuti; si misero in coda ed attesero con pazienza”.

I profughi ebrei arrivarono al campo di Cremona debilitati, spaesati, confusi, senza riferimenti politici e ideologici. Gli ebrei costituirono subito organismi di autogestione dei campi. Poi, con una assemblea nazionale, venne ufficializzata un’unica Organizzazione dei Profughi Ebrei in Italia, l’Ojri. Questa diede come priorità ai campi l’organizzazione culturale e scolastica: creare scuole e fornire una istruzione ai profughi. I bambini sopravvissuti allo sterminio avevano perso anni di studio e la leadership dei campi sosteneva che “nessun bambino ebreo deve rimanere senza una scuola ebraica” anche per mantenere e far rivivere un forte elemento identitario. Prima si prepararono gli insegnanti poi iniziarono a far funzionare scuole dentro i campi. Le materie erano: ebraico, letteratura ebraica, storia, storia del sionismo, geografia generale e della Palestina, igiene. Era un modo per dare concretezza al sogno: prepararsi per andare nella Terra Promessa da ebrei liberi.

Per gli adulti furono attivati corsi di formazione professionale. A Cremona venne istituito un corso per elettricisti e radiotecnici. Dal punto di vista dell’istruzione tecnica, il campo cremonese era considerato il migliore in assoluto tanto è vero che qui si costruirono piccole radio che poi vennero diffuse in tutti gli altri campi italiani. Cremona si specializzò anche nella cucina di carne Kosher. Nel campo di via Bissolati funzionò anche una biblioteca con annessa sala lettura. Nei vari campi arrivarono musicisti, attori, artisti professionisti ed amatoriali scampati allo sterminio con compagnie itineranti.. Nel campo cremonese operò anche un circolo teatrale che forniva testi, regia, costumi e trucchi, Il circolo teatrale di Cremona era organizzato dall’artista Kantor. Anche qui venne diffuso il settimanale in lingua yiddish Bederekh che aveva una tiratura di tremila copie.

Il sogno di buona parte dei profughi ebrei ospitati a Cremona era la Palestina, la Terra Promessa. Non era facile riuscire a realizzare il sogno. Alcuni riuscirono a lasciare il campo di via Bissolati nel giro di pochi mesi, per altri l’attesa fu più lunga. Difficoltà burocratiche, gli enormi problemi sollevati dai militari inglesi per lasciar attraccare le navi in Palestina, le incomprensioni rendevano l’emigrazione verso la Terra Promessa sempre più difficoltosa. Il 20 novembre 1945 da Cremona partì uno sciopero della fame di tutti i profughi per sollecitare le autorità italiane a lasciar partire le navi dalle nostre coste. All’inizio del 1946 nel porto di La Spezia mille ebrei attendevano di salpare su due imbarcazioni, la Fede e la Fenice, alla volta della Palestina. E’ la stessa storia della nave Exodus, portata sullo schermo da Paul Newman, ambientata all’epoca in Grecia anche se la storia era quasi sicuramente quella italiana. La Polizia aveva bloccato gli imbarchi per un errore: gli ebrei vennero scambiati per un gruppo di fascisti intenzionati a lasciare il nostri Paese. Scattò la protesta in tutti i campi. A Cremona i profughi ebrei sfilarono con cartelli di protesta sui corsi cittadini per rivendicare il diritto alla partenza per la Palestina. L’equivoco venne chiarito e le partenze ripresero.

Il campo venne chiuso il 31 marzo 1947. Buona parte dei 2800 ebrei raggiunse la Palestina, molti altri gli Stati Uniti, alcuni il Canadà. Nel 1987, in occasione delle celebrazioni stradivariane, una ventina di ebrei passati da Cremona e poi emigrati negli Stati Uniti volle far ritorno sotto il Torrazzo. Arrivavano da New York dove avevano costituito un “club Cremona” nella città della grande mela per ricordare chi li aveva accolti dopo i lager. Erano guidati da un dentista, Samuel Unger, che consegnò al sindaco Renzo Zaffanella una pergamena con parole di riconoscenza verso la città così ospitale con loro dopo la Shoah. Molti ebrei passati da Cremona fecero fortuna negli Stati Uniti.

E’ il caso di Samuel Podbersky nato a Cremona nel campo dei deportati e uno dei primi nati in assoluto da genitori sopravvissuti dall’olocausto. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti e cresciuto a Baltimora, nel Maryland, Podberesky si è laureato in ingegneria spaziale e poi in legge. Dal 1986 ha presieduto il Comitato dell’Ufficio dell’Aviazione per i diritti dei passeggeri al dipartimento dei trasporti americani. Oggi risiede vicino ad Annapolis con la moglie Rosita i cui genitori erano, come quelli di Samuel, sopravvissuti all’olocausto. Dal racconto dei genitori e degli amici che con loro hanno raggiunto l’America, Podberesky ha scritto recentemente il suo primo libro: “Never the last road” (Mai l’ultima strada). E’ la storia drammatica della sopravvivenza di Noah Podberesky e della sua futura moglie Mina Milikowsky, vittime ebree della persecuzione. E’ una storia di forza individuale, coraggio e un ripetuto intervento della buona sorte. Nel libro si racconta dell’olocausto ma anche dell’aiuto di tante persone. Una storia vera. Mina pur ferita, combattè per due anni i nazisti con i partigiani russi. Noah ha iniziato la guerra nell’esercito polacco e più tardi ha servito l’esercito russo guidando una unità di partigiani. Per diverse volte è sfuggito ai rastrellamenti tedeschi e ai massacri. Poi la sopravvivenza nei campi, il passaggio a Cremona (un intero capitolo è dedicato al campo profughi della nostra città) e quindi il viaggio negli Stati Uniti.

Un’altra incredibile storia di ebrei passati per Cremona è quella di Robert Frimtzis, originario di Beltz in Moldavia. Per sfuggire alla persecuzione scappò con la sua famiglia nel Tagikistan e alla fine della guerra arrivò al campo di Cremona. Emigrato negli Stati Uniti, si laureò in ingegneria aerospaziale e divenne coordinatore del programma Apollo della Nasa. Nel 2008 scrisse il suo libro di memorie dal titolo “From Tajikistan to the Moon”, dal Tagikistan alla luna. Dal campo di Cremona passò anche un famoso jazzista, un medico ricercatore diventato in Israele uno dei padri della patria.

Nomi, volti, lacrime, sorrisi, storie di sofferenza e di speranza. Dall’Archivio dell’United Staes Holocaust Memorial Museum di Washington, una serie di scatti realizzati dai profughi ebrei dentro il campo cremonese o in città.

La letteratura, il ricordo, i film sulla Shoah si fermano spesso al momento dell’apertura dei campi o alla liberazione di Auschwitz la fabbrica della morte, lasciando a volte un interrogativo su quello che è stato il destino dei sopravvissuti allo sterminio. Noi abbiamo cercato di farlo partendo da alcune storie di quei tremila ebrei che sono passati di qui, dal campo di Cremona oggi abbandonato a sé stesso, sporco, pieno di rovi e di erbacce, regno dei piccioni e dei topi, con i muri che si sfaldano, la pioggia che entra e con le scritte in ebraico che spariscono. Ma, anche così, rimane un monumento alla memoria. Per non dimenticare il frutto orrendo dell’odio, i milioni di morti e la speranza dei sopravvissuti.

Le fotografie sono di Antonio Leoni

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Gen 26 2022

un albero tagliato 26 01 2022

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UN ALBERO TAGLIATO Almeno l’albero ha ripreso a dirigere? da www.cremonasera.it Francoforte 26 01 2022 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

—Il Comune non si oppone alla sentenza favorevole a Bresciani: ecco come il dirigente è stato demansionato e confinato in uno “sgabuzzino”

Un dirigente di lungo corso privato della sua professionalità e confinato in un angolo, letteralmente collocato in uno spazio idealmente identificabile come “sgabuzzino” più che in un ufficio vero e proprio. Sono decorsi in questi giorni i termini per l’impugnazione, da parte del Comune di Cremona, della sentenza con la quale il Tribunale di Cremona che ha dato ragione all’ex dirigente comunale Enrico Bresciani. Nessuna opposizione è pervenuta dall’amministrazione, segno che non si ritiene di poter controbattere efficacemente su quella che è a tutti gli effetti una triste vicenda – ai confini con il mobbing – consumata ai danni dell’ex dirigente del settore Mobilità, traffico e trasporti (dal 2003 al 2011), poi Responsabile della posizione organizzativa del servizio ambiente e trasporti e, dal 2013 al giugno 2014, dirigente dell’unità di progetto ambiente e mobilità sostenibile.

La sentenza è del 16 dicembre 2021 e condanna il Comune a risarcire a Bresciani una somma complessiva pari a quasi 45 mila euro oltre rivalutazione monetaria e interessi, cui si aggiungono 7 mila euro di spese processuali. Tutto ruota attorno al demansionamento e allo “svuotamento di mansioni” subìto da Bresciani a partire dal mese di giugno 2014 (primo mandato Galimberti), con un trattamento, da quanto emerge dalla sentenza, offensivo da parte dell’amministrazione.

E’ sufficiente leggere le testimonianze che alcuni dipendenti comunali hanno reso in sede processuale per rendersene conto: un dirigente esperto (Bresciani è stato in forza al Comune dal 1978) che viene confinato in una sorta di “sgabuzzino”, mortificato professionalmente e umanamente. 

Non era una scrivania – ha dichiarato al giudice un teste riferendosi al “luogo di lavoro” nel quale era stato spostato Bresciani -, ma era un “servetto” – quello utilizzato dai dattilografi per intenderci. (…) A livello scherzoso veniva usato l’epiteto “Cayenna”, mutuando la frase del film “Papillon” usata per descrivere la situazione in cui c’erano tre soggetti che venivano da ambiti totalmente differenti e, ciò nonostante, erano stati collocati insieme – pur non avendo nulla in comune dal punto di vista lavorativo – non si sa per espiare quale pena…”.

Il demansionamento del ricorrente – si legge nella sentenza – è stato percepito nel suo ambiente di lavoro. I colleghi con cui il ricorrente si è trovato a lavorare ben conoscevano il suo inquadramento elevato e sono stati spettatori delle incombenze sminuenti attribuitegli e della sua sottoutilizzazione”.

Già, perché a un certo punto, nel 2014, Bresciani viene spostato e di fatto demansionato: “A seguito delle elezioni di maggio/giugno 2014 – si legge nella sentenza – e dell’ordinario avvicendamento negli incarichi apicali a tempo determinato – di dirigenza e di posizione organizzativa – del Comune di Cremona (cd. spoils system), il ricorrente riveste, dal 20.6.2014 al 20.7.2014, il ruolo di Responsabile della posizione organizzativa del servizio ambiente, trasporti e mobilità sostenibile. Nessun incarico apicale gli viene assegnato per il periodo successivo. Con l’avvento della nuova amministrazione è avviato un processo di riorganizzazione dell’apparato comunale che conduce a un nuovo assetto organizzativo”.

Ed è in questo quadro che Bresciani subisce il demansionamento e lo svuotamento di mansioni ad onta della sua preparazione e della sua lunga esperienza. Lo testimoniano diversi passaggi della sentenza: “Il ricorrente (…) è incaricato della mappatura degli edifici comunali contenenti amianto continuativamente sino all’inizio dell’anno 2017. Le mansioni in concreto svolte dal ricorrente in questo periodo sono meramente esecutive, non richiedono alcuna autonomia decisionale – ma, al più, una mera autonomia operativa – né implicano la trattazione di questioni rilevanti”.

E ancora: “il ricorrente nel periodo compreso tra il mese di marzo 2017 e la data di deposito del ricorso (2019) è adibito in via prevalente all’attività di consegna e dismissione degli alloggi ERP (…): ricevere dall’ufficio contratti la notizia dell’assegnazione dell’alloggio; recarsi presso l’alloggio e incontrare l’assegnatario; mostrare l’immobile e sottoscrivere il verbale di consegna; inserire nel database i dati relativi alla consegna; verificare la pulizia di locali e riferire al riguardo. Lo svolgimento di queste mansioni non richiede il possesso di una laurea”.

È provato che dal mese di agosto del 2014 alla data di deposito del ricorso – annota il giudice Annalisa Petrosino -, per effetto della condotta illegittima del Comune, il ricorrente non ha più svolto le mansioni di un istruttore direttivo tecnico inquadrato nella categoria D1 del CCNL 31.3.1999 e del CCNL 21.5.2018 e le mansioni comunque svolte nel periodo pregresso, né altre equivalenti, sino alla data di deposito del ricorso”.

Ma non è finita, perché il trattamento patito da Bresciani ha avuto ripercussioni sul suo stato di salute psico/fisico. Annotano in proposito gli estensori della sentenza: “Il consulente tecnico d’ufficio ritiene – con motivazione esaustiva e condivisibile – che la condotta illegittima del Comune, posta in essere nel periodo agosto 2014/febbraio 2019 sia la causa del disturbo dell’adattamento con ansia e umore depressi misti persistente, che affligge il ricorrente da anni”.

La “rilevante durata della condotta illegittima (quattro anni e mezzo) – annota il giudice – e le modalità di detta condotta; la frustrazione delle aspettative di crescita e di affermazione professionale, che il ricorrente aveva in ragione del progressivo oggettivo avanzamento conseguito fino al mese di luglio 2014 con serietà e competenza, come indirettamente comprovato dalla mancanza di rilievi disciplinari o richiami formali; il dovere assistere alla crescita e all’affermazione professionale degli altri colleghi in rapporto alla sua involuzione; l’essere stato affiancato a colleghi di lavoro con inquadramento inferiore al suo; l’essere stato dislocato in uffici di minore prestigio rispetto a quelli occupati in precedenza”, corroborano la tesi del danno psicologico patito dall’ex dirigente.

LE TESTIMONIANZE – Tesi ben evidenziata dalle testimonianze raccolte in sede processuale. Osserva in merito un dipendente comunale: “la mia impressione iniziale fu che il ricorrente fu collocato nell’ufficio perché era libera la scrivania… Quando il ricorrente è arrivato io e i colleghi siamo rimasti sorpresi e stupefatti del suo arrivo, considerate le sue esperienze pregresse”.

Dichiara un altro teste: “Ricordo che i locali non potevano definirsi uffici: l’ufficio del ricorrente aveva armadi vecchi e grandi faldoni; nel mio ufficio mancava perfino la linea telefonica… (…) Ricordo che c’era stata l’idea di mettere all’ingresso dell’area in cui si trovavano i nostri tre uffici il cartello “perdete ogni speranza voi che entrate”.”.

Altro teste, altra conferma: “So che loro avevano trovato gli uffici in modo pietoso sia in termini di pulizia, che di arredi. (…) Era un po’ l’ufficio degli emarginati”.

Tutto ciò, rileva il giudice, “ha pregiudicato l’immagine professionale del ricorrente agli occhi dei colleghi e ne ha sminuito la dignità di lavoratore”.

Questo, insomma, il trattamento riservato a Bresciani, che nel 2019 ha deciso di fare causa al Comune ottenendo finalmente giustizia con la sentenza del 16 dicembre del 2021 contro la quale non è stato presentato ricorso da parte dell’amministrazione.

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Gen 26 2022

i paltrinieri di sorbara 26 01 2022

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Sfuso o in bottiglia, l’alta qualità è garantita!

Gentile cliente,

Martedì 08 Febbraio 2022 avrà inizio la vendita del vino sfuso.

Di seguito le tipologie disponibili e i prezzi:

LAMBRUSCO DI SORBARA IN PUREZZA (100% Sorbara) € 2,40/ lt

LAMBRUSCO DI SORBARA CLASSICO (70% Sorbara 30% Salamino) € 2,10 / lt

BIANCO DELL’EMILIA (50% Trebbiano 50% Sorbara vinificato in bianco) € 1,80/ lt

Siamo aperti dal lunedì al sabato, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 18.30

Sarà anche possibile assaggiare le nuove annate dei nostri vini in bottiglia.

PERIODI FAVOREVOLI ALL’IMBOTTIGLIAMENTO

DAL 08 FEBBRAIO AL 01 MARZO

DAL 11 MARZO AL 31 MARZO

(salvo esaurimento prodotto)

Suggeriamo di:

  • imbottigliare entro pochi giorni dall’acquisto in cantina, per evitare la fermentazione in damigiana.
  • utilizzare bottiglie adatte per vini frizzanti, nuove o ben lavate e asciutte.
  • lasciare almeno 6-7 cm di spazio tra il tappo e il livello del vino.
  • utilizzare tappi a corona con guarnizioni in plastica, oppure tappi di sughero di ottima qualità, o tappi di plastica nuovi con gabbietta metallica.
  • conservare le bottiglie in un ambiente fresco e al riparo dalla luce.
  • tenere le bottiglie coricate se possibile, almeno per i primi 15/20 giorni.
  • lasciare fermentare il vino in bottiglia per un paio di mesi.

Cordiali saluti

Sorbara, 26/01/2022

Alberto e Barbara Paltrinieri

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Gen 26 2022

tornare in forma 26 01 2022

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IL CIBO GIUSTO DI CAMPAGNA AMICA

I CONSIGLI DI GIORGIO CALABRESE

TORNARE IN FORMA DOPO LE FESTE CON IL CIBO GIUSTO

Se durante i pranzi delle Feste avete accumulato qualche chiletto di troppo, non disperate: con una dieta sana in pochi tempo si può tornare alla normalità

Se durante i pranzi delle Feste avete accumulato qualche chiletto di troppo, non disperate: con una dieta sana in pochi tempo si può tornare alla normalità, quantomeno come si era prima delle feste, ad avere una linea invidiabile. Bisogna evitare le diete assurde come quelle che consigliano di eliminare completamente tutti i cibi ricchi di carboidrati, come la pasta, il riso, il pane, e di mangiare solamente cibi ricchi di proteine, come carne, bianca e rossa, pesce, uova e formaggi. Si tratta della dieta iperproteica che subito illude, facendo perdere qualche chilo ma poi, tornando al normale regime di tutti i giorni, si riprendono i chili con “interessi da usurai”, cioè se ne sono persi 3 Kg se ne riprendono 4 o più!

Ecco alcuni consigli.

Sciogliere il gonfiore

Dell’aumento di peso che mettiamo durante le festività natalizie una parte si tratta di ritenzione idrica e gonfiore perché occorrono molte calorie per ingrassare. Quindi, se rimaniamo idratati, possiamo facilmente eliminare parte del sodio in eccesso e il nostro corpo, inoltre, se beviamo molta acqua, non riceviamo quei falsi segnali di fame.

Inoltre, l’acqua è molto importante per il nostro metabolismo, che è importante per la perdita di peso. Uno studio pubblicato nel 2013 ha scoperto che bere mezzo litro di acqua aumenta il tasso metabolico del 30%.

Pensare fresco

È così semplice: ogni volta che mangi un pasto, incorpora anche alcune piante fresche. Inizia la giornata con le verdure o mangia un’insalata a pranzo o almeno una verdura a cena. È importante avere verdure durante il giorno: sono davvero ricche di fibre, che ci aiuteranno a mantenerci sazi, e sono davvero a basso contenuto di calorie. Hanno anche prebiotici, che è una fibra, per aiutarti a rimanere sazi e per aiutare a mantenere attiva la flora intestinale

Mix di calorie vuote e carboidrati semplici

Quando si scelgono cibi post-festivi, è bene stare lontano da cibi che hanno un basso valore nutritivo come carboidrati semplici e calorie vuote, scegliendo carboidrati complessi e cibi marroni come grano integrale, farro e riso integrale.

Mantieni le tue bevande “pulite”

Salta quei caffè e cocktail festivi perchè hanno tutti zuccheri nascosti al loro interno. Fa freddo, quindi le persone sono ancora alla ricerca di cose che li scaldino o di cibo confortevole, ma quei caffelatte alle spezie di zucca e tutte quelle fantasiose bevande al caffè sono carichi di zucchero. Se si ha voglia di un drink che dia comunque quella sensazione calda e sfocata, proviamo i tè aromatizzati naturalmente.  

Pensa prima di andare senza glutine

Sei celiaco o sensibile al glutine? Allora la dieta priva di glutine è importante, ma se invece si sta solo cercando di perdere peso, il senza glutine non ci aiuterà necessariamente. In effetti, potrebbe ostacolare gli obiettivi di perdita di peso perché i sostituti senza glutine sono abbastanza pieni di calorie, zuccheri semplici e grassi.  Quindi, è meglio scegliere riso integrale, fagioli e ortaggi a radice.   

Non dimenticare l’allenamento della forza

Molte persone, in particolare le donne, ma non solo, trascurano l’esercizio di resistenza e le donne tendono ad attenersi a macchine aerobiche (ed è giusto) o classi di esercizi di gruppo. L’allenamento con i pesi è fondamentale per le donne al fine di prevenire la perdita muscolare e ossea che si verifica con l’età. Più massa muscolare aiuta anche le donne per gestire meglio il loro peso, mantenere la flessibilità articolare e migliorare la resistenza.

Spuntino più intelligente

Va bene fare uno spuntino, anzi, è da incoraggiare perchè durante il giorno può aiutare a mantenere stabili i livelli di zucchero nel sangue e ad aumentare l’energia.  È bene pianificare gli spuntini in anticipo di tempo e scegliere frutta fresca o secca, formaggio, verdure crude tagliate, noci.

a cura di Giorgio e Cinzia Myriam Calabrese

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