Archive for the 'Giudici' Category

set 24 2017

oggi a iori, domani a te 24 09 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni. Se anche voi, cari lettori, siete convinti che quel modo di far processi non riguardi solo il povero Iori, ma possa da un momento all’altro toccare noi, guardatela, diffondetela; il titolo che le han dato è:
-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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set 23 2017

la legge del più forte-seicentocinquantatre 23 09 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SEICENTOCINQUANTATRE Dal Fatto Quotidiano: —Un caso clamoroso di giustizia lumaca che a Torino ha due precedenti di appena qualche mese fa. Era il febbraio scorso quando un uomo condannato a 12 anni in primo grado per violenza sessuale nei confronti di una bambina veniva prosciolto per intervenuta prescrizione. Colpa di nove anni di attesa prima che iniziasse il processo in appello. Allora il magistrato che aveva dovuto emettere la sentenza aveva detto: “Questo è un caso in cui bisogna chiedere scusa al popolo italiano”. Il 25 maggio 2017 si era invece aperto il processo d’appello per un uomo condannato in primo grado per aver abusato della nipote, 15enne all’epoca dei fatti. Ma anche questa volta il reato era ormai prescritto: i fatti risalivano al 2001— Rischi che non hanno corso i processi Iori: suicidio delle “vittime” il 21 luglio 2011, Cassazione definitiva il 10 dicembre 2015, omicidio. Probabilmente merito delle nuove tecnologie: le sfere di cristallo!
Cremona 23 09 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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set 23 2017

non ho sbagliato io! 23 09 2017

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NON HO SBAGLIATO IO!
Da Repubblica on line; meglio mettere le mani avanti; Renzi non può essere stato, al momento dei fatti era uno sconosciuto; Berlusconi qualche rischio lo corre; Prodi no, è di sinistra. Eventualmente uno o più giudici? Figuriamoci, per tutto l’anno della sua presidenza Anm Davigo Piercamillo non ha fatto altro che ripetere: al primo errore, zacchete! la nostra Commissione disciplina ci butta fuori!
—Il presidente della corte d’appello di Torino, Arturo Soprano, promette di fare chiarezza sulla vicenda giudiziaria che vede come parte lesa una giovane donna abusata prima dal padre e poi dagli educatori della comunità protetta in cui era stata ospitata, quando era sedicenne. Dopo 16 anni il processo in Cassazione si è chiuso con la prescrizione degli imputati. “Si tratta di fatti clamorosi – tuona Soprano – Intendo scoprire chi ha sbagliato e verranno presi dei provvedimenti”. Sempre che i responsabili dell’imperdonabile lungaggine siano ancora in servizio, visto che nel frattempo alcune persone sono andate in pensione e non possono più essere toccate da ispezioni o provvedimenti disciplinari……. I fatti si svolsero nel 2002 e la procura chiese il rinvio a giudizio degli imputati l’anno successivo. Per vari fattori il processo di primo grado è terminato solo nel 2007, nonostante fosse un rito abbreviato. Poi però il fascicolo è rimasto fermo e, per cause da appurare, è giunto in una sezione della Corte d’appello nel 2013. Altri tre anni ci sono voluti per il secondo grado di giudizio, che ha confermato la condanna degli imputati. E per quanto rapida, la Cassazione non è riuscita a pronunciarsi in tempo.

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set 23 2017

farinacci continua a perseguitare i cremonesi 23 09 2017

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FARINACCI CONTINUA A PERSEGUITARE I CREMONESI
Colonie Padane: per fortuna il nostro Arvedi ha preceduto Madama la Boldrina, e i segni del Fascismo resistono!
p.s. salvo che un giudice di buona volontà non interpreti a modo suo la nuova legge Fiano, che vieta la propaganda del fascismo “anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti”

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set 23 2017

oggi a iori, domani a te 23 09 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
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-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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set 22 2017

la legge del più forte-seicentocinquantadue 22 09 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SEICENTOCINQUANTADUE Dal Dubbio on line; per il Procuratore di Roma Albamonte non deve astenersi; per la Procura di Perugia parrebbe di sì. Un più che ragionevole dubbio, a quel che pare, mentre in tre processi di fila contro il povero Iori tre Corti non hanno avuto dubbi, agevolate anche da numerose sfere di cristallo…… —Colpo di scena ieri in aula a Roma alla terza udienza del processo che vede imputati per cyber spionaggio Giulio e Francesca Occhionero: il pm titolare dell’inchiesta, Eugenio Albamonte, è indagato dalla procura di Perugia per falso e abuso d’ufficio per l’indagine svolta proprio nei confronti dei fratelli Occhionero. Con lui anche i due agenti della polizia postale Ivano Gabrielli e Federico Pereno, indagati inoltre per accesso abusivo a un sistema informatico, nella lista dei testimoni dell’accusa. Lo hanno reso noto poco dopo l’inizio dell’udienza gli avvocati della difesa Stefano Parretta e Roberto Bottacchiari che hanno anche chiesto ad Albamonte di astenersi dal processo. Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone, coassegnatorio del fascicolo, subito avvisato dal suo sostituto, ha però poi fatto sapere che il presidente dell’Anm continuerà a rappresentare la pubblica accusa nel dibattimento. Tutto nasce da una querela presentata da Giulio Occhionero alla Procura di Perugia in cui contestava le modalità con cui sono state condotte le indagini dai magistrati romani e dagli esperti della polizia postale. A margine dell’udienza, presieduta dal giudice monocratico Antonella Bencivinni, gli avvocati Parretta e Bottacchiari hanno commentato col Dubbio: «Non si tratta di un semplice atto dovuto quello della Procura di Perugia nei confronti del pm Albamonte e degli altri due indagati. Il tutto era iniziato come un procedimento contro ignoti e si è configurato come un fatto rilevante nel corso delle indagini che ha rilevato dei nomi ben precisi. C’è un evidente conflitto di interesse se un pm deve interrogare un testimone, indagato insieme a lui»
Cremona 22 09 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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set 22 2017

oggi a iori, domani a te 22 09 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
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-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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set 21 2017

la legge del più forte-seicentocinquantuno 21 09 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SEICENTOCINQUANTUNO Dal Fatto Quotidiano, Alessio Liberati, giudice fuori dal coro, come si capisce leggendo il suo articolo; sono certo che non lo sorprenderemo mai a dire che tutti i giudici sono come Falcone e Borsellino, slogan Associazione nazionale magistrati, tanto per intenderci; qui dimostra, anche al lettore disattento, che il cittadino non dovrebbe mai stupirsi gli capitasse una serie di giudici che sentenziano con la sfera di cristallo et similia, come successo a Maurizo Iori, Cassazione compresa! —La notizia dei carabinieri stupratori è divenuta un caso internazionale. Non altrettanto la vicenda dei magistrati amministrativi condannati per prostituzione minorile. Per chiarezza i giudici amministrativi sono coloro che dovranno decidere su eventuali ricorsi contro le sanzioni applicate ai Carabinieri indagati. Forse è per questa ragione che in questo periodo si discute molto dell’abolizione dei Tar e del Consiglio di Stato. In particolare vengono accusati da più parti di scarsa trasparenza e lentezza. Tali accuse sono state respinte con forza dalla categoria e, non stupisce, dagli avvocati amministrativisti. Personalmente, essendo stato giudice Tar da quasi un decennio, posso testimoniare che le accuse che vengono mosse sono fondate. In particolare – come ho sempre denunciato – i giudici amministrativi si recano in udienza solo due volte al mese, con carichi di lavoro che, personalmente, evadevo al massimo in un paio di giorni. Ovviamente nei giorni in cui non c’è udienza i giudici amministrativi possono stare dove vogliono: capita quindi che “lavorino” dalle Dolomiti (in inverno) o dalle coste sarde in estate, ad esempio. Il tutto senza chiedere ferie ovviamente. Quelle stesse ferie che il governo Renzi ha ridotto per i giudici a 30 giorni e che il Tar ha ritenuto legittimo e non in dubbio di incostituzionalità. Del resto, come ho detto, i giudici amministrativi le ferie non hanno nemmeno bisogno di chiederle: possono lavorare dove vogliono. E che dire della trasparenza? Ancora oggi non si riesce a sapere quanti giudici amministrativi siano appartenuti alla massoneria (sul punto ho scritto più volte, ma il tema è stato di recente sollecitato alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed alla commissione Parlamentare antimafia): l’organo di autogoverno non se ne occupa in termini generalizzati e, quanto il sottoscritto ha segnalato che due consiglieri di Stato risultavano negli elenchi dei massoni, questi ultimi sono stati promossi presidenti del Tar Sicilia e Presidenti del Tar Calabria. E che dire dei procedimenti disciplinari? Sono di recente sono stati condannati per prostituzione minorile un paio di magistrati amministrativi (anche nel caso delle baby squillo dei Parioli). Un altro per corruzione. Diversi sono indagati. Ma non è dato sapere se l’organo di autogoverno li abbia sospesi o come siano terminati i procedimenti disciplinari: a differenza del Csm tali atti non vengono pubblicati e a chi ne fa esplicita richiesta (io stesso ho provato di recente ad avere copia, senza successo) rispondono che non c’è un interesse tutelabile. Infine il capitolo concorsi: ancora da 10 anni nessuno ha voluto fare chiarezza sul cosiddetto caso Giovagnoli, destinato a divenire uno dei vertici della magistratura amministrativa – in ragione della giovane età in cui è entrato in servizio – ma avendo superato il concorso senza avere i titoli richiesti dalla legge. Credo che la giustizia amministrativa rappresenti lo specchio dell’Italia che nessuno vuole più, a parte i diretti beneficiari dei numerosi privilegi di cui godono e della ristretta cerchia di avvocati amministrativisti che campano all’ombra di questo sistema. Che almeno si sappia e si renda pubblico quali sanzioni sono state adottate nei confronti dei giudici “pedofili” e di quelli corrotti.
Cremona 21 09 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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set 21 2017

oggi a iori, domani a te 21 09 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni. Se anche voi, cari lettori, siete convinti che quel modo di far processi non riguardi solo il povero Iori, ma possa da un momento all’altro toccare noi, guardatela, diffondetela; il titolo che le han dato è:
-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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set 20 2017

la legge del più forte-seicentocinquanta 20 09 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SEICENTOCINQUANTA
La solita edificante storiella, da Repubblica, su quella che comunemente, specie dai giudici, vien chiamata la Giustizia, ma che io son convinto vada identificata con maggior acume in: Giurisdizione, perché comunque i processi si devono fare. Il principio è sempre quello, si arriva alla sentenza, pronunciata in nome del popolo italiano, in base al libero convincimento del giudice, che quindi può scegliere di fantasticare anche con le sfere di cristallo dei tre processi Iori. Sempre, naturalmente, in nome del popolo italiano, almeno, fin che il popolo continua a tacere……..
—L’impiegato infedele, condannato e licenziato per aver rubato 15mila euro dalla cassaforte dell’ufficio postale di Vasto, dovrà essere reintegrato con tante scuse: il giudice del Lavoro ha annullato il licenziamento ordinando a Poste Spa di versargli un anno di stipendi arretrati e pagare le spese legali.
E se la sentenza comminata dal giudice del Lavoro del tribunale di Chieti, Ilaria Pozzo, suona paradossale, aspettate di sentire la motivazione: anziché trasferirlo, sospenderlo e attendere prudentemente la fine del processo di primo grado, a norma di legge l’ufficio in cui era impiegato avrebbe dovuto licenziarlo in tronco.
Dopo cinque anni di battaglia legale P.R., 58 anni, il 22 agosto dello scorso anno era stato condannato in primo grado a un anno e nove mesi dal tribunale penale di Vasto per appropriazione indebita. Nell’estate del 2012 era riuscito a sottrarre 14.500 euro dalla cassaforte, di cui aveva le chiavi, nella sede centrale delle Poste di Vasto, dove lavorava all’epoca.
A tradirlo era stata un’intercettazione ambientale e telefonica: aveva catturato una conversazione privata in cui, sapendo di essere sospettato dai colleghi e sentendo sul collo il fiato degli inquirenti, valutava se fosse il caso di restituire il bottino: “Mi sa che mo’ glieli riporto…”.
Un paio di mesi dopo il furto, a ottobre 2012, la direzione lo trasferisce a Chieti. E quando scattano le misure cautelari disposte dal giudice delle indagini preliminari, il dipendente infedele viene subito sospeso dal lavoro; per poi essere reintegrato il 12 maggio 2014, un anno e mezzo dopo, su istanza dei suoi avvocati Carmine Di Risio e Marialucia D’Aloisio.
Infine con la sentenza di condanna penale in primo grado, il 22 agosto 2016, le Poste rompono gli indugi: a fine ottobre fanno scattare il licenziamento, subito impugnato dai legali del postino. Al quale, per altro, era andata decisamente bene anche in sede penale: difeso dagli avvocati Giovanni e Antonino Cerella, era riuscito a evitare la condanna per il reato ben più grave di peculato, di cui era accusato, cavandosela con un anno e nove mesi per appropriazione indebita, con pena subito sospesa e ricorso in Appello da istruire.
Ma è di fronte al giudice del Lavoro che avviene il capolavoro del reintegro, con tanto di pagamento degli arretrati: “La società – è scritto nella sentenza – disponeva sin dal 2012 di tutti i dati sufficienti per procedere a una contestazione disciplinare”. L’attesa “della sentenza di condanna”, quindi, “non si giustifica”: la “contestazione formale” è “irrimediabilmente tardiva”.
Dunque: di fronte al furto e con le indagini in corso, le Poste lo avevano subito trasferito a Chieti e sospeso. Ma avevano dovuto riammetterlo al lavoro, su istanza dei suoi legali, dopo una serie di decreti ingiuntivi per recuperare gli stipendi che rifiutavano di pagargli. Così, rieccolo in ufficio a Chieti; ma tenuto a scaldare sedie o poco più, parcheggiato in attesa di condanna, e tuttavia anche questo ora rischia di essere un passo falso: per il demansionamento si profila una nuova battaglia legale…
Intanto, postino e avvocati si godono la vittoria per ko: “Sono contento – ha detto P.R. al sito vastese Zonalocale – di poter ricominciare a lavorare. Sto rivedendo la luce e, con me, la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto”. “Il giudice – spiega l’avvocato Di Risio – ha applicato un principio di civiltà, perché il fatto deve essere contestato tempestivamente al lavoratore altrimenti si annulla il diritto alla difesa. Basta pensare alla difficoltà di cercare testimoni su fatti vecchi un quinquennio. Non è la sentenza a essere assurda, sono loro ad aver agito in modo sbagliato”.
Nella denuncia presentata dal direttore delle Poste, sostiene il collegio difensivo dell’impiegato postale, dicevano di aver svolto accertamenti e trovato riscontri: avevano già tutti gli elementi per licenziare, insomma. Ma non l’hanno fatto, e dopo il danno ecco la beffa.

Cremona 20 09 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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