Archive for the 'Giudici' Category

lug 20 2018

la legge del più forte-novecentoquarantadue 19 07 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOQUARANTADUE Il Dubbio on line; una delle tante conseguenze del non parlar chiaro, in ogni tipo di relazione: per il giudice tipo, nel penale più che nel civile, l’avvocato è un seccatore, minimo non accetta le conclusioni della Procura, cioè colleghi, fin che non si proceda a una separazione delle carriere, ma seria; Procura che spesso, come nel caso Iori, prende a sua volta per oro colato le conclusioni della Giudiziaria; poi certamente intervengono fattori caratteristici della professione, come sottolinea da decenni Rosalba Di Gregorio, difensore tra gli altri di Provenzano: il primo, il rifiuto di distinguere l’imputato dall’avvocato, il che presuppone, non so fino a che punto inconsciamente, non accettare il principio di civiltà che perfino Stalin e Hitler abbiano diritto alla difesa, anche di fronte all’evidenza dei fatti.
—-«È nell’aria. Ne parla Gratteri ma non è una tentazione circoscritta alla Procura di Catanzaro: c’è insofferenza verso gli avvocati. Ce ne si vorrebbe sbarazzare, come se si trattasse di un orpello, di un ostacolo al processo». Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione Camere penali, non vede solo una nuova «incursione indebita, improvvida e offensiva», nell’uscita con cui il procuratore Nicola Gratteri, due giorni fa, ha parlato di “borghesia mafiosa costituita da avvocati e commercialisti senza i quali la ’ ndrangheta non riciclerebbe tanto denaro”. Gratteri non è solo e a fargli compagnia non c’è solo Davigo. Gratteri non è solo così come va segnalato che il procuratore di Catanzaro commette di nuovo un errore per il quale aveva ritenuto di doversi scusare. L’altra volta disse che non intendeva colpire la generalità degli avvocati: ci aspettiamo che dica lo stesso anche adesso. Il tono è offensivo, ma dietro c’è qualcosa di diverso dalla eco di fatti specifici che si possono anche essere verificati. A cosa si riferisce? Al retropensiero che il difensore sia sovrapponibile al suo assistito, che non difenda la persona ma il reato. In Gratteri ma in generale nell’opinione pubblica avanza una identificazione, indebita, tra chi è accusato di reati e chi semplicemente assicura il diritto costituzionale alla difesa in giudizio. Se non ci fosse un elemento simile sullo sfondo della sua incursione, Gratteri si sarebbe limitato a dire che sì, in alcuni rarissimi e specifici casi l’avvocato o il commercialista concorrono nel compimento di reati. Perché non si è espresso così? Perché c’è quell’idea di cui le ho detto: se l’avvocato difende un criminale, per questo fatto stesso ne è ritenuto complice. Nasce da qui l’insofferenza generale alle garanzie? Di certo frasi come quelle di Gratteri favoriscono il perpetuarsi un circuito vizioso, per cui l’opinione pubblica sviluppa diffidenza nei confronti degli avvocati. Anche l’Anm comincia ad assecondare quest’insofferenza? Voglio essere chiaro: negli ultimi tempi l’Anm mi pare che abbia assunto un atteggiamento ambiguo. Usciamo da un periodo in cui ci eravamo trovati d’accordo su diverse questioni: dagli appelli in favore del nuovo ordinamento penitenziario alla posizione prudente sulla legittima difesa. Adesso mi pare che su diverse cose l’Associazione magistrati preferisca un profilo che definirei sornione, con l’idea di non disturbare troppo il governo su certi temi, penso anche al caso Bari, in modo da ottenere interventi sui quali il precedente esecutivo aveva detto no. Mi riferisco, è evidente, alla prescrizione sospesa dopo il primo grado e a ipotesi assurde come la reformatio in peius. L’Anm pensa che certe controriforme arriveranno, per così dire, “ora o mai più”? Mi pare si pensi questo e che ci si sia opportunisticamente messi a tacere su temi meno potabili per la nuova maggioranza. Vuole un altro esempio? Prego. Con il precedente leader dell’Anm, Eugenio Albamonte, eravamo arrivati a convergere sulla necessità di limitare il cosiddetto processo a distanza ai soli detenuti per reati di mafia e terrorismo. Mi pare che ora l’Associazione magistrati non sia neppure lontanamente disponibile a ragionare di questo, ma solo di prescrizione bloccata. Pallino dell’ala dura dei pm. Parliamo del rischio che una persona muoia da condannato in primo grado. Dopo anni e anni, in che condizioni un cittadino distrutto da una sentenza ingiusta può mai pensare di difendersi e ribaltare in appello quel giudizio? Come si fa a resistere dopo che magari ti hanno sequestrato tutto e fatto perdere il lavoro? A questo si aggiunge l’assurdo dell’abolizione del divieto di reformatio in peius. Il presidente Anm Minisci l’ha proposta al guardasigilli. Significa che lo Stato minaccia ti punirti se osi fare appello. E non ci si trattiene dall’ammettere appunto che una norma simile avrebbe la ratio di scoraggiare le impugnazioni. Vuol dire che un innocente, in base a tale discorso, dovrebbe essere scientificamente indotto ad accettare una condanna magari lieve pur di non correre il rischio che in secondo grado vada peggio e se ne torni con una pena ancora più pesante. C’è naturalmente chi volgarizza e dice che la possibilità di una condanna ancora piu pesante in appello serve a disinnescare la presunta perfidia con cui gli avvocati incoraggerebbero il cliente a ricorrere sempre e comunque. Ma è appunto una volgarizzazione: il nocciolo è che si vuole minacciare la persona sottoposta a giudizio, anche se innocente.
Ceriana 19 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 20 2018

rivedere tutto 19 07 2018

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RIVEDERE TUTTO
Titoli di Repubblica sulle 5252 pagine che spiegano la sentenza sulla trattativa Stato/mafia; Ponzio Pilato trema all’idea che i giudici di Palermo rileggano gli atti del suo processo.
—Sulla trattativa eclatanti dimenticanze di Stato. Sotto accusa Violante, Martelli, Conso, Ferraro e Contri. Per i giudici sapevano del dialogo segreto, ma ne hanno parlato ai magistrati di Palermo solo vent’anni dopo—

Ceriana 19 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 19 2018

oggi a iori, domani a te 19 07 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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lug 19 2018

la legge del pù forte-novecentoquarantuno 18 07 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOQUARANTUNO Che dire? L’insetto strumento, dire arma non è possibile per l’evidente contraddizione in termini, di un omicidio colposo; se i vecchi studi non mi giocano un brutto scherzo, i filosofi della Scolastica sostenevano Dio tutto può tranne l’illogico; magari avevano ragione, ma soprattutto non riuscivano a valutare nel giusto merito processi e sentenze del dopo Mani Pulite; da Repubblica. —Il dipendente muore per shock anafilattico, punto da un insetto, il datore di lavoro viene condannato per omicidio colposo a un anno di carcere, con sospensione condizionale della pena. La sentenza è stata pronunciata questa mattina in tribunale a Ivrea dal giudice monocratico Ludovico Morello che ha accolto la tesi dell’accusa -sostenuta dal pm Giuseppe Drammis – che ha chiesto di considerare la morte dell’operaio come un incidente sul lavoro di cui il titolare dell’azienda, un imprenditore italiano di 46 anni, di Monteu Roero dovesse essere ritenuto responsabile.
Davide Zangara, 44 anni, di Gassino Torinese, un pomeriggio di giugno di 4 anni fa stava cambiando le lampadine dell’illuminazione pubblica a Brozolo quando è stato punto da un insetto, probabilmente una vespa o forse un calabrone. Non sapeva di essere allergico e quando fu punto riuscì a scendere dal lampione su cui era al lavoro e a mettersi alla guida del suo furgone. Non riuscì ad allontanarsi di molto e fu trovato qualche ora dopo da un uomo a cui Zangara aveva chiesto un’indicazione nel tentativo di raggiungere il paese. Il pm aveva chiesto due anni di condanna ritenendo che il titolare dell’azienda per cui Zangara lavorava non aveva calcolato tra i rischi anche quello che ha causato la morte del suo dipendente. Secondo l’accusa, a cui il giudice ha dato ragione, il datore di lavoro, difeso dagli avvocati Valentina Sandroni e Stefano Campanello, avrebbe dovuto prevedere che il suo dipendente che lavorava all’aria aperta potesse incorrere nella puntura di un insetto e correre ai ripari, ad esempio con un abbigliamento adeguato oppure prevedendo che i dipendenti viaggiassero sempre in coppia, “cosa che il disciplinare aziendale prevedeva”, precisa l’avvocato Campanello che annuncia ricorso in appello. “Noi abbiamo sempre rigettato l’ipotesi che si possa parlare di incidente sul lavoro – dice – E’ stata una tragica fatalità ma non un rischio che il nostro cliente avrebbe potuto prevedere anche perché non sapeva che il suo dipendente fosse allergico. Il medico legale ha stabilito, inoltre, che era passato pochissimo tempo dal momento della puntura a quello della morte e non sarebbe stato possibile un soccorso efficace”.
La famiglia di Zangara, che lascia una moglie e due figli, si è costituita parte civile assistita da un collegio composto dagli avvocati Luigi Chiappero, Paola Giusti e Maria Turco. I familiari sono stati risarciti già nel corso del processo.
Cremona 18 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 19 2018

oggi a iori, domani a te 18 07 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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lug 17 2018

la legge del più forte-novecentoquaranta 17 07 2018

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOQUARANTA Dal Dubbio; il Procuratore Nicola Gratteri non ha inventato nulla di nuovo, s’è limitato a copiare le affermazioni del portabandiera della categoria, Davigo Piercamillo, per il quale non esistono, poi l’han convinto a correggersi, innocenti, ma colpevoli non ancora scoperti, la prescrizione in un modo o nell’altro deve sparire, i magistrati son gli unici a pagare disciplinarmente, e via di questo passo; per fortuna, oggi, il presidente degli avvocati italiani risponde per le rime, con tanto di disegni…….. —«Il dottor Gratteri dovrebbe avere la correttezza di precisare che i professionisti eventualmente correi sono una parte minima dei rispettivi mondi a fronte della grande maggioranza che opera giornalmente con scrupolo deontologico. Avvocati che assecondino logiche criminali sono prima di tutto una vergogna per la categoria. Del resto se io seguissi il ragionamento del dottor Gratteri, lodevolmente impegnato a contrastare la criminalità organizzata, dovrei dire che il problema per la corruzione sono i pochi magistrati corrotti, e direi una cosa sciocca e ingiusta». Il commento, lapidario, arriva dal presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, in risposta al procuratore antimafia di Catanzaro, Nicola Gratteri, intervenuto a Radio Anch’io per parlare di lotta alla ‘ ndrangheta. Il passaggio “incriminato” è quello sui sistemi di riciclaggio grazie ai quali la criminalità organizzata gestisce l’enorme flusso di denaro che la rende l’economia più forte e solida d’Europa. Ma per farlo, afferma il procuratore, la ‘ ndrangheta sfrutta la cosiddetta borghesia mafiosa e, in particolare, avvocati, commercialisti e funzionari di banca: «Da sola la ‘ ndrangheta non sarebbe in grado di fare riciclaggio giustificato. Riesce a comprare ristoranti, pizzerie, alberghi, latifondi, ma quando il riciclaggio si fa più sofisticato si rivolge ad avvocati, commercialisti, funzionari di banca. Questa è la grande responsabilità della borghesia, della classe dirigente o di quella classe cosiddetta adotta. Senza questi professionisti la ‘ ndrangheta non sarebbe in grado di riciclare tutto questo denaro».
Cremona 17 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 17 2018

oggi a iori, domani a te 17 07 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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lug 17 2018

la legge del più forte-novecentotrentanove 16 07 2018

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOTRENTANOVE Dal Dubbio; ottimo esempio del pensiero di troppi giudici: carceri piene di “costretti” al delitto, pochi invece i corrotti e i mafiosi; in attesa di Berlusconi, il popolo italiano “giusto” deve quindi accontentarsi di Marcello Dell’Utri. —Sorpresa doppia. «Saluto positivamente le parole di Grillo. Beppe non finisce mai di sorprendere, ma spero possa indurre una svolta positiva per il Paese nel dibattito sul carcere». Anche Antonio Ingroia sogna un mondo senza detenuti, o spera quanto meno in un maggiore ricorso alle misure alternative? «Sarà sorpreso lei, io queste cose le penso da sempre». Mi scusi, avvocato Ingroia, lei ha alle spalle un’attività da pubblico ministero implacabile: è davvero contro la detenzione? In un mondo ideale non dovrebbe esserci il carcere. Non dovrebbero esserci neppure i reati, in realtà. Ma certo quanto dice Grillo a proposito della percentuale di recidiva per chi sconta periodi di reclusione dovrebbe far riflettere: la soluzione afflittiva è fallimentare, si dovrebbe lasciare più spazio alle misure alternative. Soprattutto, ci si dovrebbe ricordare che la stragrande maggioranza di chi commette reati proviene da condizioni di disagio e che la detenzione non è certo la cura di tali marginalità. Le malattie sociali, con la pena detentiva, si incancreniscono e rendono probabile appunto che la persona, in carcere, ci finisca di nuovo. Solo, vorrei ci si ricordasse di una distinzione. Quale sarebbe? Da una parte c’è la tendenza a commettere reati determinata dal disagio, dall’altra non si deve per questo abbassare la guardia e concedere l’impunità né di fronte a quelle parti delle classi dirigenti che si rendono responsabili di comportamenti gravi, né ovviamente dinanzi al fenomeno mafioso, la forma più pericolosa di criminalità che ci troviamo a dover fronteggiare in Italia. Ma da noi la percentuale di corrotti e di mafiosi, negli istituti di pena, è bassissima… Il carcere è criminogeno? Sì. proprio in virtù di quell’aggravarsi della marginalizzazione di cui ho appena detto. Grillo vuole superare il carcere. Ingroia pure. Non è che l’idea di fermare la riforma Orlando perché l’opinione pubblica l’avrebbe maldigerita è senza fondamento? Che insomma gli italiani vogliono più misure alternative? Difficile dirlo. L’opinione pubblica oscilla, in simili valutazioni, a seconda dell’impatto emotivo suscitato dai fatti d cronaca. Ma è anche vero che un ruolo negativo è spesso svolto dall’informazione, che segnala con eccessiva enfasi i rari casi di persone evase dai domiciliari o dal regimi di semilibertà. Se questi temi venissero affrontati con più serietà anche dai media, l’atteggiamento generale dei cittadini sarebbe più sereno. Ci sarebbero posizioni meno esasperate. Ma da anni nel nostro Paese ogni dibattito è sopra le righe. Grillo farà cambiare idea al M5s sulla riforma, riuscirà a sbloccarla? Va intanto salutata positivamente la sua uscita, che mette in primo piano principi e esigenze a cui si dovrebbe guardare sempre. Certo, un mondo senza carcere è appunto ideale. Ma sugli ideali bisogna sempre tener fisso lo sguardo, in modo che il nostro agire reale possa andare nella giusta direzione. Il carcere è di certo un luogo poco umano. Ripeto: da un messaggio così significativo non si deve trarre la possibilità di un attenuarsi della risposta a condotte criminali per nulla legate al disagio o alla marginalità. Ma io confido che le parole di Beppe Grillo possano stimolare un dibattito positivo, non solo nei cinquestelle e nella maggioranza ma in tutto il Paese.
Cremona 16 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 16 2018

critica sì, insulto mai 16 07 2018

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CRITICA SI’, INSULTO MAI Ma da entrambe le parti. La Stampa; siamo sempre qua, il Davigo Piercamillo può andare in Tv e a domanda rispondere: “noi li arrestiamo ma loro li liberano mandandoli in Parlamento” e altre amenità dello stesso peso, tanto chi lo querela? Sapendo che verrebbe giudicato dai suoi colleghi; è un po’ la storia che il politico non deve entrare nelle sentenze, il giudice nelle leggi e negli sbarchi dei migranti, sì! L’eterno del caso Tortora: fu un “errore giudiziario”, non una scelta consapevole, per cui nessun procedimento disciplinare, come cita spesso il solito Davigo Piercamillo a proposito dei colleghi che sbagliano, ma promozioni a gogò; eventuali scuse, mai obbligatorie, trent’anni dopo, a Tortora abbondantemente morto! —Il Procuratore di Torino Armando Spataro ha inviato il terzo sollecito al ministero della Giustizia chiedendo al titolare del dicastero, Alfonso Bonafede, l’autorizzazione a procedere contro il leader della Lega, oggi ministro dell’Interno. Già due volte, dal 2016 ad oggi – in ossequio all’articolo 313 del codice penale – lo stesso sollecito era stato inviato all’ex ministro Andrea Orlando. Non era seguita risposta. L’inchiesta si è chiusa più di due anni fa: era fine marzo del 2016. Secondo l’accusa Salvini è reo di aver usato l’espressione «magistratura schifezza» il 14 febbraio 2016 durante un intervento a Collegno al congresso del Carroccio P Piemontese. Tecnicamente si tratterebbe di vilipendio dell’organo giudiziario.

Cremona 16 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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lug 16 2018

oggi a iori, domani a te 16 07 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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