Archive for the 'Giudici' Category

nov 19 2017

la legge del più forte-settecentodue 18 11 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SETTECENTODUE
Dal Giornale: —È arrivata dalla Terza corte d’appello di Roma la conferma della pena decisa in primo grado per Augusto Minzolini, l’ex direttore del Tg1 condannato per abuso d’ufficio a quattro mesi di reclusione. La prima sentenza era arrivata nel dicembre del 2015, quando il tribunale di primo grado aveva stabilito la sua colpevolezza per avere rimosso nel 2010 la giornalista Tiziana Ferrario, allontanandola dal telegiornale delle 20 della prima rete, dopo 28 anni di conduzione. L’accusa sostenne in quell’occasione che da parte sua ci fu una vendetta personale, dovuta alle critiche la collega Ferrario gli aveva mosso in merito a quella che riteneva essere una sua parzialità sulle notizie diffuse al termine del processo Mills— Su una sentenza del genere si può scrivere di tutto, dall’evidente riforma del diritto del lavoro in avanti; non si lamentino però i vertici della magistratura italiana che la politica deleghi continuamente ad essa le decisioni che non sa non vuole prendere; e in definitiva, a ogni processo la sfera di cristallo che serve!
Cremona 18 11 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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nov 19 2017

oggi a iori, domani a te 18 11 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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nov 18 2017

la legge del più forte-settecentouno 17 11 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SETTECENTOUNO E’ Piero Sansonetti, direttore del Dubbio; un bel racconto, istruttivo, sul come la legge sia al servizio di chi la può usare, se gli altri lo permettono. Tremende le somiglianze col caso Iori; le vittime hanno ingoiato lo Xanax in pastiglie; impossibile credere a un assassino tanto abile da riuscirci? semplice, diventano gocce, anche contro l’evidenza dei fatti; il Dna scagiona Iori? ancor più semplice, lo si sposta; e tanto altro, identico! Sansonetti ricorda la Colonna Infame, e qui mi perdonerà il “rimprovero”: che pensava, ne avesse il copyright Manzoni?
—-Ieri pomeriggio Cateno De Luca è stato assolto per la quattordicesima volta. Niente concussione, nessun reato. A casa? No, resta agli arresti perché dopo 15 accuse, 15 processi e 15 assoluzioni, martedì scorso era arrivata la 16ima accusa. E ci vorrà ancora un po’ prima che sia assolto di nuovo. Stavolta l’accusa è evasione fiscale. Non sua, della sua azienda. Cateno De Luca è un deputato regionale siciliano. Era stato eletto martedì. Lo hanno ammanettato 24 ore dopo.
L’altro ieri sera invece era stato fermato Roberto Spada. Stiamo aspettando la conferma del suo arresto. Lui è in una cella a Regina Coeli. Roberto Spada è quel signore di Ostia che martedì ha colpito con una testata – fratturandogli il naso – un giornalista della Rai che gli stava facendo delle domande che a lui sembravano inopportune e fastidiose.
È giusto arrestare Spada? È stato giusto arrestare Cateno De Luca? A favore dell’arresto ci sono i giornalisti, gran parte delle forze politiche, una bella fetta di opinione pubblica. Diciamo: il “Coro”. Più precisamente il celebre “Coro antimafia”. Che ama la retorica più del diritto. Contro l’arresto c’è la legge e la tradizione consolidate.
Prendiamo il caso di Spada. La legge dice che è ammesso l’arresto preventivo di una persona solo se il reato per il quale è accusata è punibile con una pena massima superiore ai cinque anni. Spada è accusato di lesioni lievi ( perché la prognosi per il giornalista è di 20 giorni) e la pena massima è di un anno e mezzo. Dunque mancano le condizioni per la custodia cautelare. Siccome però il “Coro” la pretende, si sta studiando uno stratagemma per aggirare l’ostacolo. Pare che lo stratagemma sarà quello di dare l’aggravante della modalità mafiosa. E così scopriremo che c’è testata e testata. Ci sono le testate mafiose e le testate semplici. Poi verrà il concorso in testata mafiosa e il concorso esterno in testata mafiosa.
Mercoledì invece, dopo l’arresto di Cateno De Luca, non c’erano state grandi discussioni. Tutti – quasi tutti – contenti. Sebbene l’arresto per evasione fiscale sia rarissimo. Ci sono tanti nomi famosi che sono stati accusati in questi anni di evasione fiscale per milioni di euro. Alcuni poi sono stati condannati, alcuni assolti. Da Valentino Rossi, a Tomba, a Pavarotti a Dolce e Gabbana, a Raul Bova e tantissimi altri. Di nessuno però è stato chiesto, ovviamente, l’arresto preventivo.
Perché? Perché nessuno di loro era stato eletto deputato e dunque non c’era nessun bisogno di arrestarlo. L’arresto, molto spesso, specie nei casi che più fanno notizia sui giornali, dipende ormai esclusivamente da ragioni politiche. E il povero Cateno ha pagato cara l’elezione. I Pm non hanno resistito alla tentazione di saltare sulla ribalta della politica siciliana.Comunque qui in Italia ogni volta che qualcuno finisce dentro c’è un gran tripudio.
L’idea che ormai si sta affermando, a sinistra e a destra, è che l’atto salvifico, in politica, sia l’arresto. Mi pare che più che in democrazia viviamo ormai in una sorta di “Arresto- Crazia”. E che la nuova aristo-crazia che governa l’arresto-crazia sia costituita da magistrati e giornalisti. Classe eletta. Casta suprema. Gli altri sono colpevoli in attesa di punizione.
Poi magari ci si lamenta un po’ quando arrestano i tuoi. Ma non è niente quel lamento in confronto alla gioia per l’arresto di un avversario. Il centrodestra per esempio un po’ ha protestato per l’arresto pretestuoso di Cateno De Luca. Il giorno prima però aveva chiesto che fosse sospesa una fiction in Rai perché parlava di un sindaco di sinistra raggiunto da avviso di garanzia per favoreggiamento dell’immigrazione.
Il garantismo moderno è così. Fuori gli amici ed ergastolo per gli avversari. Del resto la sinistra che aveva difeso il sindaco dei migranti ha battuto le mani per l’arresto di Cateno. L’altro ieri intanto è stato minacciato l’avvocato che difende il ragazzo rom accusato di avere stuprato due ragazzini. L’idea è quella: “se difendi un presunto stupratore sei un mascalzone. Il diritto di difesa è una trovata farabutta. Se uno è uno stupratore è uno stupratore e non serve nessun avvocato e nessunissima prova: condanna, galera, pena certa, buttare la chiave”.Giorni fa, a Pisa, era stato aggredito l’avvocato di una ragazza accusata di omicidio colposo ( poi, per fortuna, gli aggressori hanno chiesto scusa).
Il clima è questo, nell’opinione pubblica, perché questo clima è stato creato dai politici, che sperano di lucrare qualche voto, e dai giornali che un po’ pensano di lucrare qualche copia, un po’, purtroppo, sono scritti da giornalisti con doti intellettuali non eccezionali. E se provi a dire queste cose ti dicono che sei un complice anche tu, che stai con quelli che evadono le tasse, che stai con quelli che danno le testate.
Il fatto che magari stai semplicemente col diritto, anche perché il diritto aiuta i deboli mentre il clima di linciaggio, il forcaiolismo, la ricerca continua di punizione e gogna aiutano solo il potere, beh, questa non è nemmeno presa inconsiderazione come ipotesi. Tempo fa abbiamo pubblicato su questo giornale “La Colonna Infame” di Manzoni. Scritta circa due secoli fa.
Due secoli fa? Beh, sembra ieri…
P. S. Ho letto che Saviano ha detto che Ostia ormai è come Corleone. Corleone è la capitale della mafia. A Corleone operavano personaggi del calibro di Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano. Corleone è stato il punto di partenza almeno di un migliaio di omicidi. Tra le vittime magistrati, poliziotti, leader politici, sindacalisti, avvocati. Paragonare Ostia a Corleone è sintono o di discreta ignoranza o di poca buonafede. Ed è un po’ offensivo per le vittime di mafia.
P. S. 2. Il giornalista Piervincenzi, quello colpito con la testata da Spada, ha rilasciato una intervista davvero bella. Nella quale tra l’altro, spiega di non essere stato affatto contento nel sapere dell’arresto di Spada. Dice che lui in genere non è contento quando arrestano la gente. Davvero complimenti a Piervincenzi. Io credo che se ci fossero in giro almeno una cinquantina di giornalisti con la sua onestà intellettuale e con la sua sensibilità, il giornalismo italiano sarebbe una cosa sera. Purtroppo non ce ne sono.
Cremona 17 11 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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nov 18 2017

oggi a iori, domani a te 17 11 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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nov 17 2017

la legge del più forte-settecento 16 11 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SETTECENTO
Due risposte, entrambe sul Dubbio on line, fan capire quanto difficilmente sia colmabile la distanza che giudici importanti mettono tra loro e noi, in modo da poter decidere in santa pace, senza disturbatori, cosa è il diritto e cosa non, nel caso, anche usando le sfere di cristallo dei processi Iori. Il primo è Riccardo Di Vito, presidente di Magistratura democratica, sul vecchio problema della separazione delle carriere tra Giudice e Accusa:
—E quali pericoli vede nell’allontanamento della figura del pm da quella del giudice?
Allontanare il pm dalla cultura della giurisdizione significherebbe schiacciarlo su ruoli simili a quello della polizia giudiziaria, non permettendogli di esercitare con pienezza il suo ruolo di parte pubblica, anche nell’interesse dell’imputato. Oggi, invece, proprio il suo essere parte di un unico sistema ne garantisce il ruolo di promotore di giustizia e lo mette al riparo da quello di semplice passacarte della polizia giudiziaria—
Anche nell’interesse dell’imputato, la regola d’oggi………. sul Pm che si fa trattare da passacarte della Giudiziaria, che non è parte pubblica, lasciamo perdere.
Molto più avvolgente è la risposta di Giuseppe Cascini, Procuratore aggiunto di Roma:
—Chi invoca la separazione delle carriere, però, punta il dito sulla mancanza di terzietà del giudice, considerato troppo vicino al pubblico ministero…
Noi dovremmo lavorare per una comune formazione professionale dei magistrati e degli avvocati, perché facciamo sostanzialmente lo stesso lavoro, anche se con parti diverse all’interno del procedimento. La separazione danneggia la formazione di una comune cultura della giurisdizione che invece è fondamentale per lo svolgimento delle proprie funzioni. Un giudice può esercitare meglio la sua funzione se conosce anche i meccanismi propri dell’investigazione o se ha maturato esperienze di difesa. La circolazione delle esperienze professionali e la comune cultura della giurisdizione sono valori che caratterizzano il sistema di molti paesi occidentali. Il tema della terzietà, invece, ha a che fare con le regole processuali, con la cultura delle garanzie. Per questo, secondo me, la battaglia sulla separazione delle carriere appare un po’ datata. Dopo quasi 30 anni dall’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, mi pare che la cultura della terzietà del giudice sia patrimonio acquisito di tutta la magistratura italiana— Lasciamo perdere ancora la “terzietà del giudice patrimonio acquisito” eccetera; è molto più interessante la scaletta “un giudice può esercitare meglio la sua funzione se conosce anche i meccanismi propri dell’investigazione o se ha maturato esperienze di difesa”; è tutta da dimostrare, naturalmente, a questa stregua tanto varrebbe aggiungere una bella laurea in lettere e filosofia, per imparare a scrivere e ragionare meglio, ma la domanda principale è l’altra, sembra sparita la formazione dell’avvocato, salvo sia voluta, tanto per quel che di fatto conta nel processo……
Cremona 16 11 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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nov 17 2017

quando il giudice vuole 16 11 2017

Published by under costume,cronaca nazionale,Giudici

QUANDO IL GIUDICE VUOLE
Anche se il mio pensiero è chiaro e lo ripeto spesso: “i giudici sono come gli altri professionisti, bravi, medi, scadenti”, chi legge le mie cronache sul caso Iori pensa ce l’abbia con la categoria, come se le numerose sfere di cristallo le avessi inventate io, non loro. Anche nel caso di separazioni e divorzi non c’è alcuna legge che imponga la divisione del patrimonio, eppure qualcosa del genere i primi giudici di Berlusconi l’han tentata; i secondi l’han presa con più calma e i terzi han sentenziato meglio di Re Salomone. L’immagine di Veronica Lario ne esce a pezzi, e chi si diverte in queste specie di giochi non si limiti all’articolo di Repubblica che riporto io: sfogli internet e vedrà di che pasta è fatta l’ex First Lady d’Italia……… —- I giudici stimano il patrimonio dell’ex first Lady in “circa 300 milioni di euro”. Le “consistenti disponibilità patrimoniali” della donna “al momento della separazione” consistono, tra le altre cose, anche in “gioielli di valore pari a decine di milioni di euro”, oltre a “una liquidità per oltre 16 milioni di euro, “una villa a S. Chanf del valore di diversi milioni di euro fiduciariamente intestata alla madre” e al “patrimonio immobiliare di proprietà ‘Il Poggio srl’ pari a circa 80 mln”. Nella sua costituzione in giudizio, la Lario aveva spiegato di voler conservare i gioielli “per lasciarli alle figlie e alla futura moglie del figlio”.
Veronica Lario, al secolo Miriam Bartolini, può “contare su un cospicuo patrimonio, oltretutto costituitole integralmente dal marito”, “nel corso del quasi ventennale matrimonio”, somme di denaro che la stessa ex first lady “ha quantificato in 104.418.000 lordi”. I giudici hanno ritenuto “che l’attuale condizione non solo di autosufficienza, ma di benessere economico della signora Bartolini, tale da consentirle un tenore di vita elevatissimo, comporti il venir meno del diritto a percepire un assegno divorzile”. La signora Bartolini, si legge nella sentenza, ha inoltre “la capacità di produrre reddito, sia per le ingenti somme di denaro che l’ex marito le ha corrisposto sia perché possiede numerosi beni immobili di notevole valore commerciale”. Il provvedimento è stato depositato stamattina ed è immediatamente esecutivo. Per il presidente degli avvocati matrimonialisti, Gian Ettore Gassani, si tratta di una “sentenza storica, che avrà ripercussioni in tutti i divorzi d’Italia”.

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nov 17 2017

oggi a iori, domani a te 16 11 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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nov 16 2017

la legge del più forte-seicentonovantanove 15 11 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SEICENTONOVANTANOVE Dal Fatto Quotidiano; finalmente! mi esce dal cuore; è il sogno che tante volte ho sperato si realizzasse; in un Paese civile non è possibile un potere sovrasti sempre gli altri e nemmeno un commentatore che conti dica a voce alta e chiara ciò ch’è suo dovere; la presunzione d’innocenza fino al giudicato è uno dei principi costituzionali più forti, altro che Governi a pezzi per indagini che poi finiscono da dove erano partite, nel nulla! Che sia il primo passo di una Giurisdizione che tenti diventare Giustizia, che faccia sparire le sfere di cristallo da ogni processo, dove le prove non siano spiritose invenzioni, che i Dna restino dove trovati, insomma, che non si vedano più processi alla Iori! –“Il consiglio regionale mi ha votato come nuovo vice presidente. Questo è il dato politico. Per il resto c’è il mio avvocato: mandatemi un’email”. Arrestato il 5 aprile 2016 con l’accusa di associazione a delinquere, tornato in libertà (con obbligo di dimora a Sassari) quattro mesi dopo, reintegrato in Consiglio regionale a ottobre 2016, il forzista Antonello Peru è riuscito a riprendersi il posto di numero due nell’Assemblea regionale della Sardegna, che ricopriva al momento dell’arresto. E lo fa, tra l’altro, con il beneplacito di un pezzo della maggioranza di centrosinistra. Tutto ciò mentre è ancora indagato per gli stessi reati che gli sono stati contestati nell’inchiesta “Sindacopoli” – su presunti appalti pilotati in diversi Comuni della Sardegna – e per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio: la decisione del gup è attesa per il prossimo 22 gennaio. Intanto Peru torna vicepresidente, con l’avallo del coordinatore sardo di Forza Italia, Ugo Cappellacci, che conferma della linea ultra garantista disegnata negli ultimi tempi dal partito di Silvio Berlusconi.
Dopo l’arresto, Peru era stato sospeso per circa sei mesi dalla carica di consigliere regionale, in base alla legge Severino. Al suo posto, come supplente, era subentrato Giancarlo Carta. L’incarico di vicepresidente in rappresentanza della minoranza era passato a Ignazio Locci, che si è poi dimesso dal Consiglio dopo essere stato eletto sindaco di Sant’Antioco nel giugno scorso. Ai primi di ottobre 2016 Peru aveva ottenuto un alleggerimento della misura cautelare degli arresti domiciliari ed era stato reintegrato in Consiglio regionale al posto di Carta, che poco dopo ha lasciato Fi per aderire a Fratelli d’Italia. Il consigliere forzista, però, ha ripreso a partecipare alle sedute dell’Aula soltanto a fine marzo 2017.
Quindi il 14 novembre è arrivata la votazione decisiva. L’elezione è avvenuta con 28 voti sui 55 presenti, con almeno 7 voti provenienti dalla maggioranza di centrosinistra: l’opposizione conta 24 consiglieri, ma Paolo Truzzu di Fdi ha dichiarato di aver votato scheda bianca e 2 consensi forzisti sono finiti all’altro azzurro Stefano Tunis. Durante la discussione sul bilancio consuntivo 2017, Peru ha dichiarato: “Mai avrei potuto offendere il Parlamento dei sardi se in me avessi trovato una sola ombra. Tutto quello che è accaduto l’ho accolto con tutta l’essenza positiva. Avrò modo e tempo per dimostrare fatti e cose e per far trionfare la verità, ma oggi è la vittoria sulla paura”. Subito dopo sono arrivati i commenti dei colleghi. La consigliera del Centro Democratico, Anna Maria Busia, ha ringraziato il collega indagato per il momento di riflessione “da tenere in considerazione”, mentre il capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis, lo ha spronato a “riprendere a pieno titolo il suo mandato elettorale”. La stessa Busia, contattata da ilfattoquotidiano.it, smentisce di aver votato per Peru: “Qualche consenso dalla maggioranza è arrivato, non siamo entrati nel dettaglio. Nel segreto dell’urna purtroppo queste cose succedono. Se c’è stata una discussione interna? No, sinceramente solo un po’ di curiosità, non ci sono state vesti stracciate, in fondo quella è una carica che spetta all’opposizione”.
Cremona 15 11 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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nov 16 2017

oggi a iori, domani a te 15 11 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
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Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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nov 15 2017

la legge del più forte-seicentonovantotto 14 11 2017

LA LEGGE DEL PU’ FORTE – SEICENTONOVANTOTTO Dal Dubbio on line, un altro aspetto del potere giudiziario senza limiti, da cui può nascere tutto, dalle sfere di cristallo dei processi Iori, al 41bis mantenuto incredibilmente in vita per un’ex brigatista, quando le brigate rosse non esistono se non nella fantasia di chi le vuol vedere a tutti i costi. Trascrivo completo l’articolo della povera Lioce, dove se riesci a isolarti dalle strutture, caro lettore,fatichi a capire tra le due parti chi sia la più crudele……….
—Può sembrar strano ma anche da una cella d’isolamento del 41 bis è possibile fare molto rumore. È quanto sostengono i responsabili del Reparto operativo mobile della sezione 41 bis del carcere di l’Aquila in una denuncia presentata contro Nadia Lioce e da cui sono scaturite le accuse di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale». Il processo davanti al tribunale capoluogo abruzzese entrerà nel vivo il prossimo 24 novembre.
Rinchiusa in regime di 41 bis ormai dal lontano 2005, dopo la condanna all’ergastolo ostativo per gli attentati mortali del 1999 e del 2002 contro i consulenti governativi Massimo D’Antona e Marco Biagi, rivendicati da un piccolo gruppo che aveva ripreso una vecchia sigla brigatista, le Brpcc, Nadia Lioce ha assistito nel tempo ad una progressiva restrizione del regime detentivo a cui è sottoposta, in particolare per quanto attiene alla possibilità di aver con sé fogli, quaderni, libri e riviste.
Nel 2011 è stato introdotto il divieto di ricevere libri e riviste dall’esterno, impedimento confermato anche nell’ultimo provvedimento del Dap: il «decalogo» che ha uniformato a livello nazionale il trattamento dei detenuti in 41 bis. Se negli ultimi tempi le condizioni materiali di detenzione della Lioce hanno subito un adeguamento ( cella singola di normale grandezza, sufficientemente luminosa, areata e riscaldata; un passeggio grande e attrezzato), le restrizioni hanno preso di mira la possibilità di leggere, studiare, pensare, scrivere. Un’ora di colloquio mensile con vetro e non più di 15- 18 ore annue di confronto con i propri avvocati, sono il tempo di conversazione disponibile che la detenuta riesce a consumare nell’arco di quattro stagioni, poco più di 24 ore di parola per un silenzio lungo 364 giorni.
Nell’ultimo decennio – ha ricordato il senatore Luigi Manconi, in una interpellanza presentata il 10 giugno del 2015 – la sottrazione del materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile 41 bis presso il carcere dell’Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell’ultimo anno, a un solo dizionario. In ottemperanza a questo giro di vite, il 13 aprile 2015 Nadia Lioce – ha denunciato sempre Manconi – si è vista sottrarre l’immediata disponibilità del materiale cartaceo in suo possesso ( atti giudiziari, lettere, un quaderno, una rivista e articoli di giornale) trasferito in locali adibiti a magazzino e accessibili solo a giorni alterni in giorni feriali.
Nel corso della stessa giornata la detenuta indirizzava al direttore dell’Istituto un reclamo per la restituzione del materiale che le era stato sottratto. Copia veniva inviata anche al magistrato di sorveglianza e allo stesso senatore Manconi perché potesse effettuare l’azione di sindacato ispettivo. La sottrazione del materiale cartaceo era stata anticipata tempo prima dal sequestro dell’elastico di una normale cartellina porta-documenti e di buste di carta ricavate da fogli di quotidiani incollati, utilizzate per archiviare corrispondenza e atti giudiziari.
Circostanza confermata il 22 ottobre 2015 nella deposizione resa davanti al pm dal Commissario capo della Casa circondariale de l’Aquila: «Con la detenuta Lioce ha avuto inizio un attrito dovuto inizialmente al fatto che la stessa ha accumulato un notevole quantitativo di documenti all’interno della propria cella, fatto che rendeva difficoltoso effettuare le ordinarie perquisizioni».
Da quel momento – ha aggiunto – ogni ulteriore oggetto ritirato alla detenuta è divenuto un motivo di contrasto e protesta, come è stato per una banale laccetto porta occhiali che la detenuta aveva ricavato con una striscia di tessuto. Manufatto non consentito dal regolamento e il cui sequestro ha provocato ulteriori tensioni con la reclusa. Un crescendo che di volta in volta si è focalizzato su oggetti banali e insignificanti.
In questo modo, in appena tre mesi sono stati elevati nei confronti della Lioce 70 provvedimenti disciplinari, come hanno denunciato in occasione della udienza del 15 settembre scorso i suoi legali, Caterina Calia, Ludovica Formoso e Carla Serra, che fanno anche notare come la permanenza di questo regime detentivo ultrarestrittivo non abbia più fondamento in assenza di quell’organizzazione esterna, smantellata nel 2003, in cui la Lioce militava.
Dopo aver constatato che le normali vie di ricorso legale non avevano sortito alcun effetto, Nadia Lioce ha inscenato, dal marzo al settembre 2015, la battitura della porta blindata al termine di ogni perquisizione, suscitando da sola tanto di quel baccano da essere trascinata a processo.«Come ormai da tempo accade– scriveva in un rapporto del 4 settembre 2015 l’agente scelto del Reparto operativo mobile che assieme ad una collega aveva eseguito la perquisizione – in risposta a tali controlli, alle ore 8.45 circa, iniziava a protestare battendo una bottiglietta di plastica contro il cancello della propria camera detentiva fino alle ore 9.15 circa».
Un atteggiamento ritenuto «strumentorio», dal vice Ispettore del Rom che in un altro rapporto ricorreva a questo inusitato neologismo per censurarne il comportamento chiedendo che la segnalazione venisse inviata alla locale autorità giudiziaria. Altrove le proteste della Lioce venivano qualificate come manifestazione «della sua indole rivoluzionaria», suscettibile di sanzioni disciplinari come l’applicazione della misura dell’isolamento punitivo ( 14 bis Op).
Come se non bastasse, è venuta la richiesta di disporre «previo accertamento e quantificazione del danno, da eseguirsi a cura dell’addetto alla m. o. f. ( manutenzione ordinaria fabbricati)», un «provvedimento di addebito a titolo di risarcimento per i danni rilevabili sul cancello della camera detentiva di assegnazione», provocati dalla percussione di una bottiglietta di plastica sulle pesanti porte di ferro blindato.

Cremona 14 11 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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