Archive for the 'cronaca nazionale' Category

mag 21 2017

la legge del più forte- cinquecentoventisette 20 05 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – CINQUECENTOVENTISETTE
Realtà e immagine; il primo pezzo è tratto dalla Cassazione Iori, il secondo dal Dubbio on line: facessimo un sondaggio, gravi entrambi i modi di “far diritto”, temo colpirebbe gli italiani più il secondo caso del primo, dove si spiega a chiare lettere come un cittadino possa beccarsi l’ergastolo; il cittadino è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio anche coi singoli indizi, purché rientrino nel “quadro indiziario complessivo”, che facilmente può essere battezzato: idea innata, ovvero lo storico “teorema” berlusconiano.
—“La censura rivolta dal ricorrente alla valenza dimostrativa del dato indiziario in
esame, sotto il profilo dell’omesso accertamento oltre ogni ragionevole dubbio
delle modalità di somministrazione dei farmaci in forme tali da occultarne il
sapore alle vittime e da impedire che la Ornesi se ne accorgesse, e quindi della
attribuzione della relativa intossicazione alla condotta omicidiaria dell’imputato,
sconta – in definitiva – un errore logico-giuridico nell’approccio critico al criterio
legale di apprezzamento della prova indiziaria, che si pone in aperto contrasto
coi principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità, in forza dei quali il termine di raffronto della valutazione demandata alla Corte di Cassazione sulla tenuta logico-dimostrativa del ragionamento probatorio di tipo ínferenziale esplicitato dal giudice di merito nella motivazione della sentenza di condanna, rispetto al quale deve essere
verificato il rispetto della regola processuale di cui all’art. 533 comma 1 cpp, non è costituito dal singolo indizio, isolatamente considerato, che può anche non assumere valenza decisiva agli effetti della prova del reato e della colpevolezza dell’imputato –
proprio perché, essendo indizio e non prova, è suscettibile per definizione di una portata possibilistica, non munita di univoca capacità dimostrativa – ma dall’idoneità del quadro indiziario complessivo a soddisfare i requisiti stabiliti dall’art. 192 comma 2 del codice di rito nei termini che sono stati sopra indicati”—
—Questo magistrato in cinque anni ( dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2009) aveva redatto 314 sentenze, circa 60 l’anno. «Per fare un confronto, un Consigliere presso la Corte di Cassazione nello stesso lasso temporale ne scrive circa 490», ha dichiarato prima di votare contro l’accoglimento della progressione in carriera della toga di Cagliari il presidente Canzio. «Ma oltre ad una produttività irrisoria, questo magistrato – ha aggiunto – deposita le sentenze con ritardi fino a 6 anni, e i ritardi minimi sono di circa un anno e mezzo». Questo quadro d’insieme, secondo il presidente della Cassazione, determina il fatto che mentre «in qualunque Paese europeo si discuterebbe di impegno, laboriosità, equilibrio, capacità di fare il giudice, noi discutiamo non se possa fare il magistrato ma se possa conseguire la settima valutazione di professionalità. E questo fa di noi un unicum». E ancora: «Io vado dicendo da moltissimo tempo che in un’organizzazione complessa, un potere dello Stato con migliaia e migliaia di magistrati, dove le valutazioni di professionalità sono positive per il 99,7%, evidenzia un deficit delle circolari in materia di valutazione di professionalità», ha proseguito Canzio secondo il quale questo «è un caso clamoroso e scandaloso, con ritardi intollerabili in qualsiasi Paese europeo» . I ritardi, poi, mettono in evidenza una minore azione di controllo negli anni da parte dei capi: «Dove erano il presidente della Sezione, il presidente della Corte d’Appello, quando rilevavano che la sentenza non era depositata nei termini previsti e si arrivava a depositi dopo 6 anni?». La toga di Cagliari è «un magistrato non idoneo a svolgere il suo lavoro, la cui votazione positiva sarebbe uno scandalo», ha concluso il presidente della Cassazione.—

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mag 20 2017

la legge è uguale per tutti 20 05 2017

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LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI Ma di fatto non lo è, lamenta il Davigo Piercamillo, che, fosse un politico, rifiuterebbe di sedersi a fianco di certi colleghi; anzi, i Governi legiferano per impedirci di condannare i colpevoli. E purtroppo, questa è l’Italia di oggi, non solo i Governi, tutti i politici in genere subiscono e tacciono, anche di fronte a situazioni come quelle sotto, che conoscono alla perfezione. Dalla Stampa on line: —Stretta sui licenziamenti dei furbetti nel testo unico del pubblica impiego approvato dal Cdm. Con le nuove regole sarà licenziato anche il dipendente statale con tre anni di fila di valutazione negativa. Accanto ai furbetti del cartellino e alle assenze ingiustificate, cartellino rosso anche per chi viola in modo grave e reiterato i codici di comportamento oppure per chi rende troppo poco e riceve costanti valutazioni negative— Dal Dubbio on line: —Ma oltre ad una produttività irrisoria, questo magistrato – ha aggiunto – deposita le sentenze con ritardi fino a 6 anni, e i ritardi minimi sono di circa un anno e mezzo. Questo quadro d’insieme, secondo il presidente della Cassazione, determina il fatto che mentre «in qualunque Paese europeo si discuterebbe di impegno, laboriosità, equilibrio, capacità di fare il giudice, noi discutiamo non se possa fare il magistrato ma se possa conseguire la settima valutazione di professionalità. E questo fa di noi un unicum» ……. E ancora: «Io vado dicendo da moltissimo tempo che in un’organizzazione complessa, un potere dello Stato con migliaia e migliaia di magistrati, dove le valutazioni di professionalità sono positive per il 99,7%, evidenzia un deficit delle circolari in materia di valutazione di professionalità», ha proseguito Canzio ….. «Dove erano il presidente della Sezione, il presidente della Corte d’Appello, quando rilevavano che la sentenza non era depositata nei termini previsti e si arrivava a depositi dopo 6 anni?». La toga di Cagliari è «un magistrato non idoneo a svolgere il suo lavoro, la cui votazione positiva sarebbe uno scandalo», ha concluso il presidente della Cassazione. Il parere del Consiglio giudiziario che accompagnava la proposta era comunque positivo. «Indipendente, preparato, costantemente attaccato al lavoro, con l’incapacità di sottrarsi all’abitudine di motivare con la massima pignoleria ogni provvedimento adottato, estensore di sentenze di centinaia di pagine», si poteva leggere. Ma al momento della votazione finale, il Csm si è spaccato: 10 i consiglieri, compresi appunto Canzio e Ciccolo, per la linea “dura”, 11 quelli favorevoli all’avanzamento “a prescindere”, 3 gli astenuti—
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mag 19 2017

la legge del più forte-cinquecentoventisei 19 05 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – CINQUECENTOVENTISEI Sul Dubbio on line, Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense; stamattina ha scritto la sua anche Mario Calabresi, direttore di Repubblica —Ci troviamo di fronte a uno scempio: come avvocato non riesco a immaginare nulla di più grave, né peggiore attacco agli equilibri democratici di un paese, che la volgare violazione del diritto alla difesa perpetrata attraverso la pubblicazione di una intercettazione del colloquio tra indagato e difensore. E’ perfettamente superfluo soffermarsi sulle plurime violazioni di norme di legge poste a tutela del rapporto tra avvocato ed assistito. Quello che è culturalmente inaccettabile è il calpestare in questa maniera i dettami della Costituzione posti a presidio della democrazia.— E’ questione di genetica: se gli inquirenti, Giudiziaria o Procura che siano, non violano la legge che vieta quella intercettazione, i giornalisti non sono in grado di svolgere il loro dovere professionale. —E’ sconfortante pensare come tante vite umane in questi decenni si siano immolate per difendere le libertà dei nostri cittadini, e il loro sacrificio venga profanato da una idea “commerciale” della giustizia ridotta a merce da svendere sul mercato: senza regole, senza rispetto della legalità, senza rispetto della persone, senza rispetto della moralità. E questo sarebbe il meno. Quando a ciò si aggiunga che la violazione di un diritto costituzionale fondamentale, avviene non solo per finalità di mercato ma, di fatto, per regolare i conti di una battaglia politica. Per questa ragione il Consiglio nazionale forense nel manifestare piena solidarietà al collega Federico Bagattini si è convocato in seduta permanerete al fine di intraprendere, insieme a tutte le rappresentanze dell’avvocatura, ogni iniziativa idonea ad affrontare una battaglia di civiltà non più eludibile. E chiede al Presidente della Repubblica un incontro per rappresentare le preoccupazioni della categoria chiamata dai padri costituenti a difendere i diritti dei cittadini.————- Idea “commerciale” della giustizia perché il giornale, che non viola alcuna legalità, informa, se pur con la visione modellata sui propri credo, anche politici? La mia idea, nata da anni di studio del caso Iori, è che il singolo avvocato non possa combattere per il rispetto delle regole processuali: gli Ordini sì, purché facciano le battaglie giuste. Un giudice o un carabiniere che passino atti coperti dal segreto istruttorio al giornale amico, senz’altro commettono un reato, ma non è il comportamento più grave; molto peggio, e non è un reato, ed è molto frequente nel processo, che il giudice non risponda agli argomenti dell’avvocato. Uno dei tanti esempi dal caso Iori: la Corte di primo grado stabilisce in sentenza (!) che il Dna della “vittima” sul blister di Xanax l’abbia trasportato il medico che, richiesto in Aula dalla Difesa, fa vedere di non averlo toccato dalla parte del Dna, e oltretutto indossava i guanti da pronto soccorso. Altro che una pubblicazione scorretta che viola la riservatezza, con sistemi del genere è arrivato un ergastolo.
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mag 19 2017

interpretare è diritto 19 05 2017

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INTERPRETARE E’ DIRITTO
Anche mio. Repubblica on line piazza un titolo:
-Il re olandese e i migranti: vado a ringraziare la Sicilia da sola sta salvando l’Europa- dove il re senz’altro intende fare un elogio ai poveri siciliani che, sospetto, molto volentieri si sottrarrebbero al dovere di salvare, da soli, l’Europa……

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mag 19 2017

magistrale 19 05 2017

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MAGISTRALE
Mario Calabresi, direttore di Repubblica, disegna con chiarezza doveri e responsabilità di politici, giudici, giornalisti:
—Ora a tenere banco è la telefonata tra Tiziano e Matteo Renzi e nell’intervista al nostro giornale il ministro della Giustizia sostiene che non doveva essere pubblicata perché non ha alcuna rilevanza penale. In questa frase di Andrea Orlando è contenuto tutto il conflitto che da anni contrappone politici e giornalisti. Il ministro della Giustizia ha certo il dovere di sostenere che quel colloquio intercettato e mai depositato nelle carte dell’inchiesta non doveva uscire, perché non ha rilevanza penale, ma non può dire che non andava pubblicato in un libro o sui giornali.
Non si può chiedere ai giornalisti di autocensurarsi, di farsi carico dell’incapacità delle istituzioni di tenere riservati pezzi di inchieste. Il dovere per chi fa il nostro mestiere è quello di pubblicare tutto ciò che è giornalisticamente rilevante, che può avere un valore per l’opinione pubblica.
Questo però non significa che il modo con cui quella conversazione è uscita sia legittimo e che non abbia provocato fortissima tensione tra procure e investigatori. È evidente che c’è stata una violazione del segreto d’ufficio da parte di un pubblico ufficiale ma per perseguirla non è necessaria una nuova legge, quelle che ci sono bastano e avanzano.

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mag 19 2017

io posso, tu no! 19 05 2017

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IO POSSO, TU NO!
Da Repubblica:
—Borghezio in aula si era difeso sostenendo che le sue erano solo critiche al governo e non frasi razziste. “Non ho mai sostenuto la superiorità della razza europea rispetto ad altre”, aveva spiegato. A ‘La Zanzara’ Borghezio aveva detto che “gli africani sono africani e appartengono a un’etnia molto diversa dalla nostra”. Rispondendo alle domande dei conduttori, aveva aggiunto che noi italiani “non siamo congolesi, abbiamo un diritto ultramillenario”, e ancora che “Kyenge fa il medico, gli abbiamo dato un posto in una Asl che è stato tolto a qualche medico italiano”—
E Borghezio è stato condannato, per diffamazione aggravata da discriminazione razziale, a mille euro di multa e 50mila di risarcimento alla Kyenge.
Premesso che la diffamazione è un delitto dai confini molto labili, che in molti casi è difficile tracciare, qualcuno deve pur decidere, e quello è il giudice. Va bene. Va molto meno bene il risarcimento, che deve sempre corrispondere al danno subito: la Kyenge dalle parole di Borghezio ha solo guadagnato in pubblicità. Fin qui, spero si sia d’accordo in tanti. Poi lancio una provocazione: Borghezio, se ho capito bene la sentenza, ho letto anche gli altri on line dei giornali di sinistra, è stato condannato, riducendo all’osso, perché, avendo detto che la Kyenge è una negra e si porta dietro la sua cultura che, piaccia o non ai benpensanti, è parecchio inferiore all’europea, ha stabilito che le razze esistono; e Gianni Letta con Napolitano, che l’hanno fatta ministro dell’integrazione, l’hanno fatta ministro, e proprio dell’integrazione, per quale motivo? Il gioco del negro è buono solo per loro?

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mag 19 2017

elogio della follia 19 05 2017

ELOGIO DELLA FOLLIA
Mario Draghi: la crisi economica è alle spalle.

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mag 19 2017

sogno o son desto? 19 05 2017

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SOGNO O SON DESTO?
E’ Beppe Sala, sindaco di Milano, a spiegare a Repubblica: –Sabato saremo tutti per strada, a Milano, e spero davvero ci sia tanta gente. Dal giorno dopo, però, riprenderemo a fare quello che facciamo ogni giorno: lavorare affinché ci sia una vera integrazione, e non solo una generica accoglienza–
Troppo modesto, noi italiani siamo già quasi integrati, tra un po’ anche le nostre donne usciranno col velo.

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mag 18 2017

la legge del più forte-cinquecentoventicinque 18 05 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – CINQUECENTOVENTICINQUE Io metto in filigrana, da anni, il comportamento dei giudici dei tre processi Iori, lo seziono atto per atto, a volte riga per riga, e li bastono a sangue, i giudici alla sfera di cristallo et similia. Ma per quanto io sia duro, confronto al collega qui sotto, beatificato dal Consiglio superiore della Magistratura secondo l’articolo del Dubbio on line, se i colleghi al 99,7%, ciascuno ha i propri difetti, son come lui, i giudici dei processi Iori van promossi a dir poco santi. I giudici italiani sono tra i migliori d’Europa, secondo il sito dell’Anm; giudici italiani che al primo fallo beccano un cartellino, secondo Davigo Piercamillo. Fosse un normale pubblico dipendente, il giudice di sotto, per esempio un impiegato di cancelleria del Tribunale, non dico che gli farebbe il giudice dell’eventuale caso. Pensiero finale: spero tantissimo che il Dubbio on line abbia preso una cantonata.
——La valutazione di professionalità di una toga ha “spaccato” la scorsa settimana il plenum del Consiglio superiore della magistratura, mettendo in minoranza il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio e il procuratore generale Pasquale Ciccolo, fautori del “merito” rispetto a logiche che a volte paiono esclusivamente “corporative”. Questo il fatto. Un magistrato in servizio presso la Corte d’Appello di Cagliari doveva essere esaminato per la settima valutazione di professionalità. Tale valutazione è un passaggio importante nella carriera di una toga: dopo di questa, fino al momento della pensione, non sarà infatti più valutato. Ai fini del giudizio, la “produttività”, cioè il numero di sentenze scritte e depositate, è uno dei principali indicatori per la valutazione positiva. Questo magistrato in cinque anni ( dal 1° gennaio 2005 al 31 dicembre 2009) aveva redatto 314 sentenze, circa 60 l’anno. «Per fare un confronto, un Consigliere presso la Corte di Cassazione nello stesso lasso temporale ne scrive circa 490», ha dichiarato prima di votare contro l’accoglimento della progressione in carriera della toga di Cagliari il presidente Canzio. «Ma oltre ad una produttività irrisoria, questo magistrato – ha aggiunto – deposita le sentenze con ritardi fino a 6 anni, e i ritardi minimi sono di circa un anno e mezzo». Questo quadro d’insieme, secondo il presidente della Cassazione, determina il fatto che mentre «in qualunque Paese europeo si discuterebbe di impegno, laboriosità, equilibrio, capacità di fare il giudice, noi discutiamo non se possa fare il magistrato ma se possa conseguire la settima valutazione di professionalità. E questo fa di noi un unicum». E ancora: «Io vado dicendo da moltissimo tempo che in un’organizzazione complessa, un potere dello Stato con migliaia e migliaia di magistrati, dove le valutazioni di professionalità sono positive per il 99,7%, evidenzia un deficit delle circolari in materia di valutazione di professionalità», ha proseguito Canzio secondo il quale questo «è un caso clamoroso e scandaloso, con ritardi intollerabili in qualsiasi Paese europeo» . I ritardi, poi, mettono in evidenza una minore azione di controllo negli anni da parte dei capi: «Dove erano il presidente della Sezione, il presidente della Corte d’Appello, quando rilevavano che la sentenza non era depositata nei termini previsti e si arrivava a depositi dopo 6 anni?». La toga di Cagliari è «un magistrato non idoneo a svolgere il suo lavoro, la cui votazione positiva sarebbe uno scandalo», ha concluso il presidente della Cassazione. Dello stesso avviso il pro- curatore generale Ciccolo: «Questo magistrato ha riportato condanne disciplinari definitive per ritardi molto gravi». Una votazione positiva rende «difficile la difesa del prestigio della magistratura anche a discapito di quelli che svolgono il loro compito con impegno e serietà». Il parere del Consiglio giudiziario che accompagnava la proposta era comunque positivo. «Indipendente, preparato, costantemente attaccato al lavoro, con l’incapacità di sottrarsi all’abitudine di motivare con la massima pignoleria ogni provvedimento adottato, estensore di sentenze di centinaia di pagine», si poteva leggere. Ma al momento della votazione finale, il Csm si è spaccato: 10 i consiglieri, compresi appunto Canzio e Ciccolo, per la linea “dura”, 11 quelli favorevoli all’avanzamento “a prescindere”, 3 gli astenuti. Il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e il laico Giuseppe Fanfani non erano presenti. Cosicché, per un voto, “todos caballeros”.
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mag 18 2017

il presidente emerito 18 05 2017

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IL PRESIDENTE EMERITO Dall’Ansa. Presidente emerito, non si preoccupi, ci penserò io! Lei però che oggi senza mezzi termini accusa il Parlamento, quand’era presidente non ancora emerito, nonché presidente del Consiglio superiore della Magistratura, ha mai detto chiaro a chi erano imputabili, nella maggior parte dei casi, gli abusi di intercettazioni e pubblicazione? —Tutti adesso gridano contro l’abuso delle intercettazioni e l’abuso della pubblicazione. È un’ipocrisia paurosa perché è una questione aperta da anni e anni con sollecitazioni frequenti e molto forti da parte delle alte istituzioni. Io personalmente ho messo il dito in questa piaga e non c’è mai stata una manifestazione di volontà politica per concordare provvedimenti che avessero messo termine a questa insopportabile violazione della libertà dei cittadini, dello stato di diritto e degli equilibri istituzionali. Così l’ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
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