Archive for the 'cronaca nazionale' Category

giu 26 2017

fare i conti in privato 26 06 2017

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FARE I CONTI IN PRIVATO
Questa volta l’amico Fabio Cammalleri, commenta su La Voce di New York e Il Foglio, non ci sente, almeno per la Costituzione: la Giustizia deve restare pubblica!
–Per riaffermare la sua volontà di non dimettersi, nonostante la notificazione di un avviso di conclusione delle indagini, il Sindaco non invoca la Legge Fondamentale della Repubblica: come sarebbe giusto; ma il Codice etico del M5S, cioè una deroga privata ad una regola pubblica: che è invece sbagliato.

http://www.lavocedinewyork.com/news/politica/2017/06/23/il-sindaco-raggi-e-il-principio-di-uguaglianza/

Cremona 26 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 26 2017

anche loro! 26 06 2017

ANCHE LORO! Esser citato dal blog di Grillo non mi farebbe alcun piacere, però qui sotto c’è la conferma di ciò che scrivo spesso: in Italia, quando uno che conta vuol parlare di Agricoltura, si rivolge sempre a Coldiretti! –Secondo il dossier della Coldiretti, delle 291 denominazioni Made in Italy registrate, ne risultano protette appena 41, tra l’altro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi di imitazione come “Parmesan cheese”. Di fatto un via libera all’Italian sounding che, con la falsificazione del Made in italy, nel 2016 ha superato i 60 miliardi di fatturato. Un danno enorme per le nostre imprese.
Cremona 26 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 26 2017

oggi a iori, domani a te 26 06 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni. Se anche voi, cari lettori, siete convinti che quel modo di far processi non riguardi solo il povero Iori, ma possa da un momento all’altro toccare noi, guardatela, diffondetela; il titolo che le han dato è:
-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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giu 25 2017

la legge del più forte-cinquecentosessantatre 25 06 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – CINQUECENTOSESSANTATRE Piero Sansonetti sul Dubbio on line. Io stimo moltissimo Guido Salvini, però mi fermo al minimo: su fatti gravi, che hanno determinato la Storia d’Italia, o ha sbagliato Salvini o la Procura Straordinaria di Milano, condotta da Borrelli Francesco Saverio; politici e commentatori non possono stare zitti, tanto più che gli allievi della “scuola” Borrelli, Davigo Piercamillo in testa, sdottorano ancora oggi. Conseguenza logica amarissima: se invece tacciono, nessuna speranza si occupino un giorno delle tante sfere di cristallo dei processi Iori! —Ieri abbiamo pubblicato su questo giornale un’intervista al magistrato Guido Salvini, il quale ci ha svelato una storia veramente inquietante. Ci ha raccontato di come fu ostacolato in tutti i modi dalla Procura di Milano, quando stava lavorando alacremente all’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. All’epoca guidata da Francesco Saverio Borrelli, il magistrato celeberrimo per avere governato il pool di “mani pulite”, quello di Di Pietro e Davigo, che nei primi anni novanta rase al suolo la Prima Repubblica, la democrazia cristiana e il partito socialista. Dottor Borrelli, cosa ci dice di quelle inchieste sulle stragi? Salvini ricostruisce una delle vicende più oscure della storia italiana del dopoguerra: la stagione delle stragi. Che precedette, e certamente in qualche modo influenzò, la lotta armata e gli anni di piombo. Precisamente parliamo della prima fase delle stragi, e cioè del quinquennio che va dal 1969 al 1974 ( poi ci fu una seconda fase, sanguinosissima, negli anni 80). La ricostruzione di Salvini avviene non sulla base di uno studio storico, o di una sua opinione di intellettuale, ma sulla base delle indagini che lui stesso ha svolto, con un certo successo, negli anni ottanta e novanta. Queste indagini riguardarono, in momenti diversi, due degli episodi chiave dello stragismo, e cioè il devastante attentato alla Banca dell’Agricoltura di di piazza Fontana, che avvenne e Milano nel dicembre del 1969 e che diede il via alla strategia della tensione, e poi la strage di Brescia, fine maggio 1974. Per la strage di Brescia si è arrivati martedì scorso alla conclusione giudiziaria con la condanna all’ergastolo, 43 anni dopo, di due degli autori. Per la strage di piazza Fontana, che cambiò faccia alla lotta politica in Italia – dando la parola alla violenza e alle armi e provocando la morte di quasi 2000 persone, tra le quali molti leder politici, compreso Aldo Moro, e molti poliziotti, magistrati, giornalisti – nessuno è in prigione, anche se, soprattutto grazie alle indagini di Salvini, si è ormai scoperto quasi tutto. Gli autori e i mandanti della strage di piazza Fontana e quelli della strage di Brescia erano gli stessi: militanti neonazisti collegati a settori dei servizi segreti. E l’obiettivo – sostiene Salvini – era quello di destabilizzare il paese e rendere possibile una svolta reazionaria, o addirittura un colpo di stato simile a quello avvenuto nel 1967 in Grecia. Questa strategia si interruppe intorno al 1974 con la fine del regime dei colonnelli greci e poi con la caduta degli ultimi due governi totalitari di destra in Europa, e cioè quello della Spagna e quello del Portogallo. Cosa denuncia Salvini? Racconta di come quando toccò a lui prendere in mano una indagine ( quella su piazza Fontana) nata male e proseguita peggio, tra omissioni, incompetenze e depistaggi, le cose iniziarono a cambiare e pezzo a pezzo apparve un mosaico che lasciava capire le responsabilità e le complicità nell’attentato del ‘ 69. Si trattava di lavorare su indizi e anche su prove precise, che Salvini aveva individuato. Ed era possibile e vicina la conclusione dell’inchiesta. A quel punto però in Procura nacque una forte opposizione a Salvini. Per quale ragione? Questo, Salvini non lo spiega, ma noi ci permettiamo di avanzare qualche ipotesi. E’ assai probabile che l’opposizione fosse dovuta essenzialmente alle invidie e alle lotte del potere dentro la magistratura. E lui fu ostacolato, e persino messo sotto inchiesta e accusato davanti al Csm. Per sette anni di seguito dovette pensare a difendersi, mentre la sua inchiesta andava alla malora, le prove si perdevano per strada, i testimoni venivano messi fuori causa. Probabilmente alla Procura di Milano interessava poco assai della strage, che ormai era vecchia di 20 anni e aveva scarse possibilità di influire sulla lotta politica e sui rapporti di forza. Mentre l’inchiesta su Tangentopoli era molto più attuale, e aveva riflessi enormi sulla battaglia politica, sui rapporti tra i partiti, sull’orientamento dell’opinione pubblica. E anche sui nuovi assetti di potere dentro la magistratura. Alla fine Salvini vinse la battaglia, e il Csm riconobbe la sua assoluta innocenza. Però ebbe la carriera stroncata, e cioè l’obiettivo che si poneva qualcuno in Procura fu raggiunto. Noi possiamo anche stabilire che della carriera del dottor Salvini, e delle ingiustizie che ha subito, non ce ne frega assolutamente niente. Benissimo. Però è difficile dire che non ci frega niente neppure della verità su quegli anni, che hanno modificato la storia dell’Italia. E dunque, a parte le scuse a Salvini, dal dottor Borrelli ci aspettiamo qualche spiegazione.
Cremona 25 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 25 2017

maltempo 25 06 2017

Maltempo, tempesta di vento e pioggia:
mais e alberi spianati, ma il Po cala ancora

Campi di mais spianati e alberi sradicati lungo i canali. E’ questo il primo bilancio della Coldiretti Lombardia dopo la tempesta di vento e pioggia che questa mattina ha colpito diverse zone della regione scaricando a terra l’energia termica accumulata in questi giorni di caldo e afa con temperature sopra i 35 gradi. Mentre il Po al Ponte della Becca è sceso ancora, sfondando il muro negativo dei tre metri e arrivando a meno 3,10 metri sullo zero idrometrico. Fra Orzinuovi (Brescia) e Calcio (Bergamo) il granoturco sul quale si era intervenuti con un’irrigazione di emergenza è stato piegato a terra dalle raffiche di vento, mentre sempre nel Bresciano, fra Rudiano e Pumanengo, una tromba d’aria ha sradicato diversi alberi, come è avvenuto anche in zona cremasca, a Rivolta d’Adda, Pandino, Ricengo, e nella zona a nord est di Milano, verso Trecella e Pozzuolo Martesana.
“La situazione è figlia di un andamento climatico sempre più estremo e imprevedibile – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – nei campi ogni anno registriamo danni sempre ingenti legati al meteo. Ogni estate l’energia termica accumulata genera tempeste sempre più violente. Basti pensare solo alle 12 bufere di grandine che l’anno scorso colpirono fra Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova e ai 10 milioni di euro di danni da maltempo registrati nel 2016 in Lombardia”. Nell’ultimo decennio – spiega la Coldiretti – la conta dei danni da maltempo a livello nazionale ha superato i 14 miliardi di euro, mentre nel 2017 la siccità ha colpito i due terzi del territorio agricolo italiano. In Lombardia, dove si tiene monitorato il livello di laghi e fiumi, sul mais e sugli ortaggi si è dovuto anticipare di oltre due settimane le irrigazioni.

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giu 25 2017

vergognoso chi? 25 06 2017

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VERGOGNOSO CHI? Da Repubblica: –Quello di Fabio Fazio è un «comportamento vergognoso». Lo dice ai cronisti Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza della Rai, a margine di un appuntamento a Napoli. «È uno scandalo», aggiunge, perché quando si parlava di «toccare il portafogli del grande comunista» Fabio Fazio «voleva scappare in un’altra tv……. La proposta di contratto in esclusiva per 4 anni con Fabio Fazio è stata accolta a larghissima maggioranza. Passa con il programma «Che Tempo che Fa» da Rai 3 a Rai 1, in prima serata la domenica e in seconda serata il lunedì. L’accordo prevede un compenso complessivo di 11,2 milioni di euro per i quattro anni di vincolo, comprendente in quell’importo anche altre voci legate ai diritti e al format delle sue trasmissioni.– Vergognoso chi chiede o chi paga? per giunta nemmeno coi suoi soldi…. Un Fo Dario, un Benigni Roberto, stimabili o non, sono unici: se li vuoi, la trattativa di mercato ci sta. Ma basta guardare un po’ di Tv private per accorgersi che di presentatori, presentabili, pirla volta meseda, al livello di un Fazio Fabio, ce ne sono a iosa. Fabio Fazio se ne va sdegnato? La prima volta troverà una Tv privata che lo paga, convinta d’aver fatto l’affare; poi, quando si accorgono che anche il nuovo in Rai vale un Fazio Fabio, non è il presentatore a far grande la Tv, ma il contrario, Tv pubblica e Tv private vedranno tornare all’ovile, coda tra le gambe, i Fazio Fabio…..
Ceriana 25 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 25 2017

a volte ha ragione 25 06 2017

A VOLTE HA RAGIONE
E’ Scalfari Eugenio Magno nella lenzuolata domenicale su Repubblica; tutto il resto è il solito rimasticato, però su Piazza Fontana e Piazza della Loggia, spiegate per bene dal nostro Guido Salvini sul Dubbio due giorni fa, bisogna dargli atto che poteva prendersela da Andreotti per finire a Renzi: non l’ha fatto, anche se ha evitato di commentare il giudizio di Salvini sulla Procura Straordinaria di Milano……
–Ma comincerò segnalando un fatto che è passato del tutto inosservato, mentre a me sembra inconcepibile. Il fatto è la strage di piazza della Loggia che avvenne quarantatrè anni fa. Ce lo ricordiamo ancora noi vecchi e molti giovani l’hanno appreso dal racconto dei padri. Ebbene: la Cassazione ha condannato pochi giorni fa i due superstiti autori alla pena dell’ergastolo in varie modalità esecutive, data anche la loro vecchiaia. Oltre quarant’anni per una sentenza definitiva. Vi sembra possibile una lentezza di quel genere? Quale effetto ha sull’apprezzamento della giustizia nel nostro Paese? Non ho sentito nessuna voce critica, segno che gli italiani considerano normale una giustizia che impiega quasi mezzo secolo per una sentenza di questa gravità. Lo ripeto: sono stupefatto e allibito. Fine.

Ceriana 25 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 25 2017

ci pensa la mamma 25 06 2017

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CI PENSA LA MAMMA Casa Juventus; da 90mo minuto; in assenza di Moggi, si fa quel che si può: –La Juventus è alle prese con l’intricata vicenda che riguarda il bagarinaggio dei biglietti dello JuventusStadium: nella vicenda sarebbe coinvolto anche il presidente AndreaAgnelli che potrebbe anche essere squalificato (c’è chi parla di una squalifica di 3 anni!). Il presidente è stato ascoltato nelle scorse settimane dalla CommissioneAntimafia e secondo “Il Fatto Quotidiano” verrà condannato per il coinvolgimento nella questione….. La Juventus starebbe dunque valutando ogni evenienza, anche quella più grave. Il club bianconero starebbe pensando di affidare la presidenza, qualora Andrea Agnelli venisse condannato, ad AllegraAgnelli.
Ceriana 25 06 2017 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 25 2017

oggi a iori, domani a te 25 06 2017

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni. Se anche voi, cari lettori, siete convinti che quel modo di far processi non riguardi solo il povero Iori, ma possa da un momento all’altro toccare noi, guardatela, diffondetela; il titolo che le han dato è:
-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?

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giu 24 2017

la legge del più forte-cinquecentosessantadue 24 06 2017

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – CINQUECENTOSESSANTADUE
Lunga, ma pubblico con grande soddisfazione l’intervista del nostro Guido Salvini al Dubbio. Chi legge solo, e in fretta! le mie critiche ai giudici dei processi Iori, può pensare ce l’abbia con la categoria, che da come si comportano gli elementi di spicco sarebbe più esatto definire “casta”; ce l’ho solo, ma tanto, coi giudici alla sfera di cristallo e sono certo, fosse stato Procuratore il nostro Salvini, non avrebbe nemmeno cercato di iniziare il processo Iori; si sarebbe limitato a incoraggiare gli uomini della Giudiziaria: bravi, vi siete impegnati tanto, come il solito, però le conclusioni le tiro io, prima di presentarle al Gip per l’archiviazione. E’ giusto lo ricordi sempre, basta leggere il suo libretto “Office at night” per capire immediatamente che il nostro Salvini ha in abbondanza, e naturale, non solo di studio, la qualità essenziale di un professionista che voglia fare il giudice: l’equilibrio!
Guido Salvini: «La mia guerra solitaria per sconfiggere gli stragisti»
«Un periodo storico è ormai ricostruito: Ordine Nuovo spargendo il terrore doveva fungere da detonatore affinché il mondo militare attuasse una svolta autoritaria simile a quella greca»
«Un periodo storico è ormai ricostruito: Ordine Nuovo spargendo il terrore doveva fungere da detonatore affinché il mondo militare attuasse una svolta autoritaria simile a quella che vi era stata in Grecia con il golpe dei colonnelli». Guido Salvini, ex giudice istruttore nel processo di Milano sulla strage di Piazza Fontana, commenta così la sentenza definitiva della Cassazione su Piazza della Loggia
Ci son voluti 43 anni per arrivare a una verità processuale. È una vittoria o una sconfitta dello Stato?
Contrariamente a ciò che pensano molti, per me è una vittoria dello Stato di oggi. È stato possibile ottenere la verità perché solo a partire dagli anni 90, con la caduta del Muro di Berlino e l’apertura degli archivi dei servizi d’informazione, sono arrivate le prime testimonianze dagli ambienti della destra eversiva che hanno fatto luce sulle stragi. Inevitabilmente nei processi di questo tipo i tempi sono molto lunghi, si tratta comunque di un risultato che illumina un’altra pagina del quinquennio più tragico della strategia della tensione: quello che va dal 1969 al 1974.
Possiamo dire che tutti i responsabili della bomba a Brescia siano stati individuati?
Non tutti i responsabili delle stragi di Piazza della Loggia e Piazza Fontana sono stati individuati. Possiamo però dire che con le sentenze di Brescia e Milano, la paternità dell’ideazione e dell’esecuzione di queste stragi è certa. Le stesse sentenze di assoluzione per Piazza Fontana affermano che la strage fu commessa dalle cellule venete di Ordine Nuovo ed è riconosciuta in via definitiva la responsabilità di Carlo Digilio ( neofascista reo confesso, ndr), come confezionatore dell’ordigno, che beneficiò della prescrizione grazie alla sua collaborazione. E la sentenza di Brescia irroga condanne all’ergastolo indirizzate ad appartenenti alle stesse cellule venete di Ordine Nuovo.
Due stragi e un’unica firma dunque…
Sì, e probabilmente un identico esplosivo: il Vitezit di fabbricazione jugoslava. Due stragi che rappresentano l’inizio e la fine di un progetto eversivo. Nel mezzo, tante altri attentati e altre stragi, come quella del luglio 1970: un treno deragliò vicino alla stazione di Gioia Tauro per una bomba sui binari. Ci furono 6 vittime e a piazzare l’ordigno, secondo la sentenza, furono esponenti di Avanguardia Nazionale di Reggio Calabria, l’organizzazione gemella di Ordine Nuovo che operava nel Sud.
Cosa succede nel 74? Perché quel progetto eversivo viene accantonato?
Perché ormai la situazione era mutata: cadono i regimi fascisti in Grecia, Portogallo e Spagna. Inizia una distensione internazionale, finisce anche l’epoca di Nixon e quel progetto diventa antistorico.
Chi sono Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, i due uomini condannati per la strage di Brescia?
Due militanti che si pongono ai due estremi della catena di comanda degli ordinovisti veneti. Carlo Maria Maggi era il responsabile dell’organizzazione per tutto il Veneto, non solo un ideologo, ma il capo che pianificava le campagne operative. Era in diretto contatto con il centro di Roma e con il mondo militare. Maggi era quindi lo stratega del gruppo. Maurizio Tramonte, invece, è un personaggio di modesta levatura che a un certo punto raccontò al Sid di Padova di aver partecipato alle riunioni preparatorie della strage di Brescia e di aver fornito appoggio logistico all’operazione. Lo racconta come fonte “Tritone”, cioè come informatore. Era dunque un elemento di collegamento, che dimostra come una parte dei Servizi segreti e il mondo dei neofascisti fossero allora in stretta connessione.
Dunque la condanna di “Tritone” rappresenta un’implicita condanna a una parte dello Stato?
È certo molto indicativa delle collusioni dello Stato in quell’epoca. E non dimentichiamo che nel processo di Catanzaro su Piazza Fontana furono condannati i vertici del SID per aver fatto fuggire in Spagna imputati o testimoni decisivi come Guido Giannettini, un agente di alto livello dello stesso Sid legato a Freda e Marco Pozzan, che di Freda era il braccio destro.
Cosa ha rappresentato Ordine Nuovo per la storia del nostro Paese?
Era un’organizzazione di stampo decisamente neonazista, con un buon livello ideologico e organizzato a due livelli, con circoli pubblici e cellule segrete molto esperte nell’uso dell’esplosivo e delle armi. Si trattava di un’organizzazione che, per il suo anticomunismo, era considerata da una parte dello Stato come “cobelligerante” per impedire uno scivolamento a sinistra del quadro politico italiano. Moltissimi uomini di Ordine Nuovo erano del resto legati al mondo militare o al Sid.
Cosa dice la sentenza della Cassazione di pochi giorni fa sulla stagione della tensione?
Insieme a tutte le altre ci dice che tutti gli attentati di quell’epoca, circa un centinaio, furono materialmente commessi da Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale con un benevolo “controllo senza repressione” da parte dei Servizi di sicurezza italiani e probabilmente americani nell’ottica di un mantenimento dell’Italia in quadro decisamente conservatore.
Lei ha detto che l’esito del processo «premia l’impegno della Procura di Brescia», mentre su Piazza Fontana «la Procura di Milano non ha fatto altrettanto ed ha usato la maggior parte delle sue energie soprattutto per attaccare il giudice istruttore». A cosa si riferiva?
Per parecchi anni la Procura di Milano non si è mai occupata della destra eversiva, nonostante le mie sollecitazioni. Quando decise di intervenire, Saverio Borrelli incaricò di affiancarmi una sostituta appena arrivata in Procura e completamente digiuna di indagini sul terrorismo. Perdipiù una collega che invece di collaborare dichiarò guerra a me, allora giudice istruttore, con l’idea che l’indagine fosse interamente assorbita dalla Procura.
Non si fidavano di lei?
Credo che si trattasse di un senso di fastidio perché un altro ufficio, l’Ufficio Istruzione, aveva raggiunto risultati impensabili mentre la Procura aveva sottovalutato il caso. Quando si fecero vivi i sostituti della Procura entrarono, per inesperienza, in collisione con tutti i testimoni, non mossero un passo avanti e invece di collaborare con me pensarono bene di far aprire dal Csm un procedimento di incompatibilità ambientale nei miei confronti cioè di farmi cacciare da Milano. L’obiettivo era impadronirsi di un’indagine sulla quale comunque da soli non erano in grado di ottenere alcun risultato. Ad esempio quando la Procura andò a Catanzaro per fotocopiare gli atti del vecchio processo su Piazza Fontana acquisì l’agenda del 1969 di Giovanni Ventura. Non si accorsero nemmeno che lì dentro c’era il nome di Carlo Digilio e i riferimenti ad un casolare vicino a Treviso dove Ventura, Zorzi e tutti gli altri veneti avevano la base logistica con le armi e gli esplosivi. Digilio aveva raccontato di questo casolare e le assoluzioni in dibattimento vi furono anche perché quella base non era stata trovata. La conferma stava in quelle agende, ma la Procura non si accorse nemmeno di avere in mano la prova regina. Qualche anno dopo la Procura di Brescia studiò la stessa agenda e trovò subito il casolare che stava ancora lì. Ma ormai era tardi
Perché la ritenevano incompatibile con la sede di Milano?
II Csm, che all’epoca accoglieva qualsiasi cosa dicesse la Procura di Milano, aprì nei miei confronti il procedimento per “incompatibilità”, una procedura barbara che spesso significa solamente che sei diventato sgradito a qualche magistrato più potente di te. Mio padre è stato magistrato a Milano per 40 anni. Io, all’epoca lo ero da 20, avevo fatto importanti indagini in tutti i settori, lì c’era tutta la mia vita. Sette anni di procedimento con la minaccia di trasferimento possono schiantare una persona. E in più, non riuscivano a capirlo, hanno paralizzato l’ultima parte dell’indagine su Piazza Fontana, la fase decisiva. Io dovevo difendermi tutti i giorni dai loro attacchi e contemporaneamente correre a fare gli interrogatori con Digilio. Furono sette anni di inferno anche se alla fine vinsi il procedimento al Csm. Francesco Saverio Borrelli, che di mio padre era stato collega per tanti anni in Assise, dovrebbe ricordare che ha giocato con la mia vita e con quella della mia famiglia. Aspetto ancora le sue scuse.

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