Archive for the 'cronaca internazionale' Category

giu 23 2018

anche la geografia per la francia 23 06 2018

ANCHE LA GEOGRAFIA PER LA FRANCIA Chiediamo di non gestire caso per caso, proporremo domani uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino. Lo ha detto, a proposito della crisi dei migranti e della riunione informale di domani a Bruxelles, il presidente francese Emmanuel Macron, prendendo la parola al termine dell’incontro all’Eliseo con il premier spagnolo, Pedro Sanchez. Bisogna essere chiari e guardare le cifre. L’Italia non sta vivendo una crisi migratoria come c’era fino all’anno scorso. Chi lo dice, dice una bugia— Su Huffington Post, senza vergogna, Macron: migranti nel porto sicuro più vicino, poi si vedrà. Invece che dall’Africa, calassero dalla Gran Bretagna, sarei curioso di ascoltare la nuova versione, sempre a favore della grandeur della Francia.
Cremona 23 06 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 21 2018

ceta sì, ceta no 21 06 2018

CETA SI’, CETA NO
La versione Coldiretti:
“La decisione di non ratificare il trattato di libero scambio con il Canada (CETA) è una scelta giusta di fronte ad un accordo sbagliato e pericoloso per l’Italia contro il quale si è sollevata una vera rivolta popolare che ci ha visti protagonisti su tutto il territorio nazionale dove hanno già espresso contrarietà 15 regioni, 18 province 2500 comuni e 90 Consorzi di tutela delle produzioni a denominazioni di origine”. E’ quanto afferma il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo nell’esprimere soddisfazione per le dichiarazioni del Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio che ha annunciato l’intenzione del Governo di chiedere al Parlamento di non ratificare il trattato CETA e gli altri accordi simili, come del resto previsto nel contratto di governo.
Nel Parlamento uscito dalle urne c’è peraltro una ampia maggioranza assoluta trasversale contraria al trattato, afferma la Coldiretti che è stata protagonista della mobilitazione NO CETA sul territorio nazionale insieme ad una inedita alleanza tra diverse organizzazioni Coldiretti, Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch. L’accordo è entrato in vigore in via provvisoria il 21 settembre 2017 in attesa di essere ratificato da tutti i Parlamenti degli Stati membri dell’Ue ma al momento, per le forti opposizioni, si sono espressi solo 11 Paesi su 28 ossia Danimarca, Lettonia, Estonia, Lituania, Malta, Spagna, Portogallo, Croazia, Repubblica Ceca, Austria e Finlandia. Per l’Italia l’opposizione è giustificata dal fatto che con il CETA per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma sarà anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma si è dimostrata essere soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi, dal Giappone al Messico, dall’Australia alla Nuova Zelanda fino ai Paesi del Sud America (Mercorsur) che sono stati così autorizzati a chiedere lo stesso tipo di concessioni. Secondo Coldiretti su un totale di 292 denominazioni italiane riconosciute, ben 250 non godono di alcuna tutela nel trattato. Il CETA inoltre prevede l’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada del grano dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. E pesa anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero da un Paese dove si utilizzano ormoni della crescita vietati in Italia. “E’ inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale” conclude il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “all’estero, sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre e le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l’Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell’export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi”—————
La versione dell’Avvenire: Il trattato di libero scambio tra Unione europea e Canada, l’ormai famoso Ceta firmato nell’estate del 2017, sarà probabilmente la prima vittima della svolta sovranista dell’Italia. Gian Marco Centinaio, ministro dell’Agricoltura e del Turismo, ha annunciato in un’intervista alla Stampa che il governo chiederà al Parlamento di non ratificare l’accordo. Difficilmente questa richiesta sarà respinta: già lo scorso luglio il Senato aveva rimandato a data destinarsi la ratifica del trattato e con il successo elettorale di Cinque Stelle e Lega il fronte a favore del libero scambio è ormai largamente in minoranza in entrambe le aule del Parlamento. Il Ceta è in vigore in via provvisoria dallo scorso 21 settembre nella sola parte commerciale, mentre per quella che riguarda la tutela degli investimenti (dove un arbitrato internazionale sarebbe chiamato a risolvere le dispute tra Stati e aziende) la competenza è nazionale. Per come funzionano le regole europee, il no dell’Italia potrebbe fare saltare l’intero trattato. Nell’ottobre del 2016 era stata la piccola regione belga della Vallonia a mettere a rischio la firma dell’intesa. L’Italia ha un altro peso e, se vuole, può cancellare il Ceta. Sarebbe una vittoria paradossale. La motivazione offerta dal ministro dell’Agricoltura nell’intervista è piuttosto debole. «Non ratificheremo il trattato di libero scambio con il Canada perché tutela solo una piccola parte dei nostri prodotti Dop e Igp» spiega Centinaio, ignorando però che proprio i consorzi di tutela dei prodotti tipici italiani – associati nell’Aisig, che rappresenta più del 90% delle eccellenze italiane – sono stati tra i grandi sostenitori dell’accordo con il Canada. Se non altro perché, prima del Ceta, Ottawa riconosceva le tipicità dei vini europei, in virtù di un accordo del 2003, ma non per le Dop o Igp alimentari. Con il trattato invece Ottawa accetta di proteggere 176 denominazioni europee, di cui 41 italiane (su 295 Dop e Igp totali del nostro paese). Protetto quasi tutto l’export Dop e Igp italiano È vero che che molti prodotti tipici italiani restano esclusi, ma il loro peso è minimo: le Dop e Igp incluse nella lista del Ceta fanno più del 90% dell’export italiano globale di prodotti tipici alimentari, che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita vale complessivamente 3,4 miliardi di euro. Nel caso specifico, il Canada è il settimo maggiore importatore di specialità italiane e assorbe l’1,2% dell’export. La quasi totalità delle sue importazioni di Dop e Igp italiane consiste in cinque eccellenze del made in Italy: Parmigiano Reggiano, Aceto Balsamico di Modena, Pomodoro San Marzano, Pecorino Romano e Mozzarella di bufala campana. Tutti prodotti naturalmente inclusi nel Ceta e che effettivamente hanno un forte bisogno di protezione all’estero, dove sono spesso selvaggiamente imitati. Un problema che evidentemente non vivono altre Dop e Igp, meno celebri o più difficili da esportare, come la Casciotta d’Urbino o la Castagna del Monte Amiata. Sulla contraffazione il trattato ha introdotto un’importante misura di contrasto al cosiddetto italian sounding, cioè l’offerta di cibi stranieri che sembrano italiani. I canadesi potranno continuare a proporre mozzarella cheese o parmesan, ma l’origine del prodotto andrà messa in evidenza e sarà vietato usare nomi evocativi del Belpaese o decorare la confezione con richiami all’Italia. Si superano anche alcuni casi incredibili, come quello del Prosciutto di Parma, che prima del Ceta era costretto a presentarsi in Canada come “the original Prosciutto” perché chiamandolo Prosciutto di Parma i salumifici emiliani violavano il marchio “Parma Ham” registrato dalla multinazionale Maple Leaf, che lo utilizza per un prosciutto tutto canadese. «Dopo vent’anni di contese legali finalmente possiamo usare il nostro vero nome sul mercato del Canada, che per noi vale circa 10 milioni di euro all’anno. È stato un risultato positivo, siamo convinti che nel commercio internazionale si debbano trovare accordi invece di andare allo scontro» spiega Stefano Fanti, del consorzio del Prosciutto di Parma. I grandi consorzi considerano l’accordo un importante passo avanti e lo difendono nonostante, per alcuni, la delusione dei primi mesi. Ad esempio Grana e Parmigiano si sono visti assegnare solo una piccola quota delle prime 16mila tonnellate aggiuntive di importazione di formaggio in Canada esente da dazi previste dal trattato: i caseifici canadesi hanno fatto pressione per assegnare le quote a formaggi di qualità medio-bassa, come il gouda olandese, dei quali non temono la concorrenza. Ma questi sono i correggibili difetti nell’applicazione di un trattato considerato molto positivamente dagli organismi che tutelano il made in Italy. Il crollo verticale delle importazioni di grano duro canadese In realtà non sono le aziende dei prodotti di origine protetta a contrastare contro il Ceta, ma la maggioranza delle associazioni degli agricoltori, con Coldiretti in prima fila. È una dinamica tipica di ogni accordo di libero scambio: con l’apertura dei mercati ci sono settori e imprese che ci guadagnano e altre che ci perdono. Gli agricoltori temono, in particolare, la concorrenza del Canada nel settore del grano e del frumento, di cui il Paese americano è un grande esportatore. È un timore fondato, come sono fondate le perplessità riguardo l’uso massiccio di erbicidi, in particolare del glifosato, nei campi del Canada. Su questo aspetto conviene però ricordare che l’Europa ha qualche punto fermo, nelle trattative con il resto del mondo: uno di questi è che non si possono fare cedimenti sugli standard di sicurezza alimentare quando si trattano accordi commerciali. Quindi ogni prodotto importato non può avere caratteristiche incompatibili con la legislazione europea. Ad esempio resta il divieto di importazione di carni che non rispettino i nostri standard, come i famigerati “manzi agli ormoni”, o di prodotti agricoli geneticamente modificati così come di qualsiasi cosa che sia sotto gli standard sanitari europei. Sulla temuta invasione del grano, i primi numeri dell’applicazione provvisoria del Ceta, diffusi a fine aprile dall’ufficio canadese dell’Istituto per il commercio estero italiano e basati sui dati ufficiali riportati da Statistics Canada, dicono che semplicemente questa inondazione di frumento non esiste. Anzi, è proseguita la caduta delle importazioni di grano canadese in Italia, che nell’arco di tre anni si sono dimezzate, scendendo, in valore, da 446 a 173 milioni di dollari canadesi tra il 2015 e il 2017. Nei primi cinque mesi di entrata in vigore del Ceta, le vendite di grano canadese in Italia sono diminuite del 47% per il grano tenero e del 91% per quello duro. Nello stesso periodo le esportazioni agroalimentari italiane in Canada sono aumentate del 15%, raggiungendo i 581,6 miliardi di dollari canadesi, con un aumento in valore del 18% per la frutta, del 19% per i formaggi, del 52% per il prosciutto crudo e dell’11% per il vino. Certo, la svalutazione del dollaro canadese (quasi -10% rispetto all’euro in un anno) gonfia il dato, ma anche al netto del fattore cambio sono crescite significative. Il protezionisimo autolesionista dell’Italia E l’Italia, per fortuna, non esporta solo cibo. Dei quasi 4 miliardi di euro di export italiano in Canada del 2017, contro gli 1,5 miliardi di importazioni, l’alimentare valeva 390 milioni, le bevande 396, mentre i macchinari fanno 818 milioni di export, gli autoveicoli 287 e l’abbigliamento 218. Sono tutti settori che possono beneficiare dell’abbattimento dei dazi e delle semplificazioni burocratiche previste dal Ceta, anche se i primi dati del 2018 – complice anche il rallentamento della crescita globale – non mostrano miglioramenti significativi. Complessivamente, comunque, nei primi tre mesi dell’anno l’export italiano in Canada è aumentato del 3%, a 947 milioni di euro, mentre le importazioni sono calate del 2,7%, a 422 milioni. Le sorti delle aziende e dei posti di lavoro italiani non dipendono certamente dal successo dell’intesa raggiunta con il Canada, meta di una fetta piccola (solo lo 0,8%) delle nostre esportazioni. La pulsione sovranista contro il libero scambio e i mercati aperti è però una tendenza pericolosa. Il presente e il futuro dell’economia italiana si basano infatti sull’export. Come ricordava qualche giorno fa il rapporto della Sace, l’azienda della Cassa depositi e prestiti che accompagna sotto il profilo finanziario e assicurativo le imprese che esportano, negli ultimi sette anni l’export è stato l’unico componente in crescita del Pil italiano: senza il contributo delle vendite all’estero, il Pil del 2017 sarebbe stato di 6,4% punti più basso di quello del 2010. Non siamo gli Stati Uniti, che hanno chiuso il 2017 con un passivo commerciale di quasi 800 miliardi di dollari. Al contrario, il nostro bilancio degli scambi nel 2017 si è chiuso con un attivo di 47,5 miliardi di euro. Dovrebbero bastare questi numeri a ricordarci che siamo uno degli ultimi Paesi al mondo a cui potrebbe far bene ingaggiare battaglie protezioniste a la Donald Trump.

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giu 19 2018

tu non sai chi sono io! 19 06 2018

TU NON SAI CHI SONO IO! In genere si tratta di un fesso, mai di un imbecille, scherzava Enzo Biagi, ma non troppo; anche in Francia l’informalità, in questo caso il “tu”, va bene dall’alto in basso, mai il contrario. —Macron saluta diversi studenti presenti in prima fila. Solo che a un certo punto ce n’è uno che comincia ad ad intonare i versi dell’Internazionale, poi si rivolge direttamente al leader francese: «Stai bene Manu?». Toni eccessivamente informali che proprio non piacciono al primo cittadino di Francia. «È no – ribatte Macron – così non puoi, no, no, no». Il ragazzo cerca allora di recuperare: «Mi dispiace signor presidente». Ma il presidente non gliela lascia passare. Quindi impartisce al ragazzo una lezione di buone maniere: «Sei qui, in una cerimonia ufficiale, ti comporti come si deve. Quindi puoi fare l’imbecille, ma oggi c’è la Marsigliese, e i canti dei partigiani, quindi mi chiami “Monsieur le président de la République” oppure “Monsieur”. D’accordo? Ecco». Lo studente si scusa, Macron lancia un’ultima strigliata: «E fai le cose nel giusto ordine. Il giorno in cui vorrai fare la rivoluzione, impari prima ad avere un diploma e a nutrirti con i tuoi mezzi, d’accordo? A quel punto potrai andare ad impartire lezioni agli altri». Da La Stampa

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giu 18 2018

la legge del più forte-novecentoundici 18 06 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOUNDICI Padreterni in ogni angolo del mondo! —La professoressa Carrie Leonetti (il cui cognome tradisce origini italiane, “sono per metà toscana e per metà calabrese!” precisa orgogliosa), insegna procedura penale alla University of Oregon School of Law (Stati Uniti). È in procinto di passare alla University of Auckland School of Law (Nuova Zelanda) per istituire un Registry of Exonerations locale sul modello di quello già esistente negli Usa. Studiosa degli errori giudiziari e delle condanne ingiuste da tanti anni, è un esperta dell’argomento. Di passaggio in Italia, ci ha contattato perché interessata al lavoro di Errorigiudiziari.com e curiosa di conoscere qualcosa in più sulla nostra attività, sui metodi di lavoro e più in generale sulla situazione in Italia relativa al grande tema degli innocenti in carcere. Abbiamo passato insieme mezza giornata durante la quale c’è stato il modo di confrontarsi sulle cause e sui rimedi possibili a questo problema. Al termine del nostro incontro, ci è sembrato utile – oltre che interessante – fissare i punti principali del nostro scambio di idee in un’intervista. Ascoltatela con attenzione, perché soprattutto il passaggio sull’elemento psicologico che induce i soggetti del processo a non ammettere la possibilità di sbagliare, è davvero qualcosa su cui riflettere: -Pm, giudici e polizia non accettano l’idea di poter sbagliare-
Cremona 18 06 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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giu 18 2018

australia e canada 18 06 2018

AUSTRALIA E CANADA
Forse perché troppo lontani son mai citati come l’Ungheria di Orban, ma il dialogo immaginato qui sotto sarà ripetuto spesso:
-sono Mario Rossi, medico; posso prolungare il mio soggiorno turistico mentre cerco lavoro?
-signor Rossi, medico, vediamo…… no, signor Rossi, ci spiace, in questo momento servono ingegneri, riprovi tra qualche anno.
Nessuno in Italia, nemmeno Repubblica dell’articolo qui sotto, si permette di scrivere che Australia e Canada siano scortesi, e men che meno razzisti!
—”Al ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia, perché dopo Maroni non si è fatto più nulla, ed è il caos”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, leader della Lega, parlando a TeleLombardia. Salvini ha parlato di “una ricognizione sui rom in Italia per vedere chi, come, quanti sono”, ossia “rifacendo quello che fu definito il censimento, facciamo un’anagrafe”. Per Salvini, gli stranieri irregolari andranno “espulsi” con accordi fra Stati, ma “i rom italiani purtroppo te li devi tenere a casa”.
E mentre il Pd per bocca del senatore Franco Mirabelli sostiene che il ministro dell’Interno “evoca la pulizia etnica” e ritiene il dossier del ministro “agghiacciante”, l’associazione 21 luglio che si occupa della tutela dei diritti della comunità rom e sinti risponde a Salvini. “Il ministro dell’Interno dice il presidente dell’associazione Carlo Stasolla – sembra non sapere che in Italia un censimento su base etnica non è consentito dalla legge. Inoltre esistono già dati e numeri su chi vive negli insediamenti formali e informali e i pochi rom irregolari sono apolidi di fatto, quindi inespellibili. Ricordiamo anche che i rom italiani sono presenti nel nostro Paese dal almeno mezzo secolo e a volte sono ‘più italiani’ di tanti nostri concittadini”.

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giu 14 2018

solo i grandi vengono imitati! 14 06 2018

SOLO I GRANDI VENGONO IMITATI!
LATTE: COLDIRETTI, NEL 2018 +5% EXPORT LATTIERO CASEARIO
Le esportazioni dei prodotti lattiero caseari crescono del 5% nel 2018 trainate soprattutto dalle vendite dei formaggi che raggiungono il massimo storico di sempre. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi al primo trimestre di quest’anno, a commento dei dati presentati da Assolatte in occasione della sua 73esima assemblea annuale a Milano. Mai così tanto formaggio italiano è stato venduto all’estero dove in cima alla lista dei più richiesti ci sono il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano che in quantità rappresentano il 21% del totale esportato e che guidano la lista del 51 formaggi italiani che hanno avuto il riconoscimento dell’Unione Europea come denominazione di origine (Dop/Igp) a partire dal Pecorino Romano, dal Gorgonzola e dalla Mozzarella di bufala campana e che fanno segnare valori importanti di esportazioni. I formaggi Made in Italy più esportati sono purtroppo anche quelli più taroccati nel mondo dove le imitazioni del Parmigiano reggiano e del Grana Padano hanno superato addirittura i prodotti originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan canadese, australiano e statunitense. Ma in tutti i continenti – continua la Coldiretti – sono diffuse brutte copie di tutti i principali formaggi italiani favorite anche dai recenti accordi di libero scambio siglati o in corso di negoziato da parte dell’Unione Europea, dal Canada (CETA) ai Paesi dei Sudamerica (Mercosur), dall’Australia alla Nuova Zelanda, che di fatto tendono a legittimare le falsificazioni del made in Italy. Il successo dei formaggio italiano all’estero è la punta dell’iceberg del segnale di ripresa registrato nel settore lattiero caseario nazionale dopo l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del latte entrato in vigore in Italia il 19 aprile 2017 che ha rivitalizzato il mercato e – conclude la Coldiretti – salvato molte stalle dalla chiusura.

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giu 14 2018

dare a cesare quel che è di cesare 14 06 2018

DARE A CESARE QUEL CHE E’ DI CESARE
E dire a Macron quel che gli spetta, come ha fatto Giuseppe Conte; da Repubblica:
—Con una nota dell’Eliseo il presidente francese Macron precisa: “Mai fatto dichiarazioni con l’obiettivo di offendere il popolo italiano”. Non proprio scuse ufficiali, ma abbastanza per confermare l’incontro tra i due, domani a Parigi.
La svolta dopo una telefonata tra lo stesso Conte e il presidente francese Macron nella notte. “C’è il tempo delle emozioni e il tempo del lavoro per affrontare questioni importanti come la crisi migratoria”, aveva dichiarato la ministra francese degli Affari europei, Nathalie Loiseau, aggiungendo poi: “Abbiamo bisogno di parlare con l’Italia, è un grande partner, un grande vicino”. E definisce la conversazione telefonica tra i due “cordiale”.

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giu 14 2018

parigi non vale un insulto 13 06 2018

PARIGI NON VALE UN INSULTO
Il nostro premier Conte rinuncia al viaggio, dopo gli insulti ipocriti di Macron: avrà scherzato sul curriculum, non sulla dignità dell’Italia!

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giu 14 2018

un miliardo 13 06 2018

UN MILIARDO Il Corriere ha la delicatezza di tacere, ma quanti migranti avrebbe potuto ospitare la Volkswagen con un miliardo, non l’avesse speso per truccare i diesel, come i nostri tanto malfamati napoletani! —La Procura di Stato del Braunschweig ha comminato a Volkswagen una multa da oltre 1 miliardo di euro (1,2 miliardi di dollari) per lo scandalo sulle emissioni truccate delle automobili a motorizzazione diesel ( il cosiddetto «Dieselgate»). «Volkswagen accetta la multa e riconosce le proprie responsabilità», ha fatto sapere il gruppo automobilistico di Wolfsburg. La Procura di ha messo in evidenza «carenze nel dovere di sorveglianza» all’interno della casa automobilistica. Volkswagen, accettando la sanzione, ha fatto sapere in una nota che «non presenterà ricorsi» sulla decisione.
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giu 10 2018

visti da fuori 10 06 2018

VISTI DA FUORI In Italia la cagnara guidata dalla sinistra intelligente e colta si scatena contro il nuovo Governo, prima ancora abbia iniziato il suo fare; all’estero non sembra siano tanto prevenuti; dall’agenzia Agi: –Ho appena incontrato il nuovo premier italiano Giuseppe Conte, una gran brava persona, lo accoglierò a Washington a breve. Farà un gran lavoro, gli italiani hanno fatto bene! Lo scrive su Twitter il presidente Usa Donald Trump– Repubblica strafà, come spesso succede agli invasati, e pubblica: –Charlevoix (Canada) – “Caro Giuseppe, sui conti pubblici possiamo offrirti un po’ di flessibilità ma in cambio il tuo governo deve mettere mano alle riforme strutturali e non deve spendere senza coperture”. E’ venerdì mattina quando il neo premier Giuseppe Conte nel chiuso del maniero de La Malbaie incontra i presidenti di Consiglio e Commissione Ue, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker– Il che vuol dire che nei precedenti 5 cinque anni, sei col professor Monti, la sinistra ha speso senza coperture e non ha messo mano alle riforme strutturali!
Rivolta 10 06 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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