Archive for the 'cronaca internazionale' Category

apr 05 2018

quando parlano i grandi 05 04 2018

QUANDO PARLANO I GRANDI i bimbi tacciono, si diceva ai miei tempi, piuttosto severi; qui la parola è a www.ilpuntocoldiretti.it! —Occorre evitare che gli agricoltori paghino il conto della Brexit poiché in questo momento critico, indebolire il settore agricolo significherebbe minare le solide fondamenta dell’Ue. E’ quanto emerso dal vertice di Roma fra Joachim Rukwied e Roberto Moncalvo, rispettivamente Presidenti della Dbv e Coldiretti, principali organizzazioni di agricoltori a livello Ue, per sviluppare una strategia comune sulle politiche agroalimentari dell’Unione Europea. Dbv e Coldiretti concordano circa la necessità di disegnare il futuro della Pac in modo tale da fornire agli agricoltori gli strumenti più efficaci per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sociale, economico ed ambientale ed è quindi è essenziale mantenere l’attuale struttura della Pac, mantenendo il budget attuale. Il sostegno deve essere indirizzato in maniera più efficace verso le attività agricole, la creazione di nuovi posti di lavoro e gli investimenti. Dbv e Coldiretti richiedono misure a favore di accordi volontari fra le organizzazioni di rappresentanza dei produttori agricoli, i trasformatori e i distributori, potenziando la trasparenza su prezzi, origine degli alimenti e rapporti commerciali. Dbv e Coldiretti desiderano esprimere preoccupazione sul modo in cui sono stati concepiti i sistemi di elaborazione dei profili nutrizionali – ad esempio l’etichetta a semaforo- in diversi Stati Membri. Questi sistemi non garantiscono ai consumatori una corretta informazione; al contrario, possono fuorviare e influenzare gli acquisti, non sempre verso scelte maggiormente salutari. Le istituzioni dell’Unione europea devono continuare a perseguire l’obiettivo della creazione di un sistema europeo armonizzato, che fornisca ai cittadini dell’Ue informazioni trasparenti, per quel che concerne i profili nutrizionali, l’indicazione obbligatoria dell’origine del cibo, le informazioni sugli standard di produzione, nonché qualsiasi altro dato che sia considerato rilevante dai consumatori.
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apr 05 2018

il protettore di cesare battisti 05 04 2018

IL PROTETTORE DI CESARE BATTISTI Dalla Stampa; capita, a volte, di pagare per il reato meno grave! —La Corte Suprema brasiliana ha respinto l’appello dell’ex presidente Inacio Lula da Silva contro il suo ingresso in carcere dopo la condanna a 12 anni per corruzione. La Corte ha deciso dopo una seduta-maratona, con uno stretto margine di voti, sei voti contro cinque. Ed ora, per quello che per anni è stato uno dei leader più popolari del pianeta, il carcere diventa una realtà. L’ex presidente è stato condannato dal giudice Sergio Moro in prima istanza a nove anni di reclusione con l’accusa di aver ricevuto un appartamento di lusso da una ditta di costruzioni a cambio di appalti e commesse pubbliche. In secondo grado la pena è stata aumentata a 12 anni. Nell’ordinamento brasiliano esistono altri due gradi di giudizio, ma recentemente la stessa Corte Suprema aveva stabilito che, per evitare che imputati condannati restino in libertà per diversi anni, è fattibile decretare la prigione già dopo il secondo grado.
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apr 02 2018

percentuali da erdogan 02 04 2018

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PERCENTUALI DA ERDOGAN,
che che prima o poi entrerà nell’Unione Europea: Al Sisi rieletto presidente d’Egitto col 97 per cento dei voti!

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apr 01 2018

bardonecchia 01 04 2018

BARDONECCHIA
C’è un accordo scritto tra Francia e Italia che permette ai doganieri francesi di far controlli anche sul nostro territorio; va solo interpretato; comunque, scrive la Stampa, la Procura di Torino ha già aperto un fascicolo a carico di ignoti, per accertare i fatti e di conseguenza la verità.

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apr 01 2018

all’altezza dei tempi 31 03 2018

ALL’ALTEZZA DEI TEMPI
Ai comunisti occidentali non rimane che la Cina; e quale diritto potranno mai insegnare? dal Corriere della Sera:
—Giusto 20 anni orsono, fu ministro della Giustizia per 18 mesi nei due governi D’Alema. «L’avvocato Niccolò Ghedini, non certo un bolscevico, riconobbe che ero stato il migliore». Dicono che Diliberto sia presuntuoso. «È possibile», ammette. Ma qualche motivo di legittimo orgoglio ce l’ha. Sta insegnando il diritto romano alla Cina. Di più: sta aiutando il governo di Xi Jinping ad adottarlo nel proprio codice civile. Mi mostra un libro con testo in cinese e traduzione a fronte in latino. In copertina c’è l’immagine dell’imperatore bizantino Giustiniano nel mosaico della basilica di San Vitale a Ravenna. Decritta ad alta voce gli ideogrammi: «Corpus iuris civilis di Giustiniano. Digesto. Libro Delle cose nuziali.

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apr 01 2018

la rivincita 31 03 2018

LA RIVINCITA
10 giugno 1940, il Duce: un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria!
31 marzo 2018, Bardonecchia…………

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mar 19 2018

la verifica, dopo i primi venti minuti 19 03 2018

LA VERIFICA, DOPO I PRIMI VENTI MINUTI

CETA: COLDIRETTI, FRENA EXPORT ALIMENTARE IN CANADA (-4%)
ACCORDO E’ CAVALLO DI TROIA PER FALSO MADE IN ITALY NEL MONDO

Frena del 4% il tasso di crescita delle esportazioni agroalimentari Made in Italy in Canada dopo l’entrata in vigore provvisoria del trattato di libero scambio (CETA) il 21 settembre 2017. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat dalla quale si evidenzia che nell’ultimo trimestre del 2017 le esportazioni in valore sono risultate in crescita dell’8,5%, ben al di sotto del 12,5% fatto registrare nello stesso periodo nell’anno precedente l’entrata in vigore del trattato.
Al contrario – sottolinea la Coldiretti – dopo aver accusato nell’anno precedente l’entrata in vigore del trattato un calo del 13,2% le importazioni in Italia dell’insieme dei prodotti agroalimentari canadesi fanno registrare un balzo in valore del 23,3%, con l’esclusione del grano duro. Un discorso a parte – continua la Coldiretti – merita infatti il grano duro con gli arrivi in Italia che sono crollati del 39,5% in valore anche per la crescente diffidenza del mercati verso il cereale canadese che viene notoriamente trattato in preraccolta con il glifosate, secondo modalità vietate in Italia. Ma soprattutto per la necessità di diversificare gli approvvigionamenti a favore della produzione di grano nazionale per l’entrata in vigore in Italia del decreto con l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato, come conferma il crollo complessivo delle importazioni di grano duro in Italia nel 2017. Un effetto riconosciuto dagli stessi canadesi che si sono opposti con decisione all’etichettatura della pasta Made in Italy.
Se le prime indicazioni meritano di essere analizzate su una più lunga scala di arco temporale, sono confermate le perplessità sollevate nei confronti degli effetti del trattato sul piano commerciale da numerosi operatori. I produttori italiani di pomodoro pachino hanno recentemente denunciato il blocco canadese delle importazioni dalla Sicilia con il pretesto di un insetto, la tuta absoluta, non presente nelle spedizioni. Nello stesso tempo non funziona – spiega la Coldiretti – il meccanismo delle quote di esportazione in Canada dei formaggi europei e italiani, visto che il sistema, ideato dagli stessi canadesi e accettato dall’Europa, sta portando i costi di “affitto” delle quote a valori stranamente simili a quelli dei dazi formalmente cancellati.
Per non parlare – continua la Coldiretti – della proliferazione del falso Made in Italy. Per la prima volta nella storia l’Unione Europea legittima con il Ceta in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy piu’ prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan come è facilmente possibile verificare sul mercato canadese dopo l’entrata in vigore del trattato. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno ne Paese nordamericano ma – conclude la Coldiretti – si è dimostrata un pericoloso cavallo di Troia soprattutto nei negoziati con altri Paesi, dal Giappone ai Mercorsur che sono stati autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni.

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mar 19 2018

per la democrazia (!) 19 03 2018

PER LA DEMOCRAZIA (!)
Sembra l’erede al trono dell’Arabia Saudita ci tenga parecchio e per questo, secondo la Stampa, “sta emancipando le donne, introducendo musica e cinema e reprimendo la corruzione, in una terra con 15mila principi”.
Emancipare le donne, introdurre musica e cinema, reprimere la corruzione, dovrebbe essere relativamente semplice; eliminare 15mila principi la vedo più dura……..

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mar 18 2018

e senza premi di maggioranza 18 03 2018

E SENZA PREMI DI MAGGIORANZA
Che per le democrazie occidentali sembrano indispensabili; Russia, il 70% o poco meno dei cittadini al voto, il 70% o poco più a Putin, i due principali concorrenti, rispettosi, fermi al 15 e 7%. Dove sarà da noi il problema……

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mar 17 2018

la legge del pù forte-ottocentoventi 17 03 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOVENTI Da www.errorigiudiziari.com, che conferma la verità del detto: “tutto il mondo è paese”. Una delle tante verità che i processi Iori mi hanno insegnato è che nel civile l’errore giudiziario è più che possibile, il giudice deve dar ragione a una parte e l’errore è lì al suo fianco, che aspetta ghignando, spesso la materia è complicatissima; nel penale pressoché mai, è lo stesso ordinamento processuale a imporre al giudice l’assoluzione, non raggiunga la certezza della colpa. Ma anche negli Usa chiamano errori giudiziari quelli elencati da Grisham; tutti, li commettesse un qualsiasi altro professionista, sarebbero perseguiti come reati anche da loro, immagino. O la “falsa confessione” è un ordinario strumento d’indagine?——-
——-Che ne sa uno come John Grisham di errori giudiziari? Se non avete mai letto nulla del padre riconosciuto del genere legal thriller, un tipo capace di vendere più di 300 milioni di copie dei suoi romanzi, tradotti in 40 lingue diverse, potreste porvi una domanda come questa. E invece siete fuori strada: John Grisham di innocenti in carcere ne sa eccome. Non soltanto perché sulla vittima di un clamoroso errore giudiziario ha scritto uno dei suoi libri più famosi (“Innocente”), ma anche perché prima di diventare autore di best seller è stato per 10 anni avvocato penalista. E soprattutto perché oggi siede nel consiglio direttivo di Innocence Project di Barry Scheck.
Insomma: quando Grisham parla di errori giudiziari, vale sempre la pena di ascoltarlo. È il caso del suo ultimo articolo per il Los Angeles Times, in cui elenca le 8 principali cause per cui gli Stati Uniti hanno un numero così alto di errori giudiziari.
Partiamo dai dati: secondo Innocence Project, gli innocenti in carcere negli Usa sarebbero tra il 2% e il 10% della popolazione carceraria. E se consideriamo che il totale dei detenuti è di 2 milioni e 300 mila, vorrebbe dire che tra 46 mila 230 mila persone innocenti si trovano oggi dietro le sbarre dei penitenziari americani.
Negli ultimi 25 anni, Innocent Project è riuscita a dimostrare l’innocenza di 349 persone grazie al test del Dna, 20 delle quali si trovavano nel braccio della morte. Nello stesso periodo, negli Stati Uniti si sono registrati 2000 casi di persone condannate che sono state riconosciute innocenti e rilasciate (200 dal braccio della morte). Ed è solo la punta di un iceberg.
Gli errori giudiziari si verificano per diverse ragioni. Secondo Grisham le principali sono otto, non necessariamente in ordine di importanza. Molte di queste possono tranquillamente essere applicate anche al nostro sistema giudiziario. Eccole.
Indagini mal condotte
La maggior parte degli agenti di polizia è fatta di persone oneste, professionali e che lavorano molto. Ma ce ne sono alcuni capace di nascondere, alterare o addirittura fabbricare prove a carico di una persona, dire il falso quando sono chiamati a testimoniare, intimidire o minacciare i testimoni, estorcere confessioni o influenzare i riconoscimenti oculari.

Cattivo comportamento dei pubblici ministeri
Anche la maggior parte dei procuratori è costituita da professionisti onesti e grandi lavoratori. Ma ce ne sono alcuni capaci di nascondere prove a discarico degli imputati o addirittura in grado di fingere di ignorarle, o ancora di incoraggiare i testimoni a dire il falso mentendo alla giuria, ai giudici e agli avvocati difensori.
False confessioni
La maggior parte dei componenti della giuria di un processo considera impossibile che una persona possa confessare un grave reato che non ha mai commesso. E invece qualunque cittadino, se portato in una stanzetta senza finestre nel seminterrato, costretto a 10 ore consecutive di interrogatorio infarcito di espedienti adottati da poliziotti esperti e smaliziati, rimarrebbe sconvolto da ciò che potrebbe ritrovarsi a confessare. Il 25% delle 330 persone scagionate grazie al test del Dna tra il 1989 e il 2015 negli Usa aveva fornito false confessioni, dopo interrogatori fiume. Quasi tutti avevano ritrattato in seguito, quando ormai era troppo tardi per evitare una condanna.
Testimonianze oculari sbagliate
Molto spesso chi è stato testimone di un atto di violenza (una rapina, uno stupro, un omicidio) ha molta difficoltà a ricordare con accuratezza i fatti e a identificarne i protagonisti. A ciò va aggiunto che la polizia tende spesso a manipolare i riconoscimenti basati sulle foto o quelli fatti di persona, indirizzando i sospetti su un determinato soggetto invece che su un altro.
Gli informatori in carcere
In ogni penitenziario c’è un criminale che sta scontando una lunga condanna. Per ottenere uno sconto di pena o condizioni carcerarie migliori, questi potrebbe essere facilmente convinto a mentire e a descrivere con dovizia di particolari la confessione di un detenuto (di solito il compagno di cella) in realtà mai avvenuta.
Avvocati non all’altezza
Chi è accusato di reati gravi molto difficilmente ha denaro sufficiente per assicurarsi buoni avvocati. Quasi sempre deve ricorrere a un legale d’ufficio, ma troppo spesso questa figura non è esperta, e comunque è appiattita sul giudice. I casi di delitti o altri reati gravi sono complessi e difficili, la posta in gioco è enorme. E gli avvocati d’ufficio non sono quasi mai all’altezza.
Giudici disattenti
I giudici dovrebbero essere arbitri imparziali il cui solo obiettivo è di assicurare processi giusti. Dovrebbero escludere confessioni che non coincidono con prove materiali e magari sono state ottenute con criteri discutibili. Dovrebbero non considerare la testimonianza di criminali matricolati spinti da motivazioni dubbie. Dovrebbero chiedere ai pubblici ministeri di produrre anche prove a discarico dell’imputato. Dovrebbero mettere in discussione la credibilità dei testimoni e dei consulenti esterni. Sfortunatamente, i giudici non fanno sempre quello che dovrebbero. I motivi sono tanti e diversi tra loro, ma il fatto che negli Stati Uniti tanti giudici siano eletti non aiuta: sanno bene che prima o poi dovranno affrontare una nuova campagna elettorale e che dunque qualsiasi decisione potrebbe influenzare il risultato. Certo, ci sono anche i giudici che non sono eletti, ma nominati: la maggior parte di loro, però, è fatta da ex pubblici ministeri.
La scienza spazzatura
Negli ultimi 50 anni, i tribunali americani sono stati sommersi da una valanga di presunta scienza. Esperti con qualifiche che nel migliore dei casi erano dubbie, nel peggiore addirittura fraudolente, hanno spacciato le teorie più bislacche per vera scienza: analisi del capello, del morso, delle impronte del piede, delle tracce di sangue… Il 71% delle condanne di innocenti individuate tramite il test del Dna erano state causate dalla testimonianza di un presunto esperto di scienza forense, inaffidabile, esagerata, talvolta addirittura creata ex novo.
Brandon L. Garrett, docente di giurisprudenza alla University of Virginia, ha studiato quasi tutte le trascrizioni dei processi da errori giudiziari in seguito individuati grazie al test del Dna: “C’è un’epidemia di testimonianze forensi sopravvalutate collegate a un flusso costante di condanne che vengono capovolte quando viene alla luce la qualità scadente delle prove fisiche”, ha scritto.
Negli Stati Uniti è accaduto troppo spesso che i pubblici ministeri abbiano permesso (talvolta anche incoraggiato) una testimonianza forense errata perché era stata modellata in modo tale da adattarsi alle loro tesi accusatorie.
La conclusione di John Grisham? I medici legali, i poliziotti, i pubblici ministeri, i giudici e gli altri soggetti del sistema di giustizia penale negli Stati Uniti, in passato hanno ampiamente omesso di fornire giustizia: “Dobbiamo fare meglio”.
Cremona 17 03 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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