Lug 04 2020

la legge del più forte-milleseicentoquarantacinque 04 07 2020

Published by at 5:43 pm under Pubblica Amm.ne

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – milleseicentoquarantacinque

Da www.errorigiudiziari.com; Massimo Bossetti può chiedere tranquillo la revisione, sempre rimanga il minimo del suo Dna: in questo caso i periti ne han fatte d’ogni, sbagliato il Dna del “colpevole”, invertito il prestito eccetera, sbagliata la sua presenza nel momento dell’omicidio; di fronte a tante prove che potevano i poveri giudici, se non la condanna?

—Accusato di aver ucciso il suo amico, Sandro Zorzi era stato arrestato e condannato a ventiquattro anni di reclusione. Così tre anni della sua vita sono già trascorsi dietro le sbarre. Ma non aveva perso la speranza e la scorsa settimana ha ritrovato la libertà. Infatti la corte d’appello lo ha assolto per non aver commesso il fatto, ribaltando così la sentenza di primo grado. Era il 24 settembre del 2009 quando Fabio Lorenzon, agricoltore di 34 anni, era scomparso tra le campagne di Maccarese, un piccolo centro a sud di Roma. L’uomo era stato trovato solo otto giorni dopo, il 2 ottobre, morto, sul sedile della sua automobile. La vettura era stata recuperata casualmente, sommersa dall’acqua di un canale d’irrigazione, in via Fianello, sempre a Maccarese. Era stata vista solo grazie al fatto che il portabagagli si era accidentalmente aperto ed era emerso minimamente dalle acque che riempivano il canale. Un agricoltore che cercava funghi nelle campagne aveva dato l’allarme. Dopo il ritrovamento del cadavere, sul corpo di Fabio Lorenzon era stata effettuata l’autopsia: qualcuno lo aveva colpito alla nuca e in seguito lo aveva abbandonato nella sua auto, spingendola poi dentro il canale. L’anno seguente, nel 2010, i carabinieri del nucleo investigativo di Ostia avevano arrestato il miglior amico della vittima, Sandro Zorzi, un altro agricoltore che, all’epoca dei fatti, aveva 39 anni. La pista seguita dagli inquirenti ruotava intorno a un presunto debito di 50 mila euro. I soldi, secondo la procura, sarebbero stati prestati da Fabio Lorenzon all’amico Zorzi per l’acquisto di un terreno. La procura, analizzando le celle telefoniche, sosteneva che l’omicidio sarebbe avvenuto il 24 settembre, intorno alle 11,30, nel terreno di proprietà di Sandro Zorzi. Un tubo di ferro era stato rinvenuto nelle vicinanze e, secondo i periti, aveva ancora «tracce certe di sangue di Lorenzon e il Dna di Zorzi». Così Sandro Zorzi era stato rinviato a giudizio e successivamente condannato in Corte d’Assise a 24 anni. Per tre anni e mezzo l’uomo ha trascorso le sue giornate in carcere continuando a dichiararsi innocente. Dopo il verdetto, assistito dall’avvocato Cesare Gai, ha appellato la sentenza. Il successivo processo, celebrato in Corte d’Assise d’appello, ha portato alla luce nuove prove. Alcuni testimoni hanno affermato che l’imputato, al momento dell’omicidio, si trovava in un altro luogo, nuove perizie avevano dimostrato che il Dna trovato sul tubo non apparteneva a Zorzi. L’uomo è così stato assolto. “Mio fratello era innocente, lo ha sempre ripetuto, è stato descritto come un mostro, un assassino – ha commentato il fratello Giovanni commosso dopo la sentenza – ora chi gli restituirà la sua vita e questi anni perduti?”. “Abbiamo portato testimoni che hanno dimostrato come Zorzi non si trovasse dove dicevano al momento dell’omicidio – spiega l’avvocato Ivana Manni che insieme a Cesare Gai ha difeso l’imputato – una perizia che ha rivelato come le tracce del Dna sul tubo non erano assolutamente di Sandro Zorzi e che la storia del debito era diversa, era Sandro il creditore di Lorenzon come prova non solo la scrittura privata tra i due ma anche una cambiale. Quando Zorzi è entrato in carcere suo figlio andava in prima elementare, ora frequenta la quarta. In questa storia assurda ha perso soprattutto la giustizia: il colpevole era innocente e la morte di Fabio Lorenzon resta impunita”. «Spero che il mio assistito possa buttarsi alle spalle questa brutta storia» ha commentato l’avvocato Cesare Gai.

Francoforte 04 07 2020 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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