nov 03 2018

libera di nuovo in crisi 03 11 2018

Published by at 9:42 am under costume,cronaca cremonese,Striscia La Provincia

Indiana Jones, di nuovo all’opera, dimentica di sottolineare, pur se al lettore attento non sfugge, che i successori di Piva han fatto peggio di lui……
LIBERA DI NUOVO IN CRISI ANDRÀ AL VOTO ANTICIPATO – UNO
La Libera di Cremona, al pari di Confagricoltura, da tempo è scesa a un livello di rappresentanza economico-sindacale veramente mediocre a favore dei propri iscritti. Di conseguenza è naturale che i soci, sempre più numerosi, insoddisfatti e delusi decidono di rivolgersi alla Coldiretti di Cremona guidata da Paolo Voltini che in qualche anno l’ha portata ad essere il sindacato agricolo dominante. I Soci fuoriusciti dalla Libera prima di decidere, sicuramente hanno valutato l’assistenza in termini di qualità/prezzo per i servizi offerti, ma ancor più la vicinanza della struttura, agile e determinata nelle decisioni e rivendicazioni da portare avanti nella difesa dei prodotti agricoli del territorio, trattando con deleghe reali dei soci il miglior prezzo, con proposte e valutazioni sempre all’altezza della situazione e soprattutto instaurando rapporti chiari e leali con le rappresentanze politiche locali e regionali, rispettosi ma mai sottomessi.
Al contrario, la Libera non riesce più a rappresentare adeguatamente i bisogni degli iscritti, restando spesso in silenzio e assente dallo scenario politico-sindacale, o peggio intervenendo e assumendo delle posizioni veramente discutibili e non in linea con le aspettative degli iscritti. Da ciò si desume chiaramente che il rapporto struttura-soci non funziona adeguatamente e che le diverse “commissioni di prodotto”, se convocate, non producono proposte tecnico-operative di qualità. Quel poco che riescono ad elaborare è frutto del solito funzionario che ha la delega a scrivere articoli sul giornale e comunicare attraverso il sito della Libera, preoccupandosi solo di seguire la linea di chi in quel momento comanda e che è in grado di garantirgli il rinnovo della sua consulenza, assumendo posizioni ondivaghe, ripetitive e troppo spesso vittimistiche con lamentele e contumelie nei confronti di chi li sovrasta a livello imprenditoriale, oltre che gestionale – leggasi Paolo Voltini il loro incubo ricorrente, tanto che è vietato pronunciarne anche il nome, con ordine tassativo di censura totale impartito al direttore e ai giornalisti de La Provincia, sui quali vigila da qualche mese il promettente venditore di sogni (tanti) e di spazi pubblicitari (pochi e di dubbio incasso), ancora oggi fedele scudiero di Piva assieme a Zanolli con buona pace di Nolli. A proposito di Zanolli i danni conseguenti al contratto di cui gode, circa € 350.000anno che in dieci anni fanno oltre € 3.000.0000 costo azienda, devono essere richiesti a Piva che l’ha firmato senza delibera e a Filippini che non lo ha invalidato pur essendo informato dei fatti, assieme al Collegio dei Sindaci. Questa è la comunicazione che vige in Libera e ci si chiede come facciano i soci rimasti a consentire tutto questo, cosa aspettano a mandarli a casa e proporre azioni di responsabilità patrimoniali, o sono conniventi?
Come se non bastasse, in Libera si agitano i consiglieri rampanti provenienti dall’Anga che hanno l’ambizione di voler rappresentare la futura classe dirigente, che hanno studiato e girato il mondo, e non dispongono nemmeno di un Bilancio di previsione dell’Associazione che tenga conto delle risorse disponibili e delle spese di funzionamento – risulta che nel 2018 ci hanno provato e i risultati che trapelano sono chiari: entrate che non coprono le spese con una perdita da ripianare per niente modesta – tutto questo perché nessuno si è mai premurato di quantificare le minori entrate per quote/servizi conseguenti al recesso dei soci, passati da circa 2.000 a meno di 1.400 in tre anni, e nel contempo l’assenza di un piano di riduzione e contenimento delle spese, anzi hanno incrementato il costo del personale con nuove assunzioni, anziché prevedere il blocco o la riduzione di tale voce primaria di spesa. Ebbene sì, pare che questa sia la situazione – immediatamente tutti i consiglieri si sono dichiarati sconcertati e hanno scaricato la colpa di questa condotta gestionale sul direttore – l’ultimo arrivato, compresi i “rinnovatori” che dovevano garantire, stando all’opposizione, l’esecuzione di tali controlli e imporre correttivi di spesa. E invece si sono incollati alle poltrone adeguandosi appieno alla linea (quale?) del Presidente. Sarebbe utile conoscere cosa hanno verbalizzato i componenti del Collegio Sindacale al riguardo negli ultimi tre anni, con un direttore d’orchestra che con la sua costosa consulenza sforna Bilanci miracolosi sia in Libera che al giornale. Difatti il presidente Nolli continua a ripetere che il risanamento dopo la disastrosa gestione Piva è stato completato sia in Libera che al giornale La Provincia e, nonostante il suo ottimismo ingiustificato, ha ricevuto ben due sfiducie firmate dalla maggioranza dei consiglieri, con la richiesta pare deliberata di elezioni anticipate da tenersi prima della fine di febbraio 2019.
Ma veniamo a qualche esempio sulle posizioni assunte dalla Libera. In particolare ci riferiamo al settore latte e al prezzo riconosciuto ai produttori cremonesi fissato dalle industrie di trasformazione che un tempo era il prezzo di riferimento in Italia – l’unica cosa che riesce a fare oggi la Libera è la continua lamentazione e il richiamo alle Istituzioni regionali e nazionali affinché intervengano per garantire un prezzo maggiore, magari stanziando fondi pubblici. Stanno, di fatto, riproponendo la trattativa sul prezzo che si faceva negli anni ‘80, con il Ministero Agricolo che mediava e garantiva 15/20lire al litro per chiudere il contratto. Dopo quasi 40anni in Libera ancora non si sono resi conto che i prezzi li determina il mercato in base a domanda/offerta del prodotto e che oramai l’economia, anche quella agricola, è globalizzata. Eppure la Libera e Confagricoltura con Anga al seguito si vantano di essere il sindacato degli imprenditori agricoli e delle grandi aziende in grado di competere sui mercati (si rammenta l’incarico richiesto da Piva per l’ internalizzazione delle imprese – che ridere), mentre sono capaci solo di invocare un prezzo “assistito” e il mitico Ildebrando Bonacini ci mette la firma e la faccia ma intanto incassa € 500 al mese, oltre pensione e consulenza, per scrivere “informazioni” del genere sul giornale di famiglia. Occorre invece far funzionare l’indicizzazione del prezzo, con un paniere di riferimento bilanciato e dei paletti per limitare le variazioni, oltre che formare i produttori a conoscere il mercato, anche con la pubblicazione mensile dell’andamento dei prezzi UE.

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