ago 10 2018

la legge del più forte-novecentosessantaquattro 10 08 2018

Published by at 8:12 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOSESSANTAQUATTRO Ancora Piero Sansonetti, direttore del Dubbio; a quanto pare, ma è cosa arcinota, non è il solo professor Dalla Chiesa a equivocare la figura costituzionale dell’avvocato……
—Da oltre un mese non ci capitava più di polemizzare con il dottor Gratteri. È un’abitudine che non vorremmo perdere. Scherzi a parte, ormai il procuratore di Catanzaro, almeno a me, è diventato simpaticissimo ( senza ironia) ma la distanza tra le mie idee su giustizia e diritto e le sue si ingrandisce sempre di più.
Stavolta vorrei commentare brevemente un discorso che il Procuratore ha pronunciato a Paola, in Calabria, durante un dibattito con alcuni giornalisti (Gianluigi Nuzzi e Maurizio Belpietro) e che credo riguardasse i rapporti tra giustizia e informazione. A un certo punto Gratteri ha detto: «Tra alcuni avvocati e alcuni clienti l’ampiezza della scrivania si è ridotta. Permettere questo, soprattutto in ambito penale, è molto pericoloso». Cosa intendesse dire non è chiarissimo. O Gratteri – dando per scontata, come spesso gli accade, la colpevolezza dell’imputato – sosteneva che molti avvocati tendono a trasformarsi in complici, cioè a partecipare ai delitti. Oppure voleva dire che l’avvocato si appassiona eccessivamente alle ragioni e ai diritti dell’imputato, e in questo modo “crea pericolo”, cioè ostacola l’azione del pubblico ministero e in definitiva danneggia la giustizia. La prima ipotesi mi pare improponibile e improbabile, perché sarebbe una vera e propria – e infondata, e offensiva – accusa alla categoria degli avvocati, che non credo – se un po’ lo conosco – sia nei pensieri e nel modo di vedere di Gratteri. La seconda ipotesi mi pare molto più credibile. Gratteri è uno di quei magistrati che sono arciconvinti che la giustizia non sia l’espressione dello Stato di Diritto – e dunque di un sistema complesso e ben strutturato di regole che garantiscono tutti, anche gli imputati e persino i colpevoli, e che si innestano nella costruzione della Costituzione italiana – ma che piuttosto sia una “Macchina Etica”, fatta per punire i colpevoli e i sospetti, e per far prevalere il Bene, e che ha il dovere di travolgere le difese, perché le difese, in ogni caso, sono un elemento che aiuta l’impunità, e cioè la criminalità e l’illegalità, e cioè il Male. Per questa stessa ragione, io penso, il dottor Gratteri, dopo aver attaccato gli avvocati ha attaccato i giornalisti. Ha detto che «bisogna far pulizia negli organi di stampa. Ci sono cronisti con una pagina e mezzo di reati giudicati che continuano a esercitare la professione, così come quelli che scrivono per screditarmi. Ho disposto 169 arresti, il Riesame ne libera 5 e alcuni giornali dicono che l’operazione è un flop». Stanno così le cose? Ed è giusto impedire ai giornalisti che criticano i magistrati di svolgere la loro professione? Io risponderei con due no, a queste domande. Impedire ai giornalisti di fare la propria professione se le loro critiche sono sgradite è un’attività che adatta solo agli stati totalitari. E le scarcerazioni ordinate dal riesame in occasione dell’inchiesta Stige (alla quale si riferisce Gratteri) sono molte più di cinque. Credo che siano oltre trenta. Potrei poi citare tante altre inchieste del passato, condotte da Gratteri e da altri magistrati, con percentuali di scarcerazioni e poi di assoluzioni vicine all’ 80 o al 90 per cento. Il punto però è un altro. Gratteri ha definito l’inchiesta Stige la più grande dell’ultimo secolo. Ha detto che andrebbe studiata nelle scuole. Quindi lui considera l’arresto ingiusto di una trentina di persone ( ma fossero anche solo cinque) come un fatto ininfluente? E’ giustizia arrestare 30 persone ( o 5) che non meritano l’arresto? Va insegnato questo agli studenti? P. S. 1 – Gratteri – secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa – avrebbe detto: “Ho disposto 169 arresti”. Può darsi che le agenzie abbiano sbagliato. Lo spero. Altrimenti Gratteri si sarebbe appropriato di un compito e di un potere ( enorme) che non è suo: disporre gli arresti. Gli arresti li dispone il giudice ( il Gip) non il Pm. Se un Pm crede di aver disposto gli arresti vuol dire che davvero è urgentissimo procedere alla separazione delle carriere. P. S. 2 – Ne abbiamo parlato spesso nei giorni scorsi. Il tema è sempre quello: di fronte a pezzi di magistratura e di mondo politico convinti dell’inutilità dell’avvocato, e che immaginano l’avvocato come un “complice ( vedi il recente caso Dalla Chiesa- Zampogna) si può salvare lo Stato di Diritto solo con una forte iniziativa di segno opposto. Voi sapete che il Cnf ( il Consiglio forense) da tempo propone la definizione del ruolo dell’avvocato in Costituzione, con una modifica dell’articolo 111. Bene: è sempre più urgente.
Ceriana 10 08 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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