lug 16 2018

il grana padano perde mercato 16 07 2018

IL GRANA PADANO PERDE MERCATO IN CANADA, MA NOLLI E BALDRIGHI FESTEGGIANO LO STESSO
Coldiretti: grazie al CETA -10% di grana nel primo trimestre 2018
Se non si trattasse di cose serie, sarebbe interessante studiare le ragioni del feroce masochismo che colpisce i dirigenti della Libera quando si tratta dei prendere posizione “contro Coldiretti”, costi quel che costi. E chi se ne importa se a rimetterci sono pure i loro associati. E’ questo il caso del CETA, l’accordo di libero scambio tra Canada ed Unione Europea, entrato in vigore in forma provvisoria lo scorso mese di settembre. “E’ comprensibile che le valutazioni preliminari sull’accordo potessero dividere la politica e le rappresentanze – commenta Coldiretti Cremona – visto che pochi avevano approfondito il testo del trattato e che per alcuni particolari settori (chimica, meccanica) si intravedevano alcuni vantaggi potenziali. Riesce invece più difficile comprendere l’ostinazione di chi ha sbagliato nelle previsioni e continua a difendere le ragioni del CETA anche contro l’evidenza dei numeri, in particolare nell’agroalimentare.” Su La Provincia del 15 luglio la Libera – per bocca del suo presidente Renzo Nolli – parla infatti di “intesa benefica” mentre il presidente del Grana Padano Cesare Baldrighi riesce addirittura a definire il CETA come il “baluardo contro le imitazioni dei nostri prodotti”. “E’ imbarazzante e preoccupante leggere certe dichiarazioni – sottolinea Coldiretti – da parte del presidente del Grana Padano. Sembra addirittura che non conosca (o finga di non conoscere) i dati sulle vendite all’estero del prodotto che egli stesso dovrebbe tutelare. Una verifica sul sito del commercio estero dell’Istat (https://www.coeweb.istat.it) consente a chiunque di verificare che, in netta controtendenza all’aumento fatto registrare sui mercati mondiali, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada sono crollate del 10% in valore e del 6% in quantità nel primo trimestre del 2018 rispetto a quello dell’anno precedente. In pratica, abbiamo esportato di meno e, oltretutto, lo abbiamo fatto vendendo a prezzi più bassi.” Ed ancora più grave – continua la Coldiretti – è il fatto che, con il trattato, l’Unione Europea per la prima volta abbia autorizzato all’estero l’utilizzo della traduzione inglese Parmesan del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, per formaggi che non hanno nulla a che fare con le due specialità Made in Italy più vendute nel mondo. Un precedente disastroso a livello internazionale – sottolinea Coldiretti – contro il quale si sono battuti da sempre i Consorzi di Tutela dei due formaggi che hanno proprio nelle imitazioni il concorrente più temuto all’estero. “Con il CETA la quota di export, specialmente per la quota dei formaggi di qualità – commentava Agrinsieme solo qualche mese fa – sarà notevolmente incrementata”. Sulla base dei dati Istat più aggiornati, in netta controtendenza all’aumento fatto registrare sui mercati mondiali, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada sono invece crollate del 10% in valore e del 6% in quantità nel primo trimestre del 2018 rispetto a quello dell’anno precedente, il confronto più significativo per valutare gli effetti preliminari dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea (Ceta), entrato in vigore in forma provvisoria solo il 21 settembre 2017. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le imbarazzanti dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera del Presidente del Consorzio del Grana Padano Cesare Baldrighi sulle esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano in Canada dove il Ceta avrebbe dovuto frenare le imitazioni e migliorare l’accesso al mercato. Baldrighi anziché perdersi in valutazioni non supportate dai dati dovrebbe preoccuparsi della pesante perdita di valore subita dal Grana Padano dal 2017 al 2018 mentre con questa disinformazione – sostiene la Coldiretti – si assume una pesante responsabilità nei confronti degli allevatori e dei produttori di Grana Padano, di tutti gli operatori impegnati nella difesa del Made in Italy agroalimentari e dell’intero Paese. A diminuire in Canada sono state anche le esportazioni dall’Italia dell’intera categoria formaggi e latticini che risultano in calo in valore del 2% nel primo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Istat. Nei primi tre mesi del 2018 sono stati prodotti in Canada ben 3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), 2,3 milioni di ricotta locale, 970mila chili di Provolone taroccato senza dimenticare che ci sono addirittura 36,1 milioni di chili di mozzarella e ben 68mila chili di un non ben identificato formaggio Friulano, che certamente non ha nulla a che vedere con la Regione più a Nord est d’Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati dell’ultimo rapporto del Governo canadese. Questo accade perché in realtà sulla base del trattato oltre 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Unione Europea non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese mentre per la lista dei 41 prodotti Made in Italy ipoteticamente tutelati sono previste importanti eccezioni come il via libera all’uso delle traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) ma anche la possibilità per alcune tipicità (come asiago, fontina e gorgonzola) di usare per le imitazioni canadesi gli stessi termini se erano presenti sul mercato nordamericano prima del 18/10/2013 mentre se l’attività è stata avviata successivamente si dovrà semplicemente aggiungere una indicazione come “genere”, “tipo”, “stile”. Per l’Italia l’opposizione è quindi giustificata dal fatto che con il Ceta per la prima volta nella storia l’Ue legittima in un trattato internazionale – conclude Coldiretti – la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, un cavallo di Troia nei negoziati con altri Paesi, dal Giappone al Messico, dall’Australia alla Nuova Zelanda fino ai Paesi del Sudamerica (Mercorsur) che sono stati così autorizzati a chiedere lo stesso tipo di concessioni.

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