lug 11 2018

quando cremona era viva-dieci 11 07 2018

Published by at 4:41 pm under costume,cronaca cremonese

QUANDO CREMONA ERA VIVA – DIECI
Eco del Popolo, direttore Enrico Vidali, vicende narrate da Mario Coppetti e raccolte da Agostino Melega.
—Nel 1959 avevano invece avuto inizio i lavori relativi al nuovo porto, mentre si erano attivati nel frattempo trasporti di inerti e di legname sulla banchina fluviale attrezzata con gru e binari. L’anno prima, nel 1958, era avvenuto un altro fatto importante. Nel Palazzo dell’Arte, oggi Museo del Violino, viene aperto il museo Stradivariano. Nel 1959 il trasporto urbano, gestito dalla bresciana SEB fin dagli anni ’20, diventa municipale. Si crea la nuova autostazione per le linee extraurbane nell’area delle ex tranvie sulla via Dante. E’ del 1958 l’allestimento dell’area tuttora utilizzata per la fiera di San Pietro. Sulle politiche urbanistiche, la giunta Feraboli ricevette critiche soprattutto da parte dell’associazione Italia Nostra di Giulio Grasselli e Giuseppe Casella, perché la visione della stessa giunta, sui temi del territorio e della tutela e conservazione del centro storico, non si era molto differenziata dalla giunta precedente. Furono oggetto di critica, ad esempio, le sistemazioni e costruzioni di piazza Cavour e via Manini. Un segno della forte polemica lo si può trarre dal periodico socialista l’Eco del popolo, del 23 dicembre 1957, a proposito della conservazione e restauro della Torre del capitano, in piazza Piccola, allora piazza Cavour ed oggi Stradivari. La gente ne parlava molto e discuteva sul pro e sul contro. Ricordo personalmente gli echi di questa vicenda, in una manifestazione d’insofferenza da parte del mio barbiere, Ferrari si chiamava, in sant’Ambrogio, ancora nel 1961, quando lo stesso Ferrari, a proposito della Torre, rivolgendosi ai clienti, diceva: “Cùša la tégnum a fàa? (Cosa la teniamo a fare?”. E i clienti presenti rispondevano: “Già. Cùša la tégnum a fàa? Na tùr vécia ‘me ‘l cùcu? (Una torre vecchia come il cucù)”. Dopo, per fortuna, la torre non è stata smantellata. E da lassù, Giulio Grasselli e Giuseppe Casella, sono sicuro che ancor oggi ringraziano, e noi non possiamo che essere lieti con loro.
Si può dire che al termine del proprio mandato, nel 1961, la Giunta Feraboli poté rivendicare buoni risultati – come scrive ancora Giuseppe Azzoni – soprattutto sul fronte delle opere pubbliche, con investimenti nei settori stradale, fognario, scolastico, delle urbanizzazioni per edilizia e per aree di servizio pubblico. Intanto, nel quadro della politica cittadina, stava emergendo una stella di prima grandezza, quella di Vincenzo Vernaschi, personalità di notevole spessore culturale e politico. E contemporaneamente, a questa nuova stella, stava affacciandosi sull’orizzonte politico italiano una nuova prospettiva, quella del centro-sinistra, già vaticinato dall’inascoltato Nenni. Ed infatti – scrive ancora Enrico Vidali – “le menti politiche più permeabili all’innovazione e alla sperimentazione si sarebbero intrecciate con le sensibilità dislocate, sullo stesso versante, nello scenario nazionale. Quelle socialiste (per quanto nell’apparato cremonese risultassero minoritarie) si sarebbero sintonizzate sulla lunghezza d’onda della scuola di pensiero autonomista del vecchio Nenni”. Fra queste menti, aggiungo io ora, vi fu quella di Mario Coppetti, uno dei più convinti sostenitori dell’incontro fra cattolici e socialisti.
Fine della “raccolta” di Agostino Melega.

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