lug 11 2018

la legge del più forte-novecentotrentaquattro 11 07 2018

Published by at 5:19 pm under costume,cronaca cremonese,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOTRENTAQUATTRO L’Opinione delle Libertà, Mauro Mellini; che dire? Duro fino alla violenza, ma nulla di falso, anzi, mancano i processi alla sfera di cristallo!
—E no, cari signori dell’Associazione nazionale magistrati! Le vostre alte grida di costernazione, di protesta e di scandalo perché il Capitan Fracassa Matteo Salvini vuole andare a parlare con Sergio Mattarella della sentenza della Cassazione sul sequestro dei soldi della Lega, sanno proprio di rancido e puzzano di ipocrisia lontano un miglio. Parlate di tentativo di creare un “quarto grado di giurisdizione”. Vi stracciate le vesti perché si pretende di “imbavagliare la voce della giustizia” e di “limitare la libertà dei giudici”. Parlate come se questi beni, questi principi, fossero veramente presenti e rispettati da voi nel nostro Paese. Rispettati da voi, che avete abbattuto il confine tra giustizia e politica, che vi siete costituiti in partito, che state portando avanti una sistematica sopraffazione degli altri poteri dello Stato. Che abitualmente proclamate le esigenze della “lotta” a questo o a quel fenomeno delinquenziale vero o immaginario. Ancora una volta: io non sto certo a difendere le sparate grossolane di Matteo Salvini, il suo scarso o nullo senso dei limiti e dei doveri di correttezza formale del suo alto incarico. E neppure conosco i termini della questione che ha portato al provvedimento, certo in sé inconsueto e grave, con il quale sembra si stia per “tagliare i viveri” ad un partito politico che non è certo nelle mie simpatie. In fatto di fondi di partiti, di disponibilità dei cosiddetti rimborsi elettorali (perché in realtà, ma non secondo diritto, sono invece contributi), procure e giudici di tutti i gradi hanno avuto modo di sbizzarrirsi in baggianate eversive del codice penale. Non so e, almeno per ora, non mi interessa di sapere se questo colossale “colpo” ai mezzi di sussistenza della Lega sia espressione o conseguenza di quelle baggianate secondo le quali i rimborsi di spese, ancorché presunti, come si suol dire “juris et de jure”, sarebbero soldi pubblici affidati a privati con una specifica e non eludibile destinazione. Una solenne sciocchezza, per la quale non c’è grado secondo, terzo, quarto che tenga e che ne faccia un principio ragionevole.
Il discorso, per ora, non è questo. Il rispetto formale dell’autorità della “cosa giudicata”, che è comunque cosa diversa dal rispetto sostanziale della capacità e della rettitudine dei giudici è principio corrispondente ai valori di un ordinamento costituzionale reale, di un sistema in cui la funzione giudiziaria sia esercitata nel rispetto, anche sostanziale, dell’imparzialità e della separazione e distinzione dagli altri poteri. Se, signori magistrati dell’Anm volete che sia possibile che molti di voi apertamente perseguano finalità politiche, in nome di quelle “lotte” ritenute scopo e misura dei poteri in luogo dell’applicazione ubbidiente delle leggi, se volete “coprire”, in nome della vostra indipendenza, quelle prevaricazioni, gli interventi “a gamba tesa” in questioni politiche, le campagne di persecuzione sfacciate di questo o quell’uomo politico, le autentiche “mattanze giudiziarie” con le quali rovesciare maggioranze parlamentari e regimi politico-costituzionali, se accettate e permettete che taluni vostri colleghi cialtroni e pagliacci si esibiscano in giri d’Italia a caccia di cittadinanze onorarie loro tributate da un determinato partito, se, se, se tante altre cose che sarebbe troppo lungo elencare, allora, eccellentissimi signori magistrati, dovete anche consentire che le sentenze diventino, perché c’è un grave e fondato sospetto che tutte possano esserlo, oggetto di discussione politica e che siano, se del caso, portate alla doverosa attenzione del capo dello Stato, per vantarne la capacità eversiva rispetto all’assetto politico-istituzionale della Repubblica. Che Salvini si rivolga a Mattarella come un elefante in un negozio di chincaglierie non è cosa che riguarda le vostre prerogative, ma quelle del capo dello Stato ed i doveri di comportamento che incombono su tutti i ministri, anche quelli che non sembrano tali. E il discorso non finisce qui. Non basta un colloquio al Quirinale. Ne riparleremo ancora.
Cremona 11 07 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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