giu 14 2018

la legge del più forte-novecentosette 14 06 2018

Published by at 8:51 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOSETTE Da www.errorigiudiziari.com; siamo sempre qui, la parola del giudice è la scala reale massima, che però non perde contro la minima come nel gioco; il giudice decide poi quale parola è un poker d’assi, quale una coppia di otto!
—È l’inizio di agosto del 2004. Una donna di 54 anni siede di fronte agli agenti della questura di Rovigo, sta raccontando di aver subito una violenza sessuale. Un uomo di sua conoscenza avrebbe fatto irruzione nella sua casa una settimana prima, il 30 luglio, cercando di violentarla, finendo col procurarle ferite e minacciandola più volte. Quell’uomo sarebbe Salvatore Cacace, un idraulico di 57 originario di Napoli, ma da molti anni residente a Rovigo. I due sono stati conviventi per un breve periodo. A sostegno delle sue accuse, la donna mostra un capo di biancheria intima lacerato insieme con i segni che l’uomo le avrebbe lasciato sul corpo durante il rapporto sessuale. Salvatore Cacace nega tutto fin dal primo momento. Sostiene anche di essere in grado di dimostrare la sua totale estraneità alla presunta violenza di cui viene accusato dalla sua ex convivente. Spiega agli inquirenti che, al momento dei fatti, lui si trovava in realtà in compagnia con la sua nuova compagna, una quarantenne residente a Rovigo. Non solo: cinque giorni prima del presunto stupro, lo stesso Cacace si era recato in questura per denunciare la sua ex per minacce, presentando tre lettere firmate dalla donna piene di insulti ed espliciti riferimenti ai problemi in cui sarebbe finito di lì a pochi giorni. Proprio quello che in effetti si era verificato: una denuncia per violenza sessuale. Salvatore Cacace viene comunque arrestato per tentata violenza sessuale, violazione di domicilio, minacce e lesioni personali. In carcere resterà una settimana, prima che nei suoi confronti vengano disposti gli arresti domiciliari, che dureranno altri venti giorni. Nonostante gli alibi, Cacace viene rinviato a giudizio: durante il dibattimento, il suo legale – l’avvocato Enrico Cappato – riesce a dimostrare che l’uomo non poteva essere fisicamente presente sul luogo della presunta violenza sessuale, perché si trovava in realtà a casa della sua nuova convivente. A dimostrarlo definitivamente, anche un prelievo in banca. Di fronte a questi elementi, il collegio di giudici del Tribunale di Rovigo non può che dargli ragione. Nel 2006, Salvatore Cacace viene riconosciuto non colpevole per i reati che gli erano stati imputati e viene assolto. Non appena la sentenza diventa definitiva, l’avvocato Cappato presenta un’istanza di riparazione per ingiusta detenzione. Alla fine di maggio 2009, la quarta sezione della Corte d’Appello di Rovigo accoglie la richiesta e dispone per Salvatore Cacace un indennizzo di 10 mila euro per i 27 giorni trascorsi in custodia cautelare (tra carcere e arresti domiciliari) da innocente. Accusato di violenza sessuale dalla ex convivente, ha dovuto scontare una settimana in carcere e venti giorni di arresti domiciliari. Assolto dalle accuse al processo di primo grado, tramite il suo legale Enrico Cappato ha chiesto di essere risarcito allo Stato per ingiusta detenzione e si è visto dare ragione ottenendo diecimila euro. (fonte: Corriere del Veneto) Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2018

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