giu 11 2018

la “politica dello struzzo” fa male a cremonafiere 11 06 2018

Published by at 5:39 pm under costume,cronaca cremonese

LA “POLITICA DELLO STRUZZO” FA MALE A CREMONAFIERE
Un confronto serio sui problemi veri avrebbe evitato la frantumazione consumata sulla presidenza

Durante quest’ultimo anno, in più di un’occasione abbiamo scritto e commentato le vicende di CremonaFiere. Lo abbiamo fatto per due ordini di motivi: innanzitutto perché si tratta di un Ente importante per l’economia del territorio, sostenuto anche da risorse pubbliche del territorio (Comune e Cciaa in primis) con la potenzialità di innescare positivi processi di sviluppo; in secondo luogo perché è necessario informare correttamente i nostri Soci e spiegare chiaramente la posizione di Coldiretti sull’argomento.
Ci aspettavamo che la nostra apertura e disponibilità potessero stimolare un dibattito serio e franco tra i quindici soci della Fiera, con un confronto basato sulla realtà dei fatti e non sulle “verità di comodo” raccontate da una parte del sistema dell’informazione cremonese.
Siamo invece finiti sotto attacco – com’era forse prevedibile – ad opera dei soliti sicari che hanno strumentalizzato la nostra contrarietà alla modifica dello Statuto della Fiera e le nostre critiche al bilancio facendole passare per una banale lite tra organizzazioni agricole. Altri si sono spinti a dire che Voltini e Coldiretti pretendono di avere sempre ragione. Qualcuno ha anche sentenziato che chi non era d’accordo con la maggioranza, era contro la Fiera.
Niente di più falso!
Le accuse nei nostri confronti sono servite solamente a sviare la discussione dai fatti e dai problemi veri che – se ignorati o nascosti sotto il tappeto – non troveranno certo alcuna soluzione.
La cronaca dei fatti
Il 27 aprile viene convocata l’assemblea per approvare il bilancio consuntivo 2017 e per modificare in modo rilevante lo statuto sociale. Il consiglio di amministrazione di Cremonafiere è in scadenza, è giunto alla fine del mandato. Se è normale che il consiglio uscente approvi il bilancio dell’ultimo anno (in cui è sua la responsabilità di gestione), non è certo naturale che l’ultimo atto di chi se ne va comporti lo stravolgimento dello statuto sociale, ovvero della carta costituzionale che fissa le regole di funzionamento dell’ente stesso. Abbiamo chiesto i motivi di tanta urgenza e ci è sempre stato risposto che il futuro della Fiera richiedeva decisioni veloci, che per consentire l’ingresso di un nuovo (indispensabile) partner serviva un nuovo statuto e che su questo non si poteva perder tempo.
Nel corso dell’assemblea del 27 aprile solo Coldiretti, Consorzio Agrario ed APA hanno votato contro le due delibere (bilancio e statuto). Il resto della compagine sociale ha approvato compatta.
Contrari alle modifiche statutarie…..
Coldiretti ha espresso la propria posizione sull’argomento anche con una lettera ai Soci della Fiera, spiegando che le contrarietà nascevano proprio perché avevamo a cuore il destino della Fiera di Cremona, con tutta la sua valenza strategica per lo sviluppo del territorio.
Secondo Coldiretti i problemi della Fiera dipendono da una gestione inadatta e dall’assenza di strategie e progetti. Infatti, le regole del vecchio Statuto e la numerosità dei consiglieri non hanno mai ostacolato, bocciato o ritardato alcuna delle iniziative sottoposte al Consiglio di amministrazione. Anche su questo è opportuno fare una precisazione: Coldiretti non è mai stata contraria all’ingresso di un partner esterno, così come a nuovi progetti. Bisognerebbe però sapere “prima” di chi si tratta, in modo da definire insieme le condizioni di ingresso. Gli adattamenti allo statuto si sarebbero quindi dovuti fare “dopo”, alla luce della nuova compagine sociale e in funzione del progetto da condividere e portare avanti.
Nel nuovo statuto sono state eliminate anche quelle che potremmo definire “clausole di salvaguardia”, ovvero l’insieme di vincoli che impedivano la scalata o la potenziale espropriazione di Cremonafiere dalle mani degli azionisti locali, soprattutto quelli istituzionali. Queste garanzie – insieme all’eliminazione del limite di mandati per il presidente – spariscono tutte d’un fiato, riducendo alcune fondamentali prerogative a salvaguardia dell’intera compagine sociale, pubblica e privata.
….e contrari alla proposta di bilancio
Coldiretti e Consorzio Agrario avevano votato contro i bilanci 2015 e 2016. Visto che le medesime criticità già evidenziate si ritrovano anche sul documento contabile che riassume la gestione dell’esercizio 2017, il parere di Coldiretti sul bilancio 2017 non poteva che essere negativo.
Nel merito del Bilancio, le critiche hanno riguardato alcune “zone di opacità” che non hanno consentito di valutare in modo chiaro il reale stato di salute della Fiera.
Solo a titolo di esempio: non è stata rappresentata chiaramente la situazione della società CRF USA (interamente detenuta e liquidata a inizio 2018), non sono state fatte delle valutazioni adeguate sul valore di terreni e fabbricati che potrebbero risultare sensibilmente inferiori rispetto ai valori iscritti a bilancio, i crediti verso clienti sono stati descritti superficialmente così come il fondo rischi, sul quale ci è stato impossibile fare delle valutazioni di congruità. Il bilancio chiude con un utile di 669 euro grazie ad alcune partite “straordinarie”. Infatti, il risultato d’esercizio “normalizzato” evidenzia una perdita di 205.270 euro e, nonostante tutto, nella relazione che accompagna il bilancio non vi è traccia di alcuna iniziativa per il contenimento dei costi e l’aumento dei ricavi.
Queste semplici considerazioni ci fanno ben comprendere che coloro i quali hanno approvato statuto e bilancio senza batter ciglio, non hanno di certo fatto il bene della Fiera. Tutto il resto è propaganda!
L’epilogo tragicomico
Dopo che l’assemblea di fine aprile ha approvato bilancio e statuto con la contrarietà di Coldiretti, Consorzio Agrario ed Apa, e dopo che buona parte dei media locali hanno stigmatizzato l’insensato isolamento di Coldiretti, esaltando i risultati di CremonaFiere e salutando con giubilo ed entusiasmo il nuovo statuto (come se ciò rappresentasse la soluzione di tutti i problemi), ci si sarebbe aspettati di assistere ad un rinnovo del consiglio e della presidenza all’insegna della compattezza. Era lecito pensare che l’80% della proprietà (la quota dei soci che hanno condiviso statuto e bilancio) non avrebbe faticato a mettersi d’accordo su ciò che restava da fare per dare un governo alla Fiera con l’urgenza necessaria.
Si è invece dovuto aspettare un mese per assistere a tutto ed al contrario di tutto.
Si parte con due candidati, nessuno dei quali supera il 40% dei consensi. La situazione di stallo suggerisce la ricerca di un terzo candidato “super partes”, individuato congiuntamente da Coldiretti e Libera. L’ipotesi decade nel momento in cui la Libera dichiara di non poter convergere su un nome che non faccia parte dei propri soci. L’assemblea viene rinviata per un paio di volte fino a che, il 25 maggio, vengono eletti il presidente, l’avvocato Roberto Zanchi, e cinque consiglieri dei sei previsti. Coldiretti, Consorzio Agrario ed Apa hanno scelto, per coerenza, di non partecipare all’assemblea mentre i rappresentanti di Cna, Confartigianato, Api e Ascom, che avevano chiesto un rinvio, sono usciti dalla sala prima del voto in segno di disaccordo. Anche dopo l’elezione la burrasca non si è placata ed in queste ultime ore abbiamo assistito alle dimissioni di un consigliere, alla possibile incompatibilità di un secondo ed all’ipotesi che il rappresentante delle banche non accetti l’incarico.
Per la nuova governance, la partenza è senz’altro in salita.
IN CONCLUSIONE
Dopo 5 mandati consecutivi, la presidenza di Antonio Piva al vertice di CremonaFiere è arrivata al capolinea. A giudicare dai fatti, che abbiamo cercato di riportare fedelmente in questo editoriale, il lungo oligopolio targato Piva-Bianchedi lascia ai cremonesi una pesante eredità. La delicatissima situazione economico-finanziaria, l’assenza di un progetto strategico e le spaccature emerse tra i soci sono le risultanze di problemi profondi che coinvolgono tutto il cosiddetto Sistema-Cremona, partendo dai rapporti tra politica, istituzioni e rappresentanze.
Il futuro della Fiera è incerto. Il nuovo presidente ed il nuovo consiglio raccolgono un fardello pesantissimo il cui primo responsabile, Antonio Piva, esce di scena senza dover pagare alcun conto, nemmeno di carattere morale, per i disastri prodotti in quindici anni di gestione. Nulla di strano, quindi, se un giornale locale (Mondo Padano) dedica un paio di pagine all’ex presidente della Fiera per celebrarlo ed incensarlo con un’intervista farlocca, intrisa di balle ed ipocrisie. A chi giova un simile atto di cortigianeria?
Se Antonio Piva è il primo colpevole, è però altrettanto vero che molte responsabilità pesano anche su coloro i quali, negli anni, hanno continuato a mettere la testa sotto la sabbia, mentendo persino a se stessi pur di sbandierare ai quattro venti che in CremonaFiere tutto andava a gonfie vele.

Coldiretti Cremona

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