giu 10 2018

la legge del più forte-novecentotre 10 06 2018

Published by at 7:44 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – NOVECENTOTRE Da www.errorigiudiziari.com; rispetto ad altri casi qui tutto può sembrare piccolo, anche i 10 euro proposti come risarcimento alla vittima: ma il lettore provi a immaginare come pesino anni in attesa di una sentenza che potrebbe essere di nuovo sfavorevole. La domanda infine che dobbiamo sempre ripetere, a voce sempre più alta, nelle sedi di maggior ascolto: perché i responsabili di decisioni cervellotiche, demolite dagli stessi colleghi, che causano danni enormi, non devono mai pagare, come succederebbe a qualsiasi altro professionista? —Quindici giorni di ingiusta detenzione. Cinque anni di odissea giudiziaria per difendersi dalle accuse di corruzione e uscire finalmente assolto. Lavoro, famiglia e reputazione pesantemente danneggiati da un’inchiesta giudiziaria poi rivelatasi fallimentare. È la storia di Marco Chiari, 66 anni, assessore all’urbanistica del comune di Lucca, oggi coordinatore comunale di Fratelli d’Italia. Arrestato nel maggio 2011 nell’ambito della maxi inchiesta sui grandi progetti urbanistici della sua città (denominata “Volpe nel deserto”), finì al centro di un autentico terremoto giudiziario e politico. Passò due settimane in carcere da innocente e solo quattro anni dopo venne assolto insieme con tutti gli altri imputati con una formula che lascia ben poco spazio al dubbio: “Perché il fatto non sussiste”. È il 18 maggio 2011 quando il pubblico ministero Fabio Origlio chiede al giudice delle indagini preliminari Simone Silvestri l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di Marco Chiari, insieme con il sequestro preventivo di 40 mila euro, per un’ipotesi di corruzione legata ad altri reati contro la pubblica amministrazione. Il Gip accoglie la richiesta e il 15 giugno Marco Chiari viene arrestato e portato in carcere. Due giorni più tardi, dopo l’interrogatorio di garanzia, il suo avvocato presenta un’istanza di scarcerazione. Ma il 21 giugno il Gip la respinge. Devono passare altri otto giorni, prima che il Tribunale del Riesame di Firenze annulli l’ordinanza del Gip e disponga quindi l’immediata scarcerazione di Marco Chiari. È il 29 giugno, sono passate due settimane dall’arresto. A nulla servirà il ricorso in Cassazione presentato dal pubblico ministero: verrà respinto 1l 14 dicembre dello stesso anno. Nel 2012, quando è tornato in libertà, ma l’inchiesta a suo carico è ancora nel pieno del suo svolgimento, Marco Chiari racconta ai giornali come la sua vita sia profondamente cambiata dopo l’arresto: “Da nove mesi vivo con i soldi che mi dà mia moglie. Mi hanno sequestrato conti correnti, bancomat, carte di credito trattandomi alla stessa stregua di un mafioso. Allo Stato chiederemo tanti soldi. Perché da questa storia ho subito danni irreparabili. La mia salute ha avuto un contraccolpo notevole (un intervento chirurgico al cuore) e ho perso notevoli opportunità di lavoro. Con lettera raccomandata ho ricevuto la revoca per tre grandi incarichi pubblici (appartamenti e villette a Capannori e in due comuni versiliesi). Il motivo? Mancanza di fiducia per il clamore suscitato dall’inchiesta. Quantificare il danno economico? Si tratta di centinaia e centinaia di migliaia di euro”. Il 22 aprile 2013 Marco Chiari viene rinviato a giudizio. Ma dovranno passare quasi due anni, prima che il 25 febbraio 2015 il giudice dell’udienza preliminare di Lucca, Silvia Mugnaini, disponga il non luogo a procedere nei confronti dell’ex assessore “perché il fatto non sussiste”. Respinto il ricorso della procura, la sentenza diventa definitiva. E Marco Chiari passa al contrattacco: per quei 15 giorni trascorsi nel carcere di San Giorgio, a Lucca, vuole essere risarcito. L’ordine di custodia cautelare in carcere non doveva essere emanato, come ammise la Corte di Cassazione dopo che la prima decisione in questo senso del Tribunale del Riesame era stata impugnata dalla procura. La sua istanza di riparazione per ingiusta detenzione, presentata dall’avvocato Antonio Marrone, viene accolta. I giudici della Corte d’Appello di Firenze dispongono però la liquidazione di una somma decisamente contenuta: meno di 10 euro. Per Marco Chiari è davvero troppo e decide di fare un ulteriore passo avanti: citare in giudizio i giudici che ritiene responsabili dell’errore giudiziario in cui è rimasto coinvolto. Nell’atto di citazione della Presidenza del Consiglio (come prevede la legge Vassalli sulla responsabilità civile dei magistrati) che deposita presso il Tribunale di Genova (competente a giudicare i magistrati della Toscana), chiede “di dichiarare la responsabilità dello Stato per colpa grave dell’allora pubblico ministero Fabio Origlio e dell’allora giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri e condannarli al risarcimento dei danni patrimoniali, subiti dal sottoscritto e quantificati in 6.400.000 euro”. Il 5 giugno 2018 si tiene la prima udienza del processo civile davanti al Tribunale civile di Genova, competente per i casi in cui sono coinvolti magistrati che operano all’interno del distretto della corte d’appello di Firenze. Il primo passo dell’Avvocatura di Stato è consistito nel contestare la somma della richiesta di risarcimento, giudicata eccessiva. La seconda udienza è prevista per l’autunno. Ma che cosa ha spinto Marco Chiari ha chiamare in giudizio (seppure indirettamente) i magistrati? Leggete le righe che seguono, spiegano molto bene come la sua vita sia stata devastata da un’accusa ingiusta che lo ha portato in carcere senza colpa. “Nessuno potrà mai restituirmi quanto ho perso oltre che dal punto di vista economico anche in termini di salute ed affetti, e non saranno certo i soldi che mi verranno riconosciuti a dissipare il mio risentimento verso chi ha cercato in ogni modo di distruggere la mia vita e la tranquillità mia e della mia famiglia. Devo solo ai miei familiari se oggi sono ancora in vita e, fuori da ogni retorica, posso dire di essere fiero ed orgoglioso di averli sempre avuti al mio fianco, come non è invece successo con i tanti amici e conoscenti che mi hanno negli anni evitato facendomi sentire una sorta di appestato. Un sincero ringraziamento lo devo anche al mio avvocato Sandro Guerra per la vicinanza e l’aiuto che mai mi ha fatto mancare. Fin dal momento del riconoscimento giudiziario della mia completa estraneità ai fatti di cui venivo accusato, prima con sentenza del gup di Lucca, poi dalla Corte di Appello, e successivamente con sentenza della Cassazione (a seguito del ricorso attivato dalla Procura di Firenze), ho iniziato a lavorare alla quantificazione del danno arrecato alla mia persona ed alla mia attività professionale. Per questo un particolare ringraziamento va anche ad altre tre figure: il commercialista Andrea Fisicaro e a Ilaria Di Vecchio e Sonia Massoni, rispettivamente psicologa e psicoterapeuta che con il loro supporto e le conseguenti relazioni hanno contribuito a determinare il danno arrecatomi, quantificando sia il danno finanziario che morale e biologico in un importo molto rilevante. La vita insegna che quando hai ragione quello che ti viene tolto ti verrà ridato e che la giustizia non deve essere una illusione. Avevo scambiato il giorno con la notte, qualcuno aveva cercato di farmi diventare cibo per cani, erano sparite le mie certezze ed io ho lottato con tutte le mie forze per dimostrare a tutti, ma in primis alle mie figlie a mia madre alla mia famiglia che il comportamento del loro padre del suo figlio e del suo marito era ed è stato sempre improntato alla massima correttezza. Oggi posso incominciare a riassaporare il giorno, il sole e non solo la notte per nascondermi. Avevo perso l’illusione di credere ma oggi l’ho ritrovata. La mia mente per 24 ore al giorno per oltre 1600 giorni per oltre 5 lunghissimi ed interminabili anni, è stata sempre impegnata a difendersi da tutto e da tutti, per oltre 1600 giorni non ho mai capito quello che stava succedendo, quello di cui si parlava e di cosa si parlava, io che ho avuto paura di non avere più l’aria per respirare, che tante volte ho avuto paura di perdere me stesso, io che avevo perso l’illusione di credere, oggi l’ho ritrovata. Ed oggi aumenta ancora di più la mia voglia di lottare, di continuare a fare valere le mie ragioni, oggi incomincia un nuovo percorso, un percorso che mi porterà ancora nelle aule di un tribunale ma non come persona accusata ma come accusatore e davanti a me ed ai giudici qualcun altro dovrà difendersi. Questa sarà la mia pur misera rivincita, ma tutti devono sapere e capire quello che è successo perché deve essere ancora scritta la parola fine a questa allucinante ed assurda vicenda perché, sono convinto, ed oggi ancora di più, che la giustizia, quella con la G maiuscola trionfa sempre”. (fonti: La Nazione, Il Tirreno, Luccaindiretta.it, La Gazzetta di Lucca) Ultimo aggiornamento: 22 febbraio 2018

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