mag 15 2018

la legge del più forte-ottocentosettantasette 15 05 2018

Published by at 7:53 pm under costume,cronaca cremonese,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOSETTANTASETTE Da www.errorigiudiziari.com; il caso ha un punto in comune coi processi Iori: il telefonino. Maurizio Iori non lo dimentica, lo lascia apposta in casa per uscire a uccidere, perché dove il telefonino, lì il padrone: lui quindi non s’è mai allontanato! Ma il trucco non riesce, per l’acume degli investigatori, che hanno capito tutto. Sembra strano a qualche lettore? La conferma viene dai processi Palumbo, condannato a ripetizione perché il suo telefonino è sicuramente sul luogo del delitto! Così si raggiunge la certezza al di là di ogni ragionevole dubbio, come prevede il 533 del codice di procedura penale…..
—È il 2 luglio 2003 a Bereguardo, un piccolo centro in provincia di Pavia. In un’auto data alle fiamme viene ritrovato il corpo carbonizzato di Gioacchino Lombardi. L’uomo, 51 anni, è stato picchiato a sangue, incaprettato e rinchiuso nel bagagliaio ancora agonizzante, prima che l’auto venisse incendiata. È per un omicidio così efferato che, nove anni dopo, finirà in carcere Pasquale Palumbo. Pasquale Palumbo, 49 anni, viene arrestato infatti nel novembre 2012, insieme con i suoi fratelli Giovanni e Claudio. Originario di Torre Annunziata, vive da vent’anni a Savona, dove gestisce un bar con la moglie e i figli. Gli investigatori sono convinti che all’origine dell’uccisione di Gioacchino Lombardi ci siano motivi passionali: avrebbe aiutato il figlio della vittima a uccidere il padre, perché innamorato della stessa donna. Ma Pasquale Palumbo sa di non avere nulla a che fare con quel delitto e non fa altro che continuare a ripetere di essere innocente. Le prove a suo favore non mancherebbero: sul luogo dov’è stata ritrovata l’auto incendiata non ci sono tracce biologiche dell’imputato che testimonino una sua partecipazione al pestaggio o alle fasi successive; non esiste un movente dell’omicidio, visto che Pasquale Palumbo non ha mai conosciuto la vittima: “Quell’uomo non l’ho mai visto, non so neppure chi fosse”, ripete più volte agli investigatori. Ma gli inquirenti basano le loro accuse su altro: i tabulati telefonici confermerebbero la sua presenza sulla scenda del delitto dalla sera del 1 luglio 2003 fino al pomeriggio del giorno successivo. Dunque Palumbo avrebbe avuto tutto il tempo di portare a termine l’omicidio. I processi di primo grado e di appello si concludono entrambi con una condanna a 23 anni di reclusione. Ma un primo ricorso in Cassazione del legale di Palumbo – l’avvocato Fabrizio Vincenzi – va a buon fine: la Suprema Corte dispone l’annullamento della sentenza di secondo grado, con l’obbligo di celebrare un nuovo processo. Nonostante questo, per Palumbo arriverà una seconda condanna a 24 anni di carcere. Ma l’ulteriore ricorso in Cassazione questa volta avrà un esito diverso: gli elementi presentati dall’avvocato Vincenzi indurranno i giudici della Suprema Corte ad accogliere il ricorso, annullare la sentenza “per non aver commesso il fatto”, ma senza rinviare a un nuovo processo e disponendo l’immediata scarcerazione dell’imputato. Pasquale Palumbo, insomma, viene finalmente riconosciuto innocente dopo aver passato sei anni in carcere. Il suo telefonino era stato individuato sul luogo dell’assassinio solo perché quel giorno era in possesso di uno dei fratelli. L’avvocato Vincenzi: “Non sappiamo ancora se chiederemo un risarcimento. L’ingiustizia c’è, ma c’è anche la voglia di mettersi definitivamente alle spalle questo incubo che è durato 15 anni”. Per l’omicidio di Gioacchino Lombardo sono stati condannati con sentenza definitiva il figlio Vincenzo (16 anni), e i fratelli di Pasquale Palumbo, Claudio e Giovanni (30 anni). (fonte: Il Secolo XIX, Brescia Today, Ansa) Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2018

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