Archive for maggio, 2018

mag 23 2018

la legge del più forte-ottocentottantacinque 23 05 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOTTANTACINQUE Piero Sansonetti, direttore del Dubbio: “la macchina perfetta sognata da Davigo, capace di far coincidere sospetto e colpevolezza, di azzerare i pastrocchi della difesa, e capace di aumentare di cento volte sia il numero dei colpevoli sia gli anni di galera” Capace di far coincidere sospetto e colpevolezza: i processi Iori in mezza riga! —Mi è tornato in mente Almirante leggendo l’editoriale di ieri di Marco Travaglio sul “Fatto”. La retorica da “guerriero per la giustizia” riprende molti dei temi del vecchio leader del Msi. Non la pena di morte, che ormai è un’idea che in Europa non ha più cittadinanza, però le parole d’ordine sono simili, ed espresse senza diplomazia. Non mi riferisco tanto alla prima parte dell’articolo, nel quale Travaglio invoca espulsioni per gli irregolari e sposa la tradizionale cultura leghista, che non è una novità (però è una novità per Travaglio). Ma alla parte finale del suo editoriale, nel quale illustra lucidamente la linea politica che lui vorrebbe imporre al nuovo governo. Scrive: « Per la prima volta l’agenda del governo si ribalta, nelle priorità e nel linguaggio. Il contratto gialloverde… non ha paura di parlare di più carcere e più carceri, meno prescrizioni, pene più severe e più certe… più mezzi a chi i reati li deve scoprire e punire, meno garanzie per chi commette i reati e più garanzie per chi li denuncia e li subisce. I puristi… del sesso degli angeli e del giudiziariamente corretto storcono il naso con argomenti triti e ritriti… Dei loro slogan i cittadini si infischiano: se vedranno qualche delinquente a spasso in meno, qualche irregolare espulso in più… saranno felici e grati al governo ( e noi con loro)». L’articolo si conclude con questo pensiero ( che vuole essere anche una indicazione per la maggioranza “penta- leghista”): « Se non riusciranno, per i vincoli di bilancio, a fare le riforme costose… potranno essere perdonati. Ma se non manterranno gli impegni…. come quelli sulla giustizia, non avranno scuse. E saranno puniti ». Traduciamo questo ragionamento. Dice Travaglio, rivolgendosi al partito che ha sempre sostenuto, e cioè i 5 Stelle, e al nuovo partito amico, cioè la Lega: lasciate perdere Fornero, reddito di cittadinanza e flat tax, che sono impossibili perché troppo costosi, e concentratevi sulla realizzazione di una autentica stretta autoritaria che trasformi la macchina giudiziaria in quello che deve essere: la macchina perfetta sognata da Davigo, capace di far coincidere sospetto e colpevolezza, di azzerare i pastrocchi della difesa, e capace di aumentare di cento volte sia il numero dei colpevoli sia gli anni di galera. Chiaro che resta la speranza che i due partiti ai quali Travaglio si rivolge non lo ascoltino e taglino i ponti con lui, cercando di indirizzare il nuovo governo gialloverde verso un percorso di legalità democratica. Però è chiaro che il linguaggio e le aspirazioni che Travaglio esprime ormai sono sdoganate, e rappresentano il punto di vista di settori molto ampi della società. L’almirantismo è meno sofisticato di quello di Almirante, ma più vasto, più popolare.

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mag 23 2018

la quintessenza della cremonesità-cinquecentottantacinque 23 05 2018

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LA QUINTESSENZA DELLA CREMONESITA’ – CINQUECENTO85
Nota facebook di Stefano Campagnolo, per tanti anni direttore della nostra Biblioteca: “Beh, il Giovanni Valagussa giudicato non buono per il Museo Civico di Cremona ti ha ritrovato un Mantegna inedito a Bergamo….”
Sempre a proposito di cremonesità e Sistema, poiché il Comune offre un contributo a Sgp Eventi che organizza la Festa del Torrone e che occupa il centro nove giorni consecutivi, perché i bar che nella bella stagione metton fuori tre tavolini devono, invece del contributo del Comune, pagare il plateatico? Non sono anch’essi imprenditori come Sgp? O forse meno eguali?
Da www.cremonaoggi.it,l’annuncio del Pums:
—Proseguono i lavori di studio e analisi del traffico urbano necessari alle redazione del Piano Urbano della Mobilità sostenibile (Pums). Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione tecnica operativa tra la società che ha il compito di redigere il Pums e i tecnici del Comune per programmare e pianificare le prossime attività. Nei mesi scorsi sono state posizionate le spire di monitoraggio del traffico in ben 57 sezioni per raccogliere i dati sui passaggi sulle principali arterie cittadine.
Partendo da questo lavoro, oggi è iniziata l’analisi delle origini e destinazioni, informazioni fondamentali per capire le abitudini dei cittadini, spostamenti, percorsi quotidiani che i cremonesi percorrono e con quali mezzi. Per questa nuova raccolta dati saranno coinvolti direttamente i cittadini intervistati da personale autorizzato— Del Pums si occupa l’assessore Alessia Manfredini, facile pronosticare che, avuta la conferma dalle interviste, il Comune deciderà il contrario di quanto desiderano i cittadini. Fiera, che ormai interessa perfino i cremonesi che a malapena sanno esista, per i giochi attorno alla presidenza; gli attori discutono giorno e notte ma l’accordo è ancora lontano; l’unico punto certo sembra essere la sconfitta della Libera, sempre sul nome di Agostino Bolli, veterinario. Che ne trarrebbe un vantaggio certo: avendo perso tutto, dal giorno dopo non può perdere null’altro!
Rivolta 23 05 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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mag 23 2018

nel blu dipinto di blu 23 05 2018

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NEL BLU DIPINTO DI BLU Ce l’hanno fatta: la bimba ha ottenuto l’autorizzazione a mantenere il nome scelto dai genitori: Blu. Non andava bene il secondo nome proposto, il padre è di origini somale: Shamsa, perché in Italia è poco diffuso e non permette di distinguere se bimbo o bimba, perché la legge stabilisce “interesse pubblico che il nome, insieme al cognome, contribuisca a identificare immediatamente ciascuno all’interno dei rapporti sociali, a scuola per esempio, o nel lavoro, senza equivoci o confusioni. Non solo: la legge italiana vieta i nomi imbarazzanti, tutela il cittadino neonato da inconvenienti che possano pesare come macigni sulla sua vita”. La legge ritiene che il nome imbarazzante possa pesare come un macigno, due padri o due madri invece no. Dall’Avvenire: —-Si chiama Blu. E così continuerà a chiamarsi: la Procura di Milano ha rinunciato a chiedere la rettifica del nome scelto dai genitori per la loro bimba nata cinque mesi fa. Anche se quel nome – Blu – è in contrasto con la legge dello Stato, il Dpr 369/2000 che all’articolo 35 prevede che «il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso». In virtù di questa regola almeno due coppie di genitori sono state convocate dalla Procura della Repubblica per rettificare l’atto di nascita, anteponendo «altro nome onomastico femminile che potrà essere indicato dai genitori nel corso del giudizio». Ieri, però, il pm Luisa Baima Bollone ha rinunciato al ricorso e il giudice Maria Rita Cordova ha convalidato il nome. La decisione è stata presa al termine di un’udienza durata pochi minuti alla quale erano presenti i genitori Libaan Bosir Sek Mohamed, un ingegnere veronese di 36 anni, di origini somale, e Rosamaria Castiglione Angelucci, trentottenne, esperta di relazioni pubbliche. A poche settimane dalla nascita della bimba, l’anagrafe di Milano ha convocato la coppia, segnalando che il nome della piccola non era «sufficientemente identificativo del genere femminile». Si rendeva necessario – per rispettare la legge – aggiungerne un secondo, inconfondibile. I genitori furono disponibili, e suggerirono Shamsa: ma anche questo nome arabo, secondo gli ufficiali dell’anagrafe, è troppo poco diffuso in Italia e non permetterebbe di capire immediatamente che chi lo porta è una bambina. A quel punto la prassi vuole che una segnalazione sia inviata al Tribunale con successivo intervento – anch’esso voluto dalla legge, trattandosi di un caso che coinvolge un minore – della Procura. Stesso iter – e probabilmente stessa conclusione della vicenda – anche per un altra coppia che dovrà presentarsi giovedì davanti al pubblico ministero, al Palazzo di Giustizia di Milano: la loro bambina ha un anno e mezzo e anche lei si chiama Blu. «Quando ci siamo presentati all’anagrafe per la registrazione – racconta il padre, Luca – i funzionari ci hanno messo in guardia, avvisandoci della possibilità che venissimo convocati per la rettifica. Rischia di essere il giudice a decidere quale nome dovrà portare nostra figlia se non ne indicheremo uno noi». Visto il precedente odierno, però, è difficile che succeda. Sembra ci siano altri casi aperti oltre a questi due: del resto, il “conta nome” dell’Istat segnala in crescita il numero delle bambine che si chiamano Blu (ma esiste anche qualche maschietto). E a Milano sono state già registrate due Verde, femmine. Secondo la legge, è interesse pubblico che il nome, insieme al cognome, contribuisca a identificare immediatamente ciascuno all’interno dei rapporti sociali, a scuola per esempio, o nel lavoro, senza equivoci o confusioni. Non solo: la legge italiana vieta i nomi imbarazzanti, tutela il cittadino neonato da inconvenienti che possano pesare come macigni sulla sua vita. Ha fatto scuola il caso segnalato al tribunale da un funzionario del Comune di Genova nel 2006: una coppia chiedeva di chiamare il figlio Venerdì. Il caso arrivò fino alla Corte d’Appello che considerò quel nome inaccettabile, «dal carattere ridicolo – si leggeva nella sentenza – che ben si presta all’ironia e allo scherno, in grado di arrecare grave danno alla persona che lo porta». I giudici motivarono anche la decisione spiegando che non solo Venerdì è il nome dello schiavo ignorante e selvaggio arruolato come servitore da Robinson Crusoe ma per i fedeli il giorno della penitenza, dedicato al digiuno, e per i superstiziosi evoca la sfortuna. Non proprio il nome migliore da portarsi appresso tutta la vita.

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mag 23 2018

nutrie, due milioni in lombardia 23 05 2018

Nutrie, due milioni in Lombardia
Prandini: “Emergenza da risolvere”
Sono almeno due milioni gli esemplari di nutrie presenti in Lombardia. Lo afferma la Coldiretti regionale in base alle stime più recenti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, commentando la dichiarazione dell’assessore lombardo al Welfare che ha annunciato entro fine mese un nuovo piano regionale per il contenimento e l’eradicazione della specie.
Se dieci anni fa questi roditori potevano essere considerati un elemento esotico delle nostre campagne – spiega Coldiretti Lombardia – adesso la loro proliferazione le porta ad arrivare anche nelle periferie delle città, sulle piste ciclabili e sulle strade, oltre a ridurre a colabrodo le sponde dei canali e a devastare i campi.
“Si tratta di una vera emergenza – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia – alla quale bisogna rispondere con risorse e strumenti adeguati. Questi animali, infatti, oltre a provocare danni alle colture nelle aziende agricole, sono un pericolo per la sicurezza delle persone: spingendosi sempre più verso le zone abitate e trafficate provocano incidenti e portano con sé il rischio di diffondere alcuni parassiti potenzialmente pericolosi anche per gli uomini”.
La nutria insieme ai cinghiali e alle altre specie selvatiche – conclude la Coldiretti regionale – è responsabile ogni anno di centinaia di migliaia di euro di danni. Si stima che negli ultimi tredici anni i danni causati dalla fauna selvatica in Lombardia abbiano superato i 17 milioni di euro.

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mag 23 2018

biodiversità 23 05 2018

Biodiversità,
l’Italia è diventata la più green d’Europa con il maggior numero di certificazioni a livello comunitario per prodotti a denominazione di origine Dop/Igp, la leadership nel numero di imprese che coltivano biologico, ma anche la minor incidenza di prodotti agroalimentari con residui chimici fuori norma e la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati. L’Italia è l’unico Paese al mondo con 5047 prodotti alimentari tradizionali censiti, 293 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg ma è anche leader in Europa con quasi 60mila aziende agricole biologiche. Sul territorio nazionale ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. Ma nel Belpaese si trovano ben 40mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione senza dimenticare che l’Italia è al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,6%).
Un’azienda che voglia definirsi sostenibile deve fare i conti con la biodiversità. In che termini? Innanzitutto sapendo cos’è e successivamente avendo ben chiaro la differenza che esiste tra la biodiversità in ambito agricolo in senso stretto e la biodiversità dell’ecosistema in cui l’azienda è inserita. Troppo spesso infatti, anche gli addetti ai lavori, generano confusione nel parlare della fattoria rispettosa della biodiversità. Un caso infatti è quello relativo all’imprenditore agricolo che decide di recuperare razze, varietà e/o cultivar scomparse o a rischio estinzione. Certamente egli fa un grande favore alla biodiversità strettamente legata alla sua azienda. Altro è conoscere, rispettare e valorizzare l’ambiente circostante l’azienda attraverso attività specifiche che tutelino la natura. In tal senso l’imprenditore è consapevole di ciò che avviene nell’ecosistema in cui è inserita la sua attività. Qual è l’optimum? Chiaramente un imprenditore che protegga l’ambiente e, contemporaneamente, recuperi prodotti minacciati, è quello che potremmo definire un paladino della biodiversità a 360°.
Le minacce esistenti sono 4:
1. la modificazione e la frammentazione degli habitat, quindi tutto ciò che riguarda il consumo di suolo, l’industrializzazione dell’agricoltura e l’impoverimento dei pool genici e l’abbattimento delle foreste;
2. i cambiamenti climatici;
3. la pressione venatoria;
4. l’inquinamento.
Nella Penisola, grazie alla Coldiretti, è nata con Campagna Amica anche la più vasta rete mondiale di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero sotto un’unica insegna per salvare e far conoscere i tesori enogastronomici conservati da generazioni nel territorio. “Un bene prezioso che non ha solo un fine naturalistico, ma è anche il vero valore aggiunto delle produzioni agricole made in Italy”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “investire sulla distintività è una condizione necessaria per distinguersi in termini di qualità delle produzioni valorizzando la biodiversità”.

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mag 23 2018

giuseppe conte 23 05 2018

GIUSEPPE CONTE
Non bastavano i titoli, veri e prestigiosi, ottenuti in Italia?

Crema 23 05 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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mag 23 2018

oggi a iori, domani a te 23 05 2018

OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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mag 22 2018

la quintessenza della cremonesità-cinquecentottantaquattro 22 05 2018

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LA QUINTESSENZA DELLA CREMONESITA’ – CINQUECENTO84
Due note da www.cremonaoggi.it:
–Sarà ancora Sgp Eventi, di Stefano Pellicciardi di Carpi, a organizzare la 21esima edizione della festa del torrone. E’ questo l’esito del bando pubblicato dal Comune di Cremona circa un mese fa e al quale aveva partecipato, oltre a Sgp, anche una società di Venezia, la Ideal Project factory srl. L’incarico per l’ organizzatore delle prossime edizioni della manifestazione avrà durata di un anno, rinnovabile per quello successivo e costerà 27mila euro a Comune, Camera di commercio e enti promotori–Gli enti pubblici pagano Sgp Eventi, che, come è giusto, organizza per guadagnare, non per far beneficenza: non ritengono, il Cilecca e prezzemolino Auricchio, visto che i soldi pubblici son nostri, di obbligare Sgp a pubblicare il bilancio della Festa del Torrone, tanto per controllare che i nostri soldi sian ben spesi? –Nasce il primo fan club cremonese dedicato a Mina, da un’idea di Lady Terry (cantante e coverista di Mina che per anni ha collaborato con il maestro Renzo Donzelli). L’inaugurazione sabato 26 maggio al bar Olimpia in via San Bernardo– Cremona è sempre Cremona, ogni tanto spunta un’iniziativa per celebrare una persona che quando torna da noi lo fa di nascosto! Capitolo Fiera, siamo agli ultimi fendenti, il Sistema Cremona è spaccato, da una parte la Libera, dall’altra Arvedi, in mezzo capitan Voltini che, col 20% e soprattutto il suo scarso interesse alla contesa, può essere decisivo. La Libera, allo sbando più completo, ha abbandonato Crotti Riccardo, non più spendibile; stamattina Nolli faceva il nome del presidente della Latteria Soresina, Tiziano Fusar Poli, assicurando d’avere l’appoggio di capitan Voltini, appoggio identico a quello che vantava per il prossimo consiglio del Consorzio Agrario: sei consiglieri a testa! Visto l’appoggio, anche Fusar Poli veniva mestamente lasciato alla sua Latteria, quella che, sembra, sia usa pagare i soci conferitori meno delle altre latterie. Che fare? Un nome ancora più piccolo, tale Agostino Bolli, veterinario……. Settimana di fuoco per Nolli Renzo, il presidente che non c’è quasi mai, e che a volte, lui il primo, non vorrebbe esserci: due giorni per trovare un candidato Libera che vada bene sia a Voltini che al Cavaliere, e che naturalmente non esiste; di conseguenza venerdì mattina legnata in Fiera, il pomeriggio consiglio in Libera, giusto per raccogliere gli applausi per il successo della mattina! Lato Arvedi: qualche diceria, scrivevo ieri, su nomi “strani”, ma il Cavaliere viaggia uso a farsi obbedire: è sempre l’avvocato Roberto Zanchi il presidente della Fiera! Per grazia di Arvedi e volontà di Arvedi!
Crema 22 05 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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mag 22 2018

la legge del più forte-ottocentottantaquattro 22 05 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOTTANTAQUATTRO Su www.errorigiudiziari.com il ricordo della figlia di Enzo Tortora; estraggo un passo, a mio giudizio il più significativo: “Mio padre era un uomo famoso. E nel bene e nel male questo ha avuto un peso. Ma Giuseppe Gulotta non è Enzo Tortora, nessuno si occupa del suo caso, non c’è una campagna innocentista né un garantista, fra i tanti che si definiscono tali, che parli di lui. È terribilmente vero. Ieri come oggi. I casi Tortora non hanno voce.” Da oltre cinque anni, ogni giorno, a mo’ di bandiera, io scrivo dei processi Iori, un caso di malagiustizia ben peggiore; mi son rivolto a centinaia di persone importanti, in ogni settore della vita pubblica, che spesso pontificano sul caso Tortora, bella fatica: nessuna risposta. E’ la regola di Ennio Flaiano: gli italiani corrono in soccorso del vincitore! —Nel settembre di cinque anni fa, il quotidiano romano Il Tempo dedicò la sua apertura agli errori giudiziari, ai casi di ingiusta detenzione e agli innocenti in carcere addirittura per sette giorni consecutivi. Il direttore, Gian Marco Chiocci, chiese a noi di Errorigiudiziari.com di aiutarlo ad alimentare la sua campagna di sensibilizzazione e noi lo facemmo volentieri. Tra le varie voci ascoltate, in quell’occasione, non poteva mancare quella di Gaia Tortora, una delle figlie di Enzo. Le fu chiesto di scrivere una sua riflessione, per arrivare a capire se la tremenda vicenda giudiziaria che distrusse suo padre fosse servita a qualcosa per la giustizia italiana. Ecco le sue parole: -Quante volte mi è stato chiesto un ricordo, un commento, una intervista sulla vicenda di mio padre? Molte. Com’è normale che sia in questi casi. Le stesse volte in cui ho accettato e poi mi sono ritrovata davanti al computer e a tanti ricordi e parole e immagini nella testa. Questa volta però, mentre da Il Tempo mi spiegavano come sarebbe uscita l’inchiesta del giornale, la mia mente è tornata a poche settimane fa. Ad un libro. Alla storia di un uomo. Lui si chiama Giuseppe Gulotta. Il suo libro Alkamar – la mia vita in carcere da innocente. È la storia di un uomo che per 36 anni è stato considerato un assassino. È stato costretto a firmare una confessione con le botte e le torture. Oggi ha 55 anni. Ha passato in cella gran parte della sua vita. È un uomo innocente finito in un meccanismo che può stritolare chiunque. Ho letto d’un fiato la sua storia, che pure conoscevo. Ma non così nei dettagli. Mi sembrava in alcune pagine di rivivere l’incubo. Quel senso di impotenza che ti soffoca. Anche in quel caso tutto è cambiato in una notte. Esattamente come per mio padre. E per noi.
Dalle 4 del mattino del 17 giugno 1983 l’esistenza di mio padre viene stroncata. Giorgio Bocca lo ha definito «il più grande caso di macelleria giudiziaria della storia italiana». Dall’arresto di quella notte alla morte di nostro padre passarono 5 anni. In mezzo, una condanna a 10 anni di carcere, poi la piena assoluzione e infine il cancro ai polmoni che lo ha portato via. Potrei dire molte cose in queste righe che mi è stato chiesto di scrivere. Molte e forse troppe ne ho già dette. Allora, come spesso mi capita quando mi chiedono qualcosa su mio padre, chiudo gli occhi e cerco di riascoltare le sue raccomandazioni. «Date voce a chi voce non ha».
Ecco oggi i casi Tortora ci sono ancora. Sono molti e non li conosciamo. Mio padre era un uomo famoso. E nel bene e nel male questo ha avuto un peso. I riflettori si sono inevitabilmente accesi. Cosi riprendo tra le mani il libro di Giuseppe Gulotta e quelle parole a pag 127: «Gli anni 80 sono anni caldi per chi amministra la giustizia. Un referendum promosso dai radicali chiede una legge sulla responsabilità civile dei magistrati. Troppi errori, dicono i promotori citando il caso Tortora. Ma Giuseppe Gulotta non è Enzo Tortora, nessuno si occupa del suo caso, non c’è una campagna innocentista né un garantista, fra i tanti che si definiscono tali, che parli di lui». È terribilmente vero. Ieri come oggi. I casi Tortora non hanno voce. Ieri come oggi siamo ancora qui a dibattere di riforma della giustizia. A firmare di nuovo referendum per i quali gli italiani si erano già espressi e che poi come spesso accade i nostri politici hanno fatto diventare carta straccia. Mentre infuria la battaglia sulla magistratura i processi vanno avanti. Lentamente. Le persone aspettano.
La sete di giustizia in questo Paese è diventata arsura. In molti risvolti delle nostre vite. Il problema non è la magistratura italiana, ma alcuni uomini che ne fanno parte. E che possono sbagliare come tutti. Ma che avendo per le mani la vita di un essere umano dovrebbero avere maggior scrupolo proprio come un chirurgo con il bisturi o un giornalista con la penna. Sulle responsabilità dei magistrati è stato vinto un referendum nel 1987. Non chiedo che vada limitata la loro libertà. Ma i magistrati che sbagliano almeno non dovrebbero essere promossi. Basterebbe un po’ di buonsenso e di coerenza. Invece, nella maggior parte dei casi, non ti chiedono neanche scusa. Gaia Tortora (fonte: Il Tempo)

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mag 22 2018

questa è bellissima 22 05 2018

QUESTA E’ BELLISSIMA
E indicativa dei tempi in cui viviamo; e non poteva che darle spazio un giornale come Repubblica, letto dagli italiani colti e intelligenti; con le nascite, col sesso, con la famiglia, a un desiderio deve seguire immediatamente la legge che lo consacra, ma coi nomi non si deve scherzare, potrebbero indurre in errore sul…… sesso! I giudici poi, oberati di lavoro, con i processi che vanno in prescrizione, per colpa delle male leggi di Berlusconi prima e in seguito di Renzi, sono costretti a occuparsi di quelli davvero importanti.
—I genitori di una bambina di un anno e mezzo che hanno chiamato Blu, sono stati convocati dalla procura di Milano per rettificare l’atto di nascita. Altrimenti, spiega la coppia, “sarà il giudice a decidere il nome di nostra figlia”. Secondo i genitori di Blu, la magistratura si rifà all’articolo 35 del Dpr 396/2000 in base al quale “il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso”.
“Considerato che si tratta di nome moderno legato al termine inglese Blue, ossia il colore blu, e che non può ritenersi attribuibile in modo inequivoco a persona di sesso femminile – si legge, come riporta il quotidiano Il Giorno, nella lettera di convocazione in tribunale – l’atto di nascita deve essere rettificato, anteponendo altro nome onomastico femminile che potrà essere indicato dai genitori nel corso del giudizio”.

Crema 22 05 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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