apr 26 2018

la legge del più forte-ottocentocinquantanove 25 04 2018

Published by at 12:27 am under costume,cronaca cremonese,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOCINQUANTANOVE
Da quella fonte inesauribile che è il Dubbio on line; qui la magistratura ci mette anche del suo, parecchio, ma soprattutto è d’esempio e insegna, e credo sia difficile trovare un allievo più diligente del Comune di Imperia. Lo scrivo dai primi commenti sui processi Iori, il giudice sbaglia perché non risponde mai dei suoi sbagli, purtroppo crea “precedenti” per i colleghi e, peggio ancora, spinge tutti a seguire i suoi modi di fare, tanto per andar sul sicuro nell’ipotesi si finisse in Tribunale.
—Undici processi, tutti archiviati o finiti con un’assoluzione con formula piena. «Sei anni di calvario», dice l’avvocato Paolo Frank raccontando la storia del suo cliente. Ilvo Calzia, ex dirigente del settore Urbanistica del Comune di Imperia, è per tutti un recordman: indagato, processato e assolto ogni volta, ma comunque sospeso dal lavoro, con lo stipendio ridotto all’osso per circa tre anni, nonostante la legge Severino richieda almeno una condanna per giustificare una sospensione. Tutto comincia nel 2012, con l’indagine sul porto turistico d’Imperia, che coinvolge anche l’imprenditore Francesco Bellavista Caltagirone e l’ex ministro Claudio Scajola. «Durante la fase delle indagini – spiega l’avvocato Frank Calzia è stato più volte sentito a sommarie informazioni dalla Procura e dalla polizia giudiziaria perché considerato una persona attendibile e onesta e anche perché si tratta di un tecnico, un architetto competentissimo, che conosce perfettamente le norme». Non viene sentito dunque in qualità di indagato, ma solo come persona informata sui fatti. Una situazione che però, ad un certo punto, cambia completamente: «quando il pm ha tirato le fila delle indagini ha chiesto la misura cautelare per concorso in associazione a delinquere anche per Calzia», spiega l’avvocato. Una richiesta che non convince il gip, secondo cui può essere contestato, al limite, l’abuso d’ufficio. Viene così chiesta soltanto l’interdizione per due mesi. «Durante l’interrogatorio – racconta il legale , Calzia ha spiegato in maniera dettagliata la sua posizione e così, passati i due mesi, la misura interdittiva ha perso efficacia». Il dirigente torna dunque a lavoro, convinto che tutto torni come prima. Ma il Comune decide di chiudergli le porte in faccia con una nuova sospensione cautelare. Motivo: «volevano attendere l’esito dell’udienza preliminare». L’udienza preliminare si rivela ulteriormente deleteria: Calzia viene rinviato a giudizio per abuso d’ufficio e per un presunto falso omissivo relativo a una dichiarazione fatta su una variante al piano regolatore. E mentre attende la fine del processo, rimane forzatamente a casa. «La Severino – spiega il suo avvocato – prevede la sospensione solo dopo una condanna, non basta un rinvio a giudizio. Ma nonostante questo, Calzia è stato sospeso con lo stipendio al 30 percento». Una situazione che dura per due anni e mezzo, fino alla fine del primo grado di giudizio, celebrato a Torino, «perché ad Imperia non sono stati trovati tre giudici in grado di farlo», sottolinea Frank. Il processo si chiude con un’assoluzione con formula piena, impugnata dal pm per quanto riguarda l’accusa di falso e poi confermata anche in appello. Ma nonostante ciò i problemi sul posto di lavoro non sono terminati: «una volta assolto in primo grado – spiega il legale – Calzia si è presentato con la sentenza in mano chiedendo il reintegro. Prima di farlo, però, ci hanno pensato un po’, facendo consulti e prendendo tempo». Risultato: viene sì reintegrato, ma in un ufficio diverso. Prima finisce al Patrimonio, con un settore creato appositamente il giorno prima e privo, dunque, di mansioni da svolgere, e poi al settore Ecologia, dove lo stipendio è più basso e per il quale, comunque, Calzia non ha la preparazione adatta. Ma non sembra bastare: per il dirigente arriva infatti una nuova sospensione cautelare. «Quando era al minimo di stipendio e non lavorava ha fatto un po’ di attività privata – evidenzia Frank -. Ma secondo il Comune non avrebbe potuto farlo, sulla base di un regolamento interno. Quindi è stata sospeso per altri due mesi, come se la sentenza di assoluzione per loro non fosse valida». Un calvario condito da una trafila di indagini nate una dopo l’altra dopo quella sul porto, tutte chiuse con archiviazione o assoluzione. «La Procura di Imperia ha setacciato tutta la sua vita privata, sia come dirigente pubblico sia come professionista privato e su nove processi siamo andati a giudizio solo in tre casi, finiti tutti con un’assoluzione con formula piena», spiega Frank. Processi nati da «consulenze fatte male», dimostrate inattendibili e «pagate con soldi pubblici». Un particolare che si legge anche nelle motivazioni dell’ultima assoluzione, relativa ad un presunto abuso d’ufficio per l’autorizzazione di un complesso edilizio vicino al mare, per il quale, secondo la Procura, sarebbe stata necessaria una autorizzazione doganale. «La normativa non prevede che venga chiesta oltre i 30 metri rispetto alla linea demaniale – spiega il difensore -, ma il consulente si era rifatto a vecchie cartine catastali, tanto che la reale distanza non era inferiore a 30 metri, come contestato dall’accusa, ma addirittura sopra i 150 metri». Un punto evidenziato anche dai giudici: il consulente, si legge in sentenza, «ha dichiarato di non essere a conoscenza dell’approvazione del piano regolatore del porto di Imperia: all’evidenza, egli non lo ha, dunque, valutato nel proprio elaborato». Una svista non da poco, essendo costata a Calvia l’ennesimo processo e l’ennesima gogna. Il dirigente ha ora fatto causa al Comune, per vedersi risarcito il danno subito e ingigantito dal clima forcaiolo nato a seguito dell’indagine sul porto. «È stato un capro espiatorio», contesta ora la famiglia. Che chiede giustizia.
Cremona 25 04 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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