apr 19 2018

la legge del più forte-ottocentocinquantatre 19 04 2018

Published by at 9:22 pm under costume,cronaca nazionale,Giudici

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – OTTOCENTOCINQUANTATRE Dal Dubbio on line, la seconda parte dell’intervista al figlio di Gabriele Cagliari, suicida in carcere ai tempi di Mani Pulite….. —Ritengo che ciò sia un dovere civile da parte mia, affinché chi ha vissuto quegli anni ripensi a quanto accaduto e dica ai suoi figli cosa è successo, afferma Stefano Cagliari. In questi venticinque anni ha rilasciato pochissime interviste. Questa è una di quelle. Troppo grande il dolore. Nel 1993, oltre al padre, Stefano perse la moglie 37enne, colpita da un tumore, e il fratello minore Silvano, morto di Aids. Dopo un lungo e faticoso lavoro su stesso, Stefano Cagliari ha deciso di riabilitare la figura del padre e accendere una luce su un periodo buio della storia del Paese.
Architetto, cosa ha provato nel rileggere dopo 25 anni queste lettere?
Riprendere in mano la storia di mio padre è stata un’operazione molto dolorosa.
Le lettere di suo padre offrono una visione tremendamente lucida del sistema giustizia italiano.
Mio padre pensava che con Mani pulite la magistratura stesse facendo un colpo di Stato, aprendo la strada a un regime poliziesco.
Il regime poliziesco non c’è, però la magistratura è diventata potentissima…
In quegli anni la magistratura diede un colpo fortissimo alla politica. E quando un potere perde importanza, altri prendono il suo posto. Fino agli anni 80 la politica gestiva anche la magistratura. Da allora non fu più così.
Come nasce Mani pulite?
È difficile pensare che tutto nasca all’improvviso nel 1992, dopo oltre trent’anni di gestione di un sistema, oliatissimo, basato sul rapporto Dc- Psi.
E allora?
La magistratura divenne molto aggressiva in quanto appoggiata dalla piazza. Il Paese soffriva una situazione difficilissima dove il debito avevo superato il Pil e la Lira era stata svalutata del 25%. E poi una serie di concause.
Tipo?
Il Psi dava fastidio a molti, soprattutto agli Stati Uniti. Il “salotto” buono dell’economia era cambiato. E molti imprenditori cercavano spazio.
A proposito di imprenditori, uno di questi, Silvio Berlusconi alle fine del 1993 decise di fondare Forza Italia.
Lo scopo primario di Berlusconi fu quello di difendere se stesso e le aziende dalle inchieste che, inizialmente, aveva appoggiato con le sue televisioni. Berlusconi capì per primo che gli italiani erano stanchi di questi arresti continui.
E la sinistra sconfitta reagì in maniera violenta.
Sì. Ci fu uno scontro di potere fortissimo che è durato vent’anni. Dove Berlusconi ha cercato in tutti i modi di limitare il potere della magistratura.
Ma non c’è riuscito.
Ha agito in modo troppo scoperto. Forse ha ragione Piercamillo Davigo quando dice che Matteo Renzi, su questo aspetto, è stato più bravo.
Per suo padre i magistrati avevano una missione “salvifica” della società.
Gherardo Colombo, uno dei magistrati che indagò mio padre, ha scritto la prefazione del libro. E lui il primo ad affermare che la magistratura non può eliminare i fenomeni corruttivi con la sola repressione. Il problema è di tipo culturale.
Non tutti la pensano come Colombo. Da parte di molti c’è la richiesta di nuove pene e maggiore carcere.
Questa è una logica molto superficiale. Come scrisse mio padre, “il carcere è un moltiplicatore di malavita”.
Cosa non funziona in questo Paese?
Ci sono troppe regole, che si sovrappongono e si contraddicono. Oltre a favorire la corruzione, la conseguenza è che il burocrate cerca sempre di proteggersi avendo paura di cosa possa accadere. Il Paese è completamente ingessato.
Come funzionava il sistema delle tangenti in quegli anni?
Tutte le grandi aziende pagavano i partiti che allora avevano costi altissimi. Chi non pagava era fuori dalle stanze del potere. Le regole erano queste. Se dopo quindici giorni non avevi capito come fare, qualcuno veniva a spiegartelo.
I partiti avevano un peso fortissimo?
Certamente. Oltre ai soldi, volevano influenzare le scelte strategiche delle aziende. Ricordo che mio padre, pur essendo socialista, litigava spesso con Bettino Craxi.
Quando ha capito suo padre che il vento stava cambiando?
Mio padre capì subito cosa stava succedendo. Parlo del conflitto fra poteri. Da uomo Eni, cerco di salvare dalla tempesta, soprattutto quella mediatica, l’azienda. Penso, ad esempio, al filone sulle tangenti pagate all’Algeria. “Appena viene fuori una informazione del genere, questi rompono subito”, diceva.
Per avere le commesse era necessario pagare tangenti?
Il discorso è complesso. Pensiamo all’estero: le aziende italiane avevano, e hanno, competitor di alto livello, penso ai francesi, agli inglesi. In certi Paesi i rapporti si decidono in base alla qualità delle relazioni e alla fiducia reciproca. Siamo certi che Eni oggi, oltre a pagare tangenti, non paghi anche le milizie che difendono militarmente i pozzi? E come spendono i miliziani questi soldi? Questo è il mondo. Se lo si affronta con la visione del burocrate non si fa molta strada.
Bisogna fare “squadra” nell’interesse del Paese?
La magistratura applica la legge ma non sempre fa l’interesse del Paese. Ma, ripeto, il problema è essenzialmente culturale. Questo Paese sta in piedi grazie alle aziende che esportano. Non grazie ad uno Stato che spreme tutto il possibile e ai burocrati ottusi. Rischiamo di fare la fine degli abitanti dell’isola di Pasqua che, dopo aver tagliato tutti gli alberi, si sono estinti.
Ha mai pensato di fare politica?
Sono rimasto molto scioccato da quanto è successo. E ho sempre temuto che la figura di mio padre potesse essere strumentalizzata. Comunque nessuno mi ha mai chiesto nulla.
Non crede agli imprenditori prestati alla politica?
L’imprenditore è una persona capace di gestire le aziende. Un decisionista. La politica è mediazione, equilibrio, penso servano altre caratteristiche. Poi bisogna rimanere sempre con i piedi per terra. Il potere è una droga.
Cremona 19 04 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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