Archive for gennaio, 2018

gen 31 2018

sopra i tetti di praga 31 01 2018

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Filo Benefico 2018
Teatro Filo- lunedì 5 Febbraio ore 21
Officina poetica
SOPRA I TETTI DI PRAGA
Spettacolo/concerto
Daniela Coelli voce
Fabio Turchetti fisarmonica
Alberto Venturini clarinetto
GianAndrea Guerra violino
e con la partecipazione coreutica del gruppo Junior di VarieAzioni:
Bianca Bergonzi, Leonardo Bodini, Martina Carletti, Matilde Castelli, Emma Cotticelli, Alice Romagnoli, Michele D’Aggiano, Vittoria Galfredi, Viola Ginevra, Carlotta Guereschi, Sofia Regonelli, Anna Serafini, Benedetta Tolomini
La protagonista si racconta muovendosi lungo le strade e i ponti di una Praga magica e surreale Girovagando per i suoi quartieri si imbatte in un negozio di libri usati dove fa la conoscenza dello strano proprietario con cui comincia a parlare degli argomenti più disparati suggeriti dai libri esposti. Le visite si ripetono nei giorni successivi ma ogni volta che esce dalla libreria ecco che le capitano stralunati incontri a metà tra l’ allucinazione e il sogno. Un golem, una fenice, un drago ed altre strane creature la aspettano dietro l’angolo trasportandola per un attimo in uno spazio immaginario. Saranno le parole dei libri a creare questi mostri ? La protagonista non lo sa ma girando per Praga si ritrova a fare una sorta di percorso alchemico che pian piano la libera dalle sue paure.
Testi e musiche originali sono intervallati da poesie e prose tratti da: Luis Borges, Lewis Carroll, Dino Campana, Ghianis Ritsos ed altri.
Un coro di ussari commenta lo svolgersi delle azioni sullo sfondo cantando con l’accompagnamento di un violino, un clarino e una fisarmonica.
Le “incursioni teatrali” dei ragazzi , con la loro freschezza poetica, caricano di fantasia e leggerezza lo spettacolo.
ingresso 8 euro. Info e prevendita biglietti: 339-2044873L’incasso contribuirà alla ricerca sulle malattie rare

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gen 31 2018

la legge del più forte-settecentosettantacinque 31 01 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SETTECENTOSETTANTACINQUE Dal Dubbio on line; quando nella sentenza non si rispetta il 533cpp, condanna se la colpa è certa al di là di ogni ragionevole dubbio, nel carcere preventivo i limitatissimi casi del 274cpp, un migliaio di detenuti che non dovevano e i milioni a carico nostro per risarcirli sono poco, considerate le ancora troppe sfere di cristallo che girano nei Palazzi di Giustizia! —Lo scorso anno si è chiuso con un aumento dei casi di ingiusta detenzione e, di conseguenza, lo Stato ha sborsato più soldi in indennizzi. Questo è il dato relativo al 2017 elaborato da Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, giornalisti che curano il sito errorigiudiziari. com. Andando sullo specifico, gli autori dello studio, elaborando gli ultimi dati disponibili del ministero dell’Economia, sono riusciti a fare un raffronto con l’anno precedente. Il 2017 si è chiuso con un dato in aumento sia per quanto riguarda i casi di ingiusta detenzione che hanno toccato quota 1013, contro i 989 registrati nell’anno precedente, sia per l’ammontare complessivo dei relativi risarcimenti che superano i 34 milioni di euro. La città con il maggior numero di casi indennizzati è stata Catanzaro, con 158. Subito alle sue spalle c’è Roma ( 137) e a seguire Napoli ( 113), che per il sesto anno consecutivo si conferma nei primi tre posti. Gli autori fanno notare come nella top 10 dei centri dove è più frequente il fenomeno della ingiusta detenzione prevalgano le città del Sud: sono infatti otto su dieci, con le sole Roma e Milano a invertire la tendenza. Catanzaro e Roma sono anche le città in cui lo Stato ha speso di più in risarcimenti liquidati alle vittime di ingiusta detenzione: nel capoluogo calabrese lo scorso anno si è fatta registrare la cifra enorme di circa 8 milioni e 900 mila euro, ben più del doppio di quanto si è speso per i casi della Capitale ( poco più di 3 milioni e 900 mila euro).  Al terzo posto Bari con indennizzi versati per oltre 3 milioni e 500 mila euro, che scavalca Napoli, quarta in classifica con più di 2 milioni e 870 mila euro. Il tema delle ingiuste detenzioni e degli errori giudiziari è scottante, eppure in occasione dell’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario, il 26 gennaio in Cassazione, non è stato nemmeno sfiorato. Come mai? Provano a rispondere Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone di errorigiudiziari. com, spiegando che le 1000 persone che finiscono in carcere ingiustamente ogni anno, e che per questo ricevono un risarcimento, secondo giudici e procuratori costituiscono un “dato fisiologico”, una sorta di “effetto collaterale” inevitabile di fronte alla mole di processi penali che si celebrano ogni anno nelle aule dei tribunali italiani. Prendendo in esame gli ultimi 25 anni, i dati complessivi risultano una ecatombe. Dal 1992 a oggi, 26.412 persone hanno subito una ingiusta detenzione. Per risarcirli, lo Stato ha versato complessivamente poco meno di 656 milioni di euro. Se poi si includono anche gli errori giudiziari, il numero delle vittime sale a 26.550, per una somma totale di 768.361.091 euro in risarci- menti versati dal 1992 a oggi. Parliamo dunque di una media annuale di oltre 1000 casi, per una spesa superiore ai 29 milioni di euro l’anno. I dati dei soldi sborsati dallo Stato sono anche poco indicativi. Prendiamo ad esempio l’anno 2016: c’è stato un brusco calo di indennizzi per ingiusta detenzione rispetto agli anni precedenti. Quindi meno innocenti in carcere? No, il vero motivo è un altro. Lo spiegano gli stessi esperti del ministero dell’Economia e delle Finanze: le diminuzioni degli importi corrisposti a titolo di R. I. D. ( Riparazione per Ingiusta Detenzione) soprattutto negli ultimi anni non sono conseguenza di una riduzione delle ordinanze, bensì della disponibilità finanziaria sui capitoli di bilancio non adeguata. È necessario distinguere l’ingiusta detenzione dagli errori giudiziari. Nel primo caso si fa riferimento alla detenzione subita in via preventiva prima dello svolgimento del processo e quindi prima della condanna eventuale, mentre nel secondo si presuppone invece una condanna a cui sia stata data esecuzione e un successivo giudizio di revisione del processo in base a nuove prove o alla dimostrazione che la condanna è stata pronunciata in conseguenza della falsità in atti. Nel caso di ingiusta detenzione, l’indennizzo consiste nel pagamento di una somma di denaro che non può eccedere l’importo di 516.456 euro. La riparazione non ha carattere risarcitorio ma di indennizzo. Nel caso dell’errore giudiziario, invece, c’è un vero e proprio risarcimento. Il caso più eclatante di risarcimento è avvenuto esattamente un anno fa. Si tratta del più alto risarcimento per un errore giudiziario riconosciuto in Italia. Sei milioni e mezzo per ripagare 22 anni di carcere da innocente e circa 40 anni vissuti con una spada di Damocle sulla propria esistenza, tra galera e attesa delle decisioni dei giudici da Giuseppe Gullotta.
Cremona 31 01 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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gen 31 2018

la quintessenza della cremonesità-quattrocentoquarantanove 31 01 2018

LA QUINTESSENZA DELLA CREMONESITA’ – QUATTROCENTO49
Questa, data ieri da www.cremonaoggi.it, non è una notizia, perché l’edizione on line della Provincia fin che c’è non ne fa cenno: —Mancavano soldi dalle casse di quello che era il consorzio bonifica Naviglio Vacchelli , che si è fuso poi con il consorzio di bonifica Dugali e il consorzio di miglioramento fondiaria di secondo grado Adda Serio, dando vita al Dunas, con sede in via Ponchielli 5. L’episodio si è verificato poco prima della fusione dei tre enti avvenuta nel 2012. In sostanza gli agricoltori ogni anno pagano degli oneri al consorzio, per la manutenzione e la gestione delle opere e degli impianti di bonifica per garantire la sicurezza idraulica e del territorio e la salvaguardia dell’ambiente e, per i terreni agricoli, se richiesta anche per l’irrigazione. Ma parte di questi soldi non sono mai entrati nelle casse del consorzio. Tutto è stato scoperto dopo un controllo incrociato con quegli agricoltori che risultava non fossero in regola con i pagamenti al consorzio. Da li è stata scoperta l’irregolarità con un ammanco, sembra sotto i 100mila euro, riconducibile, secondo il consorzio, a un’impiegata-cassiera infedele. Eccetera—
Faccio tanti sinceri auguri al nuovo presidente del Dunas, Alessandro Bettoni, che abbia i normali problemi di amministrazione, anche pesanti e/o antipatici: mai più di questo tipo!
Tra la campagna elettorale e il Sistema Cremona a volte sono esausto, sempre le stesse palle! e allora mi rifugio a Campagna Amica che sta uscendo dal settore per consigliare modelli di vita, anche a chi l’Agricoltura interessa poco:
—Oscar Green 2017 premia le aziende più innovative. Da chi non si ferma davanti a pioggia e maltempo ma sfidando il mare e la concorrenza inaugura il primo take away marino con gli aperitivi direttamente in barca a chi crea i primi occhiali contadini realizzati con la lana di pecora e con un design moderno. Da chi ha inventato la prima ed esclusiva biovernice interamente ricavata dalla buccia di pomodoro che permetterà di verniciare le latte alimentari all’interno con elementi naturali e non più con la chimica a chi ha creare il primo jeans invecchiato nella paglia e strofinato costantemente per farlo consumare e dargli quel tocco di invecchiamento da Oscar. Da chi punta sul sociale scommettendo sul primo coliving contadino in cui condividere interessi e sogni attraverso la magia dell’agricoltura con la creazione di un bellissimo orto internazionale gestito da richiedenti asilo all’innovativa produzione di sale spray aromatizzato con erbe aziendali che permette contemporaneamente sia di salare che di aromatizzare in modo pratico e soprattutto con basso contenuto di sodio.
Sono questi i sei vincitori del concorso Oscar Green 2017, il premio per la creatività d’impresa dei giovani della Coldiretti che testimoniano l’eccezionale spirito imprenditoriale dei giovani agricoltori che con coraggio e passione sfidano la crisi e riescono a fare business—
A volte provo il rigurgito, la vita è qui, non tra le 20mila parole sul Rinascimento cremonese o la Via della Seta del Cilecca, o le Audi A6 di rappresentanza in Fiera di cui non si deve parlare perché ufficialmente non esistono………

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gen 31 2018

per far ridere, o per far vincere: gli altri! 31 01 2018

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PER FAR RIDERE, O PER FAR VINCERE: GLI ALTRI! Dal blog dei 5 Stelle: –Secondo Eugenio Scalfari adesso che abbiamo aperto il MoVimento 5 Stelle alle migliori energie del Paese, siamo addirittura “più pericolosi di prima”. –Scalfari: Il MoVimento 5 Stelle era più politicamente, non dico accettabile da uno che non li voterà mai, ma insomma comprensibile. Adesso con Di Maio lo è molto di meno, è molto più pericoloso, perché Di Maio ha avuto una trovata brillante: cioè ha scelto come eventuali ministri, se va al governo, delle persone che hanno una competenza su quello che lui pensa di affidargli, ma non hanno nessun senso politico. –Ecco la risposta di Luigi Di Maio in diretta al programma Dimartedì –Di Maio: Come fai fai, in questo Paese sbagli sempre. Prima non coinvolgevamo le personalità esterne e ci dicevano che eravamo una setta. Adesso candidiamo persone come Domenico Fioravanti che è un campione olimpionico, Claudio Consolo che è un professore di diritto processuale civile, una ricercatrice del CNR, il cavalier Cattoi che viene dal Corpo Forestale dello Stato, insieme ai parlamentari uscenti, e ci dice che siamo ancora più pericolosi. Addirittura dice che prima era più accettabile quando diceva che eravamo un pericolo per la democrazia. Io sono esterrefatto perché in questi giorni ne sto sentendo di tutti i colori. Abbiamo fatto un appello pubblico, abbiamo aperto la prima forza politica del Paese alle migliori energie del Paese. Hanno risposto persone come la dottoressa Alessia D’Alessandro che lavora con la CDU in Germania ed è un’economista, l’abbiamo candidata contro il PD che ha candidato quello delle fritture di pesce, l’amico di De Luca, e ci vengono a dire che siamo pericolosi noi. Noi stiamo aprendo il Parlamento alle persone giuste al posto giusto finalmente, e loro ci vengono a dire che siamo pericolosi. Ormai non capisco niente più di questi commentatori politici.

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gen 31 2018

la destra cremonese 31 01 2018

LA DESTRA CREMONESE
Tanto obbedienti da non esistere; inutile lamentarsi oggi perché i calci in culo sono pubblici; la Santancosa è la nostra bandiera!

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gen 31 2018

etichetta indiziaria 31 01 2018

ETICHETTA INDIZIARIA
Secondo me il comunicato di Coldiretti è tanto furioso da non essere chiaro; metto in testa il finale:
—Etichetta a semaforo inglese indica con i bollini rosso, giallo o verde il contenuto di nutrienti critici per la salute come grassi, sali e zuccheri, ma non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, porta a conclusioni fuorvianti come il ‘Nutri-score’ francese che a differenza che classifica gli alimenti con cinque colori secondo il loro contenuto di ingredienti considerati “cattivi”’ (grassi, zuccheri) ma anche buoni” (fibre, frutta, verdura)—
Se ho capito bene, il Grana Padano è un cibo ottimo, e fa anche bene, salvo mangiarne mezzo kg al giorno; come bere 10 litri al dì d’acqua di fonte. Ma il seguito è peggio oppure mi scuso se non l’ho capito:
—“L’Unione Europea deve intervenire per impedire un sistema di etichettatura, fuorviante discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare “le distorsioni provocate dal sistema di informazione visiva che fino a ora è stato adottato con formule diverse in Gran Bretagna e Francia— Quali sono e perché i prodotti artificiali di cui non è nota la ricetta? Con che etichetta sorpassano i nostri cibi provati da secoli di buona salute e lunga vita per gli italiani? — Per l’Italia ad essere bocciati dal semaforo rosso inglese ci sono tra gli altri – ha sottolineato Moncalvo – le prime tre specialità Dop Made in Italy più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma, ma si arriva addirittura a colpire anche l’extravergine di oliva, considerato il simbolo della dieta mediterranea— Questa è già un’ottima prova, e l’etichetta indiziaria finisce a pezzi. —Con l’inganno dell’etichetta a semaforo – ha continuato Moncalvo – si rischia di sostenere, attraverso un approccio semplicistico, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo, non solo la salute dei cittadini italiani ed europei ma anche un sistema produttivo di qualità che si è affermato pure grazie ai riconoscimenti dell’Unione Europea— Questo è il punto che Coldiretti avrebbe dovuto analizzare ed esporre con tutte le parole necessarie! Il resto è chiacchiera, è difesa del proprio export che qualsiasi Paese farebbe, senza altra dimostrazione che l’interesse nazionale. Coldiretti non deve però dimenticare d’aver sempre difeso, prima di ogni altra ragione, la qualità e la salute; di questo passo invece si avvicina, concettualmente sia chiaro, a glifosate e Ogm….. —In gioco per l’Italia – ha precisato – c’è la leadership italiana in Europa nelle produzioni di qualità con 293 riconoscimenti di prodotti a denominazione (Dop/Igp). Rischia però di essere messo all’indice solo nelle produzioni a denominazione di origine (Dop) – ha precisato Moncalvo – un sistema di eccellenza del Made in Italy che genera un volume di affari al consumo di 14,8 miliardi di euro, con 70 mila operatori, ma il conto è in realtà ben più salato e riguarda interi settori chiave che vanno dai salumi ai formaggi fino all’olio di oliva. Il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali deve essere soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di adoperare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini mentre sistemi come il traffic light inglese e il nutriscore francese non informano ma cercano di condizionare in modo fuorviante se non ingannevole la scelta del consumatore. Non è un caso – ha concluso Moncalvo – che con l’entrata in vigore in Gran Bretagna nel 2017 sono calate dell’’11% le esportazioni italiane di olio extravergine considerato unanimemente un elisir di lunga vita“—
Cremona 31 01 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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gen 31 2018

oggi a iori, domani a te 31 01 2018

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OGGI A IORI, DOMANI A TE
In Italia i carcerati sono 60mila, uno ogni mille abitanti: è per questo che gli altri 999 non ci badano, convinti che a loro non toccherà mai. Ho concluso il libretto sul caso Iori, all’ergastolo definitivo con dimostrazioni alla sfera di cristallo et similia, per un omicidio impossibile da commettere a chiunque, con le cause di morte accertate; per un fine: raccontare come sia facile a qualsiasi dei 999 diventare l’uno.
Chi volesse, gratis, il libretto via mail, una settantina di cartelle, mi dia il suo indirizzo; i miei sono flcozzaglio@gmail.com cozzaglio.flaminio@alice.it
339 3599879 0372 431727 ———————————————
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni.

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gen 30 2018

la legge del più forte-settecentosettantaquattro 30 01 2018

LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – SETTECENTOSETTANTAQUATTRO Dialogo dal Dubbio on line, da cui si può imparare molto. Anzitutto, non è mai dichiarato formalmente ma il processo di cui si discute è solo il penale, quello, secondo la mia tesi, dove l’errore è escluso perché la legge ordina al giudice: se hai dubbi, assolvi. Ben diverso il civile, dove la materia può esse complicatissima, ma la legge impone dividere le ragioni tra i contendenti. Diversi punti del dialogo mi lasciano esterrefatto, il più difficile da digerire è: il non addetto ai lavori, a partire dai media, taccia, non confonda il giudice. Mi ricorda un altro argomento alla moda, le fake news, prodotto dei social, mai dei media! E l’invito è proposto nonostante la legge sia chiara, nel processo penale la prova si forma in Aula, sotto gli occhi del pubblico, e chiunque, se esperto dell’argomento, può farsene un’idea, che ha l’identico valore cultural intellettuale di quella del giudice. Un esempio tra i tantissimi dal caso Iori: sul tavolo delle morte sono rimasti i contenitori dello Xanax, da cui mancano 95 pastiglie, evidentemente prese dalle vittime, che secondo l’autopsia sono in uno stato di intossicazione acuta; bene, tre Corti compresa la Cassazione sostengono senza esitare che lo Xanax fu preso in gocce, senza fornire naturalmente una prova; qualcuno dimostri perché ha ragione la Corte! Ma non voglio annoiare il lettore con le mie osservazioni, se decide essere un lettore attento si diverte da solo! Col sospetto finale: certi giudici vorrebbero tutti i processi penali a porte chiuse? ———Inizia tutto con Tangentopoli?
«No, guardi, io credo che siamo di fronte a un salto degenerativo: durante Tangentopoli sulle prime pagine c’erano i pm, ora a essere oggetto di una vera e propria gogna, e altre volte di eccessivo plauso, è la decisione del giudice. Pericolosissimo. Anche perché si corre il rischio di un paradossale slittamento della giustizia dal luogo propriamente assegnatole a quello improprio dei mass media». Massimo Terzi, presidente del Tribunale di Torino, è uno dei magistrati che all’inaugurazione dell’anno giudiziario non hanno scelto un terreno di gioco facile. Il suo discorso alla cerimonia in Corte d’appello ha puntato dritto sul rischio che «la decisione del magistrato giudicante venga ridotta a opinione personale». E invece, ricorda al Dubbio, «l’esercizio della giurisdizione è tutt’altra cosa da una delle tante opinioni espresse nel circuito mediatico».
I pericoli riguardano soprattutto le assoluzioni?
Il punto è capire che la decisione del giudice non è un’operazione matematica. Altrimenti potremmo tranquillamente essere sostituiti da un computer. Si tratta di un percorso che spesso comporta un travaglio e, soprattutto quando questo travaglio conduce a un’assoluzione, bisogna rispettarlo, nell’interesse e a garanzia di tutti. Oltre che da questo, all’inaugurazione dell’anno giudiziario ho cercato di mettere in guardia da un’altra deriva.
Ovvero?
Dal rischio di ridurre, appunto, la decisione del giudice a una delle tante opinioni della dialettica massmediale. Dovrebbe essere chiaro che solo nel caso del magistrato la decisione si accompagna a un’assunzione di responsabilità. E invece a volte il rispetto di tale principio può venir meno anche tra di noi.
I magistrati a volte eccedono nel contestare la decisione di un collega?
Nei mezzi di impugnazione c’è tutto lo spazio per le contestazioni di merito anche più aspre. Io mi riferisco alle esternazioni gratuite che riguardano l’intero circuito massmediatico e che spesso si basano su una scarsissima conoscenza degli atti. Dopodiché, anche quando le critiche arrivano sulla base degli atti ci si dovrebbe ricordare che l’opinione è cosa ben diversa da una decisione che cambia la vita di qualcuno.
Il tribunale televisivo ha esautorato i Tribunali veri e propri?
Senta, è chiaro che non tutte le decisioni sono inappuntabili dal punto di vista tecnico. Ma mi pare che adesso davvero si esageri: nel circuito massmediatico tutti diventano giudici. E ci si dimentica che il giudice vero assume una decisione non in quanto persona fisica ma in nome del popolo italiano, e come espressione di un determinato ufficio giudiziario, di cui è solo, per così dire, ambasciatore.
Lei ha parlato di magistrati a rischio gogna.
Certo, nell’ultimo anno mi pare si sia verificato in più di un’occasione. E se è terribile che un magistrato venga messo alla gogna è potenzialmente persino più pericoloso il plauso, che rischia di avere effetti ancora più distorcenti.
Verso le toghe c’è la stessa sfiducia che investe le istituzioni in generale?
Non credo si tratti di sfiducia ma di interessi mossi deliberatamente da qualcuno o di una inarrestabile logica massmediale in cui esasperare i toni è conveniente. ll meccanismo del consenso o del dissenso massmediale può essere devastante. Sembra davvero che l’ultima parola non spetti più all’ambito processuale ma sia devoluta all’opinione pubblica. Dio ci scampi e liberi da una giustizia che ricerca il consenso.
Nei confronti di un gip di Reggio Emilia che ha “osato” emanare un’ordinanza cautelare meno severa di quanto richiesto sono state indette manifestazioni di piazza. Gli avvocati di Reggio sono stati gli unici a difendere quel magistrato.
Non conosco il caso specifico ma l’esempio, da come lo riferisce, mi pare molto pertinente: le manifestazioni costituiscono un prezioso strumento per influenzare le scelte della politica, ma se rivolte alla funzione giurisdizionale assumono un tratto inquietante. Anche perché il contrasto tra quanto l’opinione pubblica vorrebbe e la decisione resa possibile dalle norme è spesso assai vistoso. Certe decisioni possono non piacere alla gente, magari non piacciono neanche a me come persona fisica: ma se le norme ci sono vanno rispettate. Ci sono reati in cui anche in caso di flagranza non puoi tenere una persona in carcere. Prendersela con il giudice in quanto persona fisica crea anche un problema di sicurezza.
C’è la medicina difensiva: avremo giudici che per non essere linciati prenderanno le decisioni attese dalla gente?
Le influenze possono anche essere inconsce. D’altra parte chiunque comprende come sia impossibile non modificare per nulla il proprio atteggiamento mentale con cinquanta telecamere puntate addosso.
La degenerazione si supera anche con una collaborazione sempre più intensa tra magistratura e avvocatura?
Penso di sì. Credo che le storture di cui parliamo richiedano senz’altro un faticoso, forse utopistico dibattito culturale che porti a un codice deontologico massmediale. Ma sicuramente può essere molto preziosa una comunanza di intenti tra magistratura e avvocatura. È comprensibile come il difensore possa ritenere utile, nell’ambito del suo mandato, rimarcare una valutazione critica sulla decisione di un giudice, ma si tratta di un’utilità solo immediata. Alla lunga il meccanismo che si innesca è corrosivo per l’intero sistema.
Inizia tutto con Tangentopoli, presidente Terzi?
Sicuramente Tangentopoli ha impresso un’enorme accelerazione al processo che ha visto intrecciarsi giustizia e mass media. Ma c’è una differenza sostanziale rispetto a quanto avviene oggi: all’epoca le prime pagine erano presidiate da pubblici ministeri. Vista la diversità dei ruoli, portare l’attenzione sulla magistratura giudicante è un grande salto degenerativo, che si arrivi al plauso o alla gogna. Dobbiamo trovare il modo di alzare un argine: la decisione del giudice è diversa da un’opinione, anche da quella pur qualificata del pm, e non è accettabile che la persona fisica che l’assume finisca sotto i riflettori.

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gen 30 2018

occhio al ceta 30 01 2018

Occhio al Ceta, ma anche ai Cetini! Se cominciamo noi, in casa, a produrre simil grana di qualità un po’ inferiore, che costa un po’ di meno, minimo danneggiamo i Consorzi e forniamo ottime idee agli imitatori di mezzo mondo; poi, come s’è fatto per il cotechino, non sarebbe ora di dire a voce alta e chiara che il burro non fa male, salvo mangiarne un etto al giorno? Flaminio Cozzaglio—————————-
Promosso da Coldiretti Cremona ieri a Rivolta d’Adda per la Fiera di S. Apollonia
Latte, grande partecipazione per l’incontro con Prandini, Carra, Voltini

Numerosi allevatori, sfidando la nebbia, si sono dati appuntamento ieri sera a Rivolta d’Adda, per l’incontro “Analisi e prospettive del settore lattiero-caseario per il 2018”, promosso da Coldiretti Cremona, con Ettore Prandini, Presidente Coldiretti Lombardia e Vicepresidente nazionale, Paolo Voltini, Presidente provinciale e Paolo Carra, Presidente del Consorzio Latterie Virgilio. La sala consiliare davvero non bastava ad accogliere tutti i convenuti, nella serata che – aperta dal saluto del Sindaco Fabio Calvi – ha dato avvio al ciclo di convegni legati alla 190esima edizione della Fiera Regionale di Sant’Apollonia.
In una zona a forte vocazione zootecnica, Coldiretti Cremona ha raccolto gli allevatori per fare il punto – come sottolineato in apertura dal Presidente Paolo Voltini – in merito all’attuale situazione del mercato lattiero-caseario, sulle criticità e sulle prospettive, e nel contempo sugli impegni e le azioni che possono contribuire a dare il giusto valore all’oro bianco del nostro territorio. Compito di introdurre il tema è toccato al Direttore Mauro Donda, che ha evidenziato i dati della produzione a livello lombardo, nazionale ed europeo, si è soffermato sull’andamento del prezzo medio del latte alla stalla (sempre con un raffronto tra Italia e Ue) e sui prezzi al consumo del paniere lattiero caseario negli ultimi 15 anni (in costante aumento), ha richiamato i numeri del mercato del Grana Padano, in termini di forme prodotte e di prezzi medi, per poi soffermarsi sulle esportazioni del made in Italy agroalimentare, che ha segnato un +7 per cento nell’ultimo anno. Tanti spunti, dunque, per un dibattito che ha visto il Presidente del Consorzio Latterie Virgilio Carra affrontare il tema della volatilità del mercato, che mette in difficoltà anche le aree produttive che hanno raggiunto i massimi livelli di efficienza, come la Lombardia. Carra ha toccato poi il tema della maggior valorizzazione del latte lombardo, visto che anche la GDO chiede sempre di più, ai propri fornitori, di entrare nel merito del benessere animale e della sicurezza alimentare. “Il primo insegnamento del mercato è preservare la qualità, perché la qualità viene premiata dal consumatore. Se pensiamo di poter eludere il rapporto fiduciario con chi consuma il nostro prodotto, se andiamo a mescolarci con tutto quel sistema che non ha fatto un percorso virtuoso, allora non possiamo che essere perdenti” ha chiosato. Nella sua analisi il Presidente di Latterie Virgilio ha anche evidenziato il ruolo del burro “che ha trascinato il prezzo del latte in questo anno” ed ha ribadito “l’esigenza di creare dei meccanismi che possano assorbire nei momenti di grandissima tensione certe quantità di latte”. “E’ indispensabile creare un’alternativa – ha ribadito –. Altrimenti saremo sempre ostaggio di una certa parte di industria, ma anche di quella cooperazione che lavora male. Dobbiamo riuscire a creare un’alternativa, poiché in certi momenti è necessario sottrarre produzione al mercato”.
Infine, si è soffermato con forza sulla questione dei simil-Grana che stanno creando enormi problemi alla più grande DOP italiana. In quest’ultimo anno e mezzo le quotazioni del Grana e del Parmigiano hanno mostrato due andamenti divergenti: in costante calo il primo, in continua ascesa il secondo. “Per questo – ha concluso Carra – va fatta una riflessione approfondita e profonda su quello che avviene nei nostri consorzi”.
L’intervento del Presidente di Coldiretti Cremona ha rimarcato il valore della qualità e della distintività del prodotto italiano. Ha sottolineato l’importanza di un percorso che vede l’agricoltura stringere accordi con la parte più illuminata dell’industria, quella che riconosce il valore dell’origine e della sostenibilità. Ha evidenziato le difficoltà del presente, assicurando la determinazione di Coldiretti in battaglie vitali per il comparto lattiero-caseario e, più in generale, per il made in Italy. Dalla denuncia del mercato dei simil-Grana alla battaglia contro il Ceta e gli accordi bi-multi-laterali che danneggiano l’agricoltura italiana. “E’ inaccettabile – ha ribadito Voltini – che il nostro agroalimentare sia trattato da merce di scambio in accordi internazionali dell’Ue”.
Riprendendo gli spunti offerti dal Presidente di Coldiretti Cremona, si è aperta l’ampia relazione del Presidente di Coldiretti Lombardia Ettore Prandini, che ha ripreso il tema dei simil-Grana (“É ora di finirla con chi sfrutta il marchio e l’immagine del Grana Padano a spese degli altri produttori, contribuendo a deprimere mercato e quotazioni. Servono misure concrete contro il fenomeno dei formaggi similari che sta diventando il principale problema del comparto lattiero caseario italiano”) a quello degli accordi internazionali come il CETA (“Accettare questo tipo di accordi significa rischiare di svendere l’identità dei nostri territori che rappresentano un patrimonio di storia, cultura, e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori. Come Coldiretti lo abbiamo sempre detto e finalmente anche l’industria alimentare lo ha capito – ha sottolineato Prandini –. Tutti hanno fatto marcia indietro – con la sola eccezione di Confagricoltura – rendendosi conto che la posizione assunta da Coldiretti era l’unica sostenibile, l’unica realmente a difesa dell’economia del nostro Paese”).
Prandini ha proposto una relazione a tutto campo. Dalle battaglie affrontate da Coldiretti su questioni come l’olio di palma e il latte di soia (“Non è un caso se questo prodotto, dal momento in cui abbiamo ottenuto che non potesse più essere chiamato latte, abbia vissuto la sua prima flessione nella vendita”), dall’intesa con Ferrero (con le prospettive che potrebbero aprirsi rivolgendo l’attenzione al mercato dolciario) alle battaglie da affrontare (ad esempio sul tema dei trasporti, che diventa centrale poiché l’inefficienza rallenta e penalizza il vero made in Italy, incidendo sui costi di produzione), dal valore della qualità (“Gli elementi distintivi sono per noi una forza, un valore, sono ciò che tutto il mondo ci invidia e che deve tradursi in reddito per le imprese”), alla necessità di controlli efficaci e tempestivi, contro i tarocchi e contro le importazioni di prodotto anonimo che oltrepassa le nostre frontiere, destinato ad essere spacciato per made in Italy.
Il dialogo con gli allevatori è proseguito fino a tarda ora. Con l’impegno, da parte di Coldiretti, di continuare a sostenere con coerenza la propria linea sindacale, con forti azioni a difesa dell’agricoltura e delle aziende agricole italiane.

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gen 30 2018

umani, troppo umani 30 01 2018

UMANI, TROPPO UMANI
Anche Dio e famiglia hanno un padrone; da Repubblica:
–La Corte europea dei diritti umani legittima e difende l’uso di simboli religiosi nelle pubblicità e condanna la Lituania per aver multato un’azienda che si è servita di Gesù e Maria su poster e internet per vendere vestiti. Secondo i giudici la multa inflitta per aver “offeso la morale pubblica” ha violato il diritto alla libertà d’espressione dell’azienda.

Cremona 30 01 2018 www.flaminiocozzaglio.info flcozzaglio@gmail.com

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