Archive for gennaio, 2017

gen 31 2017

la verità, l’aspra verità (attribuita a danton) 31 01 2017

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LA VERITA’, L’ASPRA VERITA’ (attribuita a Danton)
Border Nights-You Tube, una piccola emittente toscana, facilmente rintracciabile su internet, riporta la mia intervista del 21 ottobre 2016 sul caso Iori; qualche difetto, all’inizio manca l’audio (!), a volte le voci non sono perfette, ma credo d’esser riuscito a condensare bene ciò che scrivo da anni. Se anche voi, cari lettori, siete convinti che quel modo di far processi non riguardi solo il povero Iori, ma possa da un momento all’altro toccare noi, guardatela, diffondetela; il titolo che le han dato è:
-Il caso Iori: ergastolo con la sfera di cristallo?-

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gen 30 2017

la legge del più forte-quattrocentodiciassette 30 01 2017

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – QUATTROCENTODICIASSETTE
Ed ecco, per risparmiare lavoro ai suoi colleghi, uno dei tanti assist del Gip, già dalle prime pagine dell’ordinanza:
–Atteso che le circostanze sopra indicate risultavano molto strane ed il cellulare poteva essere stato lasciato apposta acceso in casa per far credere che egli non si fosse mai mosso dalla sua abitazione in caso di tracciamento dell’utenza cellulare attraverso la richiesta di tabulati, occorreva verificare bene le dichiarazioni dallo stesso rese e approfondire il suo “alibi”–
E’ una delle maggiori “spiritose invenzioni” di goldoniana memoria dell’intero caso Iori, e spero sia la prima e unica volta che un giudice, per giunta in nome del popolo italiano, sostenga la possibilità di crearsi un alibi lasciando in casa il cellulare acceso mentre si esce a uccidere. Ma è una spiritosa invenzione che ha la sua logica: non esistono prove da trasformare un evidente suicidio in omicidio, e allora si raccoglie ciò che si trova, trasformandolo in virtù dei poteri che la legge assegna al giudice. E, nel nostro caso, con l’aiuto delle puerili bugie di Maurizio Iori che, timoroso di far sapere alla moglie al mare che durante la sua assenza era dall’ex amante Claudia Ornesi, nega tutto, d’esserci stato, d’averle regalato le bombolette per le vacanze che lei invece ha usato a uccidersi; quel che è peggio, sa che Claudia ha l’abitudine di raccontare tutto ai parenti che quindi sanno che la sera della morte lui era lì. E dire una bugia al giudice è quasi una condanna: non a essere considerato bugiardo, ma aver commesso di tutto, anche un omicidio. Tanto per cominciare, per via che Maurizio Iori sarà ufficialmente un indagato molte settimane dopo, ecco che il giorno stesso della scoperta dei corpi, il 21 luglio 2011, la Giudiziaria, imbeccata dagli Ornesi, va a controllare se Iori era davvero al cinema, come aveva raccontato:
–Al fine di verificare quanto dichiarato da Iori Maurizio, gli scriventi alle ore 17 00 del 21 07 2011 si portavano presso il Multisala Portanova sito in questa via Indipendenza, dove prendevano contatti col vice direttore Dotti Emanuele, al quale veniva chiesto se all’interno dell’edificio del Multisala vi era un sistema di videosorveglianza eccetera–
Naturalmente Iori non c’era, visto che cenava da Claudia e Livia…….
–Iori Maurizio ha quindi mentito. Quella sera non si è recato effettivamente al cinema eccetera. Come ha trascorso tutte quelle ore? Eccetera–
Un bugiardo, specie verso le Istituzioni a cui bisogna dire solo la verità, e tutta, si caccia nei guai e la naturale conseguenza è:
–Poiché erano emersi tutti questi elementi contrastanti che inducevano a considerare che Ornesi Claudia non risultava essere una persona depressa e neppure persona che avesse mai manifestato propositi suicidi mentre, di contro, vi era la certezza che Iori Maurizio avesse mentito su come avesse trascorso quella serata, venivano richieste ed autorizzate intercettazioni telefoniche–
La forza delle parole: parenti e amici assicurano Claudia sana come un pesce che a tutto pensava fuor che al suicidio, e tanto basta per esserne certi; Maurizio Iori è un bugiardo, anche se per una sua “comodità” del tutto evidente, quindi bisogna approfondire le indagini perché è un assassino.

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gen 30 2017

soprattutto gli stupidi uccidono 30 01 2017

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SOPRATTUTTO GLI STUPIDI UCCIDONO Ricordo ancora oggi il male che mi fece leggere che l’avevano assassinato perché era bravo; forse la morte che mi colpì di più in quei brutti tempi, quando gli stupidi non si limitavano a insultare. Dal sito dell’Associazione nazionale magistrati.
Emilio Alessandrini
(Penne, 30 agosto 1942 – Milano, 29 gennaio 1979)
Sostituto Procuratore della Repubblica Milano, assassinato durante gli anni di piombo da un “commando” del gruppo terroristico Prima Linea.
(tratto dalla pubblicazione del Csm “Nel loro segno”)
Milano, ore 7.50 del 29 gennaio 1979. Emilio Alessandrini, 36 anni, come ogni mattina accompagna suo figlio Marco alla scuola elementare di via Colletta. Pochi metri e pochi minuti dopo, all’incrocio tra viale Umbria e via Muratori, muore in un agguato del “commando” dell’ Organizzazione Comunista Combattente Prima Linea. Alessandrini è il primo giudice ucciso a Milano. Cinque i terroristi in azione; due a sparare i colpi di pistola, ben otto di cui due alla testa. La prima rivendicazione, alle 8.55, arriva per telefono al quotidiano “La Repubblica”. Il volantino nel quale Alessandrini viene dipinto come: “Una figura centrale del comando capitalistico, capace di disarticolare il sistema” era già pronto.
I funerali di Emilio Alessandrini sono un tributo di popolo. “Tutta Milano si è riversata in piazza Duomo come ai funerali per piazza Fontana. La città non dimenticherà mai quel freddo mattino d’inverno. La chiesa è stracolma, la moglie Paola immobile e il piccolo Marco che piange straziato dal suo dolore. All’uscita della bara strade e piazze stracolme di gente applaudono quel giudice simbolo. È la prima volta che un magistrato ucciso riceve un tributo di folla”.
Emilio Alessandrini nasce a Penne il 30 agosto del 1942 e si trasferisce a Pescara con la famiglia, conseguendovi la maturità nel 1960, al liceo classico D’Annunzio. Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Napoli laureandosi con il massimo dei voti nel dicembre 1964 con una tesi in procedura penale. Entra in magistratura nel 1967 come uditore giudiziario a Bologna. Nel 1968 diventa sostituto Procuratore della Repubblica a Milano. L’anno seguente sposa Paola Cecilia Bellone e nel 1970 nasce il figlio Marco. Alessandrini, come scrisse il giornalista Walter Tobagi, ucciso a sua volta da terroristi di sinistra, sul Corriere della Sera all’indomani del delitto, “è il prototipo del magistrato di cui tutti si possono fidare, che non combina sciocchezze”. Si occupa, nell’ambito dell’attività giudiziaria, di indagini sul terrorismo e, dal 1972, delle indagini sulla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, per la prima volta tracciando quella che sarebbe stata poi definita “la pista nera”. Il 6 febbraio 1974 Alessandrini deposita la sua requisitoria per il rinvio a giudizio dei componenti della cellula fascista veneta. Poi avvia un’indagine sull’Autonomia operaia milanese. La sua attività e il suo impegno professionale attraggono l’attenzione dei gruppi terroristici che identificano in lui il “nemico” da combattere.
La svolta nelle indagini sull’uccisione di Alessandrini si ha nel maggio 1980 quando un terrorista rivela agli inquirenti la composizione del commando omicida. Il processo agli esponenti di Prima Linea si apre a Torino il 30 maggio 1983. conclude con pesanti condanne.
Marco Alessandrini, figlio del magistrato, oggi avvocato a Pescara e consigliere comunale ha raccontato che nel passato e nel presente in Italia occorrono spesso “fatti eclatanti e drammatici per smuovere le nostre non sempre deste e vigili istituzioni”.
Tuttavia, secondo Marco Alessandrini, qualcosa sta cambiando oggi nel nostro Paese: “Il terrorismo per decenni è stato un argomento tabù nella società italiana, con un’attenzione maggiore verso i carnefici piuttosto che per le vittime. Questa tendenza sta tuttavia mutando. Mi piace al riguardo citare alcuni fattori: l’impegno costante dell’associazionismo legato alle tematiche della memoria e della legalità (nell’ambito della realtà abruzzese opera da circa un decennio l’associazione Emilio Alessandrini), (…) il grande impegno del presidente Napolitano con l’istituzione, il 9 maggio di ogni anno (data del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro), della giornata nazionale della memoria”.
Marco, che in questi anni ha studiato e letto per cercare di capire il perché di quell’assassinio, alla fine non riesce a trovare altra spiegazione: “Gli spararono perché lavorava tanto e bene, tutto qui. (…) Nessun progetto. Solo un gioco sfuggito di mano a ragazzini che volevano fare i rivoluzionari”

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gen 30 2017

questione di parole 30 01 2017

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QUESTIONE DI PAROLE Lo Stato, quando li paga con sconti di pena, li chiama collaboratori di giustizia. Dalla Stampa online: —Al centro del nuovo dibattimento, che sarà probabilmente riunito con quello che vede già imputati per corruzione in atti giudiziari Karima El Mahroug e altre 22 persone, l’accusa, per l’ex premier, di avere comprato il silenzio o la reticenza delle ragazze-testimoni (Ruby compresa) con circa 10 milioni di euro. Versamenti qualificati da Berlusconi invece come gesti di “generosità’” nei confronti delle giovani, che hanno avuto la vita “rovinata” dal clamore dei processi.
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gen 30 2017

un dio più che manovrabile 30 01 2017

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UN DIO PIU’ CHE MANOVRABILE Se è lo stesso che non vuole il divorzio, le donne prete, il preservativo; e mi fermo a oggi, lascio in pace Galileo e Giordano Bruno. Dalla Stampa on line: —Desideravano farlo da anni, ma lo Stato non lo permetteva. E neppure la Chiesa, che a piccoli passi si sta muovendo verso il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, li aveva mai davvero accolti come coppia. Dopo le loro «nozze», non avevano esitato a definirsi «famiglia», e ne era nato un botta e risposta a distanza con monsignor Nosiglia. Stamane il delegato del vescovo per la pastorale delle persone omosessuali, don Gian Luca Carrega, ha voluto dimostrare la vicinanza sua e della Diocesi: «So che tanti pensano che la prima parola da dire sarebbe “scusa”, per le incomprensioni, la freddezza, la rigidità, una Chiesa troppo Chiusa che non ascolta. Dovrebbe farlo qualcuno più importante di me. Io invece vi dico grazie, perché voi, con la vostra ostinazione, ci avete dato la possibilità di pensare a una Chiesa grande, la Chiesa che noi sogniamo».
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gen 30 2017

la quintessenza della cremonesità-novantuno 30 01 2017

LA QUINTESSENZA DELLA CREMONESITA’ – NOVANTUNO
Lo confesso senza vergogna: davanti alle pennadorate più spinte leggo e rileggo perché fatico a credere sia possibile; del ristorante di ieri, scrivo e a fianco ho ancora il pezzo, non riesco a convincermi che veramente sia “il locale ideale per serate più intime e particolari”; mi dico, almeno avrà scritto “cene più intime e particolari”, torno sulla pagina, ma son proprio “serate”….
Ma di questa massima espressione della cremonesità non è responsabile solo Zanolli Pennadoro Vittoriano; tanti lo invitano a parlare, nella speranza evidente dopo scriva; e lui scrive, come sabato dopo la serata al Lions; la Provincia fin che c’è cavaliere senza macchia e senza paura in difesa dei deboli e degli oppressi; ma non si limita agli ideali, il Pennadoro, snocciola anche i numeri: “Si investe anche sul web con un portale che conquista in breve la leadership del mercato locale. E si guarda al futuro.” Il futuro di www.cremonaoggi.it, immagino, che fatica a contenere tutta la pubblicità che vien chiesta.

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gen 30 2017

sempre più piccolo mondo antico 30 01 2017

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SEMPRE PIU’ PICCOLO MONDO ANTICO
Su Castelverde gestione Locci ho scritto tanto da stufarmi; ma non sono l’unico, se due assessori su quattro se ne sono andati.

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gen 30 2017

le relazioni infischiose 30 01 2017

LE RELAZIONI INFISCHIOSE
Nonostante Renzo Nolli, il presidente che non c’è, dica ai soci della Libera che i conti vanno bene, e non bisogna leggere il mio blog che dice il contrario, la prova di chi ha ragione la fornisce la Provincia fin che c’è, che, sia per mancanza di pubblicità, sia perché l’acqua è sempre più alla gola, ma per qualche speranza bisognerebbe avere il collo di una giraffa, continua a ripetere la pagina di invito all’abbonamento: non più Poste Italiane, che non garantiscono la consegna, ma “La Provincia te la porta a casa l’edicolante”; appena sotto, l’elenco delle edicole che te la portano; uno spettacolo, ce ne sono in ben 43 Comuni fra i 115 del cremonese!
Poteva mancare il commento?
“Il giornale La Provincia è ancora più vicino ai lettori e, in particolare, i suoi abbonati”
Renzo Nolli, il presidente che non c’è, continua la linea di Pivantonio, il presidente che c’era fin troppo: non si preoccupa di capire perché sono i lettori a fuggire lontano.

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gen 30 2017

carne umana in commercio anche in italia 30 01 2017

CARNE UMANA IN COMMERCIO ANCHE IN ITALIA
Finalmente le cose prendono il loro vero nome; da www.cremonaoggi.it:
—Maxi operazione della polizia di Stato nel contrasto al fenomeno del traffico dei migranti. Nei giorni scorsi sono stati arrestati i membri di una banda di trafficanti di esseri umani, composta da decine di persone, quasi tutte di nazionalità straniera, operante a livello internazionale. Le operazioni, coordinate e dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, hanno interessato diverse province, nonché la zona di frontiera di Ventimiglia. Le indagini, durate quasi due anni, sono state svolte dalla squadra mobile della Questura di Cremona.
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gen 30 2017

nostalgia 30 01 2017

NOSTALGIA
Apro il computer, Repubblica on line, la prima sorpresa del mattino: Cavriago, 10mila abitanti, provincia di Reggio Emilia. A Cremona i soliti democratici, compresi i ben vestiti, han da dire per via Aldo Protti.
—Se scendi per viale Gramsci e parcheggi in via Nilde Iotti, sei in piazza Lenin. Lì ti aspetta lui, il profeta rosso, lo sguardo rivoluzionario sui condomìni del benessere emiliano: il busto bronzeo di Vladimir Ilic, dalla storia rocambolesca, donato al Comune dai russi nel ’71 perché qui il sindaco massimalista, nel ’19, fece votare una mozione di adesione del paese alla Repubblica dei Soviet, e Lenin citò Cavriago, in italiano, nei suoi discorsi. Dieci giorni fa era l’anniversario della sua morte, è arrivato il solito pullman di devoti con le bandiere rosse.

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