Archive for giugno, 2016

giu 30 2016

la legge del più forte-duecentotre 30 06 2016

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – DUECENTOTRE
Come scrivevo ieri, finalmente, dopo oltre sei mesi la Cassazione s’è decisa a depositare le 50 pagine di conferma all’ergastolo a Maurizio Iori. Ho dato una prima scorsa, tre motivazioni identiche di fila senza rispondere a una sola obiezione, più che delle Difese, del popolo italiano, fossero stati processi recitati in piazza invece che nel chiuso delle Aule. La riforma della Giustizia, se interessa quella vera, si fa raccontando quel che può succedere nei Tribunali, con giudici professionisti come gli altri professionisti: buoni, medi, scadenti, non tutti buoni come recitano i Davigo di turno.
Quindi la Cassazione conferma che un naso ordinario distingue da un piano all’altro, tra la puzza del gas, quella della plastica di un sacchetto della pattumiera, che Claudia Ornesi quattro giorni prima di morire si accorge di poche gocce di Valium nell’insalata di riso ma non, quattro giorni dopo, della valanga di Xanax che la stronca in pochi minuti, tutte le brillantezze insomma delle due Corti di merito.
Ma confesso, ero certo che la Cassazione avrebbe ignorato, per motivi evidenti, l’invenzione della Corte di primo grado, che dimenticare il telefonino in casa vale come alibi, perché dove c’è il telefonino, lì c’è il padrone; invece no, godiamoci l’eleganza con cui risolve il problema:
—In particolare, con riferimento alla c.d. “telefonata della buonanotte” che lo Iori aveva promesso di effettuare alla Arcaini la sera del delitto e che avrebbe potuto (in tesi) intralciarne l’esecuzione, la doglianza del ricorrente omette di confrontarsi col dato di fatto, pacificamente accertato, che l’imputato non aveva portato con sé il telefono cellulare nell’appartamento delle vittime, ma lo aveva lasciato – intenzionalmente e al fine di inibire un elemento di riscontro del suo allontanamento da casa, secondo la sentenza di primo grado; per verosimile dimenticanza, invece, secondo la sentenza d’appello – nella sua abitazione; così che, anche nella seconda delle due ipotesi, la motivazione con cui la sentenza impugnata ha giudicato del tutto neutrale e irrilevante la circostanza allegata dalla difesa si rivela ineccepibile.— Si faccia avanti chi crede di poter difendersi da argomentazioni simili: se io dimentico il telefonino è per costituirmi un alibi per uscire di casa e uccidere!

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giu 30 2016

la resa dei conti-sette 30 06 2016

LA RESA DEI CONTI – SETTE
Dal sito nazionale di Confagricoltura: —L’asse Puglia Campania è ancora vincente sul pomodoro da industria. I produttori di oro rosso che fanno parte dell’Op Mediterraneo, società cooperativa foggiana che conta 150 associati e aderisce a Confagricoltura – sono soddisfatti del rapporto di partnership che li lega a ICAB, Industrie Conserve Alimentari Buccino; una realtà imprenditoriale quotata in borsa che produce e distribuisce tre marchi storici (La Fiammante, La Paesana e La Reale), che rappresentano la storia conserviera del made in Italy, che vantano la certificazione di filiera e che rispettano una politica imprenditoriale etica. Si tratta, infatti, del primo accordo di filiera agroindustriale sul pomodoro concluso nel Sud-Italia, come ha precisato Marco Nicastro, presidente della Federazione nazionale di prodotto del Pomodoro da industria della Confagricoltura. “Un accordo unico – ha commentato Nicastro – tutto realizzato in casa confagricola che fa da apripista, facendo incontrare domanda ed offerta agroindustriale sotto la stessa bandiera, con un’unità di intenti di filiera. Un progetto pilota che vuole essere un modello da replicare nel comparto ma anche in altri settori produttivi”. Eccetera— Come si legge, il Consorzio Casalasco del Pomodoro, prima industria del settore in Italia, terza in Europa, quindicesima nel mondo, in pieno stile la Provincia fin che c’è, non esiste! “L’asse Puglia Campania è ancora vincente sul pomodoro da industria”, per un motivo chiaro, si tratta di esaltare roba di casa propria; capitan Voltini fosse il vice fedele di Guidimario il Banchiere, vincente sarebbe il Consorzio Casalasco! Non sono tutti agricoltori, non è in crisi il reddito della grande Agricoltura italiana, questi qua stanno ancora continuando a fare i furbetti del quartierino, mentre la barca comune rischia di affondare. Torniamo a casa nostra, dove il sindaco Galimberti, quello che ci vuol far rinascere a sua immagine e somiglianza, coinvolgendoci nel suo Rinascimento, magari andando avanti e indietro sulla via della seta, non ha ancora speso una parola, in pubblico, sulla presidenza della Fiera, dopo il voto del 23 giugno che ha stabilito definitivamente che Pivantonio è solo uno dei 4mila agricoltori della provincia di Cremona, che non rappresenta altri che se stesso; non è che tra un po’ salta fuori che il suo ufficio stampa s’è dimenticato di dirglielo? Società editoriali, compresa la Sec, della Provincia fin che c’è: come anticipato da Boselli&Filippini sembra che i bilanci 2015 siano tutti in attivo; risultato strepitoso, da che copie e pubblicità continuano la discesa; poi non capisco il motivo di chiudere il centro stampa per andare a Erbusco, se guadagnava. Misteri della fede; io, fossi uno degli ormai 1440 soci, ahimé, non i duemila e passa di cui si vociferava fino a minuti fa, cercherei di capire bene, di capire tutto; in fondo, il giornale sarebbe anche cosa mia, e i risparmi tipo la solidarietà dei giornalisti sono a termine, non all’infinito. Poi è solo una curiosità, perché Filippini Pierluigi Rosino, autore di tanto miracolo, non si è ripresentato il 23 giugno, magari succede che i suoi meriti li prende un altro…….. Trattative per il nuovo consiglio, per il presidente: riunioni semi carbonare a raffica, ma a oggi nulla di deciso.
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giu 30 2016

la legge a fisarmonica 30 06 2016

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LA LEGGE A FISARMONICA
La battuta non è mia, di un caro amico illetterato dopo aver compiuto il suo dovere di assessore in un paesino: la legge è una fisarmonica, l’allarghi la stringi secondo necessità. Anche la legge che non esiste ancora si allarga si stringe, come i figli assegnati in adozione a coppie (di questo passo perché non triangoli o più!) unisex da certi giudici; che sembra motivino: non è dimostrato che i bimbi vengan su male. Come se bisognasse dimostrare ciò che provano migliaia di anni di Storia. Comunque ecco il secondo comma del 115 del codice di procedura civile:
“Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della decisione le nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.”
Comune esperienza in cui mi sembra non rientrino i bimbi affidati a coppie unisex.

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giu 30 2016

ancora su don mercedes 30 06 2016

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ANCORA SU DON MERCEDES Il Procuratore capo Roberto di Martino, da www.cremonaoggi.it: —La gravità del reato si desume anche dal contesto di tutti questi episodi. C’è anche chi ha denunciato fatti che si sono ripetuti per anni, che ha parlato di alcuni particolari terribili e che non ha risparmiato un attacco alla Santa Sede. Nonostante la Santa Sede non si sia prodigata nella consegna degli atti, sono contento che si sia giunti all’accertamento della verità. Se ci fosse stata più collaborazione, avremmo potuto sentire anche qualcun altro e in questo modo nelle testimonianze ci sarebbe stata una maggiore diversificazione. Il timore da parte di queste persone nel denunciare i fatti, ha ritardato la loro emersione. I ragazzi provavano un grande imbarazzo, le famiglie ci hanno creduto poco, i vescovi non ne parliamo, non si pensava che un personaggio così in vista potesse essere autore di questi fatti, quindi sono emersi gravi ritardi. Si avverte tuttora, leggendo le testimonianze, una fatica e un imbarazzo da parte dei ragazzi che si rendevano conto di aver messo in imbarazzo le loro famiglie.— Poiché la formazione delle leggi dipende dalle relazioni sociali del tempo, e un po’ dalle certezze/incertezze che la scienza ha sul percorso delle volontà individuali, oggi la responsabilità penale è, nel senso più stretto, cioè di chi ha commesso o aveva il dovere di impedire, necessariamente personale. E il nostro Procuratore dà un quadro significativo del mondo in cui ha dovuto muoversi per dare fondamenta all’Accusa; addirittura genitori che non solo non credevano, ma neanche guardavano i loro figli; una Santa Sede che considera Stato straniero se non ostile l’Italia, che la Procura rappresenta; e la società, quella buona, s’intende, che fino alla caduta si rende conto che razza di prete esalta, non lo chiama per caso Don Mercedes, ma non fa nulla; per finire l’InviatoQuotidiano on line di Crema, che non solo dà la notizia della condanna il giorno dopo gli altri on line, ma pubblica, l’interpretazione è libera, righe così: —L’ex parroco ha sempre respinto le accuse dichiarandosi innocente. Si conclude così una vicenda giudiziaria che fin dall’inizio ha destato molto dubbi e polemiche, visto il ‘calibro’ dell’accusato che è sempre stato una figura di spicco del movimento di Comunione e Liberazione oltre ad essere presidente del Banco Alimentare.—
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giu 30 2016

altro non si può 30 06 2016

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ALTRO NON SI PUO’
Isis, raid Usa a Falluja, uccisi 250 uomini; perlomeno non sia un vanto, o peggio uno spettacolo, come Italia Spagna 2 a 0; terroristi ma sempre uomini, rimangono.

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giu 30 2016

volere o non volere, questo è il problema! 30 06 2016

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VOLERE O NON VOLERE, QUESTO E’ IL PROBLEMA! Matteo Renzi a Repubblica, se per caso D’Alema la leggesse…… —C’è chi pensa che io alla guida del Pd sia un usurpatore, ma non ha digerito che io abbia vinto le primarie. Noi porteremo il Pd nel futuro: avessero messo l’impegno che usano contro di me per far passare la legge sul conflitto d’interessi”
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giu 29 2016

la legge del più forte-duecentodue 29 06 2016

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LA LEGGE DEL PIU’ FORTE – DUECENTODUE
Finalmente, dopo oltre sei mesi, la Cassazione ha depositato i motivi per cui ha ritenuto di dover confermare l’ergastolo a Maurizio Iori. Da una prima lettura, a me si drizzano i capelli; vediamo prima il giudizio generale che la Corte dà sulla sentenza d’appello:
—Come risulterà dall’esame dei singoli motivi di ricorso, la sentenza impugnata ha coerentemente proceduto a verificare l’intrinseca capacità dimostrativa, per quanto probabilistica, di ogni singolo elemento di prova indiziaria acquisito a carico dell’imputato, per poi risolvere in una visione unitaria munita di adeguata tenuta logica le ambiguità talora residuate, pervenendo a individuare nello Iori l’autore dell’omicidio della Ornesi e della figlia con quell’elevato grado di credibilità razionale (nel quale si risolve la formula normativa dell’al di là di ogni ragionevole dubbio) che è idoneo a privare di concreto riscontro processuale le ipotesi alternative astrattamente prospettabili (Sez. 1 n. 44324 del 18/04/2013, Rv. 258321); il relativo giudizio di colpevolezza risulta congruamente motivato secondo linee argomentative
adeguate, coerenti alle regole logico-giuridiche che presiedono alla valutazione della prova indiziaria, che rendono pienamente giustificate sul piano della consequenzialità le conclusioni che sono state tratte da un esame puntuale e completo delle risultanze acquisite e dell’intero materiale probatorio disponibile, sottraendosi perciò a censura in sede di legittimità.—
Sette pagine dopo, la conferma del “coerentemente proceduto a verificare l’intrinseca capacità dimostrativa di ogni singolo elemento di prova indiziaria”, uno dei tanti casi, ma tra i più clamorosi: Claudia Ornesi, la bimba anche in Cassazione sembra dimenticata, la sera del 20 luglio 2011 non si avvede, pur essendo quasi a digiuno, stabilisce l’autopsia, della grande quantità di Xanax che la tramortisce; quattro giorni prima invece si accorge del sapore della piccola quantità di Valium nell’insalata di riso, messa da Iori, beninteso, che l’ha fatta dormire più profondamente del solito, dopo aver finito la cena, rigovernato, messa a letto la figlia: che dire di più, oltre a ciò che scrivo da quattro anni, tutti i giorni?
—-L’unica eccezione rappresentata dall’assunzione pregressa di diazepan, emersa in sede di autopsia e riconducibile alla presenza del metabolita del valium nelle
urine della Ornesi, significativa di un’assunzione del farmaco risalente a 90-97
ore prima (pagina 149 della sentenza d’appello), è stata spiegata coerentemente (!!! n.d.r.) dalla sentenza impugnata sulla base della circostanza, riferita dalla madre della
vittima (Facchi Pasqua) per averla appresa dalla figlia, relativa al sapore insolito
che la Ornesi aveva percepito nell’insalata di riso consumata in occasione della
cena con lo Iori del 16.07.2010 (quattro giorni prima del delitto) e al sonno
profondo nel quale la donna era quindi caduta, circostanza che entrambe le Corti
di merito hanno ritenuto sintomatica di una precedente somministrazione
clandestina del sedativo operata dall’imputato alla vittima, al verosimile (!!! n.d.r.) scopo di verificarne gli effetti in vista della ben più massiva somministrazione di farmaci intossicanti programmata per la sera dell’omicidio, e perciò idonea a confermare – e non già a contraddire – l’ipotesi accusatoria.—

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giu 29 2016

processo a don mercedes 29 06 2016

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PROCESSO A DON MERCEDES
A Roberto di Martino e Letizia Platè: grazie! e sincero. Siete stati molto più efficaci di Papa Francesco, che ha alle spalle Dio; voi solo la vostra coscienza, gli studi, il rispetto per le vittime e i cittadini.

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giu 29 2016

la resa dei conti-sei 29 06 2016

LA RESA DEI CONTI – SEI
Per chiudere il discorso, per adesso, poi si vedrà, sull’eventuale inchiesta, sulle eventuali udienze preliminari, sull’eventuale tutto: se la Procura avesse trovato qualcosa a danno del gruppo Libera, è obbligo di legge per essa avvertire la parte offesa, cioè Boselli Antonio, rappresentante legale pro tempore; se Boselli Antonio avesse ricevuto un avviso del genere, specie nell’imminenza del voto, ligio alle regole com’è, avrebbe formalmente ma con chiarezza avvisato i soci, con i mezzi di comunicazione di cui gode, la Provincia fin che c’è in primis, poi il sito, poi basta faccia un fischio e su un argomento del genere tutti a Cremona scriveremmo; ma siccome è rimasto fino a oggi muto come un pesce, ogni allusione a quelli vivi serviti in tavola a temperatura ambiente, specialità di Pennadoro, è del tutto casuale, vuol dire che c’è nulla di nulla, l’inchiesta nasce dalla fantasia pettegola della solita bassa provincia, dove essendoci pochi fatti si discute del surreale!
Realissimo invece il capitolo di Enrico Pirondini su Enzo Tortora, che ho pubblicato a parte; vedano, i contendenti di oggi alla guida del nuovo consiglio Libera, il salto di classe tra lui e Zanolli Pennadoro Vittoriano, che anche solo nella conoscenza, non parlo di frequentazione! dei grandi personaggi potrà vantare al massimo, ma perché vivono nella stessa città, Giovanni Arvedi; che non credo dirà mai in giro: sono amico di Zanolli, come tanti invece lo dicono di Pirondini; e già questo solo, prima ancora degli scritti, spiega lo zenith della Provincia dell’epoca Pirondini e l’abisso del dopo 2008!
Nulla di personale, tranne la stima e l’affetto reciproci che mi legano a Enrico Pirondini, ma i numeri sono numeri, amici nuovi consiglieri della Libera, di qualsiasi tendenza: non lasciate alla deriva il quotidiano storico di Cremona solo perché non volete decidere. O peggio ancora, per timore delle clausole che Pivantonio aggiunse al contratto di Pennadoro: che gliele paghi lui, con una normale azione di responsabilità! Motivi per chiedere addirittura i danni, a Pennadoro, ce ne sono, basti pensare ai 130 centotrenta pezzi eseguiti contro il galantuomo Umberto Lonardi, che nulla hanno a che fare col dovere di cronaca: per la conferma, basta rivolgersi all’Ordine dei giornalisti!
Perché il problema Provincia naturalmente è il più grave, ed esige decisioni immediate e buone, ma ho l’impressione che le trattative di oggi per formare la nuova maggioranza mirino solo, appunto, alla maggioranza, non a rimediare i guasti degli anni passati. Far apparire buono un bilancio che non lo sia è facile, e i casi estremi Parmalat e Lehman lo mostrano; la sostanza a volte è ben diversa. I nuovi consiglieri se ne son resi conto o fanno come gli inglesi, che prima votano il Brexit poi vanno a leggere su internet le conseguenze?
Capitan Voltini è un nemico e ogni volta che ne scrivo provoco disappunto, e se ai soci Libera più tradizionalisti va bene così, ebbene sia; nato agricoltore minuscolo, oggi conduce 4mila pertiche, prende un qualsiasi consorzio e lo fa diventare il Consorzio Casalasco del Pomodoro di oggi, in un anno rivolta, in meglio, il Consorzio Agrario di Cremona. Neanche questi numeri fan riflettere sul da fare in casa propria i tradizionalisti soci Libera?

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giu 29 2016

enzo tortora 29 06 2016

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ENZO TORTORA
Enrico Pirondini, amico e grande giornalista, sta per pubblicare un libro sui grandi personaggi che ha frequentato durante la sua carriera; dovrebbe uscire tra un mese. Impressionato dal paragone col caso Iori, che ho scritto ieri, mi ha mandato in anteprima assoluta il capitolo su Enzo Tortora………
——–Mi capita spesso di ricordarlo: quando leggo certe cronache dell’Italia dei giustizialisti; quando ripasso nella mente la sua vicenda che resta uno degli errori giudiziari più clamorosi della nostra storia. La vicenda di un uomo che ha saputo trasformare la sua sofferenza di innocente, stritolato da una giustizia ferma al Medioevo, in un caso unico. Direi in una battaglia a difesa dei diritti fondamentali, a cominciare da quelli della propria immagine, della propria identità, della propria onorabilità e reputazione per ogni persona; senza i quali non c’è vita civile e democratica possibile in una società contemporanea.
L’ho in mente con le manette. E, come ha scritto Enzo Biagi, “la gente attorno, e lui con un’aria confusa e stupita: guarda quello che può accadere ad un uomo. Aspettarono a portarlo via che arrivasse la tivù, per la ripresa. Qualcuno aveva fatto il colpo. Bisognava che si sapesse”. Quella sequenza è stata trasmessa tante volte.
Alla “Millenaria”
Ho conosciuto Enzo Tortora che ero un ragazzino. Era il 1962. L’amico e compaesano Gilberto Boschesi, figlio di Tito (il mio primo maestro di giornalismo) lo aveva invitato a Gonzaga a produrre e presentare un concorso di bellezza riservato alle ragazze del Luna park e dei circhi equestri. Produzione voluta e finanziata dalla fiera Millenaria di Gonzaga,la più antica fiera italiana; la grande kermesse delle genti padane della Bassa lombardo-emiliana. Sotto il tendone del circo si sarebbe svolto il concorso: una passerella tra tigri e leoni, nani ed elefanti, giocolieri e trapeziste.
Ci siamo incontrati una prima volta al Caffè Rossi, sotto casa mia per buttar giù qualche idea. Tortora all’epoca era già popolare da almeno cinque anni. Nel 1956 aveva affiancato, in smoking verde pisello, l’attrice Silvana Pampanini nel programma “Primo applauso”. L’anno dopo aveva furoreggiato con “Telematch” facendo scervellare gli italiani intorno all’oggetto misterioso. Nel 1959 era venuta la “consacrazione” in “Campanile sera” accanto a Mike Bongiorno. Alla Millenaria ha prestato il suo volto ed il suo talento. La storia infame sarebbe iniziata vent’anni dopo.
Portobello
Un giorno, al solito caffè, Gilberto suggerisce a Tortora una delle sue “genialate”: un’asta benefica in diretta tv con uova dipinte da alcuni grandi maestri del ‘900. Un’asta da fare alla vigilia di Pasqua, la sera del sabato santo. Noi avremmo procurato alcuni maestri, Enzo avrebbe dovuto accollarsi il resto.
Vanno dette due cose: Portobello era il “mercatino del venerdi”, un programma-contenitore (su Rete 2) in cui si vendeva e si comprava di tutto e lo spettatore partecipava telefonando in studio. C’erano pure due rubriche fisse, di successo (“Fiori d’arancio”, “Dove sei?”) che avrebbero fatto da apripista a trasmissioni importanti nate anni dopo. Portobello faceva 20 milioni di spettatori a puntata, con punte di 25 milioni. Seconda cosa: Gilberto era una miniera di idee che sapevano intercettare il gusto popolare. Sua, ad esempio, l’idea dei “Madonnari” (termine finito persino sui vocabolari), cioè i pittori da sagrato. Io da una decina d’anni curavo il Premio Lubiam ed avevo una certa confidenza con Remo Brindisi e Renato Guttuso.
L’idea si concretizzò partendo da questi maestri. La data? Sabato santo 1981. Ogni maestro doveva dipingere un maxi uovo, simil marmo, fornito dalla Rai. Hanno accettato: Salvatore Fiume, Giuseppe Migneco, Renato Guttuso, Bruno Cassinari, Remo Brindisi, Domenico Purificato. C’era nell’aria una eccitazione che non ho più dimenticato. Quando sono arrivato negli studi della Fiera di Milano accompagnando Remo Brindisi, la gente ha accolto il maestro con un entusiasmo da stadio. Poi Tortora ci ha chiamato in camerino per mettere a punto due o tre cose.
Per rendere eccezionale la puntata Tortora pretese il cambio del nome in “Portobellissimo”. Non solo, ma quella sera fece pure il battitore d’asta. La puntata ha incassato 372 milioni di lire. Oltre un milione di euro oggi. I telefoni erano impazziti. Se non ricordo male in studio avevamo il prof. Veronesi.
Il fascino dei grandi maestri del ‘900 ha funzionato a meraviglia. Chi offriva di più si portava a casa l’opera. Per curiosità rivelo le cifre incassate per ogni uovo dipinto:
Salvatore Fiume………………………………110 milioni
Renato Guttuso……………………………….100 milioni
Domenico Purificato…………………………..60 milioni
Remo Brindisi………………………………………36 milioni
Bruno Cassinari……………………………………36 milioni
Giuseppe Migneco……………………………….30 milioni
La storia infame
Riassumo rapidamente l’odissea giudiziaria di Enzo Tortora. Tutto è cominciato due mesi prima del clamoroso arresto avvenuto il 17 giugno 1983. Pasquale Barra e Giovanni Pandico, due camorristi affiliati alla gang di Raffaele Cutolo, entrambi condannati all’ergastolo, decidono di vuotare il sacco davanti a due magistrati napoletani: Lucio Di Pietro e Felice Di Persia. Il primo, detto “o animale”, è un feroce assassino, autore tra l’altro dell’omicidio di Francis Turatello avvenuto nel carcere di Bad’ e Carros di Nuoro nell’agosto 1981. Il secondo, definito il “ragioniere della camorra” (o, più enfaticamente, il “computer vivente della Nco”) è l’autore di una strage compiuta nel suo paese di origine, Liveri di Nola, nel 1970. In precedenza Pandico aveva tentato di uccidere padre e madre senza riuscirci. I due descrivono Tortora come un affiliato della camorra, un delegato della organizzazione malavitosa allo spaccio di stupefacenti sulla piazza di Milano. Attenzione: il nome di Tortora sbuca solo al quarto interrogatorio confessione. Scatta il maxi blitz, vengono spiccati 856 mandati di cattura; in una sola notte vengono arrestate 412 persone. Tra loro c’è il presentatore genovese. Tortora ha 55 anni. Viene trasferito a Regina Coeli, l’immagine con le manette ai polsi fa il giro del mondo. Il 4 febbraio 1984 inizia il processo a Napoli, durerà 7 mesi, 67 udienze ed una settimana di sedute in camera di consiglio. Tortora, revocati gli arresti domiciliari, frequenta regolarmente il Parlamento europeo di Strasburgo. Aveva lasciato il carcere di Bergamo il 17 gennaio 1984. Viene condannato a 10 anni e 6 mesi di reclusione. IL 15 settembre 1986 è assolto con formula piena. L’11 settembre concludendo il suo intervento davanti ai giudici disse: “Io sono innocente. Spero con tutto il cuore che lo siate anche voi”. Il 20 febbraio 1987 è tornato in tv, su Raidue, in “Portobello”. La sua prima frase, dopo un lunghissimo applauso, è stata: “Dove eravamo rimasti?”. E’ morto il 18 maggio 1988 nella sua casa si Milano, stroncato da un tumore. Aveva solo 59 anni.
Mi disse all’epoca Gilberto: “Gli sono rimasto accanto tanto tempo; ma mai nessuno ha voluto sapere la mia testimonianza su di lui. Enzo era un signore perbene. Aveva ragione Indro Montanelli. In questo paese il successo è un pericolo, una croce. Altro che guai ai vinti: guai ai vincitori”. ENRICO PIRONDINI

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