Archive for novembre, 2015

nov 30 2015

j’accuse-seicentosettantanove-30 11 2015

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J’ACCUSE – SEICENTOSETTANTANOVE
Insomma, le due Corti, Cremona e Brescia, han preso la scorciatoia: sul tavolo di Claudia ci sono i blister delle 95 pastiglie di Xanax, ma siccome è più che impossibile, ridicolo! sostenere che Maurizio Iori sia riuscito a farle mangiare di nascosto a Claudia e Livia, eccole trasformarsi in 5 cinque boccettini di gocce. Anche i boccettini sono contro ogni possibilità reale, ma nel silenzio che il giudice italiano ha diritto a usare come quando dove perché vuole, si autoriducono sia a Cremona che a Brescia. Lo sforzo di Bontempi e Frigo verrà vanificato da Fischetti&Vacchiano con il dettato “scientifico” che usano per sostituirsi all’esito dell’autopsia, che scrive di intossicazione acuta: “sicuramente elevata può essere considerata una dose di Xanax che apprezzabilmente superi quella terapeutica”; apprezzabilmente: quanti giudizi si sono fondati sulla tua indefinibilità! Le gocce, sostengono e dimostrano Bontempi e Frigo:
“In ogni caso, rimane una pura ipotesi non elevabile a dignità di prova, in quanto completamente sfornita anche del minimo elemento – appunto – probatorio.”
Fiducia, quanti errori si commettono in tuo nome! Per lo stesso fatto Bontempi e Frigo dovrebbero mostrare un baule di prove, alla Corte basta un classico: è così!
“Diversamente dalle pastiglie, infatti, di cui sono stati almeno rinvenuti i blisters vuoti, i boccettini di Xanax in forma liquida non sono stati trovati e, per sostenere tale ipotesi, la sentenza ha dovuto letteralmente introdurre una circostanza di fatto del tutto inesistente e, cioè, ipotizzare appunto che Iori abbia somministrato il farmaco in forma liquida e abbia fatto trovare il blisters vuoti dello stesso farmaco in pastiglie con l’intento di simulare il suicidio della Ornesi. La ragione addotta nella sentenza per spiegare tale tipo di comportamento, di per sé assolutamente illogico, ‘se io assassino lascio sul tavolo un boccettino di xanax liquido coloro che intervengono non sono in grado di capire se lo xanax è stato usato ed in quale quantità dall’adulto trovato morto’ non pare in alcun modo convincente.”
Bontempi e Frigo sono giovani, non erano ancora al mondo nel maggio del ’68 francese: l’imagination au pouvoir!
L’imagination dei giudici italiani, ben inteso!

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nov 30 2015

l’opinione di ep 30 11 2105

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DIFENDIAMO LE FESTE DEL NATALE CRISTIANO
Ora che il Papa ha iniziato l’Anno Santo a Bangui “capitale del mondo”, ora che a Parigi i no global ecologisti hanno devastato la piazza-memoriale della strage, credo che abbiamo una ragione in più per aggrapparci ai nostri valori cristiani che vedono la Pace (sì, con la maiuscola) sopra ogni cosa.
Prima considerazione: non si può “chiudere” il Natale per Islam come, per esempio, voleva quel preside di Rozzano, ex grillino, deciso a spostare la festa a gennaio ritenendola “una provocazione”. Per fortuna le famiglie si sono ribellate ed il professor Marco Parma, si è ritirato. Non si può perché l’Occidente, pur in gramaglie, non può suicidarsi. Non è oltretutto cristiano. Ora sostenere, come taluni sostengono, che la canzoncina “Tu scendi dalle stelle” va abolita perché potrebbe offendere i bambini di religione islamica è sì una offesa, ma alla intelligenza. Al buon senso. Tanto è vero che il leader islamico Rifat Aripen (originario del Bangladesh), coordinatore delle associazioni islamiche nel Lazio, si è affrettato a difendere i canti di Natale a scuola semplicemente perché “i simboli non si vietano”. Gli islamici con la testa sulle spalle hanno il massimo rispetto per il cristianesimo e l’ebraismo. E noi non dobbiamo confondere l’ortodossia islamica con la corrente wahabita o col pensiero salafita.
Seconda considerazione. Io non voglio costringere un bimbo islamico a cantare “Tu scendi dalle stelle”. Per me il bimbo può cantare quel che vuole. A patto che i nostri figli e nipoti siano liberi di fare (o non fare) altrettanto. Senno non è più libertà. E’ un salto all’indietro di duemila anni. Chi lo favorisce sostiene di agire in nome di una presunta modernità progressista. Ma se questa è la nuova strada, meglio una posizione conservatrice (di valori e dintorni). Mi pare che su queste posizioni – strage dopo strage, rese al Califfo, crocifissi rimossi – stiano approdando in molti. Persino quel volpino moderato di sinistra che è diventato Angelino Alfano; il quale nei giorni scorsi ha annunciato la chiusura delle “moschee fuorilegge”. Gli consigliamo di dare una occhiata anche dalle nostre parti.
Terza considerazione: torniamo a difendere l’Occidente, moltiplichiamo anche le feste del Natale cristiano. Ha scritto Vittorio Feltri: “Io, laico, i presepi li odiavo ma ora guai a chi me li tocca; se gli islamici boicottano le nostre feste non fanno che rendermele più gradite”. E poi: “Non sopporto che essi impongano a noi di mutare abitudini, pur cretine che siano. Sono roba nostra e mi rifiuto di accantonarla solo perché a qualcuno, che accogliamo offrendogli di che vivere, non va a genio. E’ assurdo piegarsi alla prepotenza di gente che ha lasciato il proprio Paese per venire nel nostro”.
Ultima considerazione. Svegliamoci! E teniamo d’occhio gli imam, come dice pure il sindaco di Firenze Dario Nardella, renziano fin qui. Pure il Pd, oplà, si sta convertendo e dice: “Gli imam giurino sulla Costituzione”. E siccome lo dicono i Renzi boys, quelli di Sel e Prc sostengono che questa “è una castroneria discriminatoria”. Vale allora la pena di ricordare che per la prima volta nella storia i nati da famiglie italiane sono scesi sotto i 400mila. La metà di chi viene dall’estero, lo certifica l’Istat. L’Italia non è più (nemmeno) un Paese per neonati. E su questo (serio) problema demografico conviene riflettere. E chiudo qui, sto facendo il presepe più grande degli ultimi anni.
Enrico Pirondini

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nov 30 2015

osservazioni di un associato-trecentocinquantasei 30 11 2015

OSSERVAZIONI DI UN ASSOCIATO – TRECENTOCINQUANTASEI
Che la Confagricoltura di oggi viaggi spedita verso la soluzione finale per aver smesso da tempo di fare sindacato, era cosa nota a chi si occupa dell’Agricoltura italiana; che sia uno degli uomini di fiducia di Guidimario il Banchiere, Boselli Antonio, a confermarlo, è spaventoso; dalla Provincia fin che c’è di ieri, giudicate voi lettori d’ogni tendenza se io son sospettoso o se Boselli Antonio è troppo chiaro; e non è argomento da poco o solo simbolico, è la guerra del latte, in pieno corso, che non si sa come e quando finisce:
“Innanzi tutto tengo a precisare che come Confagricoltura abbiamo il massimo rispetto per il gruppo Lactalis e per i marchi italiani che produce e vende a partire dal nostro latte, anche se non si tratta di una esclusiva. Sappiamo bene, e non abbiamo difficoltà a riconoscerlo, che il gruppo francese è una società seria e che ha sempre rispettato i contratti e i termini in essi contenuti. Le manifestazioni di protesta che Confagricoltura e gli altri soggetti sindacali aderenti ad Agrinsieme hanno compiuto son state rivolte simbolicamente contro di essa proprio perché è la più grande ditta di trasformazione del latte che opera in Italia. Non la stessa cosa si può dire di altre azioni che le hanno fermato la logistica. Azione che ha comportato con ogni probabilità il blocco del ritiro del latte dalle stalle dei conferenti ad Italatte. E’ stata una vera e propria ritorsione che gli allevatori aderenti al gruppo Agrinsieme non meritavano. Comunque il loro latte è stato piazzato grazie all’impegno delle cooperative”.
Simbolicamente. Stringendo, è la voce, ormai son dell’ambiente anch’io, che m’avevan riferito, cui fingevo di credere per cortesia: Lactalis ha ringraziato Confagricoltura per la “dolcezza” della protesta. Adesso Boselli Antonio conferma la “voce” addirittura sul suo giornale. Nessun socio della Libera si amareggi se capitan Voltini galoppa vittorioso alla testa della sua armata gialla: è la naturale conseguenza dei due modi ben diversi di pensare e agire. Sia chiaro: Lactalis e gli altri non sono nemici, sono semplicemente la controparte, e sul mercato ciascuno mira ai propri interessi, non certo a quelli dell’altro.
Poi la lettera “firmata” dell’altra domenica, sempre la Provincia fin che c’è, tenta di dimostrare che il nuovo direttore del Consorzio Agrario, Pietro Pagliuca, non andrà bene perché viene dai Coldiretti, cioè un “nemico”; ieri, Lactalis è amico: mettete d’accordo, signori padroni della Provincia fin che c’è, almeno una domenica con la vicina, del vostro meraviglioso bollettino!
La lettera “firmata” è un prodigio di comicità:
“Perché l’autonomia (con Pietro Pagliuca, n.d.r.) è da dimenticare. Quando Roma ordina si obbedisce, e le ottiche e gli obiettivi di Coldiretti sono questi.”
Proprio i Liberi parlano di autonomia da Roma, che appena Guidimario il Banchiere scoreggia son pronti all’inchino!
“Quali saranno i ‘costi’ per ridimensionare le uscite in termini di servizi alla clientela, con il relativo ‘taglio di teste’ e abbandoni ‘volontari’?”
Non mi occupo di amministrazione spicciola, ma credo che capitan Voltini abbia stabilito da subito i ‘costi’: basta macchine in prova per mesi ai pochi eletti, sementi e concimi a prezzi eguali per tutti i soci, secondo quantità e tempi di pagamento.
Lo straniero, a Cremona, è sempre malvisto; dev’esser per questo che siam rimasti come secoli fa, mentre le altre città vicine sono un laboratorio continuo.
“Inoltre, rivedo uno fra i passi fatti al Consorzio di Milano prima del suo definitivo affossamento. Uno di questi è stato la nomina di un direttore che veniva da lontano, in quel caso da Udine, Sembra di rivedere un percorso già ben definito e un copione ormai trito che si ripete.”
Da lontano, da Udine; una specie di migrante; figuriamoci un toscano, come Pagliuca. La lettera “firmata” dev’esser di un patriota: non passa lo straniero!

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nov 30 2015

la carne rossa fa male 30 11 2015

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LA CARNE ROSSA FA MALE
Anche il vino. Anche il burro. I salumi. Le uova poi….
La solita domanda a Emma Morano, che ha compiuto i 116: qual è il suo segreto?
Oltre al resto, tre uova al giorno, da quando aveva vent’anni.

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nov 30 2015

fulminante! 30 11 2015

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FULMINANTE!
A volte Zanolli Pennadoro Vittoriano potrebbe risparmiarsi l’intero Punto: il titolo basta e avanza; ieri: –La Libera come un bancomat e ora è senza una strategia–

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nov 30 2015

le migliori/55 30 11 2015

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LE MIGLIORI DELLA PROVINCIA FIN CHE C’E'/55
Tardivo pentimento. Ahimè, per definizione è sempre tardivo, ma proprio oggi il dubbio che da tempo mi rode ha avuto conferma. Non devo sottolineare continuamente quelli che ritengo errori/erroracci di Zanolli Vittoriano, direttore eccetera della Provincia quotidiano eccetera, perché non sono errori, a meno sia un errore il leone carnivoro, la pecora che bruca. È fatto così, in perfetta buona fede!
Altrimenti come spiegheresti dall’omelia di ieri: “sorda ai richiami lanciati da questo giornale, la Regione ha tentato di imporre un progetto impresentabile.”?? Ve l’immaginate una Regione Lombardia, non dico che ascolti, che legga i richiami della Provincia firmata da Zanolli? Per cui non stupitevi, sempre dall’omelia di ieri, di un “Roberto Formigoni avrebbe dovuto congedarsi al primo sospetto”, che, applicato in ogni dove d’Italia, rivolterebbe come un calzino, non dico la sola politica, qualsiasi relazione sociale! Né incazzatevi, e men che meno citazioni/querele se siete di quel movimento, sempre dall’omelia di ieri: ”e le tangenti sono scivolate da una mano all’altra, pare con la benedizione della Compagnia delle Opere.” Dove sembrerebbe incapace di distinguere l’opera della Compagnia da quella di un socio o due……
Non dobbiamo infierire, però nemmeno sperare che torni fra noi: abituiamoci a trattarlo dolcemente con un ripetuto caro, sì caro, certamente caro….. 22 10 2012
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nov 30 2015

islamici in divenire 30 11 2015

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ISLAMICI IN DIVENIRE
Dal Corriere on line:
–A Parigi, con la città blindata in seguito agli attacchi terroristici, i cortei sono proibiti. Nel primo pomeriggio di domenica però manifestanti che si sono autodefiniti “AntiCop21” hanno sfidato i divieti e sono scesi in strada a Place de la Republique. Lancio di oggetti e bottiglie di vetro contro gli agenti, che hanno risposto con cariche e lacrimogeni. I manifestanti durante la protesta hanno anche distrutto gli omaggi alle vittime degli attacchi terroristici posti attorno alla statua delle Marianne. Un gruppo di persone ha formato una catena umana proprio per cercare di proteggere fiori e candele deposti per i morti negli attacchi del 13 novembre. Dopo un paio d’ore i disordini si sono conclusi e ci sono stati 208 arresti e altre 2mila persone sarebbero quelle che la polizia sta cercando di identificare.–
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nov 30 2015

all’armi 30 11 2015

ALL’ARMI
La Lega sbaglia sempre i toni, ma le idee spesso sono buone: abbiamo già mafiosi camorristi delinquenti comuni di purissima razza italiana, non è il caso di importarne altri. Ecco cosa scrive il nostro Pirondini su un quotidiano di Reggio Emilia; è ancora vittima dell’emozione, dimentica, gliel’ho chiesto io al telefono, di sottolineare che i suoi sequestratori son rimasti indisturbati, fino a sera, a vendere i loro falsi:
—Guastalla. Mi hanno circondato come un branco di leoni. Mi hanno “sequestrato” per alcuni minuti in pieno centro, davanti a decine e decine di persone esterrefatte. Urlavano: “Dammi la macchina fotografica o di qui non te ne vai. Ci hai fotografato senza il nostro permesso. Non si fa così”. Erano in cinque o sei. Africani . Venditori di borse ed affini. Si alternavano alla mia “guardia” con facce minacciose. Ed urla. Arrivavano da tutte le parti. Io ero in bicicletta. Fermo, immobile, un piede sul pedale e l’altro a terra. Due si sono piazzati ai fianchi,uno si è messo a forbice sulla ruota anteriore. Un quarto mi ringhiava sul muso: “Fuori la macchina o non ti lasciamo andare”. Dopo cinque minuti arriva un altro africano, estrae dalla tasca un cellulare di ultimo grido, e dice. “Adesso chiamo i carabinieri”. No, rispondo, i carabinieri li chiamo io. Ma ero bloccato. Non potevo. Allora ho chiesto ad un uomo di mezza età che stava entrando in un negozio di articoli sportivi di chiamare lui i carabinieri. Ha prontamente eseguito, riparandosi nell’atrio di ingresso del negozio. Non so se la chiamata è andata in porto. So che anche lui aveva paura. L’aveva scritto in faccia. Sono le 10.50, la via centrale della Fiera di Santa Caterina è invasa da visitatori. Ci sono donne, bambini. Io sto facendo il mio mestiere, lo faccio da 40 anni. Annoto e fotografo per il giornale. Non ero sceso in strada per fotografare gli africani bensì la popolazione festante nella giornata clou della Fiera. Prova ne è che gli africani ancora non avevano disteso i loro teli ed allineato le loro borse simil Prada, simil Gucci, simil Vuitton. Stavano arrivando, uno dietro l’altro. Come fossero scesi da un pulman. Al terzo scatto con la mia modesta e tascabile Lumix mi si sono avventati come i leoni del Kenya celebrati da Karen Blixen. E’ stato un attimo. La gente ha cominciato ad avvicinarsi a noi. Ho trovato più coraggiose le donne degli uomini. Arriva un nero più basso degli altri mentre quello più scatenato non mollava la ruota anteriore. Aveva l’aria del capo. Gli dico: “Ti stai mettendo nei guai, questo è un sequestro di persona.”Lui cerca di spiegare a me le leggi sulla fotografia in luogo pubblico. Gli dico che sono foto che faccio ogni anno, da anni; sono le foto del mio paese, di casa mia, della mia gente. Non si possono più fare foto durante una festa pubblica? Mi ripete che occorreva il suo permesso. Onde evitare il peggio gli prometto che terrò conto in futuro dei suoi consigli. Il “dobermann” che azzanna la gomma anteriore molla la presa. Sono libero. Cinquanta metri più avanti trovo il pugile Antonio Manfredini, ex campione d’Italia dei pesi massimi. Gli dico: conoscendoti è stato meglio che tu non abbia visto niente. Mi esprime la sua solidarietà. Oggi Antonio fa l’arrotino ed ha la classe di un lord. Nel ritorno verso casa incontro i vigili urbani che stanno “piantonando” in piazza Matteotti altri africani carichi di sacchi e di merci. Li informo dell’accaduto, chiamano subito il comandante Carlo Alberto Romandini. La gente è infuriata. Dicono: ”Non ne possiamo più di queste prepotenze”. Uno cita il vescovo Camisasca (“Ci vuole rispetto”). Un’ora più tardi al telefono mi esprime la sua solidarietà il sindaco Camilla Verona. E’ preoccupata. Lo siamo tutti. ENRICO PIRONDINI

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nov 30 2015

inurbano 30 11 2015

INURBANO
Gad Lerner s’è giocato gli inviti a Cremona fin che la Procura non si deciderà a rimestare il tradizionale ordine cittadino. Seduto a fianco di Zanolli Pennadoro Vittoriano, giovedì scorso si permette di raccomandare agli studenti del Manin:
“Vi chiedo di diffidare sempre di chi dice di essere imparziale e obiettivo. Il giornalismo è sempre un racconto da un punto di vista.”
Pennadoro, è chiaro, non ha ancora capito la mia lezione della “spintarella in area”: Lerner avrà parlato un’ora, racconta il resto e non tagliarti le palle scrivendo proprio quelle due righe!
Ma la prova del nove, che non l’ha ancora capita, arriva subito dopo:
“E Lerner è partito rievocando i tempi di tangentopoli, quando nel vuoto di potere era possibile osare anche in Rai, ma non nasconde che essendo amico di De Benedetti – con cui sono andato in vacanza sul suo yacht, ha raccontato – avrebbe difficoltà a scrivere un articolo contro il suo editore.”

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nov 30 2015

dire e fare 30 11 2015

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DIRE E FARE
Enorme è in città lo sdegno per l’imposizione agli industriali di Cremona, che si sono piegati: ritirate la candidatura di Maurizio Ferraroni alla presidenza della Fiera, deve essere riconfermato il nostro amico Pivantonio, sennò il gruppo Arvedi esce dall’Associazione. Ma una piccola e significativa risposta c’è, per noi sdegnati: quando incontriamo per strada Arvedi Giovanni e Caldonazzo Mario, cambiamo vistosamente marciapiede; quando organizzano la loro cultura al Museo del Violino, evitiamo di farci vedere: la loro cultura di vita ci fa schifo!

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