set 29 2015

l’opinione di ep 30 09 2015

Published by at 8:25 pm under cronaca nazionale

Ci stiamo lentamente grecizzando? La domanda, mi pare, sorge spontanea: ci stiamo grecizzando anche noi? Finiremo nella melassa come loro? Quel che sta accadendo nella Politica italiana – arruffona, verbosa, inconcludente, nebulosa, con poche idee ma confuse – è  un mare di melassa. Ha scritto l’altro giorno Vittorio Feltri: “Difficile distinguere i progressisti dai conservatori. Forse si sono mischiati. Non riescono più a capire da che parte stare e perché starci”. Il caos regna sovrano. Avanti così e ci grecizziamo davvero. Da quelle parti hanno votato (in settembre) per la terza volta in nove mesi e per la quinta volta in sei anni. Dubito che Renzi resista fino al 2018 come spera. Vediamo più da vicino il teatrino rancido, penosamente arretrato. LA DESTRA – E’ frantumata. Il Cavaliere martedi 29 ha festeggiato i 79 anni ed avendo fiutato l’aria che tira ha motivato il partito con un tuonante “Ora torniamo tra la gente”. Una parola. Salvini ci sta e non ci sta. C’è da scegliere il candidato sindaco per Milano, c’è da capire cosa fare con una Europa che “decide otto leggi su dieci che poi Roma approva”. E gli altri? Casini è in sella da 8 legislature, fa politica dal 1980, è disperso. Nemmeno il ciambellone dell’Udc lo tiene a galla. Ha cercato di aggrapparsi ai Marò volando in India ma ne è uscito un cinepanettone. Fini è scomparso, la Meloni è sullo zero virgola, Alfano sta aggrappato alle poltrone: era ministro con il Berlusconi IV, è stato ministro con Letta, è ministro con Renzi. In serie A non c’è nessuno che ha un dribbling così. Molti speravano in Fitto, che ha cambiato sette sigle in pochi anni, ma chissà dov’è. Altri hanno puntato su Verdini perché, oltre ad essere banchiere, è titolare di macellerie: “Farà tutti a fettine” dicevano, ma il primo ad essere tagliato dal “cerchio magico” è stato lui.  Fuori da Forza Italia, a luglio ha presentato i nuovi gruppi parlamentari “Alleanza liberal-popolare/Autonomie”. Ne sapete qualcosa? Anche i piddini non lo vogliono tra i piedi. “Fuori dal nostro giardino!” ha detto Bersani in una intervista a Radio 24. Ma  i renziani non hanno replicato. Apperò. LA SINISTRA – E’ spaccata. Un  pezzo di qua, un altro di là. Quelli che stanno meglio sono quelli (per ora) fuori dal giro. Lunedi ho visitato la mostra di Ligabue a Gualtieri con Vasco Errani e signora ed ho trovato l’ex governatore dell’Emilia Romagna in gran forma. Al prossimo rimpasto – scommettiamo – lo mettono in squadra. E gli altri?  Civati e Fassina se la sono svignata. Pippo bazzica il TG5, Fassina (che non è la moglie di Fassino) non va neppure nei talk show amici. La politica di Renzi è “ambigua”, come sostengono in molti. Sapendosi alle corde dei sondaggi, Pittibimbo ha cercato gloria a New York con contorno di telecamere Rai. Al palazzo di vetro dell’Onu si è autocelebrato, si è vantato di aver realizzato il 90% del programma ma ha bluffato. I debiti della Pubblica Amministrazione non sono stati saldati, se applica la flessibilità alle pensioni saltano i conti, la spending review è una patacca (niente tagli, solo deficit), la riforma Rai è in alto mare, l’Italicum è avvolto dai dubbi, il Senato andrebbe abolito (come lasciava intendere) ed invece continuerà ad esistere, magari con cerotti e bernoccoli. E taccio il resto: disoccupazione, fisco, le utopie del buonismo, i profughi negli alberghi con bonus, l’imbucato Marino sbugiardato persino dal Papa, eccetera, eccetera. Il compagno Ingrao è morto ed i suoi eredi (allo sbando) non hanno avuto nemmeno il coraggio di ricordarlo come comunista ortodosso. “Core Ingrao” lo chiamavano una volta. Ma anche “Lin Grao”. In camera ardente hanno sussurrato  solo  che “era un poeta francescano ”. Dimenticando che quando dirigeva “L’Unità” si schierò con i tank sovietici in Ungheria. Altri tempi. E la Grecia era lontana.
ENRICO PIRONDINI

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