lug 30 2015

j’accuse-cinquecentocinquantasei 30 07 2015

Published by at 4:08 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – CINQUECENTOCINQUANTASEI
Problema di nuovo in prima pagina per il caso del senatore Azzollini, dalla teoria alla pratica: la legge concede al giudice ben poche possibilità di ficcar dentro l’indagato prima della condanna definitiva, ma poiché la legge non si interpreta da sola, il giudice, soprattutto nei reati più gravi, sceglie la galera, non perché lo dica la legge, ma perché lo vuole lui. A Maurizio Iori il primo carcere fu assegnato con record nazionale, credo: per lui non c’era o timore di inquinamento delle prove, o di fuga o di ripetizione del reato; nonostante la completa illibatezza dei suoi primi 49 anni di vita, il giudice vide l’eventualità di tutti e tre i casi!
Ieri ci siamo fermati al: ha ucciso perché è cattivo, quindi se è cattivo può uccidere ancora, anche se temo, visto il reato, che valga per tutti gli omicidi; oggi sorbiamoci l’altra spiegazione, siccome nessuno gradisce finire la vita all’ergastolo, dunque nemmeno Iori, dunque teniamolo ben stretto!
“Attinenti al pericolo che l’indagato si dia alla fuga, desumibile anzitutto dalla pena in astratto irrogabile per il reato contestato, l’ergastolo, considerato che la prospettiva per lo stesso è di passare il resto dei propri giorni in un istituto penitenziario.”
La prima critica va fatta al legislatore, osserva acutamente il dottor Gip, perché nessun indagato ama finire all’ergastolo.
“A rendere concreto ed attuale tale pericolo vi son altri due elementi:
-la scoperta, da parte di familiari, amici, conoscenti e colleghi medici della responsabilità penale dell’indagato potrebbe determinare il troncamento di tutti i legami e i rapporti dello Iori con queste persone e fare di lui una sorta di reietto.
-considerato che il delitto è stato turpe e che ha avuto una grande risonanza sui mezzi di informazione, è concretamente probabile che l’indagato, se rimanesse in libertà, cercherebbe di sottrarsi al processo, anche perché a questo punto avrebbe perso qualsiasi radicamento sul territorio.”
La ragione del potere; ho tagliato parecchio della fantasia del dottor Gip perché bastano le righe sopra, che concludono col folgorante: fugge perché “avrebbe perso qualsiasi radicamento sul territorio”, come se, trovando rifugio sicuro in Ruanda o in Nicaragua, mantenesse il radicamento a Crema!
Nella mezza cartella che ho tagliato: “persona che chiaramente mostra di tenere molto, quasi fino all’ossessione, alla sua rispettabilità sociale e all’immagine esterna di sé”. Rovistate le migliaia di pagine del procedimento, trovatemi una riga che lo provi, oltre al: è così perché l’ho scritto io!

Ceriana 30 07 2015 www.flaminiocozzaglio.info

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