dic 31 2014

j’accuse-trecentoquarantacinque 3112 2014

Published by at 11:16 am under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – TRECENTOQUARANTACINQUE
Stiamo arrivando alla fine delle quattordici pagine che spiegano perché Maurizio Iori ha ucciso Claudia e Livia: prima il pathos, poi la matematica. Da pagina 181:
“Ma è pure da sottolineare come, a questo punto, la lettera esprimesse l’irrevocabile intenzione di Claudia di avviare un diverso rapporto con Iori, in quanto limitato soltanto ad esigere dall’imputato un trattamento per Livia identico a quello riservato agli altri tre figli. Assolutamente illuminanti in tal senso sono le seguenti frasi che compongono la parte finale della lettera:
-Ma non rinuncerò mai a lottare perché Livia abbia un papà che faccia da papà che si impegna a crescerla ad educarla frequentarla come fa per gli altri tre figli. Pensa solo al dolore che proveresti se anche Ambra Luca Margherita venissero trattate come tu ti comporti con Livia. Lei è tua figlia legittima a tutti gli effetti. Perciò è giusto che anche la tua ex moglie e l’altra sappiano che il tempo riservato ai tuoi figli si diviso in egual misura né più né meno. Ora non c’è più nulla da nascondere basta far del male ad una creatura innocente ed indifesa. Livia ha il diritto di avere un padre e tu hai il dovere e l’obbligo di farlo seriamente. Di fronte ai diritti di un figlio nessuno può frenare ostacolare né la moglie né la compagna (Laura Arcaini, che Fischetti&Vacchiano insistono a dire sapesse l’aveva sposata, n.d.r.) né la madre…tantomeno il padre. Non far sì che un domani sia tua figlia Livia a disconoscerti rinnegandoti stendendo su di te un velo pietoso. Ti scrivo questo con tanta amarezza infinito dolore e tristezza, ma nonostante tutto ti voglio veramente bene. Senza rancore Claudia.-
Sono frasi che, unite alla reazione già verbalmente manifestata da Claudia a Iori prima che questi partisse per la vacanza, mostrano nella donna quella determinazione e quell’intraprendenza idonee ad essere interpretate dall’imputato come una vera e propria minaccia al suo stile di vita, fatta di verità nascoste e di compromessi. Frasi che, aggravate dall’avvertimento finale, non a caso contenute nel ‘nota bene’, di consegnare copia della lettera a Livia (che ha due anni e mezzo, n.d.r.) ‘perché conosca la verità sulla sua venuta al mondo’, paventano non più soltanto il rischio, ma la certezza che Claudia avrebbe ormai tenuto un atteggiamento destabilizzante per la vita di Iori. E non vi è dubbio come qui proprio la successiva sparizione della lettera (sia di quella destinata a Livia, sia di quella destinata a Iori) chiuda il cerchio della dimostrazione che il movente in capo all’imputato avesse avuto origine, o quanto meno rafforzamento, da quelle allarmanti parole.”
Contrariamente al solito non ho interrotto l’esposizione, in modo che il lettore frettoloso non perda il senso della “dimostrazione” dei due, Fischetti&Vacchiano: Iori uccide perché si sente minacciato e nasconde la lettera che è la prova della minaccia. Bene. Adesso torniamo all’ordinanza del dottor Gip, che dispone l’arresto di Iori ed è naturalmente acquisita agli atti del processo, che un giudice di appena ordinaria diligenza deve conoscere a menadito, specie se vuole rifilare ergastoli; ecco le parole di Maurizio Iori, del tutto spontanee, alla Giudiziaria, il 21 luglio 2011, il giorno della scoperta dei corpi:
“In effetti Claudia nella prima decade del mese di luglio del corrente anno mi ha consegnato una lettera manoscritta costituita da due fogli recante la data del 30 giugno 2011 ed indirizzata a me e a nostra figlia Livia con la quale riepilogava il nostro vissuto, mi rinfacciava che io non volevo che Livia nascesse e che durante la gravidanza era stata abbandonata a se stessa, cosa peraltro vera; lamentava inoltre che io non ero stato sincero con lei, e che pur essendo soddisfatta dal punto di vista economico, lamentava la carenza affettiva con la quale mi rapportavo con mia figlia. Lamentava inoltre che rispetto agli altri miei figli Livia era l’ultima, cosa peraltro vera. In concreto erano le cose che mi diceva ogni volta che affrontava questo discorso. Nella missiva auspicava che in futuro il mio rapporto con la bambina migliorasse e diceva di averne fatte due copie.”
Perché Fischetti&Vacchiano, che son giudici di Corte d’Assise d’Appello, han faticato quattordici pagine a illustrare un movente che Iori stesso, senza torture o costringimenti vari dei secoli che furono, aveva dettato alla Giudiziaria?
Questi sono i nostri giudici, lettori cari!

Cremona 31 12 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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