ott 31 2014

da enrico vidali 31 10 2014

Published by at 8:03 am under cronaca cremonese

DA ENRICO VIDALI Nelle ultime ore ci ha lasciato il compagno Daniele Fanfoni, uno dei promotori della costituzione dell’Associazione Emilio Zanoni. Era nato nel 1928 a Stagno Lombardo, epicentro geo-politico e sociale della “bassa” cremonese rossa; dove, ben presto, avrebbe coniugato la sua condizione di giovane salariato agricolo con una testimonianza sindacale e civile, capace di connotare tutto il senso di una esistenza. Fanfoni, alla fine degli anni quaranta, si affacciava, con la sua passione politica, su scenari non esattamente tranquilli; in cui il contrasto sociale, alimentato da disuguaglianze intollerabili e da prevaricazioni, si confrontava ogni giorno con le miserie bibliche conseguenza de vent’anni di regime autoritario e del conflitto mondiale. Avrebbe, come anticipato, fatto ben presto di tale constatazione, prima empirica e poi logica, la base della propria militanza nella CGIL e nel Partito Socialista Italiano. Emergeva la leva degli Zaffanella, Ghisolfi, Bardelli, Chiappani, Antoniazzi, Dossena, Ruggeri S., Garoli, Gatti, Fermi (per citare confusamente solo alcuni dei molti testimoni cigiellini di quella assoluta dedizione alla causa del lavoro e della giustizia sociale. Che negli attuali scenari renziani sarebbero, ahinoi, percepiti come assolutamente demodés e sconvenienti (e come tali affrontati come la controparte governativa e padronale costumava fare). Prima, nel ruolo di Capolega della Federterra, Fanfoni avrebbe saggiato la durezza della lotta per la difesa dei più elementari diritti del lavoro agricolo; che significavano la rivendicazione della giusta causa dei licenziamenti e per ciò stesso della dignità dei lavoratori. Nel 1949, il suo paese natio, Stagno Lombardo, sarebbe divenuto l’epicentro di quello scontro, in cui la montante involuzione conservatrice-autoritaria dei governi centristi avrebbe sperimentato la versione scelbiana della repressione nei luoghi di lavoro e nelle piazze. Come conseguenza di una provocazione messa in atto dalle forze dell’ordine, si sarebbe scatenata nelle adiacenze della Cooperativa della località rivierasca una retata di dirigenti politici e sindacali, ma anche di semplici lavoratori, ben presto destinati all’ospitalità del Reclusorio di Pizzighettone. In quella località Fanfoni avrebbe maturato le condizioni per un salto di responsabilità, dall’organizzazione del bracciantato agricolo al coordinamento sindacale in uno dei più importanti centri industriali della provincia. Sarebbe, poi, approdato ai vertici di uno dei Sindacati di categoria più significativi, la FILZIAT Alimentaristi (della cui segreteria nazionale avrebbe fatto parte per molti anni), e contemporaneamente nella segreteria della Camera Territoriale del Lavoro di Cremona. Va sottolineato anche un tratto significativo del suo excursus di dirigente sindacale: anche nei momenti di acuta tensione politica tra le Confederazioni non perse mai di vista le ragioni dell’unità. Detto della testimonianza sindacale, si deve aggiungere nel profilo di Fanfoni una non irrilevante nota sulla militanza politica: fu sempre socialista. Ininterrottamente  negli organismi dirigenti provinciali del PSI, testimoniò coerentemente in tale posizione la rappresentanza del mondo del lavoro. Fanfoni, una volta conclusa l’esperienza sindacale, ebbe ruoli significativi anche nella vita pubblica, quale Consigliere dell’Istituto Autonomo Case Popolari e Presidente del Consorzio Provinciale dei Trasporti. Ci mancheranno molto gli amarcord, le rivisitazioni del comune passato dei colloqui degli ultimi anni.

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