ago 30 2014

j’accuse-duecentoventitre 30 08 2014

Published by at 4:38 pm under cronaca cremonese,Giudici

J’ACCUSE – DUECENTOVENTITRE
Avesse inteso, il legislatore avrebbe dettato: chi commette delitti da una certa gravità in su, in galera subito in attesa del processo, con le ovvie conseguenze, dal punto di vista della società prima di tutto culturali: se non gli fai il processo come stabilisci che è lui; ma il problema, al solito, lo risolve la Casta: dentro comunque. A spiegare perché ci pensiamo noi!
E, quando si tratta di supposti omicidi, figuriamoci se manca il timore di fuga: nessuno ama l’ergastolo! Accomodiamoci davanti alla scrivania del dottor Gip:
“art. 274 lett. b) cpp, attinenti al pericolo che l’indagato si dia alla fuga, desumibile anzitutto dalla pena in astratto irrogabile per il reato contestato (che è la pena massima prevista dal nostro ordinamento penale, vale a dire l’ergastolo), considerato che la prospettiva per lo stesso è di passare il resto dei propri giorni in un istituto penitenziario, salvi i benefici concessi dalla legge.”
Il dottor Gip poteva sintetizzare: nessuno ama finire i suoi giorni in galera, ma non gli va di far la figura dell’uomo poco profondo, e allora:
“A rendere concreto e attuale tale pericolo vi sono altri due elementi: 1) la scoperta, da parte di familiari, amici, conoscenti e colleghi medici della responsabilità penale dell’indagato potrebbe determinare il troncamento di tutti i legami ed i rapporti dello Iori con queste persone e fare di lui una sorta di reietto, cosa per lui inconcepibile, considerata l’alta opinione che egli mostra di avere di sé, nonché la posizione professionale e sociale di cui egli attualmente gode e a cui massimamente tiene.”
Non so se il dottor Gip abbia mai visto una volta in vita sua Maurizio Iori, ma le righe sopra son l’estratto, ecco l’elaborato completo, che giustifica l’alta opinione che han di sé certi signori indossanti la toga forte e giusta:
“persona che chiaramente mostra di tenere molto, quasi fino all’ossessione, alla sua rispettabilità sociale e all’immagine esterna di sé, preoccupato che fuori da una ristrettissima cerchia non si sapesse della sua relazione con Ornesi Claudia, da lui mai realmente amata, ma anzi disistimata sprezzantemente e considerata una “matta”, e del fatto di averne avuta una bambina, Livia – nata quasi contemporaneamente ad un’altra sua figlia, Margherita, avuta da una relazione parallela con l’attuale sua moglie Arcaini Laura – e da lui riconosciuta solo a condizione che da altri non se ne sapesse nulla e la cui nascita egli non aveva voluta, tanto da non nascondere agli stretti conoscenti che sapevano, di non provare nulla per quella bambina, e negli ultimi tempi insofferente in modo crescente nei confronti di Ornesi Claudia per le insistenze con le quali questa cercava di ottenere da lui che la piccola Livia fosse da lui trattata come un padre deve trattare un figlio, allo stesso modo con cui egli trattava gli altri suoi figli avuti dalle due mogli, nel che va probabilmente ricercato il motivo dell’omicidio.”
Ci sarebbe da rispondere ai signori con la toga forte e giusta: adesso tirate fuori le prove! Per dirne una, il ritornello “altri non ne sapesse” è stato ripetuto in Aula a Cremona, poi smesso dopo che s’è scoperto (!!) che nome e cognome Livia Iori erano sulla porta di casa e sulla cassetta delle lettere, una delle tante dimostrazioni di come le toghe forti e giuste han condotto l’intero procedimento!
“2) considerato che il delitto è stato turpe e che ha avuto grande risonanza sui mezzi di informazione, è concretamente probabile che l’indagato, se rimanesse in libertà, cercherebbe di sottrarsi al processo, anche perché a questo punto avrebbe perso qualsiasi radicamento sul territorio.”
Tanto per completare l’ordinanza del dottor Gip, nei tre mesi tra la morte e l’arresto, Iori aveva ricevuto inviti per convegni all’estero e non s’era spostato da Crema.

Cremona 30 08 2014 www.flaminiocozzaglio.info

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