ott 31 2013

i più eguali 31 10 2013

Published by at 4:23 pm under cronaca nazionale,Giudici

I PIU’ EGUALI
Naturalmente non hanno pensato al seguito, una volta abbattuto Berlusconi, e adesso al primo stormir di Renzi prendono paura: ma che credevano i rappresentanti dei 9mila giudici italiani, d’esser per sempre padroni della vita dei cittadini solo per aver superato un concorso verso i trent’anni? mai avuto il sospetto d’essere usati, come la storia di tutti i movimenti di sinistra insegna, appena abbiano preso il comando? e comunque, dove, nel mondo civile, un uomo dal potere assoluto come il giudice italiano non risponde in prima persona di ciò che fa?
L’articolo del solito Zagrebelsky, stavolta Vladimiro, sulla Stampa di ieri, dal titolo: “Il catalogo delle anomalie che frenano la giustizia italiana” è esemplare. Una pagina intera, la quinta, con richiamo in prima, dove l’unica critica alla propria categoria è: “Come se la riforma potesse iniziare e concludersi sul terreno della responsabilità disciplinare, invece che su quello della cultura professionale dei magistrati, della loro estrazione, formazione e destinazione al settore di attività cui sono adatti.”
Avete capito bene, lettori cari: gli spaventosi procedimenti Scaglia, a livello nazionale, che ha permesso la stura a Matteo Renzi, e Iori a Cremona, purtroppo per lui diffuso solo da me quando meriterebbe ben altra notorietà, non sono da addebitare ai giudici che li hanno condotti, ma allo Stato, alla fine: noi, che non li ha istruiti a sufficienza!
E notate anche la finezza del metter le mani avanti con quel “responsabilità disciplinare”, ovviamente calcolata all’interno della categoria, invece dell’evidente: obbligo al risarcimento diretto del danno causato!
Un solo esempio, fuori dai pregiudizi personali di tutti, credo, la condanna degli scienziati che non hanno saputo prevedere il terremoto dell’Aquila: tutto il mondo civile ha riso, e i Sabelli, Zagrebelsky e Palamara, quello punito dalla sua coscienza lacerata quando si accorge dei due o tre errori che può aver commesso in carriera, non ci vengano a raccontare che i colleghi hanno sbagliato perché lo Stato non li ha istruiti a sufficienza!
Sentite questa, dalla cui enormità Zagrebelsky non sembra nemmeno sfiorato: “E’ fondamentale l’orientamento professionale dei magistrati, ma bisogna anche rimuovere uno dei motivi della distorsione, che consiste nei tempi lunghissimi dei processi, con il corredo di prescrizioni e inefficacia delle condanne. Potente è la tentazione della scorciatoia dell’arresto prima della condanna definitiva.”
Dimostra di non aver capito la struttura fondamentale del processo nel mondo civile, dove il giudice delle indagini, quello che può disporre il carcere preventivo, non ha nulla a che vedere col giudice della sentenza, dai compiti concettualmente e concretamente ben divisi, e ci mancherebbe che il primo esercitasse un potere/dovere del secondo!
Come sempre, secondo lo spirito con cui si vive, tutto il lunghissimo pezzo può essere letto come un testo comico: “La facilità con cui in Italia si ha accesso alle impugnazioni, in appello e in Cassazione, spinge a un loro uso distorto, al solo scopo di prender tempo”.
E’ evidente la critica, che non può essere espressa, al cittadino: come ti permetti di dubitare della sentenza di un giudice che non sbaglia mai, se lo Stato lo istruisce bene, che non consente di capire il motivo per cui tanti cittadini, specie quelli in torto, ricorrono. Con tutte le sentenze a dir poco strambe d’ogni giorno, ho appena ricordato quella del terremoto, è evidente che anche un Riina ha motivo di ricorrere: magari in appello lo fanno santo!
La triste conclusione, a sinistra quando vincono non fanno prigionieri, è che la riforma sulla responsabilità del giudice ci sarà eccome, e la peggiore possibile.

Cremona 31 10 2013 www.flaminiocozzaglio.info

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