mar 25 2011

la contemporanea 25 03 2011

Published by at 4:22 pm under Politica nazionale,pubblica amministrazione

DA AMMINISTRAZIONE@LACONTEMPORANEA.IT
La recente conversione di Tremonti (veni, vidi, capii) è un atto di propaganda più che un vero atto politico. Copre infatti con il ricorso alle accise sulla benzina e con la bella cifra di 239 milioni di euro una frattura che poteva risultare insanabile tra questa compagine di governo e tutto il mondo dello spettacolo, che si stava pericolosamente allineando alle analoghe proteste della scuola, della ricerca, dei beni culturali, sia pure con la lentezza e la timidezza che gli è consueta. Non copre in nessun modo la necessità di chiarire quale è il progetto di questo governo nei confronti di un settore che esprime, attraverso la sua organizzazione aziendale e il suo respiro economico diffusi in tutto il paese, una capacità di rappresentanza sociale e culturale non secondarie neanche a livello europeo.
Il risultato della improvvisa conversione è quindi quello di evitare il fallimento di molte delle aziende dello spettacolo che ricevono dal Fus una parte dei loro introiti; non è, e non poteva essere, quello di mettere mano a una sistemazione un po’ meno provvisoria del nostro problema.
Che prospettiva diamo al settore? Che riforme intendiamo sostenere? Quali sprechi sociali intendiamo correggere, visto che dello spreco si è fatta una parola d’ordine con cui si è martellata l’opinione pubblica? Alla luce di questa considerazione le reazioni a cui stiamo assistendo in queste ore mi sembrano anch’esse di sapore propagandistico. La prima e più mistificatoria proviene dalla stessa area politica del governo che ha emanato il provvedimento: “Grazie a Moretti e C. aumenta la benzina”. Lo stesso Letta ha detto un po’ ambiguamente, in sede di presentazione del decreto, che “tutti gli italiani saranno ben lieti di fare questo minimo sacrificio, vista l\’importanza della sua destinazione”. Gli italiani sarebbero stati altrettanto e forse più contenti se per aiutare il teatro si fossero utilizzati i soldi che saranno spesi per il referendum differito, o meg lio ancora quelli che il decreto mille proroghe ha fatto risparmiare a tutti i partiti politici cancellando le multe sulle affissioni abusive.
In realtà la benzina non è aumentata allo scopo di finanziare il Fus, la benzina è aumentata per finanziare la spedizione in Libia, l’assistenza agli emigranti, ecc. e anche naturalmente il Fus. Lo testimoniano le mille motivazioni con cui nel tempo sono state costruite le accise sulla benzina. Ma la prontezza con cui si è fatto quel titolo di giornale e con cui si è sintetizzato il fatto prova che rimane tra certe zone della politica e il mondo dello spettacolo un’acrimonia che non si ha il coraggio e la voglia di risolvere o di sanare.
Le scontentezze che provengono dal nostro mondo hanno invece un segno diverso: risentono di un clima di incomprensione tra rappresentanti e rappresentati, di gara a chi ha contato di più nell’ottenere il risultato ( gli artisti? Le associazioni? Il sindacato?), di competizione tra sigle che forse dovrebbero imparare a lavorare insieme anziché farsi la guerra. Tutto questo non cambia però i fatti: da ieri una situazione pesantemente debitoria è stata in parte risanata, da domani tocca a chi ha idee, responsabilità, autorità e peso organizzativo costringere il nostro riluttante interlocutore a mettersi attorno a un tavolo a ragionare con noi.
  Fioravante Cozzaglio
24.3.2011

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