Archive for gennaio, 2011

gen 31 2011

quando scrivono i grandi 01 02 2011

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QUANDO SCRIVONO I GRANDI

Sono certo . I migliori commentatori del mondo scrivono molto meglio di noi lilliput ma non dicono di più . Oggi ho letto con piacere le tre brillanti colonne di Bill Emmot , già direttore del prestigioso The Economist , ospitate dalla Stampa , e mi do sempre più ragione . Dopo le consuete toccatine a B , e un mare di luoghi comuni ma reali sull’Italia , arriva buon 987° dell’anno appena iniziato a individuare il buco nero e difficilmente risolvibile di una nostra situazione che dura da sessant’anni : almeno i governi di Grecia , Irlanda e Portogallo stanno facendo qualcosa sotto la pressione delle loro crisi , le riforme sono state tentate (meglio , sono state imposte) . L’Italia no . Eppure , continua Emmot , avrebbe bisogno del passaggio a un diritto del lavoro unitario ma più flessibile ; di un trasferimento di risorse pubbliche dall’odierno pantano di usi improduttivi a un nuovo sistema di assicurazione contro la disoccupazione ; della liberalizzazione dei mercati per i servizi e per le merci così da consentire maggiore concorrenza e innovazione e , per tutti , la riduzione dei costi ; e ancora di più , naturalmente , compresa una versione molto più ambiziosa della riforma Gelmini , per trasformare le università in istituzioni di livello mondiale costrette a concentrarsi sugli studenti e sui risultati . E , aggiungo io perché la dimenticanza è tanto grossa da sembrare voluta , giurisdizione e sindacato come il resto d’Europa .
Conclude Emmot : un’agenda del genere avrebbe bisogno di una leadership politica . Per fortuna non è , esplicitamente , una colpa del solo B , visto che dal 1945 hanno governato praticamente tutti e siamo ancora a piangerci addosso le stesse lacrime .

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gen 31 2011

guai ai vinti 01 02 2011

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GUAI AI VINTI

Quando , cari lettori , vi rompono le palle col vanto della cremonesità che ci contraddistingue , ed è verissimo , e non siete ben sicuri di cosa voglia dire , andate a rileggervi nella Provincia del 31 gennaio l’intervista a Piero Mondini , proboviro della Libera agricoltori , ala vincente . Già i titoli in prima e a pagina 11 danno la definizione di cremonesità , quella di settore , naturalmente , quella dei padroni dalle belle braghe bianche : gli agricoltori che hanno rieletto Piva sono maturi e intelligenti . Il sottinteso , non semplice da cogliere , è che il 33% che non l’ha votato è composto da sciocchi immaturi . Peccato che un concetto tanto elevato appaia solo sul nostro modestissimo giornale di provincia , meriterebbe ben altra eco per far conoscere in tutto il mondo cosa significa Cremona , perlomeno nella rappresentazione che ne danno i grandi . O i grossi , come si preferisce .
Per chi non avesse ben capito , il resto dell’elaborato spiega proprio tutto , terra terra , con le aste e i quadretti .
Domanda : la campagna è stata aspra e senza esclusione di colpi DA PARTE DEGLI SFIDANTI . Lei che idea si è fatto ?
Il proboviro risponde : le confesso che ero sorpreso quando sentivo il cicaleccio , quando raccoglievo voci , quando leggevo articoli su altri giornali . Tutto quello che è stato detto e scritto ERA DENIGRATORIO E TOTALMENTE PRIVO DI FONDAMENTO . Anche le previsioni di voto , che davano un testa a testa o addirittura la sconfitta di Piva , erano immaginarie , come poi i fatti hanno dimostrato.
Domanda : non ha condiviso nessuna delle critiche fatte a Piva dai suoi oppositori ?
Il proboviro : a chi muoveva critiche , chiedevo di darmi qualche elemento , ma non c’erano fatti concreti . La presidenza Piva è stata ineccepibile , alla Fiera e alla Libera . Si sa , I CREMONESI SONO BRONTOLONI E NON ESPRIMONO GRATITUDINE .
Ed ecco la spiegazione del pensiero democratico del cremonese doc : non sono mai stato iscritto a partiti politici e ho ricevuto premi e riconoscimenti che non ho mai sollecitato . Ne sono orgoglioso . Allora non c’erano correnti nella Libera e nemmeno all’associazione allevatori .
Un grande rammarico : oggi mi lamento soprattutto del fatto che i grandi mezzi di informazione ignorano il nostro lavoro .
Se il proboviro si riferisce anche a quello politico , come nelle recenti votazioni alla Libera , per fortuna .

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gen 31 2011

nuova bufera 01 02 2011

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NUOVA BUFERA

Sulla storia del ’900 : non ne ha avute già abbastanza !
Dura lettera della professoressa Elisa Signori , docente unica di storia contemporanea nelle università italiane : mi dimetto dall’incarico di padrona della cultura storica cremonese . Basta coi veti politici , m’avete stufato , chiudo un occhio per l’esclusione di Giordano Bruno Guerri , e va bene , ma adesso non potete continuare con quella di Massimo Terzi .

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gen 31 2011

fronte patrizio 01 02 2011

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FRONTE PATRIZIO

D’Alema a Repubblica : c’è solo un blocco di potere , creato da Berlusconi , e una minoranza fanatica (noi , colleghi di destra), che lo segue sempre e dovunque .
–Minoranza , dice lei ? L’hanno votato milioni di italiani .
Le confermo : minoranza . Oggi Pdl e Lega , insieme , sono al 40% . Le forze dell’opposizione rappresentano il restante 60% , cioè la maggioranza degli italiani .
–Ma non rappresentano un’alternativa credibile , e dunque votabile . Lo dicono tutti i sondaggi .
Fino ad oggi . Ma se ci uniamo come al tempo delle crociate , fuori Berlusconi , Dio lo vuole , Casini (un nome , un programma) al comando , ce la facciamo . Come nel 1996 . Quando entrammo in Europa , pagando l’euro solo il doppio .

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P.S. Dopodiché il compagno Massimo D’Alema , il più noto tra gli ex giovani maistaticomunisti , Presidente del Copasir , illumina La Stampa : l’Europa deve chiedere la creazione di un governo di transizione rappresentativo . Ah , sì , stava parlando d’Egitto .

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gen 31 2011

forzasilvio 31 01 2011

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Salve Flaminio,
Gentile direttore,
il suo giornale ha meritoriamente rilanciato la discussione sul debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni, sul suo costo oneroso in termini di interessi annuali a carico dello Stato e sull’ostacolo che questo gravame pone sulla via della crescita economica del Paese. Sono d’accordo con le conclusioni di Dario Di Vico, esposte domenica in un testo analitico molto apprezzabile che parte dalle due proposte di imposta patrimoniale, diversamente articolate, firmate il 22 dicembre e il 26 gennaio da Giuliano Amato e da Pellegrino Capaldo. Vorrei brevemente spiegare perché il no del governo e mio va al di là di una semplice preferenza negativa, «preferirei di no», ed esprime invece un a irriducibile avversione strategica a quello strumento fiscale, in senso tecnico-finanziario e in senso politico.
Prima di tutto, se l’alternativa fosse tra un prelievo doloroso e una tantum sulla ricchezza privata e una poco credibile azione antidebito da «formichine», un gradualismo pigro e minimalista nei tagli alla spesa pubblica improduttiva e altri pannicelli caldi, staremmo veramente messi male. Ma non è così. L’alternativa è tra una «botta secca», ingiusta e inefficace sul lungo termine, e perciò deprimente per ogni prospettiva di investimento e di intrapresa privata, e la più grande «frustata» al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi. Il debito è una percentuale sul prodotto interno lordo, sulla nostra capacità di produrre ricchezza. Se questa capacità è asfittica o comunque insufficiente, quella percentuale di debito diventa ingombrante a dismisura. Ma se riusciamo a portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni, e i mercati capiscono che quella è la strada imboccata dall’Italia, Paese ancora assai forte, Paese esportatore, Paese che ha una grande riserva di energia, di capitali, di intelligenza e di lavoro a partire dal suo Mezzogiorno e non solo nel suo Nord europeo e altamente competitivo, l’aggressione vincente al debito e al suo costo annuale diventa, da subito, l’innesco di un lungo ciclo virtuoso.
Per fare questo occorre un’economia decisamente più libera, poiché questa è la frustata di cui parlo, in un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro. La «botta secca» è, nonostante i ragionamenti interessanti e le buone intenzioni del professor Amato e del professor Capaldo, una rinuncia statalista, culturalmente reazionaria, ad andare avanti sulla strada liberale. La Germania lo ha fatto questo balzo liberalizzatore e riformatore, lo ha innescato paradossalmente con le riforme del socialdemocratico Gerhard Schröder, poi con il governo di unità nazionale, infine con la guida sicura e illuminata di Angela Merkel. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la locomotiva è ripartita. Noi, specialmente dopo il varo dello storico accordo sulle relazioni sociali di Pomigliano e Mirafiori, possiamo fare altrettanto.
Non mi nascondo il problema della particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico. Ne sono preoccupato come e più del presidente Napolitano. E per questo, dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani.
  Lo scopo indiretto ma importantissimo di un piano per la crescita fondato su una frustata al cavallo di un’economia finalmente libera è di portare all’emersione della ricchezza privata nascosta, che è parte di un patrimonio di risparmio e di operosità alla luce del quale, anche secondo le stime di Bruxelles, la nostra situazione debitoria è malignamente rappresentata da quella vistosa percentuale del 118 per cento sul Pil. Prima di mettere sui ceti medi un’imposta patrimoniale che impaurisce e paralizza, un’imposta che peraltro sotto il mio governo non si farà mai, pensiamo a uno scambio virtuoso, maggiore libertà e incentivo fiscale all’investimento contro aumento della base impositiva oggi nascosta. Se a questo aggiungiamo gli effetti positivi, di autonomia e libertà, della grande riforma federalista, si può dire che gli atteggiamenti faziosi, ma anche quelli soltanto malmostosi e scettici, possono essere sconfitti, e l’Italia può dare una scossa ai fattori negativi che gravano sul suo presente, costruendosi un pezzo di futuro.
Silvio Berlusconi, lettera al Corriere della Sera, 31 gennaio 2011
Commenta la lettera nelle notizie di Forzasilvio.it

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gen 30 2011

primashow 31 01 2011

PRIMASHOW

Brutta storia . Ma capita nel mondo degli affari , e anche nei rapporti privati , che un debitore abbia poca voglia di saldare . Piergraziano Ritella , responsabile di Prima Show , in settimana promette il pagamento : si tratta di constatare se è solo uno che vuol farsi pregare , se da quest’estate non ha pagato per mancanza di soldi , se cerca di guadagnare tempo , o peggio .
Ecco la certezza di Zanolli , tanto sensibile quando si critica la sua critica settimanale : gli organizzatori sono scomparsi con la cassa , non prima di aver sciolto la società e oscurato il sito internet . In parole poverissime , truffa o insolvenza fraudolenta . Un Tribunale , nel pieno delle funzioni e dei mezzi concessi dalla legge , a stabilirlo ci mette degli anni , a Zanolli basta molto meno . E non si ferma qui : il Comune è peggio del più sprovveduto acquirente privato di un appartamento in costruzione . Ma non è ancora soddisfatto : il buco è un monumento alla dabbenaggine di amministratori pubblici incompetenti , smaniosi di occupare sgabelli perché incapaci di arrivare alle poltrone , impegnati nei giochi di potere e indifferenti agli interessi della gente . Questo nel Punto del 30 gennaio . Credete che abbia finito ? Ma no , il compagno Fanti gli da modo di concludere rispondendo a una sua lettera , sempre il 30 : il Comune ha dato una bella prova di incompetenza , come spiego nell’editoriale odierno .
Ogni tanto vi ricordo , cari lettori , che Zanolli sostiene che io lo diffamo . Lui mai , lui ammaestra , fin che qualcuno non lo querela sul serio .

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gen 30 2011

vittoria schiacciante 31 01 2011

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VITTORIA SCHIACCIANTE

Urtante direi , leggendo le parole di Piva che , pubblicate dal suo giornale , non possono che essere verissime . Ecco lo stile del vincitore : esprimo rammarico per le 24 schede annullate nello scrutinio del sindacato coltivatori diretti di Cremona , errori materiali nell’espressione del voto da parte di nostri sostenitori ci hanno negato l’en plein in consiglio , andando così a premiare immeritatamente i nostri sfidanti .
Stile (immeritatamente!!) che contrasta anche con la logica , quando due righe dopo assicura : la Libera riprende ad essere il sindacato di tutti gli associati . Di “tutti” quando in consiglio dovevano starci solo i suoi !
Stile ben rappresentato dalla chiusa : tra quanti ci hanno attaccato , invece , c’è chi ha utilizzato denaro pubblico per scopi ben diversi da quelli che ne giustificavano l’erogazione . Eppure sono sempre in prima fila a emettere sentenze …
In fatto di sentenze si legga cosa scrive ogni domenica il suo Zanolli .
Ma nonostante i titoli dei giornali e i posti in consiglio la vittoria non è schiacciante , i numeri (2400/1200) dimostrano solo che sul piano organizzativo gli sfidanti hanno sbagliato tutto, voti ne hanno presi eccome : se ne hanno voglia e cambiano metodi la lotta può riprendere subito . E sarebbe un bene per l’agricoltura e la città , l’assenza di opposizione è sempre un danno .

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gen 30 2011

moni ovadia , scrittore 30 01 2011

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MONI OVADIA , SCRITTORE

Così si definisce sull’Unità del 29 gennaio . Eccone la prova :
“Un paio d’anni fa ho preso la decisione di non discutere più di politica con chi è elettore convinto di Berlusconi . Per non ingenerare equivoci vorrei dire che ciò non è riferito all’elettore di centro-destra , ma solo a chi è acriticamente partigiano del satrapo di Arcore . Mi sono reso conto che parlare di democrazia con un berlusconiano doc è come giocare a scacchi con un giocatore che pur di vincere pretende di muovere i pedoni come la regina o se gli comoda come il cavallo , come la torre e via dicendo .”
Proviamo a cambiare il nome “Berlusconi” con “comunista” , o la voce aggiornata per nasconderlo , il ragionamento fila lo stesso .
Mangi gli spaghetti ? Abbasso Berlusconi . Ti fai la barba ? Abbasso Berlusconi . Leggi un libro ? Abbasso Berlusconi . Credo gliel’abbia ripetuto il mondo intero , anche i più svegli tra loro , cercate di farvi un’immagine vostra da spendere almeno quando si vota , dato che vi interessa solo vincere . Non lasciate il dubbio che , tra vent’anni , quando Berlusconi si sarà messo a riposo , alla domanda : il vostro programma ? La risposta sia ancora : abbasso Berlusconi .
E se dal 1945 non avete vinto una volta che è una , se non assoldando il Prodi di turno per coprir le vergogne , ci saranno delle ragioni . Cercate di far credere d’avere un pensiero vostro che non sia l’odio , che vi siete davvero convertiti al mondo civile , che l’avete studiato . Ricordo un bel giudizio del Sole 24Ore : in economia non basta il pentimento , ci vuole anche il riapprendimento .
Che manca totalmente nel seguito dell’articolo dello scrittore Ovadia Moni . Leggiamo il fulcro : “non voglio dire che l’Italia viva in un regime dittatoriale sarebbe un’iperbole nociva , le forze di opposizione possono esprimersi , in Parlamento e nella società civile , parte della stampa e alcune testate televisive si contrappongono vigorosamente alla deriva del berlusconismo ma in un contesto in cui la sproporzione nel campo dell’informazione , della comunicazione diretta e subliminale , e nel campo del potere economico e politico è sconciamente a favore di un solo uomo . L’Italia vive in una vacanza di democrazia .”
Notiamo la sottigliezza dello scrittorintellettuale , l’Italia non vive in un regime dittatoriale , ma in una vacanza di democrazia . Poi sarebbe lui che non vuole parlar di politica con noi berlusconiani doc : mettila come vuoi , siamo d’accordo nell’esito , evitiamo di parlarci .

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gen 30 2011

ko prima dell’inizio 30 01 2011

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KO PRIMA DELL’INIZIO

Piva vince col 93% dei voti , dicono le prime voci , e il mio primo , principale , amaro pensiero , è che quando in una società perfettamente libera escono distacchi esagerati , molto è saltato nella comunicazione . Perché sui grandi numeri le differenze tendono a sparire , naturalmente quando gli avversari , come nel nostro caso , si equivalgono .
Ho già sentito le prime lamentele degli sconfitti , rituali , specie a Cremona dove vive quella razza particolare che si chiama “cremonese” . L’apparato (dirigenti e impiegati) s’è messo dalla parte di Piva . E voi cosa avete fatto per portarlo dalla vostra ? ha convinto soci che non sarebbero mai venuti a votare . Per voi era impossibile farlo ?
Ma soprattutto , se si è convinti di lottare per dei principi sani , propri , contro difetti devastanti dell’altro , perché non dichiararli apertamente , con precisione , in modo da portare il confronto non su chiacchiere generiche , dove vince chi ha il maggior volume di fuoco , ma sugli interessi veri e misurabili della categoria ? Cosa possono contare dichiarazioni come quelle del volantino che temono di chiamare pane il pane e vino il vino ? Se si hanno dubbi sulla gestione dei conti , si prendono , si contano e si mostrano ai votanti , se si è convinti che i soci sono trattati diversamente si spiega come , se il giornale non piace si deve avere il coraggio di dire : malfatto , non poco ”accorto” verso gli interessi della categoria .
E se per caso ci si trova tra le mani un jolly lo si usa , senza paura .
E adesso ? Mi sembra d’essere banale , ma visti i precedenti è meglio scriverlo chiaro : decidete cosa volete fare . Se erano esatti i vostri rilievi , spazio per continuare la lotta c’è , e abbondante , anche con pochi consiglieri a favore . Se invece , da cremonesi doc , va bene brontolare e basta , meglio tornare in silenzio alla propria azienda .

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gen 30 2011

pensieri 30 01 2011

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PENSIERI

Jena , epigrammista della Stampa , battezza così l’ultima sua prodezza :
Gli egiziani pensano a Mubarak e si ribellano , i tunisini pensano a Ben Alì e si ribellano , gli albanesi pensano a Berisha e si ribellano , gli italiani pensano a Berlusconi e si masturbano .
Dovendo esser sintetico , altrimenti l’epigramma perde forza , dimentica i poveri morti di quel ripetuto “si ribellano” , per spianare la strada ad ammazzarne solo uno , da noi .

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