ott 31 2010

vino al vino 01 11 2010

Published by at 10:46 pm under golosità

VINO AL VINO

E’ il titolo che Mario Soldati dette al libro che raccontava i suoi viaggi alla scoperta del vino buono : nel 1968 , 1970 , 1975 . Oggi lo apro per caso e son passati 40 anni , normale che la maggior parte di quei vignaiuoli sia morta ma che sgomento scoprire che son morte anche le loro vigne e dio sa cosa c’è al loro posto . Il vino più caro e famoso del mondo , il Romanée-Conti , se siete sconosciuti il proprietario non vi fa nemmeno entrare in cantina , altrimenti ve ne vende qualche bottiglia , 3/4000 euro l’una , nasce da una vigna identificata da sette secoli , nei quali ha cambiato proprietà solo nove volte ! Da noi il vino è ancora un alimento e basta , che negli ultimi vent’anni è aumentato di valore perché si è fatta strada l’abilità nel venderlo , ma una vigna vale l’altra , purché sia in una zona famosa . Se riesce a spuntare il nome di Brunello , Barolo , si piantano ovunque le viti , anche in cortile , se un vino senza quel nome e magari migliore nasce in una zona meno famosa , quando se ne va l’antico vignaiuolo , come uno schiavo dell’antico Egitto alla morte del faraone , se ne va anche la vigna . Se non amate il vino , immaginate Armani o Valentino che smettono e sparisce anche la loro azienda . Ho conosciuto pochi anni fa Giuseppe Ratto , una specie di Michelangelo del vino , capace di tirar fuori dalle colline di Roccagrimalda da uve dolcetto , vitigno considerato meno nobile , un vino che sarebbe messo nella categoria dei grandi , se non portasse quel nome dolcetto , e per giunta costa poco in confronto alle follie di altre zone . Vecchio , stanco , malato , da due anni non vendemmia e non trova nessuno , neanche gratis , che continui a far vivere quelle splendide vigne , Le Olive e Gli Scarsi . Ratto è uno dei pochi superstiti del libro di Soldati e la settimana scorsa abbiamo fatto un giro nell’astigiano a trovare colleghi amici . Per fortuna , rari , ma nascono nuovi vignaiuoli di talento che hanno studiato il mestiere dei maggiori e immesso la loro personalità . La seconda tappa è a Scurzolengo , da uno di questi , Nadia Verrua , una ragazza che assieme ai genitori continua le vigne di famiglia e oltre alla Barbera fa emergere due vini quasi sconosciuti , Ruché e Grignolino . Per qualche decennio la vigna continuerà a vivere . E il nostro giro si conclude a Variglie da un altro grande vecchio , Giuseppe Ratti , che ahimè , senza successori , diminuisce ogni anno le bottiglie . Siamo scesi a 600 (seicento) . Però se volete la grande Barbera di Asti dovete venire in aziende come questa . Vi racconto un grazioso aneddoto che spiega i vini che mi piacciono . Un ristoratore mi chiede qualche Barbera di Ratti . Va bene , te ne do cinque , ma fa attenzione a chi la servi , se uno è abituato a bere i benvestiti di oggi , difficili da distinguere dovunque nascano , ti dice che è cattiva . Le prime due vanno bene . Vedo la terza sul banco , quasi piena , a fianco un bicchiere , pieno anch’esso . Il cliente l’ha respinta , sa di tappo . Possibile . Permetti che provi ? Certo . Il vino sa solo di Barbera all’antica , ma se uno è abituato a bere plastica trova che puzzi .

Cremona 01 11 2010 www.flaminiocozzaglio.info

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